Fotovoltaico a terra, quali sono gli impatti su microclima ed ecosistema?

Prodotto il primo studio dettagliato dell’impatto dei parchi solari sull’ambiente circostante. Il lavoro apre la porta a forme di agricoltura più intelligenti e una migliore gestione del territorio

Nel 2015 il fotovoltaico mondiale ha raggiunto una potenza cumulata totale di 321 GW. Nonostante i trend stiano lentamente cambiando, la fetta più grande del mercato è tutta ad appannaggio dei grandi impianti montati a terra. Elemento, fanno notare gli esperti, che comporta un significativo cambiamento di uso del suolo a livello globale, con implicazioni per gli ecosistemi che li ospitano ancora poco conosciute.

Per fare chiarezza sul tema gli scienziati ambientali della Lancaster University e del Centro per l’Ecologia e l’Idrologia britannico, hanno deciso di studiare da vicino gli effetti di un tipico parco solare sui processi microclimatici e naturali del terreno che lo ospita. Il team ha messo sotto osservazione per 12 mesi una centrale fotovoltaica nei pressi di Swindon, scoprendo che in estate i pannelli esercitano un effetto di raffreddamento nel suolo sottostante che può arrivare fino a 5 gradi centigradi. Il controllo climatico dei processi biologici, così come i tassi di crescita delle piante, rappresentano informazioni fondamentali in grado di far comprendere il modo migliore il fotovoltaico a terra, in maniera tale da ottenere maggiori benefici ambientali.

Lo studio pubblicato in questi giorni nel Journal Environmental Research Letters, riporta come i pannelli solari causino variazioni stagionali e diurne nel microclima di aria e suolo. “In particolare, durante l’estate abbiamo osservato un raffreddamento, fino a 5,2 ° C, ed un essiccamento nelle aree coperte maggiore rispetto a quelle tra i moduli o nelle zone di controllo. Al contrario, durante l’inverno, gli spazi fra i pannelli risultavano fino a 1,7 ° C più freddi rispetto al suolo coperto dal fotovoltaico”. A cambiare non è solo la temperatura, ma anche l’umidità, i processi fotosintetici, il tasso di crescita delle piante e quello di respirazione dell’ecosistema. Alona Armstrong, co-autrice dello studio, ritiene che i risultati sollevino alcune questioni fondamentali per il futuro.

La comprensione degli effetti climatici dei parchi solari potrebbe secondo gli scienziati dare agli agricoltori e ai proprietari del terreno la conoscenza di cui hanno bisogno per scegliere quali colture farvi crescere e il modo migliore per gestire il territorio, massimizzando biodiversità e migliorando le rese. “Questa comprensione diventa ancora più interessante se applicata a zone molto soleggiate che possono anche soffrire di siccità”. L’ombra sotto i pannelli infatti non solo raffredda ma aumenta il grado di umidità trattenendo parte dell’evaporazione del terreno In questo modo aggiunge Armstrong “può consentire di coltivare piante che non sopravvivrebbero sotto il sole diretto”.

 

Fonte: http://www.rinnovabili.it/

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