Mercato batterie: verso le gigafactory in Europa

Con l’acquisizione dell’azienda tedesca Grohmann, Tesla punta i riflettori sul mercato tedesco degli accumuli e apre le porte a un nuovo super-stabilimento come quello del Nevada

Il futuro dell’energia sostenibile è nelle fabbriche di ultima generazione, super-automatizzate, in grado di sfornare automobili e batterie di alta qualità con economie di scala crescenti. Questa è la ricetta di Tesla per portare al grande pubblico le sue ancora costose vetture, non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa, anche per essere sempre più competitiva nello storage stazionario, da abbinare al fotovoltaico.

Com’è noto, il colosso americano della mobilità elettrica sta completando uno stabilimento di enormi dimensioni in Nevada, che quando sarà pienamente funzionante immetterà sul mercato 35 GWh di batterie.Ma la gigafactory non sarà una sola e non sarà solo quella di Tesla.

La gigafactory 2 potrebbe vedere la luce in Europa, stando alle voci circolate in queste settimane dopo che Tesla ha annunciato l’accordo per acquisire Grohmann Engineering, società tedesca specializzata in tecnologie e sistemi per l’automazione industriale. Proprio quello che serve al marchio californiano per spingere al massimo la produttività delle prossime fabbriche. L’obiettivo, infatti, è realizzare mezzo milione di auto elettriche l’anno a partire dal 2018, con relative batterie ricaricabili agli ioni di litio. L’azienda tedesca cambierà nome in Tesla Grohmann Automation e sarà la base per le attività di Tesla in Germania. L'idea intanto è creare una rete di stabilimenti e centri di ricerca con oltre mille posti di lavoro aggiuntivi.

L’Europa quindi è il nuovo terreno di caccia di Elon Musk, attirato con ogni evidenza anche dalla politica di elettrificazione dei trasporti privati che sta animando la Commissione UE. La concorrenza si sta facendo sempre più agguerrita in questo settore.

Tra i nomi che si stanno attrezzando c’è Samsung SDI con una fabbrica in Ungheria, da inaugurare presumibilmente nella seconda metà del 2018, che avrà una capacità produttiva pari a 2,5 GWh di batterie l’anno, abbastanza da alimentare 50.000 veicoli. LG Chem intende costruire un impianto in Polonia, sufficiente per equipaggiare circa 229.000 vetture, ma sono tutti numeri molto lontani da una vera gigafactory. Per il momento, il progetto più avanzato in Europa è della tedesca BMZ. Il costruttore di batterie ha aperto il primo stadio di una super-fabbrica che dovrebbe essere al cento per cento della sua operatività nel 2020. Dalle linee produttive usciranno, stando ai piani comunicati da BMZ, batterie di diverse taglie fino a 30 GWh di capacità complessiva (ora il limite è 15 GWh). Va precisato che l’azienda punta a un mercato più ampio: non solo l’auto elettrica, ma anche biciclette a pedalata assistita, apparecchi elettronici, sistemi di accumulo energetico residenziale e così via.

La strategia è chiara: diventare un fornitore completo di soluzioni per produrre-stoccare-consumare energia, dal tetto fotovoltaico alla ruota dell’automobile - magari una più “economica” Model 3 - passando per gli accumulatori domestici Powerwall.

Ci troviamo insomma in un gioco incrociato di competizione industriale a più livelli - trasporti, accumulo residenziale, fotovoltaico, applicazioni per il controllo remoto dei dispositivi - tra Europa e Stati Uniti, perché mentre Tesla pensa alla Germania, Mercedes-Benz ha appena creato una filiale americana per vendere batterie domestiche con il logo della stella a tre punte sul mercato Usa.

Tutto ciò potrà avere effetti al ribasso, anche a breve termine, sui prezzi dei prodotti commercializzati, anche portando a ridurre leggermente e da subito i margini operativi delle aziende.

 

Fonte: http://www.qualenergia.it/

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