In Australia parte il mercato distribuito dell'elettricità solare con accumuli

Un mercato digitale dove vendere e comprare in tempo reale l’elettricità, coinvolgendo direttamente gli utenti “attivi” che autoproducono energia e stoccano il surplus nelle batterie.

Una piattaforma digitale gestirà le prime sperimentazioni su migliaia di abitazioni con impianti FV e storage, connessi in reti intelligenti per fornire servizi e scambiare kWh in tempo reale, secondo le esigenze di tutti i partecipanti. Un esempio per monetizzare la flessibilità delle installazioni domestiche.

Questo è l’obiettivo della piattaforma deX, Distributed Energy Exchange, appena lanciata in Australia da un consorzio guidato dalla start-up GreenSync e finanziato in buona parte dall’agenzia governativa delle fonti rinnovabili (ARENA, Australian Renewable Energy Agency), con 450.000 dollari su 930.000 complessivi.

In vari paesi stanno nascendo iniziative di questo genere orientate a rivoluzionare il sistema elettrico, passando dalla generazione centralizzata e monodirezionale alla generazione distribuita, certamente più democratica e flessibile, ma anche bisognosa di regole e strumenti innovativi per diffondersi su vasta scala. Per realizzare un mercato “aperto” e distribuito dell’energia, infatti, non basta collegare in una rete intelligente (smart grid) centinaia o migliaia di piccoli impianti alimentati da fonti rinnovabili, tipicamente le installazioni fotovoltaiche su tetto, abbinate a dispositivi di accumulo elettrochimico.

Ingrediente essenziale è un sistema di comunicazione digitale, che permetta lo scambio immediato dei dati tra qualsiasi punto della rete e il suo centro di smistamento, rappresentato dalla Borsa elettrica. Semplificando un po’ il suo funzionamento, la piattaforma deX agisce come un semaforo particolarmente evoluto, in grado di orientare i flussi del traffico energetico secondo una serie di parametri: il carico complessivo della rete, la regolazione di frequenza, la domanda elettrica delle singole utenze, la capacità effettiva di storage delle diverse batterie disponibili, la produzione istantanea dei pannelli FV e così via.

Appare chiaro, allora, il concetto di “centrale elettrica virtuale”: ogni impianto fotovoltaico con storage integrato diventa un nodo attivo della smart grid, perché può cedere una parte della sua energia ad altre utenze che in quel momento hanno bisogno di maggiore approvvigionamento elettrico, oppure può ricaricarsi al massimo livello possibile, per poi svuotare l’accumulo in un secondo momento. La potenza sommata di tutte le installazioni domestiche può raggiungere parecchi megawatt, l’equivalente di un parco fotovoltaico (o eolico o di qualsiasi altra fonte) utility-scale.

Il singolo impianto, in altre parole, può fornire alcuni servizi alla rete, ricevendo in cambio una remunerazione. Il vantaggio, tra l’altro, è che una smart grid così concepita può evitare investimenti multi-milionari alle utility per potenziare le linee di distribuzione e di trasmissione. Inoltre, può contribuire a livellare i picchi di domanda, sfruttando l’energia stoccata nelle batterie e/o riducendo temporaneamente la potenza di alcuni macchinari connessi alla medesima rete, come pompe di calore, elettrodomestici, climatizzatori, e altre utenze domestiche energivore.

L’Australia parte sicuramente in vantaggio rispetto ad altri paesi, grazie alla sempre più massiccia diffusione del fotovoltaico residenziale-commerciale su tetto fino a 100 kW, che oggi conta oltre un milione e mezzo di installazioni per un totale di circa 5 GW di potenza. Il rooftop solar ha generato il 16% dei 15,2 TWh di elettricità rinnovabile australiana nel 2015. Le prime sperimentazioni partiranno a giugno in due zone dell’Australia: il territorio che circonda la capitale Canberra (ACT, Australian Capital Territory) e nella contea di Mornington Peninsula, coinvolgendo circa 5.000 abitazioni in entrambe le aree.

Monetizzare i servizi prestati alla rete dalle singole installazioni solari è certamente il punto più delicato dell’intera operazione. I progetti-pilota serviranno proprio a testare la piattaforma in condizioni reali di mercato. In pratica, ogni utente dovrà essere abilitato a vendere la sua energia, o acquistarla dal vicino di casa, a costi competitivi in confronto ai prezzi-base della Borsa elettrica.

Una volta inserito nella rete di flussi energetici, il solare domestico potrà partecipare agli scambi di elettricità secondo le esigenze nei vari periodi della giornata, contribuendo a mantenere in equilibrio domanda e offerta. I pagamenti potranno avvenire direttamente sui conti bancari, oppure attraverso portafogli digitali.

 

Fonte: http://www.qualenergia.it/

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