Clima, solo 11 paesi europei hanno una strategia energetica di riduzione della CO2.

Secondo il Wwf sono 11 i Paesi ad avere una la strategia di riduzione delle emissioni al 2050. La migliore è quella francese, mentre l’Italia non ha ancora formulato la sua proposta.

Sono 11 su 28 gli Stati dell’Unione europea che hanno consegnato una strategia di riduzione delle emissioni al 2050 e che la Ue richiedeva entro il 2015. I Paesi che hanno risposto all’appello sono: Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lituania, Paesi Bassi, Portogallo e Regno Unito. Non classificata, tra gli altri, l’Italia che, invece di presentare la sua strategia di decarbonizzazione, ha consegnato a Bruxelles una bozza della Strategia energetica nazionale (Sen). A tracciare il quadro è il progetto MaxiMiseR finanziato dal Programma LIFE-UE per l’European Policy Office del Wwf.

I motivi per cui molti Paesi non hanno presentato la propria strategia sono vari, dalla mancata capacità di definire una propria strategia di decarbonizzazione, alla mancanza di tempo per riuscire a individuare un percorso efficace o la non volontà politica a pianificare a lungo termine. È evidente, rileva lo studio, che i Paesi non si sono sentiti in obbligo di presentare la documentazione entro il 2015, ma ora il tempo stringe e restano solo 33 anni per pianificare delle strategie di riduzione delle emissioni che abbiano senso e siano efficaci, soprattutto se confrontate con le strategie energetiche per petrolio e carbone che generalmente si riferiscono a un arco di 35-45 anni. Gli 11 piani strategici analizzati dal Wwf sono molto differenti tra loro, sia per impostazione sia per priorità. Tuttavia è stato possibile tracciare una sorta di classifica assegnando specifici punteggi per ogni parte del documento.

La strategia a lungo termine della Francia ha segnato la performance più alta nella classifica del Wwf, con un punteggio superiore del 78 per cento, seguita dal Regno Unito con il 71 per cento. Il punteggio complessivo della Francia deriva dalle sue basse emissioni e dall’obiettivo di riduzione del 75 per cento entro il 2050. All’altra estremità della scala si posiziona Cipro che ha raggiunto il 25 per cento, perché di fatto ha presentato solo una bozza della sua strategia di riduzione. In generale le strategie hanno rilevato il miglior punteggio per quanto riguarda a trasparenza, l’accesso ai dati e ai documenti. Sono invece carenti relativamente al coinvolgimento degli stakeholders, a normative che prevedano strategie e obiettivi di lungo termine e al dettaglio di come verranno attuati i piani.

Italia “non classificata”

L’Italia ha presentato come Strategia di decarbonizzazione al 2050 la Strategia energetica nazionale (Sen) al 2020, approvata nel 2013 di concerto dal ministero dello Sviluppo economico e dal ministero dell’Ambiente, senza avallo né del governo né del parlamento. “Le strategie di decarbonizzazione per il 2050 e oltre sono la spina dorsale delle politiche climatiche dell’Unione europea: il fatto che manchino diverse vertebre, alcune delle quali determinanti, è preoccupante”, ha commentato Imke Lübbeke, Responsabile Clima ed Energia dell’European Policy Office del Wwf.

Una buona strategia per ridurre le emissioni dovrebbe essere in linea con gli obiettivi climatici previsti dall’Accordo di Parigi: ossia dovrebbe essere una strategia applicabile, trasparente e sviluppata in collaborazione sia con le imprese sia con la società civile.

“L’Italia non ha ancora chiarezza di obiettivi e di percorso per il 2050, e questo impedisce l’adozione di politiche davvero conseguenti da subito. Quel ‘non classificato’ dovrebbe essere uno stimolo, per il governo e il parlamento, perché mettano da subito in campo una visione e una strategia di decarbonizzazione a lungo termine”, ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf Italia.
Gli investimenti per una transizione energetica che abbia come obiettivo la riduzione delle emissioni di CO2 hanno periodi di ammortamento lunghi, per questo è necessario avere una visione di lungo periodo (2050) altrimenti si rischia di non trovare gli investitori disponibili a investire su nuovi progetti o di sprecare molto denaro.

 

Fonte: http://www.lifegate.it/

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