Imprese, la bolletta energetica rimane la più alta della Ue

Lo rivela uno studio dell'Enea: nonostante i cali dei prezzi negli ultimi anni Pmi e grandi industria scontano ancora un differenziale elevato rispetto ai concorrenti europei. Dal 2008 la spesa è salita del 14%.

Per le nostre imprese è un grande regalo ai concorrenti. Nonostante la spesa per la bolletta elettrica in questi ultimi anni sia diminuita, il nostro rimane il paese con la spesa più elevata per ogni kilowattora consumato all’interno dell’Unione europea. E questo vale per tutte le categorie: Pmi, media e grande impresa. Un vantaggio che concediamo ai principali concorrenti e, in particolare, alla Francia: grazie alle sue 54 centrali nucleari è l’unica nazione tra le più industrializzate a poter contare su prezzi dell’energia inferiori alle media dei 28 paesi Ue.

E’ il risultato di uno studio appena pubblicato dall’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile che ha elaborato i dati sui consumi del 2016 e li ha messi in confronto con quanto accaduto nelle ultime stagioni.

Il rapporto rivela come a partire dal 2012, anno di maggior spesa in assoluto per il sistema delle imprese,  il costo dell’energia abbia iniziato una costante discesa. La ragione va ricercata nel minor costo della materia prima, in particolare del gas, il cui mercato è sempre meno legato ai contratti di lungo periodo.

Ma se si considera il periodo compreso tra il 2008 e il 2016, si scopre che i maggiori costi non sono stati uguali per tutte le categorie di imprese, con le Pmi che sono state più colpite dal caro-bolletta delle ultime stagioni.

Entrando nel dettaglio delle differenze, l’Enea ha calcolato che le il prezzo al kilowattora pagato dalle Pmi nel 2016 rispetto al 2008 è maggiore del 14 per cento, mentre le medie imprese si aggira attorno all’8,8 per cento, fino a scendere al 4,5 per cento per le grani imprese. Questo significa che la liberalizzazione dei servizi energetici è stato un vantaggio soprattutto per chi può ricorrere al mercato all’ingrosso, dove sono più ampi i margini di contrattazione.

Anche nel 2016, come si legge nello studio dell’Enea, si “mantiene lo scostamento tra il prezzo medio annuo pagato dalle imprese italiane e quello pagato dalle imprese degli altri principali paesi della Ue”. Per quanto, la situazione tenda a migliorare a partire dal 2013, quando cominciano a farsi sentire gli influssi positivi del nuovo andamento del mercato del gas. Scrivono ancora gli esperti dell’Enea: “Nel 2012, la differenza di prezzo tra Italia e media Ue nelle tre fasce di consumo oscillava tra 5,6 r 5,8 centesimi di euro al kilowattora.

Mentre nel 2016 si è registrata una differenza di prezzo tra 3,7 e 3,8 centesimi”. Rimane ancora elevato il peso della fiscalità sulla bolletta delle imprese italiane: sul costo complessivo dell’energia tasse e imposte non recuperabili incidono per il 45 per cento del totale. Una percentuale che è andata aumentando a partire dal 2011. Anche se va detto che il dato è in linea con il restio d’Europa: l’Italia si piazza alle spalle della sola Germania, dopo il peso del fisco sfiora il 50 per cento.

Le buone notizie arrivano con i dati del primo trimestre del 2017. In questo caso, l’Enea ha calcolato per le Pmi un calo del 2,3 per cento del costo al kilowattora rispetto al trimestre precedente. Il calo è dovuto soprattutto ai minori costi delle voce “trasporto e gestione del contatore”, scesi del 9%, mentre la componente “energia”

 

Fonte: http://www.repubblica.it/

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