Il fotovoltaico cinese fa ancora paura: in USA e UE vince il protezionismo

Al via il nuovo sistema europeo sul prezzo minimo all’importazione dei moduli solari cinesi mentre negli USA diventa sempre più probabile l’applicazione di nuovi dazi antidumping

Il fotovoltaico cinese continua a seminare discordia. Lo fa in Europa dove, dopo ben cinque anni di guerra commerciale, non si riesce a trovare un punto condiviso fra gli Stati membri in materia di solare made in China. E lo fa negli USA, divenendo uno dei probabili nuovi fronti di scontro tra Donald Trump e Xi Jinping.

Incentivi governativi e bassi costi di produzione hanno regalato in questi anni all’industria fotovoltaica cinese un innegabile vantaggio ai danni del settore manifatturiero europeo (nel primo decennio del 2000 in cima alla lista dei grandi produttori solari) e di quello statunitense. Di contro però, il low cost di celle e moduli fabbricati nella Repubblica Popolare ha favorito i progettisti di tutto il mondo, permettendo di tagliare le spese di realizzazione degli impianti.

È nel solco di questa dicotomia che continua ancora oggi lo scontro sul fotovoltaico cinese.

Solo qualche giorno fa le nazioni europee si sono trovate a discutere della nuova proposta di Bruxelles di rivedere il “prezzo minimo” all’importazione imposto ai pannelli cinesi, in seguito all’estensione per altri 18 mesi dei dazi commerciali sul solare “made in China”.

Si tratta di un meccanismo introdotto contemporaneamente alle misure antidumping (anno 2013) che permette ai produttori cinesi di moduli di evitare sovrattasse doganali accettando di vendere i propri prodotti, all’interno del mercato comunitario, senza scendere al di sotto di un certo prezzo minimo e stabilendo a priori i volumi immessi sul mercato.

I ventotto hanno votato la proposta della Commissione ma non hanno trovato una linea condivisa, delegando dunque all’esecutivo europeo il compito di scegliere come procedere. Sotto il nuovo sistema, che dovrebbe partire dal 1° ottobre 2017, i prezzi minimi all’importazione per i moduli solari dovrebbero quindi scendere a 0,39 €/W per moduli solari multicristallini e a € 0,44 / W per moduli solari monocristallini, con possibili nuovi tagli da aggiungere nel tempo. La decisione allarga, se possibile, la spaccatura creata nel settore fotovoltaico europeo, che vede schierati da una parte i produttori di celle e pannelli (rappresentati da EU Prosun) e dall’altra quelli di impianti (sotto la guida di SolarPower Europe).

Ma la battaglia si scalda anche dall’altra parte dell’Atlantico. Alcune indiscrezioni uscite da una riunione nella sala ovale, avvalorano l’intenzione del presidente USA di applicare nuove tariffe contro il solare della Cina. Una fonte, che ha voluto mantenere l’anonimato, ha riferito al Guardian che “esiste una probabilità del 99% che Trump imponga delle misure commerciali, anche se non alte quanto richiesto”.

 

Fonte: http://www.rinnovabili.it

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