Il mare italiano è una fonte di energia da non perdere: presentato il progetto Pelagos

Lanciata a Roma da Enea la piattaforma italiana per il progetto internazionale Pelagos Blue Energy Cluster

Il Mediterraneo misura circa 2,51 milioni di chilometri quadrati e bagna il nostro Paese per 7.548 chilometri di coste. Tutto questo non è solo un bel panorama, né si limita ad essere un tesoro per il settore della pesca e del turismo. Il mare italiano è una fonte di energia che va sfruttata in modo intelligente, sostenibile e organizzato. Ovviamente questo vale per il nostro Paese, ma anche per tutti gli altri stati che sono bagnati dal Mediterraneo. E proprio per questo motivo, sette Paesi Europei (Italia, Francia, Spagna, Grecia, Croazia, Cipro e Portogallo) hanno dato il via al progetto di ricerca internazionale Pelagos Blue Energy Cluster.
Il mare italiano è una fonte di energia

Pur non raggiungendo le immense risorse atlantiche, è indiscusso che anche il mare italiano è una fonte di energia da non sottovalutare. E quello che perde in termini di ‘potenzialità’ rispetto all’Oceano, il Mediterraneo lo recupera quanto alle condizioni di lavoro, che si presentano ottimali per velocizzare lo sviluppo tecnologico, pur mantenendo dei costi di gestione mediamente inferiori. Il progetto Pelagos Blue Energy Cluster, nato per l’appunto per diffondere e aumentare la cooperazione transfrontaliera intorno al tema dell’energia dal mare, è cofinanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale, e si è costituito attraverso la creazione di 7 distinti hub nazionali, piattaforme coordinate da esperti provenienti dal mondo delle PMI, degli istituti di ricerca, dei fornitori di servizi, delle compagnie elettriche e degli utenti finali.

La presentazione dell’hub nazionale

L’hub nazionale del progetto Pelagos è stato lanciato in occasione del workshop romano ‘Blue Energy: trend tecnologici e opportunità di mercato per le imprese italiane‘, organizzato in collaborazione con Unioncamere Veneto e con la partecipazione dei due rappresentanti italiani all’European Strategic Energy Technology (SET) Plan. Durante lo stesso appuntamento, per ribadire che il mare italiano è una fonte di energia pronta per essere sfruttata in modo sostenibile, è anche stato presentato il position paper ‘Ocean energy exploitation in Italy: ongoing R&D activities‘, frutto del lavoro congiunto dei maggiori esperti e stakeholder italiani a livello pubblico e privato. Come ha voluto sottolineare Gianmaria Sannino, che si occupa di tecnologie energetiche dal mare in qualità di responsabile del Laboratorio Enea di modellistica climatica,

«Il Position Paper fornisce un quadro aggiornato, con dati e linee guida per lo sviluppo delle fonti marine anche attraverso l’incremento degli investimenti nazionali ed internazionali. L’Italia ha compiuto grandi passi in avanti, sia nella ricerca che nello sviluppo tecnologico ed ha acquisito ormai una posizione di rilievo tra gli attori internazionali in questo settore. Il Mar Mediterraneo offre notevoli opportunità di sfruttamento dell’energia dal mare, anche se la maggiore disponibilità delle risorse energetiche marine in Europa resta quella della costa atlantica».

Entro il 2050 188 GW di potenza marina installata in Europa

Il ruolo di Enea all’interno del progetto Pelagos è di primaria importanza. Come ha spiegato Sannino, l’ente pubblico di ricerca italiano « svolge il ruolo di leader per diverse linee di attività». L’apporto principale di Enea sarò quello di mettere a disposizione del progetto tutte le competenze maturate dall’ente negli ultimi anni nella mappatura delle risorse energetiche marine e nello sviluppo di tecnologie per la conversione dell’energia a partire dalle onde marine. Insomma, come già dimostrato dagli studi di Enea, il mare italiano è una fonte di energia pronta per essere sfruttata, e continuare a posticipare lo sviluppo di queste tecnologie significa dribblare la possibilità di produrre meno emissioni nocive. Stando alle stime effettuate dall’European Ocean Energy Association, in Europa, entro il 2020, i dispositivi di conversione dell’energia marina dovrebbero raggiungere una potenza installata di circa 3,6 Gigawatt, ovvero un piccolo ma significativo scalino iniziale in vista dei 188 GW di potenza da installare entro la metà del secolo.

Sono sette le fonti energetiche marine sfruttabili

Ma se davvero il mare italiano è una fonte di energia così conveniente, perché fino ad oggi non si è fatto praticamente nulla a riguardo? Due sono stati gli ostacoli che in passato hanno fermato questa possibilità: da una parte la mancanza cronica di coperture finanziarie, e dall’altra l’assenza di sinergie a livello industriale. Come detto, però, a livello europeo, per combattere il cambiamento climatico, ci si aspetta una crescita iperbolica del settore delle energie marine entro i prossimi decenni. Sei, stando ad Enea, sono le tipologie di fonti energetiche marine sfruttabili: maree, correnti di marea, onde, correnti marine, gradienti di salinità e di temperatura, con una quantità minima di emissioni di gas serra. I luoghi ideali per i nuovi impianti, invece, sarebbero la laguna di Venezia, lo stretto di Messina e le Bocche di Bonifacio.

Questa, dunque è la situazione: l’idea di convertire l’energia marina in tutte le sue forme in elettricità, un’idea estremamente promettente, non è recente, ma ad oggi si trova ad uno stadio molto meno avanzato rispetto a quello di altre risorse parimenti rinnovabili, come il solare e l’eolico. Una volta superato il maggior grado iniziale di complessità operativa, però, sarà finalmente possibile poter contare anche su questa fonte.

 

Fonte: http://www.green.it/

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