The ClimateMusic Project, quella musica che suona al ritmo dei cambiamenti climatici

Il progetto dell'artista Stephan Crawford sposa sensibilizzazione, creatività e big data. Insieme a compositori e scienziati crea lunghe suite dove a decidere i suoni sono i dati del clima nei secoli

Stephan Crawford ha pensato di trasformare i dati sul cambiamento climatico e sul riscaldamento globale in uno spartito per comporre musica. L'artista californiano lo ha fatto con il ClimateMusic Project, un progetto lanciato ormai tre anni fa e al quale collaborano personalità di diverso tipo (scienziati, musicisti, compositori) che in sostanza creano composizioni sulla base dei dati climatici. E ovviamente la eseguono in concerto per sensibilizzare il pubblico sulla gravissima questione.
 
Ne dà conto The Verge in una lunga intervista a Crawford nella quale viene disegnato il curioso esperimento a metà strada fra arte, impegno e sperimentazione. Spesso, infatti, si tratta di suite molto lunghe: l’ultima, realizzata da Erik Ian Walker, dura mezzora e dà corpo sonoro a mezzo millennio di dati disponibili, dal 1800 al 2300. Sì perché include anche una variazione sul tema, o meglio due possibili conclusioni basate sul futuro: una, drammatica, legata alla possibilità che la popolazione mondiale continui ad agire come sempre, avvelenando ancora di più l’atmosfera e viaggiando verso un esito catastrofico. L’altra più ottimistica, che immagina come gli obiettivi degli accordi di Parigi possano essere in qualche modo raggiunti.
 
Al netto dei dettagli, l’aspetto divertente è appunto questa sorta di mescolamento dei canali di sensibilizzazione, verso la creazione di una specie di intrigante “big data music”. Le performance dei brani, fra l’altro, sono accompagnate da grafici animati che illustrano, mentre i suoni danno concretezza della scalata senza sosta dei gas inquinanti, l’aumento dei livelli di CO2, delle temperature globali e in generale del bilancio energetico del pianeta Terra, che viaggia verso il tracollo. Alla fine dei concerti c’è anche un momento di scambio e dibattito per confrontarsi con esperti e organizzazioni.
 
Il percorso, iniziato appunto nel 2014 con una specie di hackathon creativo, è ormai cresciuto fino a coinvolgere due compositori e quattro scienziati che studiano il clima e ha all’attivo una dozzina di concerti in particolare nella Bay Area californiana. Ma l’obiettivo è fare il salto e proporsi come format internazionale che possa integrare altre tecnologie come la realtà virtuale. Dal prossimo anno compositori da tutto il mondo potranno partecipare online grazie a una piattaforma messa a punto insieme alla scuola di musica di San Francisco.

 

 

Fonte: http://www.repubblica.it/

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