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Parchi eolici e fotovoltaici sorgeranno sulle proprietà della City of London Corporation, permettendo al quartiere finanziario di essere alimentato da sole rinnovabili

Londra scommette tutto sulle rinnovabili: una parte della città, entro fine anno, dovrebbe essere alimentata solo con fonti rinnovabili, grazie a un piano di investimenti che che punta sull’energia solare e del vento.

A sognare in grande è la City of London Corporation, società che gestisce lo storico distretto finanziario di Londra chiamato anche “Square Mile”, che detiene alloggi sociali in sei distretti di Londra, 10 scuole, tre mercati e 44,5 chilometri quadrati di spazi verdi in tutta la città. Ed è proprio su questi edifici e terreni che sorgeranno diversi parchi solari ed eolici.

“È un grande passo per la City Corporation e dimostra il nostro impegno nel renderci un’azienda più responsabile dal punto di vista sociale e ambientale. L’approvvigionamento di energia rinnovabile al cento per cento ci renderà più puliti e più ecologici, riducendo la dipendenza dalla rete e rendendo alcuni dei nostri edifici a emissioni zero”, ha detto Catherine McGuinness, presidente del comitato per le politiche e le risorse della società. “Siamo sempre attenti all’impatto ambientale del nostro lavoro e speriamo di poter essere un faro anche per altre realtà che potranno così seguire il nostro esempio. Generando la nostra elettricità e investendo in energie rinnovabili, stiamo facendo la nostra parte per aiutare a raggiungere gli obiettivi energetici nazionali e internazionali”.

 

Fonte: http://energiaoltre.it/

È quanto emerge dalla Carta internazionale di valutazione dell’efficienza energetica 2018 pubblicata dall’American Council for an Energy-Efficient Economy

Italia e Germania al primo posto, mentre gli Stati Uniti perdono terreno e il Messico migliora. Questa in sintesi, la situazione della classifica mondiale sul risparmio energetico in vista del raggiungimento degli accordi di Parigi presentata all’interno della Carta internazionale di valutazione dell’efficienza energetica 2018 pubblicata dall’American Council for an Energy-Efficient Economy (ACEEE) un’associazione no profit statunitense specializzata nel settore energetico.

Germania e Italia tra le prime, seguite da Francia, Regno Unito e Giappone

Secondo l’ACEEE “alcuni paesi ottengono risultati sorprendentemente migliori di altri nel risparmio energetico, ma tutti possono utilizzare meglio l’efficienza per raggiungere gli obiettivi climatici dell’Accordo di Parigi” e anche se “nessun paese si è avvicinato al punteggio perfetto e la media è rimasta la stessa del 2016, 51 punti su 100 possibili, nel complesso, quest’anno Germania e Italia si sono piazzate al primo posto con 75,5 punti, seguite da vicino da Francia (73,5), Regno Unito (73) e Giappone (67)”.

Tutti i Paesi possono trarre beneficio dall'efficienza energetica

Si tratta della quarta valutazione biennale che classifica 25 dei più grandi users energetici a livello mondiale e basa la sua valutazione su 36 parametri di efficienza mettendo in evidenza le migliori pratiche che i paesi possono utilizzare per aumentare il risparmio energetico. “I nostri risultati mostrano che tutti i paesi trarrebbero beneficio dall’adozione di politiche di efficienza energetica aggiuntive, ha dichiarato Steve Nadel, direttore esecutivo di ACEEE. Queste politiche possono ridurre la dipendenza dalle importazioni di energia, creare posti di lavoro, ridurre l’inquinamento e far risparmiare denaro a persone e imprese. Possono aiutare, inoltre, i paesi a rimanere competitivi a livello globale e a raggiungere gli obiettivi climatici”, ha ammesso Nadel, osservando che la domanda globale di energia dovrebbe aumentare del 30% entro il 2040.

Spagna prima per interventi nel settore edile. USA al decimo posto

All’interno dei vari settori la Spagna ha conquistato il primo posto per gli sforzi legati all’edilizia, il Giappone ha conquistato il primato nell’industria e la Francia nei trasporti. Preoccupano invece gli Stati Uniti sono scivolati dall’8° posto del 2016 al 10° nel 2018, segnando sei punti in meno. A rischio imminente sono le norme comuni sul risparmio di carburante e sui gas serra per i veicoli leggeri a partire dagli anni 2021, un programma che pone gli Stati Uniti all’avanguardia negli sforzi per l’efficienza dei veicoli”. Anche le azioni dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti stanno minacciando gli standard dei veicoli pesanti e i futuri miglioramenti degli apparecchi esistenti sono destinati a subire una battuta d’arresto. Inoltre, il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi lascia prevedere ulteriori battute d’arresto. L’attenzione dell’Amministrazione Usa per la produzione di energia piuttosto che per l’efficienza ha causato un forte stop nella politica federale in materia di efficienza energetica”.

Il Messico è il Paese con il balzo in positivo maggiore

In positivo, il paese che migliora di più quest’anno è il Messico, che è passato dal 19esimo posto del 2016 al 12esimo di quest’anno con 17 punti in più. La recente adozione da parte del paese centroamericano di un programma globale di efficienza energetica  ha stimolato investimenti significativi in programmi e standard di efficienza. Inoltre, il Messico si trova appena sotto gli Stati Uniti e il Canada nella classifica di quest’anno, suggerendo che l’Accordo di libero scambio nordamericano (NAFTA) potrebbe svolgere un ruolo nell’armonizzazione degli sforzi tra i tre paesi membri. In fondo alla classifica di quest’anno si trovano l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.

 

Fonte: http://energiaoltre.it/

Elettricità +6,5% e gas +8,2%. In un anno le quotazioni del greggio a +57% trascinano tutte le commodity energetiche

Arriva una vera e propria stangata per le bollette dei consumatori. Arera (Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente) ha comunicato l’aggiornamento trimestrale delle tariffe di luce e gas: dal 1° luglio la spesa per l’energia per la famiglia tipo in tutela registrerà un incremento del 6,5% per l’energia elettrica e dell’8,2% per il gas naturale, in controtendenza rispetto ai forti ribassi (-8% per l’elettricità e -5,7% per il gas) del secondo trimestre 2018.

Tensioni internazionali e caro petrolio i proncipali indiziati per l'aumento dei prezzi

Le tensioni internazionali e la conseguente forte accelerazione delle quotazioni del petrolio, cresciute del 57% in un anno e del 9% solo nell’ultimo mese di maggio, hanno pesantemente influenzato anche i prezzi nei mercati all’ingrosso dell’energia, con ripercussioni sui prezzi per i clienti finali sia del mercato libero che del mercato tutelato, osserva Arera. “ Per il settore elettrico, allo scopo di mitigare l’impatto dell’attuale congiuntura, l’Autorità è intervenuta con una modulazione degli oneri generali di sistema, in modo da ridurre l’aumento di spesa per i clienti domestici e non domestici, con pari effetti sia sul mercato tutelato che su quello libero”. Per il gas “l’impatto sulla spesa per i clienti domestici risulta meno significativo in considerazione dei bassissimi consumi del periodo estivo”.

Aggravi per 45 euro complessivi l'anno a famiglia

Per l’elettricità la spesa (al lordo tasse) per la famiglia-tipo nell’anno scorrevole (compreso tra il 1° ottobre 2017 e il 30 settembre 2018) sarà di 537 euro, con una variazione del +4,8% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente (1° ottobre 2016 – 30 settembre 2017), corrispondente a un aumento di circa 24 euro/anno. Nello stesso periodo la spesa della famiglia tipo per la bolletta gas sarà di circa 1.050 euro, con una variazione del +2% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente (1° ottobre 2016 – 30 settembre 2017), corrispondente a circa 21 euro/anno.

Il prezzo all’ingrosso dell’elettricità (il PUN – Prezzo unico nazionale) a maggio ha segnato decisi incrementi rispetto allo stesso mese del 2017 e il pre-consuntivo di giugno risulta in ulteriore aumento; nello stesso periodo, aumenti significativi si registrano anche in numerose borse europee. Inoltre, le indicazioni provenienti dai mercati a termine, sebbene con oscillazioni e segnali recenti di attenuazione della crescita, sembrano confermare un trend rialzista anche per il prossimo trimestre luglio-settembre. A ciò si aggiungono: l’effetto stagionalità, che nel terzo trimestre vede prezzi dell’elettricità tradizionalmente più alti degli altri trimestri (nell’ultimo triennio le quotazioni sono state mediamente più alte del 17%); prezzi all’ingrosso del gas a maggio superiori del 30% circa rispetto al maggio di un anno fa e attesi su livelli sostenuti anche per il prossimo trimestre luglio-settembre.

 

Fonte: http://energiaoltre.it/

Ha superato quota 500 il numero dei comuni italiani considerati "rifiuti-free": lo dice Comuni ricicloni, il dossier annuale di Legambiente. Il Sud in netto miglioramento.

Sono ormai più di 500 in Italia i comuni “rifiuti free”, dove la raccolta differenziata funziona correttamente, ma soprattutto dove ogni cittadino produce, al massimo, 75 chili di rifiuti indifferenziati avviati a smaltimento. Lo certifica il dossier annuale di Legambiente “Comuni ricicloni”, giunto alla venticinquesima edizione, che segnala un miglioramento negli ultimi 12 mesi: l’anno scorso infatti i comuni virtuosi erano 486, mentre oggi sono 505 per un totale 3,4 milioni di cittadini, circa 200mila in più rispetto al 2017. Ma, avverte il rapporto, i numeri sono ancora bassi rispetto ai circa 60 milioni di cittadini italiani totali.

Il Sud in netta ripresa

A spiccare in positivo quest’anno è soprattutto l’aumento dei comuni ‘rifiuti free’ al Sud: erano 43 (pari al 10 per cento) lo scorso anno e oggi sono 76 (15 per centro); il Centro si conferma sostanzialmente stabile (passando da 38 a 43 Comuni e cioè dall’8 al 9 per cento) con qualche avanzamento dovuto al successo del porta a porta in Toscana, mentre il numero dei comuni virtuosi diminuisce del 6 per cento al Nord tra Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige che pur perdendo 26 comuni e con un leggero aumento della produzione di rifiuti indifferenziati, rimangono comunque le regioni col maggior numero di virtuosi. Al Nord migliora solo la Lombardia che aggiunge altri 11 comuni ai 90 all’anno precedente, mentre a livello nazionale l’aumento più significativo di comuni virtuosi è in Basilicata dove la percentuale dei Comuni ‘rifiuti free’ sul totale passa dall’1,5 per cento all’8 per cento.

Da Treviso a Empoli, i capoluoghi più virtuosi

Le città di Treviso, Pordenone e Trento si riconfermano, come lo scorso anno, in testa ai capoluoghi di provincia, così come, ancora una volta, il Nord-Est si dimostra quale area geografica più efficiente in tema di gestione virtuosa dei rifiuti urbani. Su 505 comuni a bassa produzione di secco residuo, ben 264 appartengono infatti a quest’area in cui, non a caso, la raccolta e la gestione dei rifiuti sono basate, quasi totalmente, su sistemi consortili con una raccolta organizzata esclusivamente con il sistema porta a porta. I comuni rifiuti free che superano i 15mila abitanti sono 50, comprendendo anche comuni di una certa dimensione, come Carpi (quasi 73mila abitanti) ed Empoli (52mila abitanti), a testimonianza del fatto che dove esistono politiche di buona gestione dei rifiuti, si possono raggiungere risultati estremamente soddisfacenti.
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Gli obiettivi europei del 2030

Nel corso degli anni gli obiettivi della classifica di Comuni Ricicloni sono diventati sempre più stringenti adeguandosi al panorama della gestione dei rifiuti in Italia che è mutato molto dalle prime raccolte stradali dedicate alle frazioni ed agli imballaggi principali, fino ad arrivare ai giorni nostri con l’intercettazione di rifiuti “complessi” porta a porta e un target minimo del 65% in vigore già dal 2012 nel nostro Paese. A pesare sulla classifica non sono più solo i livelli di raccolta differenziata raggiunti ma anche le politiche di riduzione della quantità di rifiuto destinata a smaltimento. Il nuovo pacchetto europeo sull’economia circolare pone, tra i suoi obiettivi, il riciclo del 70 per cento degli imballaggi entro il 2030 e del 65 per cento dei rifiuti urbani (al 2035) e, sempre entro il 2030, un massimo del 10 per cento di rifiuti che possono essere smaltiti in discarica.

 

Fonte: https://www.lifegate.it/

Si è concluso al Politecnico di Torino il progetto europeo Fabric con test e studi di fattibilità di una tecnologia con grandi potenzialità di sviluppo per l’auto elettrica

Un sistema che darebbe un grande contributo allo sviluppo delle auto elettriche, permettendo di eliminare completamente la necessità di fare soste per ricaricare il veicolo e di ridurre la capacità delle batterie installate a bordo veicolo. Il progetto è il risultato finale di Fabric (Feasibility analysis and development of on-road charging solutions for future electric vehicles) finanziato dal VII Programma Quadro e coordinato dall’Institute of Communication and Computer Systems ICCS di Atene.

Il lavoro di ricerca sulle batterie è stato portato avanti da un consorzio di 25 partner di 9 Paesi europei tra cui il Dipartimento Energia del Politecnico di Torino e si è appena concluso con test e studi di fattibilità di diverso tipo. Si è partiti cercando di tamponare uno degli elementi che più limita la diffusione dei veicoli elettrici ovvero la cosiddetta range anxiety, la paura di rimanere “a secco” di batterie. Se le infrastrutture di ricarica oggi non abbondano, è anche vero che, una volta trovata una colonnina dove ricaricare le batterie, il veicolo deve stare fermo e collegato alla stazione di ricarica per un tempo piuttosto lungo. Nell’arco di un viaggio, poi, le soste lungo il tragitto sono numerose, rendendo il viaggio poco confortevole. Ecco allora una soluzione sviluppata dal Politecnico all’interno del progetto Fabric: le auto potrebbero ricaricarsi mentre viaggiano su autostrade attrezzate con appositi sistemi che consentono la ricarica wireless delle batterie mentre il veicolo è in movimento.

Il sistema consentirebbe anche di ridurre in prospettiva volume e capacità delle batterie. Il prototipo si basa su una tecnologia detta inductive power trasfer (IPT). “Questi sistemi funzionano grazie alla trasmissione induttiva di energia elettrica tramite l’utilizzo di induttori risonanti, che funzionano grazie ad un principio molto simile a quello che ci permette di cucinare sulle piastre a induzione. Tale tecnologia non richiede quindi alcun contatto elettrico, introducendo numerosi vantaggi in termini di sicurezza e semplicità di utilizzo, con una notevole riduzione delle necessità di manutenzione, ma soprattutto l’eliminazione di installazioni esterne come le colonnine di ricarica, che sono spesso soggette a incidenti o atti vandalici”.

 

Fonte: http://www.rinnovabili.it/

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