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Il Cile sta diventando un esempio da seguire in tema di energia. Ha deciso, sostenuto dai produttori elettrici, di abbandonare il carbone e puntare sull'energia solare.

Addio carbone e largo alle energie rinnovabili. È questa la scelta annunciata dal Cile che ha riferito di voler procedere alla chiusura graduale delle centrali a carbone esistenti, investendo sulle energie pulite, soprattutto solare. Nel 2030 il contributo del carbone alla produzione di energia non scomparirà del tutto ma si attesterà al 25 per cento, il rimanente 75 per cento dell’energia prodotta per sostenere i consumi di famiglie, uffici e imprese cilene arriverà da fonti rinnovabili.

In Cile governo e produttori siglano accordo per abbandonare il carbone

Il governo del Cile e Generadoras de Chile, associazione cilena dei produttori di energia elettrica a cui aderiscono anche l’italiana Enel, la francese Engie, la statunitense AES Gener e Colbun, società fornitrice di energia elettrica cilena, hanno stabilito di non costruire nessuna nuova centrale a carbone a meno che non sia di nuova generazione, ossia che abbia sistemi di cattura e stoccaggio del carbonio o possegga tecnologie equivalenti.

L’accordo stipulato prevede anche l’organizzazione di un gruppo di lavoro congiunto che avrà il compito di stilare un programma di sviluppo e definire le condizioni in base alle quali, nel contesto degli obiettivi della politica energetica al 2050, si potrà procedere alla cessazione graduale degli impianti a carbone attualmente in funzione nel Paese e che ad oggi non utilizzano alcuna tecnologia per la cattura e lo stoccaggio del carbonio.
Meno carbone e più solare

Le centrali a carbone in Cile producono oggi il 60 per cento del fabbisogno elettrico del Paese e, nei piani dell’accordo, entro il 2030 la quota di generazione elettrica dovrebbe scendere al 25 per cento. Buona parte della produzione persa dal carbone dovrebbe essere assorbita dal solare che attualmente conta su una potenza installata di circa 2 gigawatt. In Cile, il fotovoltaico ha trovato terreno fertile, tanto che ha registrato uno dei prezzi più bassi di produzione elettrica. Secondo un rapporto pubblicato da Generadoras de Chile e sviluppato dal consorzio PSR-Moray, nel 2030, proprio il solare dovrebbe diventare la fonte primaria di elettricità nel paese, coprendo oltre un terzo della domanda.

Carbone “più pulito” solo per dare flessibilità al sistema elettrico cileno

Secondo le analisi pubblicate da Generadoras de Chile, per l’addio definitivo al carbone si dovrà aspettare ancora un po’. “Secondo il modello per il 2030, si legge nel rapporto, il 29 per cento dell’energia necessaria al Paese si stima verrà coperto dall’idroelettrico, mentre le fonti solari fotovoltaiche ed eoliche ammonteranno al 42 per cento. Il restante 4 per cento sarà garantito da biomassa, geotermico e solare a concentrazione (o termodinamico)”. La necessità di affidarsi ancora al carbone pur per una quota relativa è secondo lo studio importante a garantire la flessibilità del sistema elettrico, entrando in azione ad esempio durante la notte, quando l’energia solare non viene generata o nei momenti in cui il vento che fa funzionare i parchi eolici non è costante.

 

Fonte: https://www.lifegate.it/

 

The Breath è un'innovativa tecnologia in grado di migliorare la qualità dell'aria riducendo l'inquinamento, sia negli ambienti chiusi che in quelli aperti

ENGIE, azienda che propone offerte globali sull’intera catena del valore dell’energia, con particolare attenzione ai prodotti innovativi, e Anemotech, startup specializzata nelle tecnologie applicate all’ambiente, hanno siglato una partnership per la promozione del rivoluzionario tessuto multistrato The Breath, in grado di purificare l’aria degli ambienti interni ed esterni, riducendo l’inquinamento causato da polveri sottili, smog, traffico ed emissioni.

Si tratta di una tecnologia che può avere importanti sviluppi, considerando i dati allarmanti sull’inquinamento degli ambienti interni e nelle nostre città, come confermato dal recente Rapporto di Legambiente Mal’Aria.

La tecnologia The Breath, che è già stata premiata con il “Premio Sviluppo Sostenibile 2016”, si caratterizza per l'alta capacità di purificare l'aria, in particolare 10 mq di tessuto riescono ad assorbire la quantità annua di NO2 (biossido di azoto) emessa da 1.450 auto diesel; VOC (composti organici volatili) da 3.625 auto a benzina e NO2 (biossido di azoto) generato da 15 caldaie.

Di semplice applicazione, la tecnologia non necessita di alcuna alimentazione, ma sfrutta il naturale movimento dell’aria per ridurre l'inquinamento, combattere la “sindrome da edificio malato” (SBS – Sick Building Syndrome) causata dai Composti Organici Volatili presenti nei solventi e nelle vernici, ed eliminare le poveri sottili quali particolato, clorofluorocarburi, benzene, formaldeide, idrocarburi aromatici (fumo di sigarette, locali con stampanti), ossidi di azoto, ossidi di zolfo, ozono inquinante.

 

Fonte: https://www.lifegate.it/

 

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Prosegue senza sosta l'innovazione tecnologica nel fotovoltaico, con celle solari sempre più efficienti e flessibili. Dalla collaborazione tra Politecnico di Milano e Università di Cambridge realizzate celle fv super sottili

Presentati i risultati di una ricerca, pubblicata su Nature Communications, realizzata dall’Università di Cambridge in collaborazione con il Politecnico di Milano, dedicata allo studio di innovative celle solari talmente sottili ed efficienti da poter essere indossate o inserite nelle tende.

In particolare gli studi, guidati dal prof. Richard Friend presso la facility europea CUSBO del Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano, parte del network Laserlab-Europe, si sono dedicati allo sviluppo di celle fotovoltaiche in “perovskite”, materiale che permette di realizzare celle mille volte più sottili di quelle al silicio, quindi particolarmente flessibili e ad alta efficienza.

Quando la cella fotovoltaica viene colpita dalla luce del sole, le particelle di luce (o fotoni), vengono convertite in elettroni.

 l lavoro dei ricercatori ha analizzato il tempo in cui gli elettroni prodotti conservano i loro più alti livelli di energia (elettroni caldi) prima di scontrarsi e perderla e hanno verificato che gli eventi di collisione avvengono tra 10 e 100 milionesimi di miliardesimo di secondo (femtosecondi). In questo brevissimo intervallo di tempo si dovrebbero raccogliere gli “elettroni caldi” per massimizzare l'efficienza energetica.

Questo è possibile grazie alle celle di perovskite, che sono così sottili che la distanza da percorrere per gli elettroni caldi è molto breve, assicurando inoltre un tasso di efficienza energetica al 30%.

I ricercatori hanno utilizzato il metodo sperimentale di spettroscopia ultrabreve, sviluppato presso CUSBO dal team del Prof. Giulio Cerullo del Politecnico di Milano, che simula la luce solare illuminando con impulsi di luce laser campioni di celle di perovskite di ioduro di piombo e misura quanta luce viene assorbita dal campione da un impulso "sonda" ritardato nel tempo.

“Una volta che gli elettroni si sono scontrati e rallentando hanno iniziato a occupare spazio nella cella campione, la quantità di luce assorbita sarà cambiata. Il tempo necessario perché cambi la luce assorbita dentro al campione di perovskite è stato utilizzato dai ricercatori per stabilire il tempo entro il quale si possono estrarre gli elettroni ancora "caldi" e quindi ottenere la massima efficienza energetica dalla cella".

 

Fonte: http://www.infobuildenergia.it/

 

Dall'impianto fotovoltaico a forma di panda alla centrale solare galleggiante più grande del mondo, la Cina si sta facendo notare nel settore delle rinnovabili.

La Cina è il più grande investitore nel campo delle energie rinnovabili. Da quando Donald Trump è stato eletto presidente degli Stati Uniti, ma soprattutto da quando ha deciso di uscire dall’Accordo di Parigi sul clima, la leadership nella ricerca di soluzioni alternative ai combustibili fossili è passata alla Cina. E il risultato è stato considerevole, tanto che ora gli Stati Uniti stanno cercando di mettersi ai ripari.

Cina e Stati Uniti litigano per l’energia solare

La Cina produce pannelli solari in enormi quantità, e molto velocemente. Per questo le banche hanno concesso prestiti vantaggiosi e agevolazioni ai costruttori. Costi di produzione inferiori si traducono in prezzi di vendita più vantaggiosi. Cosa che ha portato gli Stati Uniti, durante l’amministrazione Obama, ad accusare la Cina di dumping, cioè di esportare a un prezzo molto più basso rispetto a quello praticato sul mercato interno. Pechino nega, ora Trump rilancia e impone pesanti dazi doganali sulle importazioni di pannelli solari asiatici.

Fra i due litiganti, l’Europa gode?

Anche l’Europa si difende bene. In base alle statistiche Eurostat, la quantità di energia da fonti rinnovabili prodotta nell’Unione europea è aumentata complessivamente del 71 per cento tra il 2005 e il 2015. Nel 2016, il settore fotovoltaico ha dato lavoro a più di 81mila dipendenti a tempo pieno e ha generato un giro d’affari pari a oltre 4,6 miliardi di euro. Una curiosità? Il 28 ottobre 2017 la Germania, leader europeo nel campo delle rinnovabili, ha prodotto talmente tanta energia eolica che l’ha regalata, mentre è italiano il primo disco solare al mondo con turbina ad aria.

II record della Cina nel fotovoltaico

È difficile prevedere le conseguenze della scelta di Trump, ma per ora il presidente cinese Xi Jinping  si ritrova tra le mani un grosso vantaggio da gestire. Il governo cinese ha intenzione di investire 360 miliardi di dollari nelle energie rinnovabili entro il 2020, con la creazione di 13 milioni di nuovi posti di lavoro. Ad oggi, l’11 per cento dell’energia utilizzata è pulita, ma si prevede che la percentuale salga al 20 per cento entro il 2030. 80 gigawatt provengono dalle centrali solari.

La Cina è alla ricerca di soluzioni innovative: punta a costruire pannelli adatti a sopportare il clima desertico e l’umidità delle foreste tropicali. È la “terra dei record”: vanta il più grande impianto fotovoltaico su terra del mondo, quello più tenero (a forma di panda) e l’impianto fotovoltaico galleggiante più esteso.

Un paese dai forti contrasti

Può sembrare assurdo ma molta dell’energia pulita che la Cina produce va sprecata. La costruzione delle reti che trasportano l’elettricità per il gigante asiatico non riesce a tenere il passo della produzione elettrica, in rapida ascesa. Il sistema elettrico, poi, privilegia le centrali che si trovano vicino ai centri urbani, a discapito degli impianti solari ed eolici che spesso si trovano nelle zone periferiche e rurali. Senza contare che la Cina è ancora tra i maggiori consumatori di combustibili fossili, e il paese che emette più CO2 in assoluto. Però, è anche la nazione ad aver lanciato il più grande piano per sostituire il carbone con l’energia pulita. Il presidente Xi Jinping ha definito l’Accordo di Parigi “una responsabilità che bisogna assumersi per le future generazioni”. Considerati i ritmi a cui il suo paese sta lavorando per mantenere la promessa, sembra che in questo caso dalle parole si passi davvero ai fatti.

 

Fonte: https://www.lifegate.it/

 

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