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Il 2 agosto avremo consumato le risorse rinnovabili offerte ogni anno dal pianeta. Non avevamo mai esaurito così presto il nostro budget naturale annuale.

Stiamo correndo all’impazzata a bordo di un’automobile verso un precipizio, non vediamo l’inizio del burrone, ma sappiamo che si sta avvicinando sempre di più, inesorabilmente, e l’unico modo per evitarlo è fare una decisa inversione. Questa è, semplificando, la situazione in cui si trova la nostra specie che sta abusando delle risorse naturali prendendone più di quanto il pianeta sia in grado di offrire, e così facendo sta firmando la propria condanna, perché di alcune risorse (come l’acqua potabile, l’aria, le piante) non possiamo proprio fare a meno.

Arriva l’Overshoot day

L’umanità dispone di un “budget” di risorse naturali rinnovabili che la Terra è in grado di rigenerare nell’arco di 365 giorni. Tali risorse vengono consumate sempre più rapidamente, l’Overshoot Day (il Giorno del superamento delle risorse della Terra) è il giorno che ne indica l’esaurimento ufficiale. Quest’anno la fatidica data, calcolata dal Global footprint network (Gfn), organizzazione internazionale che si occupa di contabilità ambientale calcolando l’impronta ecologica, è il 2 agosto.

Ci servirebbero 1,7 pianeti

Secondo i calcoli del Gfn stiamo utilizzando le risorse naturali ad un ritmo 1,7 volte superiore rispetto alla capacità di rigenerazione degli ecosistemi. Per soddisfare il nostro attuale fabbisogno di risorse ci servirebbero dunque 1,7 pianeti Terra. Naturalmente ne abbiamo “solo” uno, ciò significa che attingiamo con sempre maggiore frequenza alla ricchezza naturale che spetterebbe alle generazioni future.

Overshoot day, mai così presto

Mai l’esaurimento ufficiale del capitale naturale era giunto così presto da quando, nei primi anni Settanta, per la prima volta abbiamo utilizzato più risorse di quelle che il mondo fosse in grado di offrire e rigenerare. Alla fine degli anni Novanta l’Overshoot day scattava verso la fine di settembre, progressivamente quella data è arrivata sempre prima, fino al 2 agosto di quest’anno.

Un solo pianeta è possibile

Non tutto però, sembra perduto, possiamo ancora invertire questa tendenza. “Il nostro pianeta è finito, ma le possibilità umane non lo sono, ha affermato Mathis Wackernagel, ceo di Global Footprint Network e co-creatore dell’Impronta Ecologica. Vivere all’interno delle capacità di un solo pianeta è tecnologicamente possibile, finanziariamente vantaggioso ed è la nostra unica possibilità per un futuro prospero”. Secondo Wackernagel se riuscissimo a posticipare l’Overshoot Day di 4-5 giorni ogni anno, entro il 2050 potremmo ritornare ad utilizzare le risorse di un solo pianeta.

Cosa possiamo fare per posticipare l’Overshoot Day

Ognuno di noi può contribuire direttamente, riducendo il proprio impatto ambientale, al raggiungimento di questo fondamentale obiettivo. Il Global Footprint Network ha lanciato il progetto #movethedate e suggerisce alcune azioni da intraprendere in tal senso stimando il loro impatto sulla data in cui cadrà l’Overshoot day nei prossimi anni. Lo spreco alimentare, ad esempio, è una piaga mondiale, solo in Italia ogni anno almeno dieci milioni di tonnellate di cibo ancora perfettamente commestibile finiscono al macero. Ridurre gli sprechi del 50 per cento in tutto il mondo potrebbe posticipare l’Overshoot day di undici giorni, avrebbero inoltre un impatto positivo sul pianeta un minore consumo di carne e una riduzione dell’uso di veicoli alimentati a combustibili fossili.

Che impatto hai?

Per incoraggiare le singole persone a contribuire al progetto #movethedate e a prendere coscienza della propria impronta ecologica, il Global Footprint Network ha sviluppato uno strumento che permette ad ogni utente di calcolare il proprio Overshoot day personale.

 

Fonte: http://www.lifegate.it

Un milione di interventi in efficienza energetica in Italia negli ultimi tre anni grazie agli ecobonus. E il futuro si prospetta roseo.

In Italia gli ecobonus per l’efficienza energetica hanno attivato un milione di interventi, equivalente a ai 9,5 miliardi negli ultimi tre anni, di cui 3,3 miliardi solo nel 2016. È quanto ha rilevato l’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, che ha presentato martedì 11 luglio a Roma il suo Sesto rapporto annuale sull’efficienza energetica. E nei prossimi anni, ci si attende una crescita delle risorse investite nel settore, come documenta un’altra ricerca realizzata dall’Energy&Strategy group della School of management del Politecnico di Milano.

14,2 milioni di interventi in poco meno di 20 anni

Grazie agli incentivi fiscali per la riqualificazione energetica e per il recupero edilizio sono stati realizzati oltre 14,2 milioni di interventi, che hanno riguardato il 55 per cento delle famiglie italiane in poco meno di 20 anni. Gli investimenti corrispondenti ammontano a 237 miliardi di euro, di cui 205 miliardi hanno riguardato il recupero edilizio e circa 32 miliardi la riqualificazione energetica.

15mila diagnosi energetiche in azienda: un record europeo

Nelle aziende del nostro Paese, lo scorso anno sono state effettuate 15mila diagnosi energetiche, un record in Europa, e le richieste di incentivi sul “Conto Termico” per interventi di efficienza nelle pubbliche amministrazioni locali sono cresciute del 300 per cento. Grazie agli interventi realizzati che hanno portato una riduzione della spesa per l’energia, nel nostro Paese sono stati risparmiati 3,5 miliardi di euro di importazioni di petrolio e gas, a beneficio non soltanto delle nostre tasche ma anche dell’ambiente e dell’aria delle nostre città.

L’Italia tra i Paesi leader in Europa per efficienza energetica

Anno dopo anno i cittadini e le aziende hanno imparato a utilizzare gli ecobonus per riqualificare e recuperare in chiave energetica case, uffici e impianti produttivi. Ma gli investimenti in efficienza non riguardano solo gli ecobonus. L’E&S group del Politecnico di Milano nel suo nuovo rapporto dal titolo Energy efficiency report 2017, ha stimato che il mercato dell’efficientamento energetico italiano avrà tra il 2017 e 2020 un volume di affari annuo tra gli 8 e i 10 miliardi di euro. Le previsioni di investimento relative al prossimo quinquennio si attestano infatti tra i 29,8 e i 34,4 miliardi di euro, con un volume d’affari medio annuo tra i 7,5 e gli 8,6 miliardi. Un mercato, quello dell’efficienza energetica, in pieno consolidamento e atteso a breve alla fase di maturità. Nel 2016, l’E&S group ha stimato investimenti per 6,13 miliardi di euro, risorse che hanno contribuito a far sì che nel nostro Paese il livello d’intensità energetica sia arrivato ad essere quasi il 17 per cento inferiore alla media Ue: un dato particolarmente positivo perché tanto più basso è il valore dell’intensità energetica tanto più è alta l’efficienza energetica del Paese. Un risultato che pone l’Italia fra i leader in Europa in questo campo e che ha significato anche nuovi posti di lavoro.

Maglia nera alla pubblica amministrazione

Se imprese e cittadini hanno imparato a conoscere gli strumenti per intervenire sull’efficienza energetica degli edifici e a destreggiarsi tra gli ostacoli di tipo economico-finanziario che frenano gli interventi come documenta l’analisi dell’Enea, chi ha qualche difficoltà in più a utilizzare le opportunità a disposizione è la pubblica amministrazione. Nonostante una sensibilità al tema in crescita, “per la PA è necessario un vero salto di qualità”, ha detto il presidente dell’Enea Federico Testa che ha annunciato la creazione di un’apposita task force operativa “PA-Obiettivo efficienza energetica” con il Gestore servizi energetici (Gse), proprio per supportare la pubblica amministrazione nella realizzazione di interventi di riqualificazione energetica. La task force inizierà le sue attività partendo con alcuni interventi nel Comune di Assisi e con altri progetti del Mibact nell’ambito dell’Accordo Quadro con l’Enea per il supporto tecnico-scientifico, la sicurezza sismica e la conservazione del patrimonio culturale.

La strada in salita degli edifici ad energia quasi zero in Italia

Un ulteriore spunto emerso dall’analisi dell’E&S group riguarda la diffusione nel nostro Paese degli edifici ad energia quasi zero, i cosiddetti “edifici nZEB”. Al momento si stima si tratti di 650-850 unità di cui il 93 per cento ad uso residenziale. Presenti esclusivamente in Trentino Alto Adige, in Lombardia e in misura minore in Veneto, queste modalità costruttive non riescono a prendere piede in Italia nonostante gli importanti benefici in termini di consumi. Ciò che ne impedisce lo sviluppo sono, stando all’analisi dell’E&S group, i tempi di ritorno degli investimenti stimati intorno ai 30-40 anni per gli edifici ad uso ufficio, per arrivare addirittura oltre la vita utile della costruzione nel caso di una villetta residenziale. L’extra costo degli edifici nZEB rende dunque tale paradigma ancora lontano dal poter essere definito economicamente conveniente. Un’ulteriore barriera che il nostro Paese dovrà affrontare se vuole realizzare gli obiettivi in tema di efficienza energetica particolarmente impegnativi che lo attendono al 2030 e fissati nel Clean energy package dell’Unione europea a cui l’Italia ha aderito.

 

Fonte: http://www.lifegate.it

L’Autorità aggiorna i prezzi del terzo trimestre. Prezzi attesi in rialzo a causa degli alti consumi collegati al caldo periodo estivo

Aumentano le bollette elettriche nel terzo trimestre, mentre sono in calo quelle del gas. Lo evidenzia l’Autorità per l’energia nel suo consueto aggiornamento delle condizioni economiche per le famiglie e i piccoli consumatori in tutela per il terzo trimestre 2017. Dal 1° luglio, per la famiglia-tipo (con potenza impegnata di 3 kW e 1.400 mc di gas) la bolletta dell’elettricità registrerà una variazione del +2,8%, mentre per il gas la diminuzione sarà del -2,9%.
 
In particolare, l’andamento dell’elettricità è legato a prezzi nel mercato nazionale all’ingrosso previsti in rialzo nel prossimo trimestre, derivanti dagli attesi alti consumi collegati alla stagionalità del caldo periodo estivo, già manifestatisi nel mese di giugno particolarmente torrido e con scarsa idraulicità, cumulata dal passato inverno.

Per il gas, invece, la stagione di bassi consumi a livello europeo e nazionale implica - come previsto - una riduzione dei prezzi nei mercati all’ingrosso continentali.
 
Nel terzo trimestre del 2017 l’andamento del prezzo dell’energia elettrica, come detto, è principalmente determinato dall’aumento dei costi di approvvigionamento, legato ad una stima di significativa crescita dei prezzi nei mercati all’ingrosso (con quotazioni del Prezzo Unico Nazionale previste superiori di circa il 20% rispetto al II trimestre), che riflette l’atteso rialzo dei consumi, sostenuti dalle alte temperature della stagione estiva.

La diminuzione nel gas è anch’essa principalmente legata all’atteso andamento dei costi di approvvigionamento che, vista la normale stagionalità, è però in deciso calo, con quotazioni nei mercati all’ingrosso nel prossimo trimestre previste in forte diminuzione rispetto al II trimestre 2017. In leggero aumento risultano invece i costi legati alla distribuzione per l’adeguamento della componente di perequazione tariffaria.

 

Fonte: http://www.e-gazette.it

Se continua così, 22 Stati Ue non rispetteranno gli impegni di riduzione delle emissioni entro il 2030

Secondo i dati e il briefing “NEC Directive reporting status 2017" pubblicati oggi dall’European environment agency (Eea), 11 Stati membri dell’Ue nel 2015 hanno violato i limiti dell’inquinamento «a causa di elevate emissioni provenienti da fonti agricole e dai trasporti. Il briefing include informazioni sulle emissioni 2015 dei Paesi Ue e i massimali nazionali per diversi inquinanti.

L’Eea ricorda che «Gli Stati membri hanno recentemente riportato le prime informazioni in base alla nuova direttiva sui limiti nazionali di emissione dell’Unione europea (Nec – National emission ceilings –  2016/2284 / UE ). Il briefing Eea fornisce un aggiornamento sui progressi su come gli Stati membri stanno rispettando i loro limiti di emissione ai sensi della direttiva Nec. Il briefing fornisce anche una valutazione delle emissioni segnalate previste per il 2020 e il 2030, in relazione agli impegni di riduzione degli Stati membri per gli anni fissati nella nuova direttiva Nec».

La nuova direttiva Nec limita le emissioni dei 5 principali inquinanti atmosferici: ossidi di azoto (NOx ), composti organici volatili non metanici (Covnm), biossido di zolfo (SO2 ), ammoniaca (NH3 ) e particolato fine (PM 2,5 ).  L’Eea sottolinea che «Questi inquinanti contribuiscono alla cattiva qualità dell’aria, che resta il più grande rischio per la salute ambientale in Europa, causando problemi respiratori e cardiaci e accorciamento della durata della vita. Inoltre, possono danneggiare la vegetazione e gli ecosistemi sensibili».

Dal NEC Directive reporting status 2017 viene fuori che, sulla base delle emissioni totali, nel 2015 hanno  segnalato il superamento dei loro massimali nazionali  della Direttiva Nec per uno o più inquinanti  11 Stati membri: Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Spagna, Svezia e Ungheria . Il limiti delle emissioni  di Nox, Covnm e NH3 sono stati superati, in diverse combinazioni, da 6 Stati Stati membri per ciascun inquinante.

Sulla base delle delle emissioni previste, delle politiche e delle misure in atto, emerge che 18 Paesi Ue non sono sulla buona strada per rispettare i loro impegni di riduzione fissati per il 2020 per NOx, NH3, Covnm, SO2  e/ o PM 2,5. Inoltre, se continua questo andazzo, 22 Stati membri non riusciranno a rispettare uno o più dei loro impegni di riduzione delle emissioni entro il 2030.

La buona notizia è che per l’Ue nel suo complesso le emissioni per tre inquinanti (Covnm, SOx e PM 2,5)  sono già al di sotto delle emissioni previste nel 2020 secondo gli impegni presi con l’Ue. L’Eea spiega che «Solo per il NOx è necessaria  un ulteriore e più significativa riduzione, al fine di rispettare l’impegno di riduzione per il  2020», ma aggiunge che «Ulteriori sostanziali riduzioni sono ancora necessarie per tutti gli inquinanti, se l’Ue vuole raggiungere i suoi 2030 gli impegni di riduzione delle emissioni».

 

Fonte: http://www.greenreport.it

L’Unione africana a Trump: gli Usa non escano dall’Accordo di Parigi

Si è da poco concluso nella capitale dell’Etiopia, Adis Abeba, il 29esimo summit dell’Unione africana che ha come tema “Trarre pienamente profitto dal dividendo demografico investendo nella gioventù” al quale partecipano una ventina di leader africani e il presidente palestinese Mahmoud Abbas.

Il summit è stato l’occasione per fare il punto sulle attività per la pace e la sicurezza in Africa, sulla creazione di una Zona di libero scambio continentale (Zlec) e sull’attuazione dell’Agenda 2063 che rappresenta il quadro strategico approvato dall’Ua nel 2013 per la trasformazione socio-economica del continente nei prossimi 50 anni.

In questo quadro, che punta a mettere in opera iniziative continentali per la crescita e lo sviluppo sostenibile dell’Africa, iIl vicepresidente della Commissione dell’Unione Africana, Thomas Kwesi Quartey,  ha detto che «Il continente africano, che è responsabile solo del 4% delle emissioni di gas serra, però soffre gravemente per le conseguenze del cambiamento climatico. Le popolazioni più vulnerabili del continente africano fronteggiano i rischi dei cambiamenti climatici con i mezzi più limitati per reagire. La frequente comparsa di fenomeni meteorologici estremi provocati dal cambiamento climatico ha fatto crescere il rischio di fame e malnutrizione per le popolazioni africane».

Ricordando che nell’agricoltura lavora circa il 90% della popolazione rurale africana,  Kwesi Quartey  ha evidenziato che «Circa i due terzi delle popolazioni dell’Africa subsahariana sono soggette agli effetti del cambiamento climatico perché sono dipendenti dall’agricoltura di sussistenza».

L'attenzione sull’impatto negativo del cambiamento climatico sull’Africa è aumentata dopo che il presidente statunitense ha annunciato il ritiro degli Usa dall’Accordo di Parigi sul clima. L’Unione africana da un giudizio fortemente negativo delle conseguenze di questa decisione d Trump  e chiede agli Stati Uniti d’America di non abbandonare l’Accordo di Parigi.

 

Fonte: http://www.greenreport.it

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