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Su Nature 60 luminari propongono alcune misure da adottare: tra queste, usare il 30% di energia da fonti rinnovabili e varare piani di decarbonizzazione al 2050

Il mondo ha solo tre anni, fino al 2020, per riuscire a centrare gli obiettivi dell'Accordo di Parigi sul clima, ovvero contenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi dai livelli pre-industriali.

È l'appello lanciato sulla rivista Nature da più di 60 fra scienziati, politici, imprenditori ed economisti di tutto il mondo, guidati dalla ex segretaria della Convenzione Onu sul cambiamento climatico (Unfcc), Christiana Figueres.

I firmatari indicano 6 misure da adottare subito: arrivare al 30% di energia da fonti rinnovabili, approvare piani di decarbonizzazione al 2050 per stati e città, arrivare al 15% di veicoli elettrici nelle vendite, ridurre la deforestazione, dimezzare le emissioni dall'industria, destinare 1000 miliardi di dollari all'anno dal sistema finanziario per il clima.
 
Se non si riducono subito le emissioni di gas serra, adottando politiche adeguate, aumenteranno desertificazione ed eventi climatici disastrosi, e intere isole finiranno sott'acqua per lo scioglimento dei ghiacci artici.

 

Fonte: http://www.e-gazette.it

Dal prossimo anno l’immensa rete metropolitana della capitale cilena sarà alimentato al 60% da eolico e fotovoltaico. Il paese risparmierà all’atmosfera almeno 130.000 tonnellate di gas serra l’anno

La metro di Santiago del Cile è considerata uno dei sistemi di trasporto urbano tra i più grandi e moderni del Sud America. Due primati che oggi fanno spazio a un terzo record: dal prossimo anno l’infrastruttura cilena diverrà una delle prime al mondo a soddisfare oltre la metà del suo fabbisogno elettrico grazie alle rinnovabili.

Per il Cile, la nuova El Dorado dell’energia pulita, è una scommessa già vinta in partenza. Le aste hanno permesso al Paese di rendere eolico e fotovoltaico in molti casi più convenienti delle fonti fossili, e al governo di impostare un piano per l’indipendenza energetica. Entro il 2050, le rinnovabili dovranno fornire il 70 per cento del mix elettrico rispetto all’attuale 15 per cento.

In questo contesto, il progetto della capitale ha un ruolo di primo piano. La metro di Santiago, con i sui 2,4 milioni di passeggeri quotidiani e oltre 84 km di tracciato, è uno dei più grandi consumatori di energia della città. Il progetto, accolto con entusiasmo dal Presidente Michelle Bachelet, prevede di ottenere il 60 per cento dell’elettricità necessaria alla metropolitana con l’energia solare ed eolica.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la statale Metro SA ha firmato due differenti accordi della durata di 15 anni grazie ai quali riuscirà a acoprire il 42 per cento della potenza del sistema attraverso una centrale fotovoltaica da 100 megawatt situata nel deserto di Atacama. Ben 254.000 pannelli solari copriranno una superficie delle dimensioni di 370 campi di calcio.

Il restante 18 per cento sarà fornito da un parco eolico sviluppato di recente e situato poco più a nord rispetto l’impianto fotovoltaico.

Il passaggio all’energia pulita dovrebbe avvenire entro il 2018, permettendo alla Nazione di risparmiare all’atmosfera almeno 130.000 tonnellate di gas serra l’anno. Ma diversi esperti si sono spinti anche oltre, proponendo di aumentare ulteriormente la quota di rinnovabili impiegata dalla metro di Santiago. Una delle idee proposte guarda da vicino al modello di sviluppo impiagato dall’India per il suo sistema ferroviario: istallare moduli fotovoltaici sui tetti delle stazioni e lungo i binari nelle tratte di superficie, riversando l’elettricità direttamente nel sistema d’alimentazione piuttosto che nella rete elettrica.

Il Cile, infatti, non è l’unico a tentare di convertire all’energia pulita i propri trasporti urbani ed extraurbani. In Australia, la città di Adelaide utilizza autobus alimentati ad energia solare. In Belgio, 16.000 moduli fotovoltaici sono stati installati sul tetto del tunnel ferroviario tra Anversa e Amsterdam. In Canada, la metropolitana leggera di Calgary è alimentata quasi interamente dal vento mentre è il sole a rifornire d’energia la rete tranviaria di Melbourne, in Australia e la metropolitana di Nuova Delhi, in India.

 

Fonte: http://www.rinnovabili.it

Nella dilagante crisi energetica, Islamabad accelera sul fotovoltaico con un programma di solarizzazione degli istituti scolastici

Sono passati solo tre anni da quando il Pakistan ha inaugurato il suo primo impianto fotovoltaico, la centrale di Quaid-e-Azam. Da allora a oggi la nazione ha cercato di dare uno sviluppo più organico alla componente solare senza puntare necessariamente alle mega istallazioni. Lo dimostra il programma Khadim-e-Punjab Ujala, con cui il governo regionale intende dare nuovo impulso alla tecnologia fotovoltaica su piccola scala.

20mila scuole solari, l’energia pulita entra in classe

Uno degli obiettivi del programma è infatti creare 20mila scuole solari nel sud del Punjab pakistano, territorio afflitto da gravi problemi di approvvigionamento elettrico e al contempo dotato di ottime condizioni d’irraggiamento. Come spiegato dal primo Ministro provinciale, Shahbaz Sharif, il progetto – del valore di alcuni miliardi di rupie- prevede di dotare gli istituti scolastici che non hanno accesso alla rete di moduli fotovoltaici in maniera da “migliorare l’ambiente educativo”.

“Il programma Khadim-e-Punjab Ujala è un’iniziativa eccellente e unica nel suo genere nel settore dell’educazione”, ha commentato durante una riunione di alto livello Shahbaz Sharif, invitando le autorità coinvolte nel progetto ad attuare nuovi meccanismi di monitoraggio dei progressi raggiunti.

La misura può contare anche su alcune agevolazioni che Islamabad ha approvato in questi anni, come parte della strategia nazionale per affrontare la crisi energetica. La prima mossa è stata, nel 2015, quella di abolire l’imposta del 32,5 per cento sugli impianti solari, in maniera tale da ridurre i costi d’istallazione. Si è quindi intervenuti, allo stesso modo, sui dazi applicati alla dogana ai moduli fabbricati all’estero. Ma cosa ancora più importante, il governo ha finalmente concesso la possibilità ai possessori di impianti fotovoltaici, anche domestici, di rivendere alla rete nazionale l’energia che non viene consumata sul posto.  A ciò si aggiunge anche il progetto della Banca di Stato del Pakistan e del Consiglio per lo sviluppo energetico alternativo di sostenere il finanziamento di tetti solari e impianti domestici.

 

Fonte: http://www.rinnovabili.it

Da uno studio guidato da Eurac Research un pacchetto di strumenti e linee guida per ridurre l’entità economica dei possibili danni agli impianti solari fino all’80 per cento

Investire nel fotovoltaico significa dover tener conto, lungo tutta la vita dell’impianto, di una serie di imprevisti che ne possono diminuire la produttività o aumentare la spesa economica. Fattori che vanno dal semplice guasto di un componente, alla differenza tra le prestazioni garantite e quelle effettive. Per mitigare tali rischi è stato creato Solar Bankability, progetto europeo coordinato dall’Istituto per le Energie Rinnovabili dell’Eurac Research.

Dal 2015 il team di ricercatori ha analizzato la catena del valore dell’energia elettrica prodotta con il fotovoltaico, individuando debolezze e potenzialità di miglioramento. Nel dettaglio sono stati valutati più di un milione di guasti e avarie in oltre 750 impianti solari in diversi Paesi europei, per un totale di quasi due milioni e mezzo di componenti. Dopo due anni di lavoro, il risultato di questa analisi è stato tradotto in un pacchetto di strumenti e linee guida fondamentali per valutare, gestire e minimizzare tali rischi e i costi associati. Di cosa si tratta? Si va da una serie regole su come tener conto di questi elementi nella modellazione finanziaria dei progetti fotovoltaici da parte degli investitori, a una vera e propria mappa del rischio che categorizza oltre 140 possibili errori tecnici in parchi fotovoltaici di grandi e medie dimensioni.

Un pacchetto di strumenti per investire nel fotovoltaico riducendo i rischi

Un lavoro a 360 gradi che ha focalizzato l’attenzione sui possibili guasti nelle differenti fasi dell’attività – dalla pianificazione dell’impianto, alla messa in funzione fino alla piena operatività – e nei diversi componenti (moduli, cavi e inverter). “Individuare questi rischi già in fase di pianificazione è fondamentale,” spiega David Moser, esperto di fotovoltaico di Eurac Research e coordinatore del progetto, “questi rischi tecnici hanno infatti un forte impatto economico: comportano spese per la riparazione, senza contare i tempi di chiusura dell’impianto per queste verifiche”. Non sempre, tuttavia, un guasto o un problema tecnico significano lo stop dell’impianto: danni apparentemente invisibili ma che ne riducono la resa risultano ancora più problematici per i proprietari.

Per questo motivo Solar Bankability ha stilato  delle linee guida da seguire per prevenire o limitare i danni in caso di guasto. “Testare i componenti, ad esempio, è fondamentale: questo può essere fatto da parti terze in laboratori specializzati e certificati”, spiega David Moser, “ma anche implementare un sistema di monitoraggio avanzato che permette di individuare prontamente le avarie e trasferire il rischio economico ad altre entità, come le assicurazioni”.

Grazie a questi strumenti i proprietari di impianti solari potrebbero ridurre l’entità economica degli eventuali danno, ovvero i costi sostenuti per le riparazioni e la perdita di produttività, fino all’80 per cento rispetto a impianti dove non sono presenti azioni per contrastare questi rischi.

 

Fonte: http://www.rinnovabili.it

In aumento i decessi legati al rialzo delle temperature e cresce l’allarme per le ondate di calore e per la siccità

Il cambiamento climatico ha portato negli ultimi anni a una crescita del fenomeno delle ondate di calore che aumentano il rischio di mortalità. Lo rileva uno studio pubblicato sulla rivista Nature Climate Change che ha esaminato i documenti disponibili pubblicati tra il 1980 e il 2014 trovando 783 casi di mortalità associati al calore in eccesso, in 164 città e 36 paesi.

Sulla base delle condizioni climatiche presenti in queste occasioni, gli studiosi hanno individuato una soglia globale al di là della quale la temperatura media giornaliera aggravata dall'umidità relativa diventano mortali. Emerge un dato allarmante, ovvero circa il 30% della popolazione mondiale è attualmente esposta a condizioni climatiche che superano questa soglia mortale per almeno 20 giorni all'anno. Entro il 2100, questa percentuale è destinata ad aumentare al 48% in uno scenario in cui siano realizzati interventi drastici per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e al 74% in uno scenario di crescita delle emissioni. La situazione già grave è destinata dunque a divenire drammatica se non si faranno interventi concreti per la riduzione dei gas effetto serra.

Gli studiosi hanno segnalato che le maggiori aree a rischio si trovano sulla fascia equatoriale, ma con criticità in Centro e Nord America. E anche l'Italia rischia di soffrire sempre di più per questi fenomeni.

E’ proprio di questi giorni l’allarme siccità, soprattutto in alcune regioni del centro nord Italia e nelle isole, che dopo un inverno poco piovoso e una primavera particolarmente calda, sta creando un vero e proprio stato d’emergenza sia per le persone che per le attività legate all’agricoltura e all’allevamento.  

Quello del surriscaldamento è un fenomeno che interessa tutto il pianeta, il Noaa, il National Climatic Data Centre ha recentemente pubblicato un rapporto che evidenzia che il maggio 2017 è stato il più caldo dal 1880, primo anno da cui sono stati disponibili i dati, con una temperatura di 0,83 gradi centigradi più alta rispetto alla media del XX secola. Sempre il Noaa denuncia che la temperatura superficie della terra e degli oceani è stata la seconda più alta mai registrata.

Una crescente minaccia alla vita umana dal caldo in eccesso sembra quasi inevitabile, ma sarà notevolmente aggravata se i gas a effetto serra non saranno notevolmente ridotti.

 

Fonte: http://www.infobuildenergia.it

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