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L’industria europea ha l’occasione di sviluppare una leadership mondiale e i consumatori hanno la possibilità di compiere scelte consapevoli.

La Commissione europea ha di recente presentato una nuova strategia sulla plastica volta a far divenire più circolare l’industria di settore. Era un intervento molto atteso, perché affronta un problema ormai non trascurabile: la plastica è il terzo materiale prodotto dall’uomo più diffuso sulla terra dopo acciaio e cemento e, come ricorda il Wwf, dagli anni ’50 ad oggi ne abbiamo prodotte 8,3 miliardi di tonnellate. Il 79% di quest’enorme quantitativo, una volta divenuto rifiuto, non è stato recuperato ma è finito in discarica se non direttamente riversato nell’ambiente, finendo per contaminare anche aree remote come i ghiacci polari fino le grandi fosse marine a 10 km di profondità.

Ancora oggi gli europei generano ogni anno 25 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, ma meno del 30% è raccolto per essere avviato a riciclo.

La Commissione Ue ha dunque deciso di farsi carico del problema, o meglio di una sua parte: la strategia presentata ieri si concentra essenzialmente sui rifiuti plastici da imballaggio, sulle microplastiche e sui prodotti in plastica monouso (come i sacchetti ultraleggeri sui quali la normativa italiana è recentemente intervenuta). Nelle intenzioni di Bruxelles, dunque, tutti gli imballaggi di plastica sul mercato Ue saranno riciclabili entro il 2030, l’utilizzo di sacchetti di plastica monouso sarà ridotto e l’uso intenzionale di microplastiche sarà limitato: la strategia appena presentata è volta a indirizzare questo percorso, portando benefici ambientali e al contempo economici.

L’industria europea di settore, che in Europa occupa 1,5 milioni di persone e ha generato un fatturato di 340 miliardi di euro nel 2015 «ha la grande occasione, sottolinea il vicepresidente della Commissione Jyrki Katainen, di sviluppare una leadership mondiale nelle nuove tecnologie e materiali e i consumatori hanno la possibilità di compiere scelte consapevoli a favore dell’ambiente: è un’occasione per tutti»

La strategia sulla plastica, affermano con ambizione da Bruxelles, cambierà la progettazione, la realizzazione, l’uso e il riciclaggio dei prodotti nell’Ue: troppo spesso il modo in cui le materie plastiche sono attualmente prodotte, utilizzate e gettate non permette infatti di cogliere i vantaggi economici derivanti da un approccio più circolare. Per raggiungere l’obiettivo, da una parte «la Commissione «fornirà orientamenti alle autorità nazionali e alle imprese europee su come ridurre al minimo i rifiuti di plastica alla fonte. Il sostegno all’innovazione sarà aumentato, con 100 milioni di euro di finanziamenti ulteriori per lo sviluppo di materiali plastici più intelligenti e più riciclabili».

Dall’altra, l’Ue promette che «saranno sviluppate nuove norme sugli imballaggi al fine di migliorare la riciclabilità delle materie plastiche utilizzate sul mercato e accrescere la domanda di contenuto di plastica riciclata. Con l’aumento della plastica raccolta, si renderebbe necessaria la creazione di impianti di riciclaggio perfezionati e con una capacità maggiore, oltre a un sistema per la raccolta differenziata e lo smistamento dei rifiuti in tutta l’Ue migliore e standardizzato. In questo modo sarà possibile risparmiare circa un centinaio di euro per tonnellata raccolta e si creerà inoltre valore aggiunto per un’industria delle materie plastiche più competitiva e resiliente».

Una roadmap che è stata apprezzata sia dagli ambientalisti sia dagli industriali di settore. «La strategia europea sulla plastica presentata dalla Commissione è una buona notizia per l’ambiente e l’innovazione industriale», ha commentato il direttore generale di Legambiente Stefano Ciafani, definendola «un importante passo in avanti che però deve tradursi in azioni concrete e proposte legislative coerenti».
«L’industria italiana delle materie plastiche è completamente allineata a quella europea in questa sfida, che richiederà investimenti, capacità di innovazione e apertura al dialogo», ha aggiunto Massimo Covezzi, presidente di PlasticsEurope Italia, l’associazione di Federchimica che rappresenta i produttori di materie plastiche in Italia. PlasticsEurope ha anticipato i tempi presentando ieri la propria strategia Plastics 2030 che prevede «di incrementare il riuso e il riciclo delle materie plastiche con l’ambizione di raggiungere il 60% per gli imballaggi in plastica entro il 2030 e nel lungo periodo (entro il 2040) il 100% di riutilizzo, riciclo e/o recupero di tutti gli imballaggi in plastica nell’Ue».

In questo contesto sfidante, i nodi che il nostro Paese è chiamato finalmente a sciogliere non sono pochi. Delle 960mila tonnellate di imballaggi in plastica raccolte nel 2016, “solo” 550mila sono state avviate a riciclo: lo 0,8% del totale è finito in discarica, mentre altre 400mila tonnellate sono andate direttamente a termovalorizzazione. Ormai però anche questi impianti sono stracolmi, complice la virata della Cina, che ha ridotto drasticamente l’import di rifiuti plastici, anche dall’Italia, col risultato finale che «la filiera del riciclo è in crisi, gli impianti di compostaggio sono pieni, gli scarti del riciclo della plastica non trovano sbocchi negli inceneritori e la scorsa estate l’intero sistema ha rischiato il crac. La raccolta differenziata cresce ma servono gli impianti per gestirla, altrimenti si blocca tutto».

Dunque occorre più raccolta differenziata e qualitativamente migliore, occorrono più impianti per la selezione e l’avvio a riciclo dei rifiuti plastici raccolti, e occorrono più impianti per gestire (tramite recupero energetico, ad esempio) gli scarti di selezione e riciclo che inevitabilmente si creano e si creeranno. Infine, per chiudere il cerchio, è bene non dimenticarsi che i prodotti riciclati devono essere poi anche ri-acquistati: le pubbliche amministrazioni italiane in primis possono fare molto e i recenti incentivi introdotti con la legge di Bilancio 2018 potrebbero finalmente dare una mano.

 

Fonte: http://www.greenreport.it/

Dall’Università di Cambridge nuove celle a base di alghe che sono cinque volte più efficienti di qualsiasi dispositivo  “vegetale” realizzato sino ad oggi

L’ultima evoluzione del fotovoltaico green? Le celle a base di alghe. Negli ultimi 10 anni la componente “biologica” nella ricerca solare si è ritagliata uno spazio sempre maggiore, con l’obiettivo di fornire una soluzione energetica che possa essere ecologica e contemporaneamente economica. Nel tempo si è passati dalle celle organiche con pigmenti vegetali a dispositivi che in grado di replicare la fotosintesi. A questo filone scientifico appartiene il bio-fotovoltaico, tecnologia che sfrutta l’energia solare utilizzando microorganismi ingegnerizzati in laboratorio.

L’ultimo progresso in tal senso arriva dall’Università di Cambridge: qui un gruppo di chimici e fisici ha messo a punto delle “celle solari” a base di alghe che sono cinque volte più efficienti di qualsiasi dispositivo, per così dire,  “vegetale” realizzato sino ad oggi.

La versione del team di Cambridge impiega delle alghe geneticamente modificate al fine di dissipare meno elettroni durante il processo fotosintetico. In realtà, anche se viene soprannominato bio-fotovoltaico, i dispositivi in questione funzionano come delle celle a combustibile. A differenza delle versioni precedenti di celle solari a base di alghe, la ricarica (ossia la raccolta della luce e la generazione di elettroni) e l’erogazione dell’energia (trasferimento al circuito elettrico) non sono collocate all’interno dello stesso comparto, ma in due camere differenti. “La carica e l’erogazione di potenza hanno spesso requisiti contrastanti”, spiega Kadi Liis Saar, del Dipartimento di Chimica dell’Università di Cambridge, in una nota stampa. La prima, infatti, “deve essere esposta alla luce solare per consentire una carica efficiente”, mentre la seconda “non richiede esposizione alla luce, ma dovrebbe essere efficace nel convertire gli elettroni in corrente con perdite minime.”

Il nuovo design centra esattamente l’obiettivo, migliorando le prestazioni e consentendo lo stoccaggio dell’energia. In questo modo l’elettricità creata durante il giorno può essere accumulata e utilizzata di notte o nei giorni nuvolosi.

I test effettuati dal gruppo dimostrano che il prototipo di cella bio-fotovoltaica realizzato possiede una densità di potenza di 0,5 W / m2, il valore più alto mai raggiunto in questo specifico campo, sebbene sia solo un decimo rispetto a quello delle fuel cell solari convenzionali. Probabilmente la tecnologia non riuscirà mai a fornire una soluzione efficiente per i sistemi di rete, ma i ricercatori sono convinti che possa offrire dei vantaggi interessanti alle aree rurale prive di rete elettrica. “Si tratta di un grande passo avanti nella ricerca di carburanti alternativi e più ecologici”, aggiungono gli scienziati. “Siamo convinti che questi sviluppi renderanno i sistemi basati sulle alghe più vicini all’attuazione pratica”.

 

Fonte: http://www.rinnovabili.it/

Eolico e solare sempre più competitivi, declino del carbone, auto elettrica vicino al milione e mezzo di vendite. Con l’aiuto delle nuove previsioni di Bloomberg New Energy Finance, vediamo come dovrebbero evolversi i diversi mercati dell’economia verde su scala globale nei prossimi mesi.

I costi delle tecnologie pulite continueranno a scendere, così come quelli delle batterie al litio, le fonti rinnovabili saranno sempre più competitive con i combustibili fossili, mentre un rialzo dei tassi d’interesse negli Stati Uniti e in Europa potrebbe rallentare gli investimenti ad alta intensità di capitali nei grandi parchi eolici e fotovoltaici.

Per quanto riguarda gli investimenti complessivi nell’energia verde, BNEF ipotizza che il 2018 raggiungerà un livello sostanzialmente analogo a quello registrato nei dodici mesi precedenti, quindi intorno a 333 miliardi di dollari in tutto il mondo.

Questo anche perché la riduzione dei costi per l’eolico e il solare consentirà di “acquistare” molti più GW a parità di spesa.

- Fotovoltaico

Nel settore fotovoltaico gli analisti prevedono almeno 107 GW di nuova potenza installata da qui alla fine dell’anno, con un contributo preponderante della Cina (circa metà del totale, grazie al boom degli impianti di piccole dimensioni per la generazione distribuita), anche se il mercato cinese, secondo Bloomberg, rimane “fondamentalmente irrazionale”, soprattutto perché il governo non ha ancora determinato il meccanismo per pagare i sussidi ai nuovi progetti.

Intanto, nuovi paesi si affacceranno sulla scena internazionale, ad esempio il Messico, l’Egitto e la Giordania, che potranno diventare mercati da 2-3 GW di nuova potenza installata annuale.

- Eolico

Nell’eolico, Bloomberg si aspetta dei risultati in linea con l’anno precedente, con circa 59 GW di nuova capacità globale, qualcosina in più rispetto al 2017. Gran Bretagna, Germania e Olanda rimarranno i mercati più dinamici per i progetti offshore.

Da monitorare l’esito dell’asta olandese a sussidi-zero per i parchi marini Hollandse Kust I e II, per un totale di circa 700 MW, che vedrà certamente la partecipazione di Vattenfall e Statoil.

- Mobilità elettrica

Le vendite globali di auto elettriche si avvicineranno a 1,5 milioni (+40% in confronto al 2017), di cui oltre metà in Cina. In questo ambito due i paesi da seguire con attenzione: la Germania, dove le immatricolazioni di vetture 100% elettriche potrebbero nuovamente raddoppiare quest’anno, e gli Stati Uniti che dovrebbero chiudere il 2018 con +300.000 auto a zero emissioni vendute o, forse  anche di più, se Tesla rispetterà i suoi piani di produzione.

- Storage energetico

I prezzi medi delle batterie al litio, scrive BNEF, caleranno del 10-15% nel 2018, nonostante gli aumenti delle quotazioni delle materie prime (cobalto e litio, rispettivamente +129% e +29% lo scorso anno), grazie alle economie di scala e ai miglioramenti tecnologici e, soprattutto, all’incremento della densità energetica.

- Il trend per i combustibili fossili

Guardando infine ai combustibili fossili, BNEF ipotizza un altro anno di declino per il carbone negli Stati Uniti, con chiusure di centrali per un totale di circa 13 GW di potenza.

Al contrario, proseguirà l’aumento di produzione nei giacimenti americani di gas, mentre il commercio globale di LNG toccherà 120 miliardi di dollari grazie alla crescita della domanda e alla competitività del gas liquefatto in confronto al petrolio e al carbone.

Il 2018, inoltre, sarà l’ultimo anno in cui le fonti rinnovabili sopravanzeranno le convenzionali in India: dal 2019, infatti, sostiene Bloomberg, ci saranno, in termini di potenza, più impianti “puliti” costruiti nella terza economia dell’Asia che centrali alimentate a fonti fossili.

 

Fonte: http://www.qualenergia.it/

Parte il 18 gennaio la prima rassegna dedicata ai film vincitori del concorso. Dibattito con gli esperti prima delle proiezioni

Sei mesi all’insegna del cinema che ha a cuore la salvaguardia del nostro pianeta. Sul grande schermo del cinematografo comunale Sant’Angelo di Perugia, a cadenza mensile, verranno proiettati i film insigniti del Green Drop Award durante le ultime sei edizioni della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Il Green Drop Award, introdotto nel 2012, è il riconoscimento che Green Cross Italia, l’associazione fondata da Mikhail Gorbaciov, consegna ogni anno a Venezia al film in concorso che meglio interpreta “i valori dell'ecologia e dello sviluppo sostenibile, con particolare attenzione alla conservazione del pianeta e dei suoi ecosistemi per le generazioni future, agli stili di vita e alla cooperazione fra i popoli”. Sono otto in totale i premiati e provengono da diversi paesi, tra cui l’Italia, la Russia, il Belgio, la Cina, gli Stati Uniti, la Francia e Israele. La rassegna, organizzata a Perugia, per la prima volta, li riunisce tutti.

L’iniziativa, promossa dalle riviste “Insula europea” e “Sapereambiente”, insieme a Cinegatti e a Green Factor, con il sostegno di Aboca, azienda impegnata nel campo della fitoterapia, sarà impreziosita dalla partecipazione di vari esperti di tematiche ambientali, dalla tutela della biodiversità alle politiche energetiche, dal clima alle migrazioni. Prima di ciascuna proiezione, infatti, si svolgeranno incontri gratuiti e trasmessi in streaming presso la Biblioteca San Matteo degli Armeni, specializzata sui temi della nonviolenza, dell’educazione alla pace e al dialogo interreligioso. Per il primo appuntamento è prevista la partecipazione del climatologo del Cnr, Antonello Pasini, e dell’autore del libro “Libertà di migrare”, Valerio Calzolaio. A seguire La quinta stagione, un film del 2012 ambientato in un villaggio delle Ardenne, in Belgio, dove la tradizionale festa per la fine dell’inverno viene a coincidere con la sconvolgente interruzione del ciclo naturale delle stagioni che porta inevitabilmente all’autodistruzione.

Alla fantascienza che vede la natura ribellarsi all’uomo seguiranno, nel corso dell’iniziativa, documentari e film d’autore. Prospettive diverse che traducono in fotogrammi l’esigenza impellente di affrontare in modo consapevole le tematiche ambientali e l’emergenza climatica. Dall’inutilità dei processi produttivi denunciati in Behemoth, film del regista cinese Liang Zhao, che rievoca la Divina Commedia per raccontare la storia di una comunità di minatori mongoli con un finale molto lontano dal paradiso dantesco, alla ribellione sociale di First Reformed di Paul Schrader, in cui il reverendo Toller, dilaniato dall’inquietudine di un’imminente catastrofe ambientale, si ritrova a confliggere interiormente tra il desiderio di fermare le multinazionali attraverso atti terroristici e la sua missione di uomo di pace.

Il viaggio, metafora di un processo di crescita interiore che dalla giovinezza conduce alla maturità, è al centro del “film disegnato” premiato nell’ultima edizione del festival di Venezia: Nausicaa. L’altra Odissea, cortometraggio del regista italiano Bepi Vigna, diversamente dalla trama omerica rappresenta la principessa dei Feaci alla ricerca dell’amato Ulisse. E verrà proiettato durante il secondo appuntamento della rassegna, fissato per il 15 febbraio, dopo il film di Amos Gitai, Ana Arabia che ha per protagonista una giornalista alla ricerca della verità. Le notti bianche del postino di Andrei Konchalovsky racconta, invece, di un villaggio sperduto nella steppa russa in cui un sano equilibrio tra uomo e natura è ancora possibile, a patto che l’unico elemento di contatto con il mondo esterno sia il postino.

Cinque storie legate ai cinque elementi sono racchiuse nel film documentario Spira mirabilis di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti. Infine, a chiudere la rassegna il 28 giugno sarà Voyage of Time di Terrence Malick, che conduce lo spettatore in un viaggio attraverso l’universo per mezzo della voce narrante di Madre Natura. “Via via è cresciuta nel mondo del cinema la sensibilità verso le tematiche ambientali”, fa sapere Marco Gisotti, direttore del Green Drop Award e ricorda che, mentre nel 2012 si temeva non fosse così diffusa, “nel 2016 si è arrivati a ben 6 film di cinema ambientale su 21 in concorso”.

Fonte: http://www.repubblica.it

Living Light è la lampada che si accende grazie solo ad una pianta. Scopriamo insieme le ultime novità nella produzione di energia dalle piante.

Una designer e una start-up olandesi hanno inventato Living Light, una pianta che s’illumina. Living Light è una lampada che funziona grazie ad una pianta. La pianta stessa genera l’energia necessaria per farla funzionare. Energia pulita e sostenibile. Senza batterie o corrente elettrica. L’idea è di Ermi Van Oers, designer olandese, in collaborazione con Plant-e, una start-up che trasforma le piante in fornitrici d’energia. Al TEDx di Amsterdam, Van Oers dice: “La natura è piena di soluzioni brillanti. Il mio obiettivo come designer è ispirare le persone con la potenza della natura.”.

Come ricavare energia dalle piante

Ma come funziona Living Light? Grazie alla fotosintesi, il processo chimico con cui le piante producono sostante organiche e reazioni chimiche grazie alla luce solare. Con la fotosintesi le piante crescono e fioriscono: generano protoni ed elettroni che creano elettricità. Van Oers e Plant-e hanno creato una cella a combustibile microbico-vegetale, cioè un piccolo vano in cui gli elettroni si separano dai protoni e poi scorrono in un filo, trasformandosi in energia. La pianta, inserita in un vaso trasparente con la cella alla base, si illumina quando qualcuno la tocca. Living Light è sorprendente ma anche semplice perché si basa su un processo naturale conosciuto da secoli. La natura agisce da sempre come fonte d’ispirazione per l’innovazione. Ad esempio, alcuni centri di ricerca stanno ricreando la fotosintesi in laboratorio per produrre idrogeno.

Plant e 

Energia dalle piante: evoluzione in corso

La lampada ha due grandi vantaggi: è auto-sufficiente, ossia non ha bisogno di corrente elettrica o batterie. Ed è sostenibile, dato che è naturale al 100%. Essendo off-grid (cioè non collegata alla rete elettrica) ha l’enorme potenzialità di poter funzionare in villaggi e paesi senza una rete elettrica. Living Light ha bisogno solo di luce, terreno e acqua. Tuttavia la lampada è ancora un prototipo ed ha dimostrato alcuni difetti. Innanzitutto la durata: al momento è in grado di produrre mezz’ora di luce dopo essersi “ricaricata” per 24 ore. Ma Van Oers sta lavorando per migliorare il progetto e un parco pubblico di Rotterdam è illuminato solo grazie all’energia microbico-vegetale. La designer e la sua squadra stanno lavorando per rendere il progetto scalabile, ossia efficace anche su larga scala. Un’altra difficoltà viene dal freddo. In Olanda il terreno ghiaccia in inverno e le piante bloccano il loro processo vitale e, di conseguenza, anche la produzione di energia. Ma Van Oers e Plant-e sperano che la tecnologia possa portare l’energia in luoghi inaccessibili ma ricchi di piante. E Living Light sarà in commercio dal 2018.

Plant-e, piante che producono energia

Plant-e è la start-up olandese che produce elettricità dalle piante. Energia ad impatto zero e totalmente green. L’azienda collabora con Van Oers su Living Light ma ha anche altri prodotti, tutti auto-sufficienti, unici, di design e anche divertenti. Un esempio? L’albero di Natale auto-sufficiente! Plant-e nel 2015 ha ricevuto il riconoscimento di Technology Pioneer (ossia pioniere della tecnologia) dal World Economic Forum.
Sul loro sito è possibile acquistare piante che producono energia. Oppure sostenerli con il crowdfunding per il loro prossimo progetto: SmartCrops, un sistema di coltivazione intelligente a impatto zero.
Avere energia accessibile e sostenibile non è un’utopia. E la natura è una grande fonte d’ispirazione. Ne è convinta Ermi Van Oers che ha dichiarato alla rivista Dezeen: “Spero che in futuro ogni zona verde sia dotata di questa tecnologia. Solo così ci renderemo conto che le piante sono parte del nostro sistema energetico. La natura avrà un valore economico maggiore, avremo più spazi verdi dove far crescere la biodiversità e allo stesso tempo abbassare i gas serra”.

Il futuro? Energia pulita per tutti

L’energia è un fattore importante di sviluppo di una comunità. E usare fonti rinnovabili è meglio sia per l’uomo che per l’ambiente. I consumi elettrici sono uno dei fattori più importanti per combattere il cambiamento climatico. Energia pulita e accessibile per tutti è un sogno possibile con l’innovazione ispirata alla natura.

 

Fonte: http://www.green.it/

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