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Pubblicato il nuovo report Irena: le energie rinnovabili costano sempre meno

Il costo della generazione eolica onshore è diminuito di circa un quarto dal 2010 mentre i costi dell’energia solare fotovoltaica sono in calo del 73%. Questo quanto riportato nella nuova analisi dei costi effettuata da parte dell’Agenzia Internazionale per le energie rinnovabili (IRENA). Il rapporto sottolinea anche che i costi del solare sono destinati a diminuire ulteriormente con un altro dimezzamento previsto entro il 2020.
Il rapporto di Irena è stato presentato durante l’assemblea di Abu Dhabi in cui 1.100 rappresentanti dei governi di 150 paesi si sono riuniti per fornire una guida strategica sul lavoro dell’Agenzia per i prossimi quattro anni e far sì che Irena svolga un ruolo chiave nella guida alla transizione energetica globale.

Diversi i punti toccati dal rapporto, tra cui la possibilità che entro il 2019 i migliori progetti fotovoltaici ed eolici produrranno elettricità al prezzo di 3 centesimi di dollaro/kWh o anche meno, l’attuale costo per la produzione di energia tramite combustibili fossili è di circa 5-17 centesimi per kWh. Un’attenzione verso l’energia eolica, già disponibile al prezzo di qualsiasi altra fonte di energia: i costi medi ponderati globali negli ultimi 12 mesi per l’eolico ammontano ora a 6 centesimi di dollaro (-23% dal 2010) rendendola ora disponibile a 4 centesimi di USD per kWh.

Secondo le previsioni del rapporto, i costi per il fotovoltaico sono diminuiti del 73% dal 2010 a un LCOE (costo di produzione costante dell’energia sull’intera vita operativa dell’impianto) raggiungendo i 10 centesimi di dollaro/kWh, e dovrebbero ridursi ulteriormente entro il 2020. Abu Dhabi, Cile, Dubai, Messico, Perù e Arabia Saudita hanno registrato i costi più bassi per la produzione di energia solare, pari a circa 3 centesimi di euro in kWh, andando a creare un nuovo standard in questo settore.

“L’analisi di IRENA è azzeccata”, dice Tim Buckley, il direttore di Energy Finance Studies di IEEFA, “Il punto di svolta è già stato raggiunto nelle energie rinnovabili in molti mercati per l’energia solare ed eolico onshore. Basta guardare i risultati ottenuti nel 2017 in Brasile, Cile, Messico, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e India con delle tariffe in calo del 50% negli ultimi due anni al fine di rendere le fonti rinnovabili le più economiche della fornitura elettrica del futuro. Il 2017 ha visto anche un calo nel costo dell’energia solare in Australia e nell’offshore di Germania e Regno Unito. La trasformazione del mercato dell’elettricità globale guidata dalla tecnologia e dalla finanza sta accelerando inarrestabile.”

 

Fonte: http://energiaoltre.it/

In totale, i sussidi ambientalmente dannosi ammontano a 16,1 miliardi di euro secondo il ministero dell’Ambiente. Un tema da affrontare in campagna elettorale

Nonostante l’entrata in vigore dell’Accordo sul clima di Parigi siglato oltre due anni fa nella capitale francese, che impegna la comunità internazionale a contenere il riscaldamento globale “ben al di sotto” di +2°C rispetto ai livelli preindustriali, i 20 principali Paesi che emettono gas a effetto serra erogano ancora sussidi ai combustibili fossili per un giro d’affari che vale 5.300 miliardi di dollari l’anno.

Una partita nella quale purtroppo anche l’Italia gioca il suo ruolo.

Secondo l’ultimo rapporto mensile di Climate Scorecard, rilanciato nel nostro Paese dal Kyoto club, l’Italia ha sostenuto, direttamente e indirettamente, i combustibili fossili per 14,8 miliardi di euro nel 2016 e 13,2 miliardi di euro nel 2015, un contributo in crescendo e totalmente incoerente con la professata lotta ai cambiamenti climatici; i sussidi sono concessi sia alla produzione che al consumo, che includono l’esenzione da pagare accise, sconti e finanziamenti, mentre il settore di punta che riceve sussidi è il trasporto.

Allargando il campo d’osservazione, Climate Scorecard, un’organizzazione no profit che monitora mensilmente gli sforzi fatti da parte dei principali Paesi inquinatori per attuare gli obiettivi previsti dall’Accordo di Parigi, si focalizza sul sistema degli incentivi alle fonti fossili da parte dei 20 principali Paesi inquinatori: i sussidi per i combustibili fossili erano 4900 miliardi di dollari in tutto il mondo nel 2013 e sono saliti a 5.300 miliardi nel 2015 (6,5% del Pil globale in entrambi gli anni), con i sussidi al carbone, il più inquinante e climalterante dei combustibili fossili, che rappresentano circa la metà del totale. Sono (anche) le sovvenzioni alle compagnie dei combustibili fossili che hanno contribuito a rendere queste società tra le più ricche al mondo, tengono a precisare dal Kyoto club.

Tali sovvenzionamenti contribuiscono in maniera determinante al surriscaldamento globale causato dalle emissioni di CO2; i Paesi del G7 (Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone e Ue) si sono impegnati a porre fine a queste sovvenzioni entro il 2025, mentre le Nazioni facenti parte del G20 hanno chiesto la cessazione di tutti questi sussidi, sebbene debbano ancora fissare una data obiettivo. Eppure, l’obiettivo non sembra si stia avvicinando, mentre il tempo che abbiamo a disposizione per frenare il riscaldamento globale prima che i suoi effetti divengano irreversibili è sempre meno.

Per l’Italia, la pietra miliare dalla quale poter ingranare la retromarcia è il Catalogo dei sussidi ambientali pubblicato per la prima volta dal ministero dell’Ambiente l’anno scorso, all’interno del quale viene dato conto in dettaglio di tutti gli incentivi economici messi in campo dallo Stato italiano che impattano su matrici ambientali; il risultato che ne è emerso è sconcertante, in quanto risulta che l’Italia spende ogni anno 16,1 miliardi in sussidi ambientalmente dannosi, 400 milioni di euro in più delle risorse messo in campo per un’economia più pulita. Chi, in questa incendiaria campagna elettorale, vuole impegnarsi su temi concreti e determinanti per il presente e il futuro del Paese, nel Catalogo del ministero dell’Ambiente ha trovato pane per i suoi denti.

 

Fonte: http://www.greenreport.it/

In Florida ha aperto i battenti una città alimentata da energia solare ed è la più ecosostenibile degli Stati Uniti.

Babcock Ranch, la città dello stato americano della Florida che offre una casa a 50mila abitanti in oltre 19mila appartamenti, ha scuole, negozi, uffici, imprese. Tutto alimentato da energia solare prodotta da un impianto fotovoltaico da 74,5 megawatt. E durante la notte o quando il sole non splende, l’energia elettrica viene prodotta da un impianto a gas, un mix che i costruttori hanno definito come il più pulito che si possa trovare negli Stati Uniti.

Il progetto è di Syd Kitson, proprietario di un’agenzia immobiliare che dieci anni fa ha acquistato 91mila acri di terreno lungo la costa sudoccidentale della Florida: 30mila ettari sono stati venduti allo Stato della Florida per farne una riserva naturale, la Babcock Ranch Preserve; i rimanenti 18mila acri ospitano Babcock Ranch, la città ecosostenibile a 20 chilometri dalla città di Fort Myers.

A Babcock Ranch il fotovoltaico è il motore della città

Costruire una comunità a energia solare non è un’impresa facile. In Florida le politiche in tema di solare sono in ritardo ma per fortuna il calo dei costi del solare ha reso la tecnologia competitiva rispetto a carbone e gas naturale, e così Syd Kitson è riuscito ad avviare i lavori per la costruzione dell’impianto che è entrato in finzione alla fine dello scorso anno.

Un progetto che è stato realizzato anche grazie alla collaborazione della Florida Power and Light (Fpl), la terza più grande società elettrica degli Stati Uniti con più di 4,8 milioni di clienti, che dopo Babcock Ranch ha deciso di dare avvio ad altri progetti per far crescere la capacità solare in tutta la Florida. Sono infatti in fase di costruzione altri due impianti, ciascuno da 75 megawatt, che insieme a quello di Babcock Ranch porteranno il solare di Fpl al 30 per cento di tutta la sua potenza installata in Florida.

Una città sostenibile grazie all’innovazione

L’energia solare è solo una delle caratteristiche di questa nuova città che ha accolto il primi residenti all’inizio di quest’anno. Nelle intenzioni di Kitson, infatti, questa è la città “più sostenibile, la più innovativa e la più attenta alla salute” di tutto il paese. Tutte le case sono dotate di fibra ottica e gli abitanti possono avvalersi di servizi grazie alla app di  Babcock Ranch che consente ai cittadini  di pagare le bollette, di chiamare il servizio navetta per essere trasportati in centro città o di monitorare il proprio stato di salute grazie al servizio di telemedicina.

Durante la costruzione non solo è stato ridotto al minimo il numero di alberi abbattuti per far posto agli edifici, ma sono stati realizzati anche 50 miglia di percorsi pedonali e ciclabili per permettere alle persone di spostarsi senza l’utilizzo dell’auto o dei mezzi pubblici che, quando ci saranno, saranno veicoli elettrici o ibridi. L’illuminazione stradale è affidata a una rete di pannelli solari a batteria che durante il giorno accumulano l’energia per poi utilizzarla di notte.

Tutti gli edifici sono stati costruiti in modo che i loro proprietari possano decidere di installare pannelli solari sul tetto e, attraverso una smart grid, vendere l’energia prodotta in eccesso. Anche il sistema idrico è gestito in modo sostenibile, è stata infatti progettata una rete per il recupero delle acque bianche reflue provenienti da docce e lavandini per poi essere utilizzata per l’irrigazione di prati e zone verdi della città.
Gli appartamenti costano tra i 200mila e gli 800mila dollari e il primo lotto, circa 1.100 appartamenti, è stato consegnato in questi giorni.

 

Fonte: https://www.lifegate.it/

Colata a picco la petroliera che da giorni era in fiamme da giorni al largo di Shangai. Ora si teme per gli enormi danni sull’ambiente causati da eventuali perdite di petrolio.

È affondata la petroliera iraniana Sanchi che il 6 gennaio era entrata in collisione con un mercantile di Hong Kong nel mar cinese orientale a 160 miglia dall’estuario del fiume Yangtze. Ormai abbandonata qualsiasi speranza di recuperare i 29 membri dell’equipaggio che risultano dispersi dal giorno dell’incidente. Due dei 31 membri dell’equipaggio erano stati ritrovati senza vita sabato scorso nei pressi della petroliera. L’annuncio è stato dato dalla BBC che cita fonti iraniane.

«I membri dell’equipaggio della nave sono stati uccisi durante la prima ora successiva all’incidente a causa della potenza dell’esplosione e dei fumi di gas», ha detto il portavoce della squadra di soccorso istituita dall’Iran, Mohammad Rastad, alla televisione di Stato.

Ora la paura è per un enorme danno ambientale. La petroliera trasportava 136mila tonnellate di petrolio ultra light, potenzialmente più pericoloso del greggio in caso di sversamenti in mare.  Questo tipo di petrolio, infatti, evapora più facilmente e con altrettanta facilità si miscela con l’acqua. Inoltre può essere incolore e inodore e rendere così le operazioni di raccolta e pulizia molto più difficili.

La petroliera Sanchi era di proprietà della National Iranian Tanker Company (Nitc) e batteva bandiera panamense.

 

Fonte: https://www.lifegate.it/

Al via il Planet Summit alle porte della capitale francese. Al vertice 50 capi di Stato e di governo, i rappresentanti di 130 Paesi, 12 progetti da centinaia di milioni di dollari per combattere il cambiamento climatico.

''Make Our Planet Great Again". Posando accanto a questo slogan, il presidente francese Emmanuel Macron sfida Donald Trump a pensare in grande, a risolvere i problemi anziché crearli. Per il secondo anniversario dell'accordo di Parigi sul clima, il governo francese ha organizzato l'One Planet Summit che serve a rendere evidente una contraddizione planetaria: l'industria globale sta accelerando il passo verso un sistema di produzione in sintonia con l'ambiente, Washington tira il freno aiutando il caos climatico.

"Stiamo perdendo la battaglia contro il riscaldamento climatico", ha avvertito Macron davanti a decine di capi di Stato e di governo. E la stiamo perdendo non perché la rotta di riconversione sia sbagliata, anzi i segnali di crescita dell'efficienza energetica, delle fonti rinnovabili sono netti. Il problema, come ha sottolineato il presidente francese è che "non andiamo abbastanza veloci e questo è il dramma: dobbiamo muoverci tutti, perché saremo tutti chiamati a rendere conto delle nostre azioni".

Parigi ha presentato al summit, a cui partecipano 50 capi di Stato e di governo e i rappresentanti di 130 Paesi, 12 progetti da centinaia di milioni di dollari per combattere il cambiamento climatico: si va da un programma per lo sviluppo di auto elettriche in otto Stati americani a un fondo di investimento per i paesi caraibici colpiti dagli uragani passando per i finanziamenti alla Fondazione di Bill Gates che sostiene l'agricoltura avanzata. "Il mondo va avanti, va avanti anche senza gli Stati Uniti e loro rischiano di perdere un'occasione per la loro economia e per il loro ambiente", ha detto il ministro dell'Ambiente italiano, Gian Luca Galletti.

E da oltreoceano è subito arrivata una risposta in sintonia con l'Europa e in dissenso con la Casa Bianca: la California e Washington si sono uniti a un gruppo di Paesi che chiede di far pagare l'inquinamento serra, cioè di creare una forma di carbon tax che scoraggi l'uso dei combustibili fossili, principali responsabili della minaccia climatica. Su questa posizione al vertice di Parigi si sono schierati Canada, Messico, Costa Rica, Colombia e Cile.

 

Fonte: http://www.repubblica.it/ambiente

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