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Nel 2016 la nuova potenza fotovoltaica è cresciuta di 76,1GW nel mondo. Calano le nuove installazioni solari in Europa.

Nel 2016, il solare installato nel mondo è cresciuto di 76,1 nuovi gigawatt rispetto all’anno precedente. Una crescita pari al 50 per cento in più rispetto al 2015, quando la nuova potenza installata era stata di 51,2 gigawatt. A trainare la crescita sono state soprattutto Cina e Stati Uniti mentre l’Europa rallenta. I dati sono stati presentati da Solar Power Europe nel corso del SolarPower Summit che si è svolto a marzo a Bruxelles.

Rallenta la crescita del solare in Europa

La quantità totale di energia solare installata in Europa ha superato il traguardo simbolico dei 100 gigawatt nei primi mesi del 2016 ed è attualmente pari a 104 gigawatt. Ma dei 76,1 gigawatt installati nel mondo l’anno scorso, solo il 9 per cento – 6,9 gigawatt – sono da attribuire al Vecchio Continente. Una diminuzione di quasi il 20 per cento rispetto ai 8,6 gigawatt installati nel 2015. Il Regno Unito, nonostante il calo delle installazioni causato dal taglio degli incentivi dedicati al solare, è il Paese che maggiormente ha contribuito alla crescita europea realizzando il 29 per cento della nuova capacità installata. Al secondo scalino del podio la Germania con il 21 per cento che, grazie a politiche e investimenti di lungo corso a favore del settore, mantiene il primato di capacità solare complessiva installata. Terza per capacità solare installata nel 2016 è la Francia, che ha contribuito con l’8,3 per cento.

Il solare raddoppia in Cina e Stati Uniti

Il più grande mercato solare del mondo è quello cinese dove nel 2016 sono stati installati 34,2 nuovi gigawatt, il 125 per cento in più rispetto al 2015. Nel Paese del Dragone il fotovoltaico ha raggiunto i 77 gigawatt ed è probabile che entro la fine del 2017 supererà i 100 gigawatt, tagliando con tre anni di anticipo il traguardo dei 110 gigawatt che il governo cinese aveva posto per il 2020.
Nella classifica mondiale il secondo mercato in maggior crescita l’anno scorso è stato quello statunitense che si stima sia cresciuto di 14 gigawatt, raddoppiando i 7,3 gigawatt installati l’anno precedente. Il Giappone si posiziona al terzo posto, con circa 8,6 gigawatt, davanti all’India che ne ha aggiunti 4,5.

Tecnologia cruciale per lo sviluppo del solare

A livello globale, la capacità di energia solare oggi installata è pari a 305 gigawatt. Una crescita che si è realizzata soprattutto a partire dal 2010 e che deve molto allo sviluppo della tecnologia, elemento fondamentale per portare a compimento gli impegni presi in termini di sviluppo delle rinnovabili per contrastare i cambiamenti climatici. Grazie alle innovazioni nel settore in diverse regioni del mondo l’energia solare è diventata economicamente competitiva e permette così una sua maggiore penetrazione nel mercato ampliando la sua quota percentuale nel mix energetico. In Europa, in media il solare fornisce solo il 4 per cento della domanda di elettricità, una quota ancora piuttosto bassa, ed è per questo che James Watson, CEO di SolarPower Europe, raccomanda la “necessità di guidare il prossimo ciclo di investimenti nel solare in modo da poter realizzare la decarbonizzazione del settore energetico europeo”. Tale processo richiede un quadro politico adeguato sia a livello europeo sia a livello nazionale e fino a quando non si creeranno le condizioni normative idonee sarà difficoltoso soddisfare la domanda energia con una buona quota energia solare.

 

Fonte: http://www.lifegate.it

Ad aderire sono stati 26 Paesi Ue su 28, con l'eccezione di Grecia e Polonia.

Le compagnie elettriche europee scendono in campo nella lotta al cambiamento climatico e, a differenza del nuovo orientamento statunitense, si impegnano a dire addio al carbone. L'unione europea dell'industria elettrica Eurelectric, associazione paneuropea di settore che rappresenta 3.500 utility e di cui fa parte per l'Italia Assoelettrica, ha annunciato lo stop agli investimenti in nuove centrali a carbone, a partire dal 2020. Ad aderire sono stati 26 Paesi Ue su 28, con l'eccezione di Grecia e Polonia.

"Il settore elettrico è determinato a guidare la transizione energetica e sostiene con azioni concrete l'impegno per un'economia a basse emissioni", ha dichiarato il presidente di Eurelectric, António Mexia, in una nota.
"Con la fornitura elettrica che si fa sempre più pulita, le tecnologie elettroniche sono una scelta ovvia per sostituire i sistemi basati sui combustibili fossili, ad esempio nel settore dei trasporti, al fine di ridurre le emissioni di gas serra".

 

Fonte: http://www.e-gazette.it/

Una vecchia miniera di carbone ora potrebbe essere trasformata in un bacino idrico per la produzione di energia idroelettrica. Con una capacità di 200 MW.

La vecchia miniera di carbone che si trova nella Renania Settentrionale-Vestfalia in Germania potrebbe presto diventare un enorme centrale idroelettrica da 200 MW di potenza. L’idea è quella di trasformare la miniera in un bacino idrico capace di funzionare come una batteria gigante e di poter in questo modo fornire energia per almeno 400mila famiglie. Il progetto entra in quella che in Germania viene definita come l’Energiewende (letteralmente “transizione energetica”), ovvero il percorso intrapreso dal Paese per abbandonare progressivamente le fonti fossili a favore dell’energia rinnovabile.

Una miniera di carbone diventa batteria

La miniera di Prosper-Haniel, che ha aperto i battenti nel 1863, è in grado di produrre almeno 3 milioni di tonnellate di carbone l’anno ed è una  delle ultime miniere attive rimaste in Germania. Ma il progetto di chiuderla nel 2018 ha spianato la strada a nuove idee di reimpiego degli spazi, tra cui quella di trasformarla in un enorme bacino idroelettrico per l’accumulo dell’energia. Nella pratica i 600 metri di dislivello servirebbero ad avviare delle turbine posizionate sul fondo della miniera. Queste produrrebbero l’energia elettrica richiesta nei momenti di picco, mentre nei momenti di minor richiesta la stessa energia verrebbe impiegata per ripompare l’acqua nel bacino idrico e continuare così il ciclo. In questo modo la cittadina di Boottrop, legata per decenni al carbone, continuerebbe a fornire energia al Paese, stavolta da fonti rinnovabili.

L’Energiewende in Germania

È la transizione energetica tedesca, che punta ad aumentare la quota di energia rinnovabile sul consumo finale di energia (elettricità, riscaldamento e trasporti) all’80 per cento entro il 2050, con passaggi intermedi del 35 per cento nel 2025 e del 55-60 per cento entro il 2035. Nel 2016, secondo i dati forniti dall’Agenzia nazionale per l’energia rinnovabile, la quota di rinnovabili ha toccato il 31,7 per cento, con un incremento dello 0,2 per cento rispetto all’anno precedente. Quota che ha permesso di evitare l’emissione di 158,8 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti.

Da sottolineare comunque che il grosso dell’energia tedesca, ovvero il 40,3 per cento, proviene dal carbone (17,2 per cento) e dalla lignite (23,1 per cento), mentre un’altra buona fetta (13,1 per cento) viene dal nucleare. Sta di fatto che la crescita degli investimenti nelle rinnovabili nel panorama tedesco cresce stabilmente, almeno dal 2000: solo lo scorso anno nel solare, eolico, biomasse e nel geotermico, sono stati investiti 14,2 miliardi di euro.

 

Fonte: http://www.lifegate.it/

Secondo il Wwf sono 11 i Paesi ad avere una la strategia di riduzione delle emissioni al 2050. La migliore è quella francese, mentre l’Italia non ha ancora formulato la sua proposta.

Sono 11 su 28 gli Stati dell’Unione europea che hanno consegnato una strategia di riduzione delle emissioni al 2050 e che la Ue richiedeva entro il 2015. I Paesi che hanno risposto all’appello sono: Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lituania, Paesi Bassi, Portogallo e Regno Unito. Non classificata, tra gli altri, l’Italia che, invece di presentare la sua strategia di decarbonizzazione, ha consegnato a Bruxelles una bozza della Strategia energetica nazionale (Sen). A tracciare il quadro è il progetto MaxiMiseR finanziato dal Programma LIFE-UE per l’European Policy Office del Wwf.

I motivi per cui molti Paesi non hanno presentato la propria strategia sono vari, dalla mancata capacità di definire una propria strategia di decarbonizzazione, alla mancanza di tempo per riuscire a individuare un percorso efficace o la non volontà politica a pianificare a lungo termine. È evidente, rileva lo studio, che i Paesi non si sono sentiti in obbligo di presentare la documentazione entro il 2015, ma ora il tempo stringe e restano solo 33 anni per pianificare delle strategie di riduzione delle emissioni che abbiano senso e siano efficaci, soprattutto se confrontate con le strategie energetiche per petrolio e carbone che generalmente si riferiscono a un arco di 35-45 anni. Gli 11 piani strategici analizzati dal Wwf sono molto differenti tra loro, sia per impostazione sia per priorità. Tuttavia è stato possibile tracciare una sorta di classifica assegnando specifici punteggi per ogni parte del documento.

La strategia a lungo termine della Francia ha segnato la performance più alta nella classifica del Wwf, con un punteggio superiore del 78 per cento, seguita dal Regno Unito con il 71 per cento. Il punteggio complessivo della Francia deriva dalle sue basse emissioni e dall’obiettivo di riduzione del 75 per cento entro il 2050. All’altra estremità della scala si posiziona Cipro che ha raggiunto il 25 per cento, perché di fatto ha presentato solo una bozza della sua strategia di riduzione. In generale le strategie hanno rilevato il miglior punteggio per quanto riguarda a trasparenza, l’accesso ai dati e ai documenti. Sono invece carenti relativamente al coinvolgimento degli stakeholders, a normative che prevedano strategie e obiettivi di lungo termine e al dettaglio di come verranno attuati i piani.

Italia “non classificata”

L’Italia ha presentato come Strategia di decarbonizzazione al 2050 la Strategia energetica nazionale (Sen) al 2020, approvata nel 2013 di concerto dal ministero dello Sviluppo economico e dal ministero dell’Ambiente, senza avallo né del governo né del parlamento. “Le strategie di decarbonizzazione per il 2050 e oltre sono la spina dorsale delle politiche climatiche dell’Unione europea: il fatto che manchino diverse vertebre, alcune delle quali determinanti, è preoccupante”, ha commentato Imke Lübbeke, Responsabile Clima ed Energia dell’European Policy Office del Wwf.

Una buona strategia per ridurre le emissioni dovrebbe essere in linea con gli obiettivi climatici previsti dall’Accordo di Parigi: ossia dovrebbe essere una strategia applicabile, trasparente e sviluppata in collaborazione sia con le imprese sia con la società civile.

“L’Italia non ha ancora chiarezza di obiettivi e di percorso per il 2050, e questo impedisce l’adozione di politiche davvero conseguenti da subito. Quel ‘non classificato’ dovrebbe essere uno stimolo, per il governo e il parlamento, perché mettano da subito in campo una visione e una strategia di decarbonizzazione a lungo termine”, ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf Italia.
Gli investimenti per una transizione energetica che abbia come obiettivo la riduzione delle emissioni di CO2 hanno periodi di ammortamento lunghi, per questo è necessario avere una visione di lungo periodo (2050) altrimenti si rischia di non trovare gli investitori disponibili a investire su nuovi progetti o di sprecare molto denaro.

 

Fonte: http://www.lifegate.it/

Le Agenzie europee dell’ambiente riunite per discutere di inquinamento dell’aria e di prevenzioni dalle catastrofi naturali.

Un recente studio condotto da Ispra in collaborazione con l'Istituto per la Conservazione e il Restauro dei Beni (Iscr) mostra che, solo a Roma, circa 3.600 monumenti di pietra calcarea e 60 opere di bronzo sono a rischio di deterioramento e che la perdita di materiale a causa dell'inquinamento dell'aria a Roma è stimato tra 5,2 e 5,9 micron l'anno per il marmo e tra 0,30 e 0,35 micron l'anno per il bronzo. Recentemente, uno studio eseguito su cinque monumenti inclusi nella World Heritage List dell'Unesco, situati in diverse città europee, ha evidenziato una diminuzione complessiva del deterioramento, pari al 50% negli ultimi 30 anni, a seguito di miglioramento della qualità dell'aria, facilitato dalla Convenzione Unece (United Nations Economic Commission for Europe) sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero.

L'impatto degli inquinanti atmosferici sui monumenti di valore storico-artistico, approfondito da un rappresentante dell'Ispra, è solo uno dei temi che è stato trattato nel corso dei due giorni dedicati alla 28° riunione plenaria dell'Epa (Environment Protection Agencies) Network, la rete europea che riunisce i direttori delle agenzie nazionali per la protezione dell'ambiente e delle istituzioni pubbliche equivalenti. Gli altri argomenti discussi nel corso delle due giornate sono le modalità con cui le agenzie ambientali europee possono sostenere le Nazioni Unite per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals), le differenze tra il monitoraggio ambientale a livello nazionale e quello internazionale, lo sviluppo e le metodologie per il sistema di monitoraggio e reporting ambientale.

L'incontro, presieduto dal direttore generale dell'Ispra Stefano Laporta, è organizzato dall'Ispra e si tiene alla presenza di 30 organizzazioni ambientali di tutta Europa, del ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti, del vicesindaco di Roma Luca Bergamo e del direttore generale per l'ambiente della Commissione Europea Daniel Calleja Crespo. "Le Agenzie europee per la protezione dell'Ambiente hanno un compito fondamentale nell'attuazione delle politiche green del futuro. Il lavoro più complesso che spetta loro è definire meccanismi di misurazione degli impegni degli Stati per raggiungere gli obiettivi ambientali concordati alla Cop21", ha detto il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti. "A Parigi si è proceduto con la definizione di obiettivi dal basso, cioè dalle scelte autonome di ciascun Paese che definisce i suoi contributi nazionali. Questo richiede uno sforzo attuativo di carattere scientifico: occorre dunque individuare metodi inattaccabili per rendere comparabili azioni e interventi molto diversi, misurare progressi e battute d'arresto. Compito delle agenzie è svolgere ricerca ambientale innovativa e anticipatoria. Epa Network, con le nostre agenzie per la protezione dell'ambiente, potrà dare un contributo decisivo, confermando la leadership europea nell'impegno per la tutela delle risorse naturali del pianeta".

Altro tema discusso è stato il ruolo delle Agenzie rispetto alla riduzione dei rischi legati ai disastri naturali (terremoti, incendi, frane, alluvioni) in relazione agli obiettivi di sviluppo sostenibile e alle misure che possono contribuire alla implementazione e al raggiungimento di tali obiettivi. In Italia nel 2016 abbiamo assistito a 4.793 incendi che hanno interessato 47.929 ettari di superficie, di cui il 45% costituita da boschi, +15% di superficie percorsa da incendi rispetto al 2015 (Fonte: Corpo Forestale dello Stato). Per ciò che riguarda frane e alluvioni, le aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata ammontano a 23.929 km2, pari al 7,9% del territorio nazionale. La superficie complessiva delle aree a minore pericolosità e le aree di attenzione per frana è invece pari a 58.275 km2 (19,3% del territorio nazionale). Le aree a pericolosità idraulica media, ossia le aree che possono essere inondate con tempo di ritorno fra 100 e 200 anni, ammontano a 24.411 km2 (8,1% del territorio nazionale). La popolazione a rischio frane e alluvioni è pari a 7.146.923 abitanti, dei quali oltre 1 milione vive in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata e quasi 6 milioni in zone a pericolosità idraulica media. (Fonte: Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio, Ispra)
Istituita nel 2003, l'Epa Network si è man mano allargata fino a includere i capi delle agenzie ambientali dei Paesi Ue e non-Ue (tra cui Svizzera, Norvegia e diversi Paesi balcanici). Il network opera in stretta cooperazione con la direzione generale Ambiente della Commissione Europea e con altre reti.

 

Fonte: http://www.e-gazette.it/

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