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Dalla Apple di Cupertino al quartier generale della General Electric di Boston. Gli edifici a energia solare che proiettano l’architettura nel futuro

Il solare è ormai a portata di tutti, soprattutto delle archistar che si stanno sbizzarrendo a realizzare futuristici edifici a energia solare e sempre più sostenibili, proponendo una nuova estetica che cambierà il volto delle città. Nei prossimi due anni, potremo ammirare alcuni dei più grandi progetti di edifici che integrano il fotovoltaico non solo nel tetto ma anche nelle facciate.

 

Lo “Spaceship”, il quartier generale di Apple

La splendida nuova sede di Apple a Cupertino, in California, produrrà oltre 16 megawatt di energia grazie ai pannelli installati sul tetto. Costata 5 miliardi di dollari, questa gigantesca struttura circolare soprannominata “Spaceship” verrà inaugurata ad aprile e ospiterà 12 mila dipendenti. Nel campus saranno presenti anche celle a biogas che produrranno 4 megawatt di energia e altri 130 megawatt saranno generati dal vicino impianto solare “First Solar”. Oltre alle rinnovabili, Apple sta completando l’opera inserendo elementi di design sostenibile e creando percorsi per gli amanti della mountain bike e del jogging. Il campus di 708.200 mq sarà occupato per l’80 per cento dal verde grazie a 2.500 nuovi alberi che saranno piantati per creare un bosco che conterà oltre 7 mila piante. “Stiamo costruendo una nuova sede che, a mio avviso, sarà l’edificio più verde del pianeta. Sarà un centro per l’innovazione”, ha detto Tim Cook, il CEO di Apple.

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Il “Sol invictus” di Melbourne

Il nuovo grattacielo da 60 piani che sta per essere costruito a Melbourne offrirà ai futuri residenti un’esperienza completamente nuova: energia autoprodotta, rinnovabile e sempre a disposizione. Per raggiungere il loro obiettivo, gli architetti di Peddle Thorp hanno progettato l’edificio con una facciata avvolta da celle solari per catturare il maggior irradiamento solare da est a ovest, delle turbine eoliche sul tetto, un sistema di accumulo a batteria, il tutto con un design sostenibile. L’edificio sarà completato nei prossimi tre-quattro anni.

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Il “Solar veil” di General Electric

Il nuovo quartier generale di General Electric a Boston si affaccerà sul Fort Point Channel della città e si distinguerà da tutti gli altri edifici per una sorta di “velo solare”, una struttura posta sull’edificio come un drappo e composta da listelli solari che permetteranno alla luce di passare ma non prima che sia rimbalzata sulle loro superfici fotovoltaiche. L’edificio sarà pronto anche a reagire agli effetti dei cambiamenti climatici, è prevista infatti la costruzione di un piano terra rialzato e di sistemi innovativi che permetteranno all’edificio di superare le criticità che potrebbero verificarsi con l’innalzamento del livello del mare. Il progetto prevede l’utilizzo di due vecchi magazzini di mattoni che verranno ristrutturati, la creazione di giardini pensili e la piantumazione dell’area con nuovi alberi. Per incoraggiare l’uso dei mezzi pubblici, della bicicletta o degli spostamenti a piedi, la multinazionale ha deciso di creare solo 30 posti auto a fronte degli 800 dipendenti attesi. Quando l’edificio sarà completato nel 2018, diventerà probabilmente uno degli edifici più verdi degli Stati Uniti.

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La “Gigafactory” di Tesla

La Gigafactory aperta da Tesla, inaugurata nel giugno 2014 poco lontano da Sparks in Nevada, nel 2018 raggiungerà la piena capacità nella produzione di batterie immettendo nel mercato annualmente più batterie agli ioni di litio di quante ne siano state prodotte nel mondo nel 2013. Fulcro dell’impero dell’auto elettrica, la Gigafactory non è solo il più grande edificio del mondo per spazio fisico occupato (509.904 mq di fabbrica), ma anche un impianto net-energy, che quindi utilizzerà solo energia proveniente da fonti rinnovabili. Il progetto della fabbrica di Elon Musk, ha escluso a priori la realizzazione di tubature per il gas per costringere a immaginare una realtà che facesse affidamento solo sulle fonti rinnovabili. Attualmente l’intero tetto è realizzato con pannelli solari, installati anche sulle vicine colline. A completare le esigenze energetiche della fabbrica ci pensa un impianto geotermico e l’installazione di turbine eoliche.

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La Copenhagen International School

La Copenhagen International School in Danimarca avrà pareti ricoperte da 12mila piastrelle solari colorate che produrranno la metà dell’energia– circa 300 megawattora all’anno – necessaria alle attività della scuola. Una volta terminati i lavori, nel 2017, la scuola potrà vantare la più grande facciata solare del mondo. Nel tentativo di coinvolgere i 1.200 studenti nel progetto, la scuola ha integrato i percorsi di studio con approfondimenti legati al solare. Questo permetterà agli studenti di monitorare la produzione di energia in tempo reale ed utilizzare l’esperienza nello studio della fisica e della matematica.

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Fonte: http://www.lifegate.it/

E' disponibile per il download la Newsletter AS Solar relativa al mese di Febbraio 2017.

 

Per scaricarla clicca QUI.

E.ON sta per lanciare un servizio innovativo che permetterà agli utenti di salvare l’elettricità eccedente autoprodotta con il fotovoltaico in un portafoglio virtuale, per poi utilizzarla in seguito con diverse applicazioni. Così le utility cercano di salire sul treno dei mercati energetici diffusi.

BitCoin dell’energia, comunità solari, reti elettriche intelligenti con sistemi di accumulo e gestione attiva della domanda, piattaforme digitali per lo scambio di dati. La generazione energetica distribuita può assumere tante forme e nomi diversi, secondo le esperienze che stanno maturando in alcuni paesi, dagli Stati Uniti alla Germania, passando per l’Australia (vedi QualEnergia.it per una panoramica di questi progetti).

Il modello di produzione elettrica centralizzata, con grandi impianti alimentati dai combustibili fossili, è messo sempre più in difficoltà dallo sviluppo delle tecnologie pulite. Così le utility, da un lato, cercano di conservare lo status quo, difendendo il possesso delle infrastrutture convenzionali (reti e centrali termoelettriche), dall’altro iniziano ad aprirsi alle novità. A fare scuola, per molti aspetti, è il caso tedesco con il trio-polio esercitato da E.ON, RWE, EnBW.

Proprio dal colosso tedesco E.ON sta per essere lanciata un’iniziativa dedicata a chi possiede un impianto fotovoltaico domestico. Con il servizio SolarCloud, infatti, gli utenti potranno “salvare” quantità illimitate di energia solare in un portafoglio elettrico virtuale, per poi attingere a questa riserva nel momento in cui c’è bisogno, ad esempio per fronteggiare un picco di consumi. Il servizio partirà in Germania da aprile. Nella fase iniziale sarà abbinato alla soluzione di storage residenziale Aura, sviluppata con Solarwatt, ma l’obiettivo è creare un sistema più ampio, che permetta alle persone di “abbattere le barriere” delle forniture tradizionali, come sostiene la compagnia.

L’utente, in questa visione più democratica e partecipativa, potrà produrre, consumare e vendere ai vicini la propria energia, contando su un mix di tecnologie: impianto FV, batterie di accumulo, software avanzati per conteggiare l’elettricità eccedente immessa in rete e valorizzarla sotto forma di crediti virtuali. E.ON sta studiando i prossimi passi. Ad esempio, la possibilità di sfruttare il portafoglio della “nuvola” per ricaricare l’auto a zero emissioni quando si è lontano da casa, o cedere il surplus energetico autoprodotto dai pannelli fotovoltaici agli abitanti di uno stesso quartiere.

Sempre in Germania non si può dimenticare il progetto della SonnenCommunity, partito nel 2015 su iniziativa del più grande produttore tedesco di batterie residenziali. L’idea che regge queste comunità è creare delle centrali elettriche virtuali, costituite da migliaia di piccoli impianti e sistemi di storage. Nel caso di Sonnen ci sono anche impianti rinnovabili più grandi e si pensa in futuro d’includere dispositivi centralizzati di accumulo.
Produttori e consumatori quindi possono scambiarsi energia sulla rete “intelligente” (smart grid), utilizzando piattaforme digitali che riescono a gestire in tempo reale una varietà di parametri: domanda e offerta di elettricità, relativi prezzi, disponibilità delle singole batterie.

In poche parole il “dare” e “avere” per ogni utente interconnesso. Questa potrebbe essere la nuova rivoluzione dell'energia.

 

Fonte: http://www.qualenergia.it

Dodicimila piastrelle colorate per la facciata solare del Copenhagen International School che producono il 50 per cento dell'energia necessaria
 

Le pareti della Copenhagen international school, in Danimarca, sono state ricoperte da 12mila piastrelle solari colorate che lo rendono uno dei più grandi impianti fotovoltaici integrati negli edifici al mondo. La variopinta facciata solare è in grado di produrre 300 megawattora di elettricità all’anno, coprendo la metà del fabbisogno energetico della scuola.

Un pannello che si colora riflettendo la luce

Oltre a essere un’ottima soluzione energetica, la facciata solare installata sulle pareti della scuola ha ridefinito lo stile dell’edificio che ora è diventato un’opera architettonica. Le piastrelle fotovoltaiche riprendono il colore verde mare, famoso in Danimarca per essere proprio quello che contraddistingue il simbolo per eccellenza di Copenhagen: quello della Sirenetta di Andersen che, dal molo di Langelinje, dà il benvenuto ai visitatori della capitale. Un colore insolito, frutto di un complicato processo di produzione sviluppato dal Politecnico federale di Losanna.
L’interferenza della luce produce il colore. È un effetto che si osserva nelle bolle di sapone, sulle ali di alcune farfalle e nello strato di olio sulla superficie dell’acqua. Si chiama effetto iride che crea un arcobaleno su uno strato molto sottile. “Abbiamo utilizzato lo stesso principio e l’abbiamo adattato per il vetro”, ha detto Jean-Louis Scartezzini, responsabile di Solar energy and building physics laboratory (LESO-PB).
Un approccio che a parole sembra facile, in realtà riuscire a controllare la luce riflessa dai pannelli solari in modo da produrre un solo colore, senza ridurre l’efficienza energetica è una vera sfida. Ci sono voluti 12 anni perché i ricercatori di Losanna mettessero a punto la nuova tecnologia. Alla fine, il team di ricerca è riuscito a sviluppare dei sottilissimi filtri che, applicati direttamente su pannelli di vetro, sono in grado di determinare quali lunghezze d’onda della luce dovranno riflettersi come colore visibile, mentre il resto della luce viene assorbito dal pannello solare e convertito in energia. Senza aggiungere pigmenti nei materiali di costruzione, le piastrelle sono così in grado di apparire rosso mattone o blu royal, di acquisire sfumature dall’oro al verde o di assumere il famoso verde mare scelto dalla Copenhagen international school.

Il restauro degli edifici in chiave di efficienza

I vecchi edifici, costruiti in periodi storici poco attenti al tema energetico, sono una parte molto consistente del patrimonio edilizio europeo e il loro recupero è oggi tema molto discusso a livello europeo. In media, si calcola che il tasso di ristrutturazione degli edifici nell’Unione è pari a circa l’1 per cento l’anno. Questo significa che per il rinnovamento degli edifici europei ci vorrebbero circa 100 anni. Per accelerare il processo di rinnovamento che, oltre ai benefici legati al risparmio di energia eviterebbe di riversare nell’atmosfera tonnellate di anidride carbonica salvaguardando l’ambiente e la salute dei cittadini, l’Europa ha creato l’iniziativa Climate-KIC. Lo scopo è di mettere in rete università e imprese per sviluppare tecnologie innovative per l’efficienza energetica e creare materiali da costruzione che permettano di decarbonizzare gli edifici.

Le pareti che si adattano alle esigenze dell’edificio

La tecnologia sviluppata dal Politecnico federale di Losanna non è l’unica in Europa che si muove sulla strada del recupero architettonico legato all’efficienza energetica degli edifici. Lo Swiss federal institute of technology di Zurigo, in Svizzera, ha sviluppato una “facciata solare adattiva” che può essere installata sulle pareti a vetro di edifici esistenti per generare elettricità. I pannelli consentono alla luce di passare all’interno dell’edificio e, quando necessario, possono essere spostati e utilizzati anche per ombreggiare.

Con una “seconda pelle”, le vecchie case possono diventare neutral-energy

All’University of Technology di Delft, in Olanda, si sta testando una tecnologia che si comporta come una seconda pelle. L’innovazione consiste nell’utilizzare dei materiali prefabbricati da installare sugli edifici senza svuotarli ma lasciando che le persone continuino a lavorare e vivere al loro interno. La prima applicazione di questa tecnologia è stata realizzata ricostruendo una copia di una villetta a schiera degli anni sessanta, dimostrando come anche queste case, costruite con vecchie tecnologie ad alto consumo di energia, possono diventare efficienti a tal punto da raggiungere la parità del bilancio energetico.

 

Fonte: http://www.lifegate.it

Grandi impianti solari possono diventare opere architettoniche e ingegneristiche di rilevanza ambientale ed estetica
 
Grandi impianti solari possono trasformarsi in opere architettoniche e ingegneristiche non solo funzionali e utili ma anche belle. E così, un parco solare può diventare un’attrazione turistica e mettere in moto, oltre ai posti di lavoro e allo sviluppo dell’economia legati all’energia pulita, anche altre attività, come quella turistica, che non hanno nessuna evidente connessione con il settore delle rinnovabili. Di seguito alcuni dei progetti che più di altri si sono distinti per aver saputo legare la necessità di ottenere energia pulita sfruttando il sole e il rispetto per l’ambiente, realizzando impianti che sono stati comunemente definiti “belli”.
 
L’impianto fotovoltaico di Disney in Florida
 
Quando Disney decide di costruire il proprio parco solare non può non farlo a modo suo. L’impianto solare attualmente in fase di costruzione riprende la faccia iconica del più famoso dei suoi personaggi: Mickey Mouse. Un impianto da 5 MW e 48 mila pannelli che fornisce energia elettrica al Walt Disney World e al vicino Reedy Creek Improvement District.
 
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L’impianto solare dell’aeroporto di Chattanooga nel Tennessee
 
Situato all’angolo sud-ovest dell’aeroporto di Chattanooga, questo impianto solare da 2,1 MW è stato costruito su uno spazio non utilizzabile per scopi aeronautici. Il complesso solare mette insieme due parchi solari: da un lato 3.948 pannelli solari che generano 255 watt per pannello e, dall’altro, altri 3.542 pannelli da 310 watt ciascuno. Insieme, i due impianti riescono a produrre l’85 per cento circa dell’intero fabbisogno energetico dell’aeroporto. Obiettivo dell’Autorità aeroportuale è di arrivare a installare 3 MW, in questo modo l’aeroporto diventerebbe energeticamente autonomo e carbon neutral.
 
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Planta solar in Spagna
 
L’impianto Planta Solar è formato da due impianti a concentrazione solare che riprendono, nel loro disegno, la forma della foglia di loto: Planta solar 10 e Planta solar 20. Situato a Sanlúcar la Mayor, in Spagna, quando è stato costruito, il complesso vantava la più potente torre di energia solare al mondo, record che ha resistito fino al 2014 quando in California è stato realizzato l’Ivanpah Solar Power Facility. Il Planta Solar 20” il più grande dei due impianti, produce 48 megawatt all’anno, sufficienti per alimentare 10 mila abitazioni.
 
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La centrale fotovoltaica californiana Topaz Solar
 
Se lo si guarda dall’alto, il Topaz solar che copre parte di Carrizo Plain nel sud della California, ricorda la grafica retrò del vecchio Tetris dei videogiochi. È composto da 9 milioni di moduli fotovoltaici a film sottile estesi su 1900 ettari, una delle più grandi centrali fotovoltaiche al mondo. Entrato in funzione nel 2014, con i suoi 550 megawatt produce elettricità sufficiente ad alimentare circa 180 mila case. Secondo alcuni calcoli fatti dalla Nasa, grazie a questo impianto, ogni anno si evita di disperdere nell’atmosfera 407 mila tonnellate di anidride carbonica, equivalente a togliere 77 mila automobili dalla strada.
 
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Il Crescent dunes solar nel Nevada
 
Il Crescent dunes solar è un impianto solare a concentrazione da 110 megawatt. Completato a fine 2014 e situato nel deserto alle porte di Las Vegas. La sua costruzione ha inizialmente suscitato polemiche perché, nella prova di avvio generale, la sua enorme potenza ha creato non pochi problemi alla fauna locale. In seguito ricercatori e tecnici sono riusciti a risolvere i problemi che si erano manifestati così che è tornato ad essere apprezzato per il suo contributo in termini di energia pulita oltre che per l’avveniristica struttura architettonica che lo contraddistingue.
 
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Il cuore della Nuova Caledonia
 
Non è ancora stato costruito ma sicuramente, una volta ultimato, diventerà il più bel parco solare al mondo. Ispirato alla Heart of Voh, un’area vicina che ha la naturale forma di cuore ed è popolata da una vegetazione di mangrovie. Il cosiddetto “Cuore della Nuova Caledonia” verrà realizzato nell’isola di Grand Terre, la più grande della Nuova Caledonia, nell’Oceano Pacifico sud-occidentale. Al termine dei lavori, i suoi 7.888 pannelli saranno in grado di fornire energia pulita a 750 case, risparmiando circa 2 milioni di tonnellate di emissioni di anidride carbonica durante la sua vita stimata in 25 anni.
 
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Il Kagoshima Nanatsujima giapponese post fukushima
 
Nel sud del Giappone, a Kyocera, si trova l’impianto solare più grande del Giappone. Una centrale che con una capacità di 70 megawatt alimenta circa 22 mila case giapponesi. Dopo il disastro nucleare di Fukushima, questo progetto da 280 milioni di dollari americani rappresenta lo sforzo del Giappone a investire nell’energia pulita e rinnovabile. Il Kagoshima Nanatsujima non si distingue per essere futuristico o originale: ad esserlo è piuttosto la sua storia. È infatti uno dei pochi impianti solari aperti al pubblico: offre visite guidate e mostre scientifiche. Al suo interno è stata allestita una sala di osservazione circolare da cui i visitatori possono osservare l’impianto ma da cui possono anche godere del panorama che, da una parte, guarda alla baia di Kagoshima e, dall’altra, al vulcano Sakurajima, attirando così diversi turisti. È un modo forse insolito per far conoscere ed informare i cittadini sull’energia pulita, sui suoi benefici e sui modi utilizzati per produrla.

 

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Fonte: http://www.rinnovabili.it/

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