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Per ridurre il consumo energetico mondiale è necessario sviluppare tecnologie energetiche rinnovabili, innovative e a un costo sostenibile.

Un team di ricerca della Michigan State University, guidato dal Richard Lunt, professore associato di Ingegneria Chimica e Scienza dei Materiali, ha sviluppato delle nuove celle fotovoltaiche trasparenti che secondo gli scienziati, se integrate nelle finestre, potrebbero garantire la copertura di circa la metà della domanda di elettricità negli USA e ridurre drasticamente l'uso di combustibili fossili.

Si stima infatti che negli Stati Uniti ci siano da 5 a 7 miliardi di metri quadrati di superficie vetrata potenzialmente copribile con le nuove celle solari trasparenti. Se installate insieme a fotovoltaico su tetto e migliorando i sistemi di accumulo, allora potrebbe essere soddisfatta l’intera domanda di elettricità degli Stati Uniti.

Il professore Richard Lunt sottolinea che il gruppo di ricerca ha analizzato il potenziale delle celle trasparenti e dimostrato che raccogliendo solo luce invisibile, questi dispositivi hanno un potenziale simile a quello del solare su tetto, assicurando ulteriori funzionalità per migliorare l'efficienza di edifici e non solo. Lunt e i colleghi hanno infatti sperimentato lo sviluppo di un concentratore solare trasparente luminescente che, posizionato su una finestra, crea energia solare senza disturbare la vista. Il materiale sottile e plastico può essere utilizzato su edifici, finestrini delle automobili, telefoni cellulari o qualsiasi altro dispositivo con una superficie trasparente. Il sistema assorbe la luce solare utilizzando molecole organiche sviluppate da Lunt e dal suo team per assorbire le lunghezze d'onda non visibili, convertendo questa energia in elettricità, grazie a sottili strisce di celle solari fotovoltaiche.

Lunt ha commentato che le applicazioni solari altamente trasparenti stanno registrando efficienze superiori al 5%, mentre i pannelli solari tradizionali hanno un’efficienza dal 15% al 18%. Si tratta di un gap difficilmente colmabile ma le celle trasparenti hanno un grosso potenziale perché possono essere applicate su una superficie assai maggiore. Le tecnologie sulle celle solari altamente trasparenti sono oggetto di studio da soli 5 anni e il professor Lunt considera che per il momento sia stato sviluppato solo un terzo del loro potenziale globale.

 

Fonte: http://www.infobuildenergia.it

I governi europei puntano sul gas naturale come vettore della decarbonizzazione. Ma se non verrà messo al bando entro il 2035, contribuirà ad aumentare la temperatura globale di 0,6 °C

La strategia dell’Unione europea per garantire la decarbonizzazione energetica ha assegnato al gas naturale un ruolo di primo piano. Nei programmi della maggior parte degli Stati membri, Italia compresa, questa fonte fossile dovrà rimpiazzare la attuale potenza fornita dal carbone, traghettando le economie verso un futuro energetico più stabile ed ecologico. Niente di più sbagliato, avvertono oggi gli scienziati del Tyndall Centre for Climate Change Research. Friends of the Earth Europe ha commissionato al Centro un’analisi per comprendere quali possano essere gli effetti della rinnovata passione europea per il gas naturale. E le conclusioni del report “Natural Gas and Climate Change” mettono in guardia, senza mezzi termini, governi e decisori politici: se entro il 2035 questa fonte non verrà eliminata, l’UE mancherà completamente l’obiettivo dell’accordo di Parigi.

Centinaia di progetti sul gas naturale pronti ad essere finanziati

Esecutivo e Stati membri la pensano molto diversamente, come dimostrano i nuovi “progetti di interesse comune” (PCI) per l’infrastruttura energetica europea. Nell’ultima lista di Bruxelles erano stati approvati 77 progetti per il gas naturale (TAP compreso), a cui sono ovviamente riservate facilitazioni autorizzative e nuovi finanziamenti. L’ultima lista di proposte, che deve ancora essere approvata, ne contiene addirittura 100.
Numeri che mostrano il “buon lavoro” svolto in questi anni dall’industria del gas: un recente rapporto ha stimato che il comparto, solo nel 2016, ha speso più di 100 milioni di euro e ha impiegato più di 1.000 lobbisti per promuovere in Europa il gas come un combustibile fossile relativamente pulito.

Emissioni, verso un drastico cambio di rotta

Affinché l’Europa possa mantenere l’impegno preso con il Paris Agreement è necessario un serio cambio di passo. Cominciando con un programma di mitigazione delle emissioni assolute ad un tasso minimo del 12 per cento l’anno. Mantenendo invariati gli attuali livelli di emissioni, infatti, il budget UE di carbonio per i 2°C sarà esaurito in meno di nove anni. E qualsiasi ritardo o tentennamento in tal senso non farà altro che rendere più faticosa l’azione negli anni successivi. L’impegno necessario va ben oltre quanto promesso da Bruxelles nel NDC (“Nationally Determined Contribution”) e nel pacchetto energia pulita per tutti, ossia ridurre del 40% le emissioni  di gas serra entro il 2030. “Considerando sia le emissioni di CO2 che di metano, diventa un imperativo per tutte le politiche attuare un programma per eliminare urgentemente l’uso del gas naturale e di altri combustibili fossili in tutta l’UE”.

 

Fonte: http://www.rinnovabili.it/

La “verde” Germania che ospita la Cop23 sul clima conta ben sei centrali a carbone tra le dieci più inquinanti della Ue. E nel primo semestre di quest’anno ha incrementato dell’1,2 per cento le emissioni di anidride carbonica

Prende il via a Bonn, in Germania, l’appuntamento annuale più importante per la lotta ai cambiamenti climatici: la ventitreesima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite (Cop 23) che si protrarrà fino al 17 novembre. Si tratta del primo vertice organizzato dopo l’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di voler uscire dall’Accordo di Parigi e dovrà fungere da ponte tra il lavoro fatto a Marrakech nel corso della Cop 22 e quello che sarà effettuato nel 2018 a Katowice, in Polonia quando verranno fissati i primi parametri di riferimento per l’applicazione concreta dell’intesa parigina.

Partenza in salita

Ma si parte subito in salita dopo gli ultimi dati dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) che ha lanciato l’allarme contro l’innalzamento “pericoloso” delle temperature. Le concentrazioni di diossido di carbonio nell’ambiente, responsabili dei cambiamenti climatici, hanno raggiunto infatti un nuovo record nel 2016: “L’ultima volta che la Terra ha conosciuto un livello di anidride carbonica simile fu tra i 3 e i 5 milioni di anni fa: la temperatura allora era tra i 2 e i 3 gradi superiore a quelli odierni e i livelli del mare da 10 a 20 volte al di sopra di quelli attuali”, riporta l’agenzia nel rapporto sullo stato dei gas serra presentato a Ginevra nei giorni scorsi. l livello della CO2 nell’aria è passato dai 400 ppm (parti per milione) del 2015 ai 403,3 ppm dell’anno successivo. Le cause, si legge nel bollettino, sono dovute a “una combinazione di attività umane e a una forte presenza di El Niño”. Nonostante la soglia di sicurezza da non superare sia stata fissata a 350 ppm, secondo gli esperti, anche se smettessimo di immettere anidride carbonica da oggi, ci vorrebbero decine di anni per scendere al di sotto del livello critico.

Gli studiosi lanciano l’allarme

Secondo la ong internazionale di scienziati del clima, Climate Central, le principali metropoli costiere del mondo, come Miami, Shanghai, Rio de Janeiro, Alessandria d’Egitto, Osaka, rimarranno sommerse dal mare se il clima farà salire le temperature di 3 gradi sopra il livello pre-industriale. Un simile aumento porterebbe, infatti, a un innalzamento del livello marino di 2 metri, per lo scioglimento dei ghiacci polari. Si tratta di un’ipotesi tutt’altro che peregrina secondo l’Onu, che potrebbe verificarsi nel 2100 se non si aggiorneranno gli obiettivi di decarbonizzazione presi a Parigi. Qualche giorno fa, infatti, l’Unep, l’agenzia dell’Onu per l’ambiente, ha reso noto che gli impegni presi nel 2015 permetteranno solo un terzo della riduzione dei gas serra giudicata necessaria per raggiungere gli obiettivi del contenimento del riscaldamento entro i 2 gradi.

Per il nostro paese, a fare i calcoli su cosa potrebbe significare non prendere le giuste decisioni, ha pensato Legambiente: “Dal 2010 a oggi sono 126 le città colpite in Italia da allagamenti, trombe d’aria, eventi estremi con impatti sulla vita e la salute dei cittadini”, sottolinea l’associazione nelle sue osservazioni al Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, diffuse in occasione del primo anniversario dell’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi. Mentre per quanto riguarda le ondate di calore un’analisi condotta su over 65 ha evidenziato che “i decessi attribuibili a tale fenomeno nel 2015 sono stati 2.754 nelle 21 città analizzate, pari al 13% di tutti i decessi registrati nel periodo estivo”.

Non solo. Il riscaldamento globale potrebbe creare 20 milioni di profughi climatici nell’Africa sub-sahariana nei prossimi vent’anni, che finirebbero per dirigersi verso l’Europa, secondo una ricerca della ong ambientalista britannica Environmental Justice Foundation (EJF), citata dal quotidiano britannico The Guardian.

I tedeschi “paladini dell’ambiente” hanno sei centrali a carbone tra le prime dieci più inquinanti d’Europa

È in questo quadro che i circa 25 mila rappresentanti, provenienti da 195 nazioni del mondo si incontreranno nella ex capitale tedesca che dista soli 60 chilometri dalla città tedesca di Neurath sede di una centrale elettrica da 4,4 gigawatt che brucia lignite per produrre energia elettrica, e distribuisce nell’aria 33 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno. Si tratta del secondo impianto più inquinante dell’Ue. Il primo per la cronaca, è la centrale di Belchatow in Polonia. Ma nelle prime dieci figurano ben sei di centrali tedesche: oltre a Neurath anche Niederaussem al terzo posto, Janschwalde al quarto e Boxberg al quinto. E ancora Weisweiler al settimo e Lippendorf al decimo.

Il caso tedesco dimostra come sia complicato portare avanti autentiche politiche verdi e piani ambiziosi: se anche uno dei paesi più ricchi del mondo, autoproclamatosi tra i più ecologici del pianeta grazie al futuro divieto di combustibili fossili e al nucleare in nome della “Energiewende”, la “transizione energetica” verso le rinnovabili conta ben sei centrali tra le dieci più inquinanti d’Europa, il segnale che si invia da Bonn rischia di essere errato.

Se guardiamo alle emissioni, ancora di più la Germania rischia di essere l’esempio del divario che esiste tra promesse e risultati:  le emissioni di anidride carbonica del paese sono aumentate dell’1,2 per cento nel primo semestre di quest’anno, con incrementi provenienti da lignite, gas e carburanti per i trasporti, in particolare diesel, secondo quanto segnalato da alcuni think tank tedeschi ad agosto. E ciò mette a rischio il traguardo autoimposto da Berlino di ridurre le emissioni del 40% entro il 2020, visto che nel 2016 il paese si è attestato al 27,6%. In sostanza, la più grande economia europea ha trovato il passaggio verso le rinnovabili più difficile e costoso per varie ragioni politiche e tecniche. Mancano, ad esempio, linee di trasmissione verso i centri industriali del sud per l’energia eolica prodotta per lo più a nord. L’approvvigionamento di energia eolica, solare e idroelettrica, inoltre, aumenta e diminuisce in funzione delle condizioni meteorologiche, e la tecnologia per immagazzinarla è ancora in fase iniziale. Il carbone, al contrario, è una fonte economica e abbondante per la produzione di energia elettrica di riserva, soprattutto in paesi con settori minerari forti come la Germania. Senza dimenticare che la decisione di Berlino di chiudere le centrali nucleari senza emissioni, che rappresentavano un quinto del fabbisogno energetico, sulla scia del disastro nucleare di Fukushima in Giappone nel 2011, ha aggravato ulteriormente il fabbisogno di carbone.

Per l’Ue si tratta di un motivo in più per impegnarsi visto che tra un paio di giorni, potrebbe arrivare l’accordo tra istituzioni europee sul nuovo assetto del mercato delle emissioni (Ets), con l’obiettivo di tagliarle del 43% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005, colpendo i principali settori industriali.

 

Fonte: http://energiaoltre.it/

Mantenere la giusta temperatura in casa assicura benefici all'ambiente e alla salute e garantisce risparmi in bolletta

Già dal 2016 caldaie e scaldabagni tradizionali hanno lasciato il passo a sistemi di ultima generazione che garantiscono un risparmio energetico e un minor impatto ambientale. Si tratta di caldaie con una nuova classificazione energetica stabilita dall’UE attraverso una direttiva chiamata Ecodesign che, già in passato, aveva cambiato la regolamentazione degli elettrodomestici. Secondo questa nuova normativa, i prodotti che potranno essere installati dovranno riportare la classificazione da A+ a G (per le caldaie) e da A a G (per gli impianti che garantiscono acqua calda sanitaria).

Il risparmio di energia è uno dei punti cardine fissati per puntare alla salvaguardia ambientale. E in questo panorama in cui devono esserci, da parte degli utenti, accortezze e interventi mirati, rientra anche il mantenimento della giusta temperatura in casa, soprattutto nei mesi più freddi. Anche questo fattore, infatti, contribuisce in larga scala a ridurre l’inquinamento ambientale. La temperatura ideale da mantenere in un appartamento varia a seconda degli ambienti e delle ore del giorno o della notte.

Capire come funziona una pompa di calore è importante per comprendere come si realizza il risparmio energetico, che produrrà un conseguente e piacevole risparmio anche sulle bollette. Questi impianti a energia rinnovabile prelevano l’energia termica dall’esterno e la liberano nell’ambiente interno, sotto forma di aria per il riscaldamento e di acqua per la produzione di acqua calda sanitaria e sono inoltre dotati di un sistema che permette il raffrescamento. Una pompa di calore utilizza dunque un’energia gratuita, ecologica e rinnovabile che viene attinta dal suolo, dall’acqua e dall’aria, ed è per questo che consente una reale riduzione dei consumi di energia e delle emissioni di CO2.

In quest’ottica è necessario anche capire quali sono le temperature ideali che si devono mantenere in casa per garantire un risparmio economico e la salvaguardia della nostra salute. Interviene, a tal proposito, addirittura l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che rintraccia nei 21°C la temperatura ottimale da tenere in casa. Ci sono ambienti che consentono, però, o al contrario, obbligano, a temperature diverse. In una cucina, infatti, ambiente diversamente riscaldato anche attraverso il funzionamento di forno e fornelli, la temperatura ideale da mantenere può arrivare anche a 18°. Il soggiorno, l’ambiente dove tutta la famiglia trascorre in media la maggior parte del tempo, è consigliabile una temperatura che si aggiri intorno ai 20°C. La zona notte, invece, richiede che la temperatura venga abbassata fino ai 16°C e questo per una mera tutela della salute perché, in quell’ambiente, temperature del genere scongiurano il rischio di diversi disturbi. Questo anche nel caso di presenza di neonati o bambini che quando si trovano in ambienti troppo caldi sono soggetti a disturbi respiratori.In questo caso, quindi, la temperatura deve aggirarsi intorno ai 20-22° C di giorno e ai 18-19°C di notte.

Fondamentale è mantenere anche il giusto livello di umidità, importantissimo per la tutela della nostra salute. Il tasso di umidità che si deve mantenere in un ambiente domestico si aggira intorno al 40-50%.  La corretta temperatura e umidità, infatti, permette al nostro corpo di sviluppare le giuste difese immunitarie e di evitare più facilmente il rischio di malanni, prime fra tutte le patologie respiratorie. Impediscono inoltre la formazione delle muffe, deleterie per la nostra salute.

Proprio in previsione di un adeguato mantenimento della temperatura negli ambienti domestici, le pompe di calore si adattano al fabbisogno termico dell’abitazione, in base al quale è possibile decidere quale sia la modalità di funzionamento di una pompa più adatta.

Le pompe di calore producono energia per tutto l’anno e, oltre alla gestione ottimale del calore, garantiscono anche notevoli vantaggi economici che si traducono in un risparmio sulle bollette che può arrivare fino al 60%.

 

AS Solar distribuisce un'ampia gamma di pompe di calore a marchio Panasonic e Ariston adatte a soddisfare il fabbisogno termico di ogni tipo di abitazione.

 

Fonte: http://www.infobuildenergia.it/

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