News & Eventi

In un recente report Greenpeace ha stilato una classifica delle aziende del settore Information Technology più attente ai consumi di energia e all’utilizzo di fonti rinnovabili.

Il settore IT consuma 7% dell’elettricità globale. È da qui è partita Greenpeace per una indagine su questa tipologia di aziende, analizzate in base al loro approccio con i consumi di energia e l’utilizzo di energie rinnovabili.
Far funzionare dispositivi, server e infrastrutture legate ad internet richiede un notevole consumo energetico e poiché si prevede un ulteriore incremento del traffico Internet entro il 2020 anche il fabbisogno di energia per questo comparto tenderà a crescere. Il passaggio alle energie rinnovabili da parte di queste aziende digitali è quindi quanto mai necessario.

Greenpeace USA, nel suo report “Clicking Clean” ha realizzato una classifica delle aziende più green, comparando le performance energetiche delle compagnie leader del settore IT e valutando il loro livello di utilizzo di fonti rinnovabili. Nell’indagine è stato incluso anche il grado di trasparenza delle singole aziende in merito alle proprie politiche o scelte energetiche.

Le aziende IT più green

Facebook, Google e Apple sono state le prime ad impegnarsi ad utilizzare le rinnovabili e hanno fatto da apripista ad altre venti compagnie del settore, ricevendo da Greenpeace il riconoscimento di compagnie informatiche più green. La quota di energia “pulita” utilizzata è pari all’83% per Apple, al 67% per Facebook e al 56% per Google.

Apple, per il terzo anno di fila, si conferma l’azienda del settore digitale con le minori emissioni di CO2 e quella che ha fatto l’uso migliore di energia rinnovabile, investendo ad esempio in energia solare in Cina già dal 2015. L’azienda si propone di ridurre le proprie emissioni partendo da cinque aree principali: manifattura, uso dei prodotti, attrezzature, trasporto e riciclaggio. I prodotti sono realizzati per avere la maggiore efficienza energetica possibile, così da non dover essere ricaricati troppo spesso. Il sistema operativo del Mac, solo per fare un esempio, mette in automatico l’hard disk in stand-by e fa funzionare il processore a bassa intensità, quando il lavoro dell’utente è meno intenso, così da risparmiare energia. Anche il 93% degli loro uffici, store e data centre presenti nel mondo utilizzano solo energia rinnovabile. La Apple sta poi cercando di rivedere le proprie politiche di riciclaggio e di spedizione. In particolare nella produzione sono state individuate le due aree in cui si può ridurre il consumo di energia: la produzione di materiali grezzi e l’elettricità impiegata.
Nel 2015 la compagnia ha anche avviato un programma per aiutare i suoi partner internazionali a ridurre il proprio uso di energia e a consumare energia pulita per i propri processi. Anche a questo scopo la Apple ha realizzato in Cina un impianto solare FV da 200 MW e ne ha avviato un altro in Mongolia da 170 MW. L’azienda sta poi lavorando con i suoi fornitori per installare nei prossimi anni altri impianti di energia rinnovabile per una potenza pari a 4 GW, di cui due solo in Cina, probabilmente entro il 2020. Riguardo ai prodotti, l’azienda ha compreso ad esempio che modificando l’alluminio presente negli iPhone, si possono ridurre ulteriormente le emissioni e, nello specifico, usando alluminio fuso grazie all’elettricità da fonte idroelettrica.

Facebook, dal suo canto, punta entro il 2018 a svolgere la metà delle sue operazioni con energia pulita, per arrivare quanto prima al 100% da rinnovabili. L’azienda nel 2015 ha avviato in Texas la realizzazione di un immenso data centre, il Fort Worth Data Center, funzionante esclusivamente con le rinnovabili, che prevede di ampliare con nuovi edifici a basso consumo energetico nei prossimi anni.

Terzo posto sul podio delle aziende IT eco-friendly spetta a Google, che peraltro è stata già dal 2012 la pioniera nel settore riguardo all’utilizzo di fonti rinnovabili, soprattutto negli States. Oggi genera elettricità per i propri consumi grazie ad impianti per circa 1.850 MW, gran parte potenza da fonti rinnovabili. L’azienda ha annunciato che entro il 2017 i fabbisogni energetici di tutti i suoi uffici e data centre saranno soddisfatti esclusivamente da rinnovabili. Il colosso della rete è oggi uno dei principali acquirenti di energia pulita, avendo acquistato solo nel 2015 il 44% della propria energia da produttori di energia solare ed eolica. Nel 2016 ha acquistato l’energia prodotta da altri 236 MW di nuovi impianti eolici installati in Norvegia e Svezia, per un totale di 500 MW di impianti presenti solamente in Europa.

Le aziende che non hanno recepito questo cambiamento

Alcune compagnie del settore su questo aspetto sono invece in forte ritardo. È il caso dei colossi Amazon e Netflix.

Nonostante le numerose promesse fatte da Amazon sul suo impegno di consumare elettricità verde, l’azienda manca ancora di trasparenza riguardo le proprie scelte energetiche, oltre al fatto che si sta sviluppando maggiormente in paesi che utilizzano energia da fonte fossile.

Male anche il settore “video streaming”, che è ormai uno dei veicoli di traffico dati maggiori della rete. Nel 2015 ha rappresentato il 63% del traffico Internet globale e nel 2020 si prevede possa raggiungere l’80%.
La sola Netflix, grazie ai suoi account, ha già raggiunto un terzo del traffico internet totale degli Stati Uniti, diventando, accanto a Facebook, Apple e Google, uno dei pilastri della galassia Internet, quindi potenzialmente in grado di influenzare l’opinione pubblica anche in materia energetica. Quest’azienda, in rapida espansione soprattutto in Asia, nel 2015 aveva annunciato di controbilanciare le emissioni di anidride carbonica dai propri processi produttivi. Ad oggi però non ha fornito i dettagli su come questo obiettivo potrà essere raggiunto. Sembra si stia limitando a comprare solo crediti per compensare le sue emissioni, ma non risultano investimenti in impianti di produzione energetica a fonti rinnovabili.

IT report Greenpeace

Fonte: http://www.qualenergia.it/

Gli Emirati Arabi costruiranno il più grande impianto solare al mondo, oltre 1 GW di potenza

La società giapponese Marubeni costruirà e gestirà quella che sta per diventare una delle più grandi centrali solari del mondo. Con una capacità di circa 1,18 gigawatt, l’impianto che vedrà la luce ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, sarà più potente di un reattore nucleare.

La nuova centrale solare sarà costruita nella parte orientale di Abu Dhabi, nel deserto, e occuperà una superficie di 7,8 chilometri quadrati ottenuti in prestito dal governo locale. Una scommessa che ha il sapore della sfida considerate le difficoltà tecniche che un impianto del genere può incontrare in un ambiente inospitale come il deserto. Ed è appunto per questo che la JinkoSolar, società cinese che produce pannelli fotovoltaici, doterà i pannelli solari dell’impianto con una specifica tecnologia che consentirà di produrre energia in modo stabile, a prova di tempeste di sabbia. Obiettivo di Marubeni e dei suoi partner è quello di accendere l’impianto già nel 2019 e vendere l’energia elettrica prodotta grazie al sole nei successivi 25 anni.

Secondo quanto riferisce il quotidiano giapponese Nikkei, la giapponese Marubeni parteciperà alla costruzione della nuova centrale solare negli Emirati Arabi sostenendo il 20 per cento dei 100 miliardi di yen (868 milioni di dollari) necessari all’impresa. Un altro 20 per cento dei costi sarà pagato dalla JinkoSolar, mentre il rimanete 60 per cento delle spese sarà a carico dell’utility locale, la Abu Dhabi Water & Electricity Authority.

La lista dei paesi che si sono convertiti al solare e hanno o stanno costruendo importanti centrali alimentate dal sole va via via allungandosi. Il solare si sta facendo strada in molti paesi del Medio Oriente, dove l’irradiamento solare è molto forte e rende gli impianti molto efficienti. Di pochi giorni fa è la notizia della costruzione in Israele di un impianto a concentrazione solare alimentato da 50.600 pannelli solari, disposti su una superficie di 3 chilometri quadrati intorno a una torre alta 250 metri, la più alta mai costruita nel mondo fino a oggi. Ma gli esempi di centrali solari si stanno diffondendo in tutto il mondo, dall’India dove a fine dell’anno scorso è entrata in funzione la più grande centrale solare fotovoltaica al mondo che fornirà elettricità a 300mila abitazioni, al Nevada, negli Stati Uniti, dove si sta progettando la costruzione di un impianto solare a concentrazione da 2 gigawatt di potenza, al Cile dove entro la fine di quest’anno, nel mezzo del deserto di Atacama, sarà completato un impianto che garantirà 110 megawatt di energia termosolare accoppiati ad altri 100 megawatt di energia fotovoltaica prodotta da 392 mila pannelli.

 

Fonte: http://www.lifegate.it

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, la Pianura Padana è una delle aree più inquinate dell’intero continente europeo

I dati diffusi dalla Oms, in quello che è considerato il più dettagliato studio finora mai condotto sull’argomento, lasciano senza parole. I giornali di tutto il mondo hanno ripreso la notizia: il 92% delle persone sul globo, cioè oltre 9 persone su 10, respirano aria troppo inquinata, aria che danneggia la loro salute respiro dopo respiro. I morti che ne conseguono sono milioni, uccisi da solfati, nitrati e carbone che penetrano in minuscoli corpuscoli nel nostro corpo, fino a ucciderlo. I danni peggiori li subiscono, si sa, vecchi, bambini e donne gravide.

La nostra stampa, come detto, riporta la notizia generale, dall’Ansa ai siti più letti, senza tuttavia entrare nello specifico di quella che per noi dovrebbe essere la vera notizia, di interesse pubblico. Cioè  che siamo proprio noi ad avere l’aria peggiore di tutta l’Europa occidentale, nessun angolo del nostro Paese può vantare zone “verdi”, cioè pulite, come invece possono vantare Francia, Spagna e soprattutto Gran Bretagna e Paesi scandinavi, che non a caso portano avanti da molti anni politiche coraggiose. Tutto il nostro Paese è avvolto da una nebbia killer, mentre la Pianura Padana raggiunge i livelli record analoghi a quelli rilevati ad esempio in Cina e India.

Considerando anche l’Europa dell’Est, una situazione analoga si trova solamente nel sud della Romania e nel nord della Serbia.
Scozia e Irlanda se la passano molto bene, come anche parti del sud della Francia e della Spagna, mentre stessa cosa non può dirsi per nessun luogo d’Italia. Conseguenza logica del disinteresse della stampa, delle mancate politiche a riguardo, e della nostra misera cultura in merito.

Eppure, come ha dichiarato Maria Neira della Oms, “L’inquinamento dell’aria è oggi il peggiore rischio ambientale per la salute, responsabile della morte di una persona su 9”. Se questo è il dato generale, chissà cosa potrebbe uscirne isolando la nostra condizione, quella – appunto – del Paese più inquinato dell’Europa Occidentale. “L’inquinamento dell’aria continua a crescere – ha continuato Neira – e compromette le economie e la nostra qualità di vita. Si tratta di un’emergenza sanitaria”.

Come sottolinea anche la Cnn, le peggiori zone del mondo sono: il Pacifico Occidentale, l’area del Mediterraneo, i Paesi sub-sahariani e il Sudest asiatico.

Eppure la stampa nostrana non mette accento sulla nostra condizione, evitando persino di citare l’Italia, ma parlando genericamente di un grosso problema mondiale. Di conseguenza non si muove l’opinione pubblica e non si muove la politica. Perché? Perché l’argomento non “tira” e non tira perché è sconosciuto. Ma se questo studio porta nuovi dati, la notizia in sé non è certo nuova, specie nelle sue conseguenze. I morti da PM10 e PM2,5, in Europa, si concentrano nel nostro Paese. Da molti anni è così, e sono stati, già nel 2012, 85mila gli italiani che hanno perso la vita per questo motivo.

 

Fonte: https://www.wired.it/

 

E' disponibile per il download la Newsletter AS Solar relativa al mese di Gennaio 2017.

 

Per scaricarla clicca QUI.

I dati provengono da un censimento condotto nel gennaio 2016 dal Ministero delle Infrastrutture, che prende in considerazione sia colonnine a ricarica veloce che a ricarica più lenta

In Italia ci sono 1.700 colonnine pubbliche per la ricarica elettrica di mezzi. I dati provengono da un censimento del Ministero delle Infrastrutture del gennaio 2016,  fatto in collaborazione con utilities, case automobilistiche e costruttori di colonnine, i cui dati sono contenuti nel testo depositato in Commissione Ambiente alla Camera, in risposta ad un'interrogazione sulla mobilità sostenibile presentata da Ermete Realacci,  Presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera e membro della direzione del Partito Democratico.

Secondo la mappa, i 1.700 punti sono quelli a uso pubblico e di "tipo lento-accelerato"; più in dettaglio, per esempio, Firenze ha circa 250 punti di ricarica, Roma 200, Milano e hinterland 120. Nel corso del 2017, di legge ancora nel rapporto, verranno installati altri 700 punti di ricarica.

I punti di ricarica veloce sono solo 10, mentre 300 sono le colonnine pubbliche di tipo 'lento' destinati solo ai veicoli leggeri e 48 i punti di ricarica Tesla. Sono poi stati individuati circa 2.000 punti di ricarica in aree private ma con accesso aperto al pubblico. Le stime non tengono in considerazione i punti di ricarica per il solo uso privato. 

 

Fonte: http://www.e-gazette.it

Cerca