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Per la prima volta nella storia nel 2016 il sistema elettrico britannico ha prodotto più energia elettrica da eolico che da carbone

Nell’anno appena concluso le centrali eoliche del Regno Unito hanno generato più elettricità delle centrali a carbone, un fatto mai successo prima nella storia elettrica britannica. Nel 2016 sono state chiuse tre centrali a carbone contribuendo così a far precipitare la produzione elettrica da carbone al 9,2 per cento: un dato così basso non si registrava dal 1932 ed è ben al di sotto del 22,6 per cento del 2015. La produzione eolica è rimasta stabile nel 2016 e si è fermata all’11,5 per cento.

Negli ultimi anni nel Regno Unito la produzione elettrica da carbone è scesa ai minimi storici e si è attestata su livelli pari a quelli di ottanta anni fa. Nel mondo, le rinnovabili e il gas sono destinate a sostituire il carbone. Nell’ultimo rapporto annuale dell’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) sugli scenari energetici globali, si calcola che entro il 2040 il gas naturale, ma soprattutto l’eolico e il solare sostituiranno il carbone.

Di anno in anno il carbone sta perdendo terreno e diventando sempre più antieconomico. L’impegno del governo britannico si sta spostando verso altre fonti energetiche, eolico e solare in particolare. A fine 2015, il governo si impegnò ad abbandonare entro il 2025 le vecchie centrali a carbone, a favore di centrali a gas e nucleare. Nel 2016 ha annunciato che le energie rinnovabili – solare, eolico e idroelettrico – avevano fornito al paese un quarto dell’energia, a cui va aggiunta la quota data dal nucleare (21 per cento). L’energia rinnovabile ha continuato a crescere anche nel 2016 e il giorno di Natale ha registrato un nuovo record: ben il 40 per cento della domanda elettrica è stata soddisfatta da parchi eolici e centrali a biomasse.

Non solo il Regno Unito ma anche altri paesi stanno abbandonando il carbone. Il parlamento dei Paesi Bassi ha approvato un documento in cui si chiede al governo di adottare un obiettivo del 55 per cento nella riduzione delle emissioni di CO2 entro il 2030. Il Canada entro il 2030 uscirà dal carbone con l’obiettivo di arrivare a coprire il 90 per cento della domanda energetica con fonti sostenibili di energia. Dall’altra parte del mondo, la Cina ha bloccato la costruzione delle centrali a carbone e ha chiuso un migliaio di miniere. Stessa decisione dell’India che ha vietato la costruzione di nuove centrali a carbone, fatta eccezione per quelle già in costruzione, a partire dal 2022. Il governo di Nuova Delhi punterà su eolico e solare.

Fonte: http://www.lifegate.it

Stop ad un centinaio di nuove centrali a carbone. 47 erano già in costruzione. Entro il 2020 110 GW di nuova potenza installata proverrà da rinnovabili.

Continua la transizione energetica della Cina, che da maggiore consumatore di carbone per la produzione di energia, punta a diventare leader nel mercato dell’energia rinnovabile. Lo dimostra l’ultima mossa dell’Amministrazione nazionale dell’energia che ha deciso di interrompere la costruzione di 104 nuove centrali a carbone. Lo stop riguarderà 13 province sparse in tutta la Cina, per un totale di 120 GW di nuova potenza installata. 47 centrali a carbone erano già in costruzione, per un totale di 54 GW.

La decisione è stata presa anche in base al nuovo piano quinquennale del governo per quanto riguarda la produzione di energia in Cina: quest’ultimo limita infatti la capacità installa a 1100 GW, invece dei 1250 previsti precedentemente. Espansione che comunque continuerà, dato che oggi la Cina ha 920 GW di capacità installata alimentata a carbone. Numeri che mettono comunque il gigante cinese ai primi posti per produzione energetica da fonti fossili (gli Stati Uni hanno 305 GW installati, in Italia ci sono ancora 12 centrali operative).

La caduta del carbone in Cina è iniziata già alla fine del 2013, registrando una riduzione del 1,5 per cento nel biennio 2014-2015. Lo scorso novembre furono almeno 30 le nuove centrali chiuse ancor prima di essere costruite, mentre è previsto che siano chiuse almeno un migliaio di miniere, sempre in territorio nazionale. Complice indubbiamente un calo nella produzione industriale da una parte e un surplus di offerta dall’altra, il carbone ha iniziato la sua discesa. Senza dimenticare gli enormi problemi che il paese di trova ad affrontare nei confronti dello smog e dell’inquinamento atmosferico, in particolare nelle grandi città. Inquinamento che ha portato il Governo a decidere per la chiusura temporanea di molte centrali.

Ma il piano quinquennale prevede anche una decisa spinta nei confronti delle energie rinnovabili. Entro il 2020 la Cina prevede di installare 130 GW di nuova potenza, in particolare proveniente da solare ed eolico. Un investimento di circa 340 miliardi di euro che dovrebbe portare alla creazione di 13 milioni di posti di lavoro. Entro il 2020 il 27 per cento della produzione energetica provverrà da rinnovabili, mentre il 55 per cento sarà alimentato ancora carbone.
Sta di fatto che, dal momento della ratifica dell’Accordo di Parigi, sembra che la Cina abbia deciso di intraprendere un’azione decisa per ridurre le emissioni di CO2 e rispettare gli impegni presi: mantenere le temperature globali al di sotto dei 2 gradi centigradi. A ricordarlo è stato lo stesso presidente Xi Jinping, durante il suo intervento al World Economic Forum di Davos, “tutti i firmatari devono rispettare gli accordi”. Il destinatario del messaggio non può che essere solo uno.

Fonte: http://www.lifegate.it

Con la chiusura delle centrali nucleari francesi in Italia potrebbero riaprire due vecchie centrali a carbone.

La chiusura di un terzo delle centrali nucleari francesi, il freddo e l’aumento della domanda europea di elettricità sono i fattori che hanno portato il ministero dello Sviluppo economico italiano a rinviare la procedura di chiusura e smantellamento di alcune vecchie centrali a carbone e a disporne la riapertura temporanea.

Il provvedimenti interessa due centrali termoelettriche a carbone di Enel, quella di Genova “Lanterna” e quella di Bastardo in Umbria, e la centrale a gas A2A di Chiasso.
Dopo la scoperta di un’anomalia nel “cappotto” di cemento che doveva proteggere il reattore nella centrale nucleare in costruzione a Flamanville, in Normandia, le autorità parigine hanno disposto il fermo di 21 reattori francesi su 58. Ma intanto le temperature si sono abbassate di tre gradi rispetto alla media stagionale in tutto il paese, così, dopo un vertice d’emergenza con le aziende elettriche tra cui l’EdF convocato dal ministro dell’ambiente Segolene Royal, la Francia ha deciso di far fronte alla carenza di energia elettrica – che il paese transalpino produce al 75% grazie al nucleare – tagliando le esportazioni e incrementando le importazioni dall’estero. Una situazione che ha determinando squilibri a livello europeo nel sistema di import ed export elettrico.

Il Ministero  italiano ha avvisato Enel di bloccare lo smantellamento previsto di “Lanterna”, storica centrale a carbone di Genova che si affaccia sul porto. Anche se l’impianto non verrà riacceso immediatamente, il governo ha avvisato di mantenerlo in stand-by, intanto le forniture di carbone stanno già arrivando. Ovviamente la decisione ha spaccato in due i cittadini liguri: da una parte la rete degli ambientalisti capitanati dal Wwf secondo i quali si tratta di “una scusa che non regge perché nel Nord Italia ci sono moltissime centrali a gas a ciclo combinato, più efficienti e meno impattanti dal punto di vista sanitario e ambientale”. Esulta invece una parte della manovalanza portuale perché, seppur in modo temporaneo, ciò creerebbe nuovi posti di lavoro nella centrale e una nuova ondata per l’indotto del carbone trasportato via mare.

Un’esportazione più alta di energia elettrica e nuovi posti di lavoro: una manna dal cielo per l’economia italiana? In realtà no. L’aumento della domanda ha fatto crescere i prezzi dell’elettricità in vari paesi d’Europa, fatta eccezione per la Germania dove le rinnovabili hanno permesso di lasciare la situazione invariata. In Italia il costo unitario dell’energia in bolletta è salito dello 0,9%, valore che potrebbe addirittura crescere se in Francia le cose non tornassero presto alla normalità.

 

Fonte: http://www.lifegate.it

20 anni di successi per i moduli fotovoltaici campioni di efficienza della serie HIT.

Panasonic ha appena annunciato che in ottobre festeggerà 20 anni di produzione dei moduli fotovoltaici originali HIT ad alta efficienza. Dal debutto nel 1997 del suo modulo fotovoltaico ad alta efficienza brevettato, Panasonic ha prodotto oltre 18 milioni di moduli HIT, offrendo energia sostenibile a privati, aziende ed enti pubblici di tutto il mondo.

I successi ottenuti confermano che l'esclusiva tecnologia a eterogiunzione Panasonic è uno dei pilastri dell'innovazione ad alta efficienza nel mercato globale dell'energia solare. Le pionieristiche celle a eterogiunzione Panasonic impiegano una combinazione di tecnologie solari monocristalline e amorfe per offrire maggiore energia, affidabilità imbattibile e straordinaria qualità del prodotto.

"Panasonic è davvero orgogliosa di celebrare il 20° anniversario di produzione del Modulo fotovoltaico HIT", ha affermato Kazuhiro Yoshida, Direttore di Panasonic Solar Systems Business Unit. "Quando abbiamo cominciato a produrre questa tecnologia brevettata il nostro obiettivo era quello di creare un mondo migliore e velocizzare la quanto mai necessaria adozione globale di energia pulita. Ora, anche dopo 20 anni, ci sentiamo più che mai responsabili del raggiungimento di questo obiettivo e compiremo tutti gli sforzi necessari per andare oltre i confini tecnologici dell'efficienza di conversione dell'energia fotovoltaica".   

In vent'anni di produzione, i moduli fotovoltaici HIT hanno superato diversi record mondiali in materia di efficienza solare. Nel 2014, la cella a eterogiunzione originale Panasonic divenne la prima cella solare cristallina a infrangere la barriera del 25% di efficienza per le celle di dimensioni ridotte, ponendo le basi per livelli più elevati nella generazione di energia solare. L'ultimo record superato, risalente allo scorso marzo ad opera del team di ricerca e sviluppo, è stato il raggiungimento del 23,8% di efficienza del modulo, il valore di conversione del modulo più alto al mondo al momento del comunicato.

HIT ha consentito inoltre a Panasonic di esplorare numerose iniziative volte a migliorare l'applicazione e la generazione di energia solare, tra cui veicoli, navi mercantili e luci portatili a energia solare per un mondo in continua evoluzione. Questa tecnologia è stata concretamente impiegata nella città intelligente sostenibile (SST, Sustainable Smart Town) di Panasonic a Fujisawa, in Giappone, che conta circa 10.000 abitanti. La città a zero emissioni di nuova creazione si trova circa 40 miglia a sud di Tokyo. Yokohama diventerà presto la seconda città intelligente sostenibile, la costruzione è già in corso.

L'attuale portafoglio di moduli HIT Panasonic comprende le soluzioni a pannelli solari più complete al mondo, con pannelli di diverse dimensioni  per offrire una scelta ancora più ampia e la flessibilità di ottenere la massima quantità di energia possibile dai propri impianti.

AS Solar è distributore ufficiale dei moduli fotovoltaici Panasonic HIT, clicca QUI per visualizzare la gamma completa.

 

Fonte: https://eu-solar.panasonic.net/it/

L'obiettivo del piano #greenlight riguarda non solo la riduzione dei consumi, ma anche il miglioramento della sicurezza

Via libera del consiglio di amministrazione di Anas al progetto #greenlight, che si pone l'obiettivo di ridurre i consumi energetici per l'illuminazione nelle gallerie della rete stradale di competenza.

Il progetto, per un investimento complessivo pari a circa 155 milioni di euro, prevede la sostituzione dei corpi illuminanti obsoleti con Led di ultima generazione con regolazione puntuale e monitoraggio dei consumi. L'obiettivo del piano #greenlight riguarda non solo la riduzione dei consumi e la migliore gestione degli impianti di illuminazione, ma anche l'innalzamento dei livelli di sicurezza all'interno delle stesse gallerie, potenziando la visibilità e la qualità di diffusione delle luci artificiali.

Su un numero complessivo di 1.300 gallerie in gestione, Anas ha individuato 708 gallerie su cui intervenire prioritariamente con il piano #greenlight. Le gallerie interessate dagli interventi di efficientamento energetico sono presenti su tutto il territorio nazionale, in particolare nelle nuove macro-aree Anas: 39 in Sardegna; 49 in Sicilia; 92 nel Nord Ovest; 65 nel Nord Est; 145 al Centro; 112 nell'area Tirrenica; 89 nell'area Adriatica; 117 in Calabria.

“L’Italia - ha spiegato il presidente di Anas, Gianni Vittorio Armani - per la sua particolare orografia, è il paese europeo con il più alto numero di gallerie che ora potranno contare anche su sistemi di illuminazione moderni ed efficienti. Il piano #greenlight - ha sottolineato Armani - è un importante investimento, che dimostra non solo una nuova attenzione e sensibilità ai temi dell’ambiente e del risparmio delle risorse energetiche, ma anche un ulteriore concreto impegno di Anas nel migliorare i livelli di sicurezza”.

 

Fonte: http://www.e-gazette.it

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