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Nei primi 6 mesi del 2017 in Costa Rica il fabbisogno energetico è stato soddisfatto quasi esclusivamente dalle fonti rinnovabili.

Il Costa Rica, paese dell'America Centrale situato tra Nicaragua e Panama, da ormai parecchio tempo è considerato un paese virtuoso che ha investito molto nelle energie rinnovabili con l'obiettivo di arrivare a coprire il proprio fabbisogno energetico completamente con fonti green.

Il Centro Nazionale di Controllo dell’Energia costaricano (CENCE) in un comunicato ha annunciato che il paese ha stabilito un nuovo importante traguardo, infatti nel periodo gennaio-giugno 2017 il Costa rica ha prodotto il 99,35% di elettricità esclusivamente da fonti rinnovabili.

Si tratta di una cifra record che, come evidenziano i dati pubblicati dall’Istituto Costaricano di Elettricità (ICE), supera ogni risultato mai registrato negli ultimi trenta anni.Già nel 2016 era stato raggiunto il record di utilizzo di rinnovabili, il paese infatti lo scorso anno ha coperto per 250 giorni il proprio fabbisogno di elettricità con la produzione di energia proveniente da un mix di fonti pulite come eolica, termica, solare e idrica, grazie alla guida dell’Istituto Costaricano di Elettricità (ICE).

Nei primi 6 mesi del 2017 dei 5.575 Gigawatt prodotti, il 74,85% proviene da energia idrica, l’11,10% da energia geotermica, l’11,92% da energia eolica, l’1,47% da biomasse, lo 0,01% da energia solare e solo lo 0,65% è prodotto con supporto termico.

Il progetto del paese di essere 100% rinnovabile coinvolge anche il turismo, infatti l’Ente del Turismo di Costa Rica (ICT) ha realizzato il programma di Certificazione per il Turismo Sostenibile (CST), riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO), che intende differenziare le aziende del settore del turismo in base al loro grado di sostenibilità in termini di natura, cultura e gestione delle risorse sociali.Il programma CST valuta la sostenibilità delle strutture e assiste anche i proprietari delle aziende aiutandoli a scegliere le migliori strategie per assicurare la conservazione a lungo termine dell’ambiente di Costa Rica che vanta ben il 5 per cento della biodiversità del mondo. E' un territorio per buona parte protetto dal Sistema Nazionale di Conservazione delle Aree, che si occupa di tutelare il 26 per cento del territorio nazionale.

 

Fonte: http://www.infobuildenergia.it

Un panda gigante è la forma del nuovo impianto fotovoltaico costruito in Cina ed entrato in funzione in questi giorni. Una centrale bella da vedere ma che vuole soprattutto parlare di sostenibilità ai giovani.

La Cina, il più grande produttore di energia solare al mondo, a fine giugno ha messo in funzione un nuovo impianto solare che è già diventato il più famoso, se non il più simpatico, mai costruito prima sulla Terra. L’impianto ha la forma di un panda gigante, animale particolarmente caro ai cinesi e simbolo per eccellenza della protezione della natura.

Panda, il simbolo della protezione degli animali produce energia solare

Tra gli impianti solari più belli al mondo, oggi se ne aggiunge un altro che non sarà solo bello ma che attirerà anche la curiosità e le simpatie di molti, in particolare i più giovani. Il Panda power plant a Datong, situato nel nordest della Cina, è un impianto fotovoltaico con una capacità totale installata di 50 megawatt a forma di panda gigante. Le parti nere del panda, come le orecchie e le braccia, sono costituite da celle solari di silicio monocristallino fornite dalla cinese Xi’an Longi Silicon Materials Corp, mentre la pancia e la faccia grigia e bianca sono composte da celle solari a film sottile. Un modo originale per realizzare l’integrazione in uno stesso impianto di due tecnologie solari tra le più all’avanguardia al mondo celebrando l’animale simbolo della Cina.

Un panda solare per parlare alle giovani generazioni di energia pulita

Il Panda power plant è stato costruito nell’ambito di un accordo tra l’United Nations development programme (Undp) e la China merchants new energy (Cmne), a sostegno non solo della diffusione delle energie rinnovabili ma anche per promuovere la crescita di una coscienza pubblica sulle tecnologie rispettose dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile, nonché per incoraggiare la partecipazione dei giovani in materia di innovazione per il bene sociale.

Oltre a fornire energia elettrica pulita, il nuovo impianto fotovoltaico vuole coinvolgere i giovani in Cina e in altre parti del mondo per promuovere gli obiettivi di sviluppo sostenibile e fornire una piattaforma per sollecitare idee su come aiutare i diversi paesi ad affrontare alcune delle più difficili sfide del prossimo futuro. In quest’ottica la centrale ospiterà anche un centro di educazione e formazione per i più piccoli e gli studenti a cui spiegare il funzionamento e i vantaggi dell’energia solare.

Oltre un miliardo di tonnellate di carbone lasciate sotto terra

Il progetto complessivo del Panda power plant è molto più ambizioso e non si fermerà solo al completamento di questa prima fase. La capacità complessiva finale installata sarà di 100 megawatt, distribuiti su un’area di circa 100 ettari. Una volta completato, l’impianto di Datong sarà in grado di produrre complessivamente nei prossimi 25 anni 3,2 miliardi di chilowattora di energia pulita, risparmiando – secondo i calcoli dell’azienda costruttrice, il Panda Green Energy Group – 1.056 milioni di tonnellate di carbone e riducendo le emissioni di carbonio di 2,74 milioni di tonnellate, pari all’emissione di 73mila auto sui 25 anni.

La diffusione dei “panda solari”

Visto il successo di questo primo impianto, Panda green energy group prevede di installare in Cina altre centrali solari a forma di panda nei prossimi cinque anni. I progetti si inseriranno nelle aree “Belt and Road” ossia in quelle regioni su cui punta la strategia di sviluppo economico indicata dal Presidente cinese Xi Jinping che si concentra sulla connettività e cooperazione tra i paesi eurasiatici. Ma la società non esclude che progetti di questo tipo possano essere realizzati anche fuori dal Paese del Dragone, in altre regioni dove potrebbe essere celebrato l’animale simbolo locale: koala, rinoceronti, panda e altri animali che riempiranno di energia pulita il nostro futuro.

 

Fonte: http://www.lifegate.it

Cresce, seppur di poco, la quota di produzione di elettricità da fonti rinnovabili nel mix energetico tedesco. Ma per l'Energiewende c'è ancora da lavorare.

I primi sei mesi del 2017 hanno fatto registrare un leggero aumento della quota di elettricità prodotta da fonti rinnovabili in Germania. Quota che fa fermare l’ago della bilancia al 35 per cento nel mix energetico, con un incremento del 2,4 per cento rispetto all’anno precedente.

Lo fa sapere la Federazione tedesca delle energie rinnovabili (Bee), nel nuovo rapporto riferito al primo semestre del 2017. Un leggero incremento, lo definisce la Federazione, sottolineando in una nota ufficiale che: “soltanto con un impegno maggiore per la diffusione di fonti energetiche rinnovabili per l’energia elettrica, per il riscaldamento e il trasporto, saremo in grado di soddisfare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, e raggiungere i target richiesti dall’Ue”, ha detto Harald Uphoff,  amministratore delegato della Federazione tedesca delle energie rinnovabili . “La protezione del clima e lo sviluppo economico non devono più essere considerati come reciprocamente esclusivi”.

Elettricità da rinnovabili, tutti i numeri della Germania

Secondo i dati forniti dalla Federazione, le fonti rinnovabili in Germania hanno generato il 15,1 per cento dell’energia complessiva, crescendo seppur di poco rispetto allo stesso periodo del 2016 (14,8 per cento). Cala invece la percentuale nel settore dei trasporti, dove la fetta di rinnovabili scende al 5,1 per cento rispetto al 5,5 per cento del 2016. Per quanto concerne il riscaldamento, le fonti a basso impatto si attestano invece al 13,6 per cento, rispetto al 13,3 per cento dell’anno precedente.

Che cos’è l’Energiewende

È la transizione energetica tedesca, ovvero un graduale passaggio ad un’economia a basse emissioni di carbonio. Si tratta nello specifico di un pacchetto di misure che include l’abbandono del nucleare entro il 2022, con un taglio delle emissioni del 40 per cento rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020. Ad oggi la fonte che pesa di più nel mix energetico tedesco è certamente l’eolico, seguito dal fotovoltaico. Nel 2016 l’energia elettrica prodotta da fonti ha toccato in alcuni frangenti, il record dell’85 per cento. Quota che si avvicina a quell’80 per cento di consumo lordo entro il 2050.

 

Fonte: http://www.lifegate.it

Il nucleare americano è in crisi: 34 su 61 centrali nucleari non reggono più la competizione con il gas naturale e le fonti rinnovabili.

Oltre il cinquanta per cento delle centrali nucleari americane è in perdita. È quanto emerge da un’analisi di Bloomberg New Energy Finance (Bnef) sullo stato di salute del nucleare in America. Le perdite totali del nucleare targato Usa ammontano a circa 2,9 miliardi di dollari all’anno. Una cifra che Nicholas Steckler, analista di Bnef, ha quantificato analizzando i costi di 61 impianti nucleari presenti negli Stati Uniti.

34 impianti su 61 sono fuori mercato

Steckler ha calcolato che ogni megawattora di elettricità prodotta con il nucleare viene pagato tra i 20 ed i 30 dollari ma, mediamente, lo stesso megawattora costa alla centrale circa 35 dollari. Un equilibrio precario per i bilanci delle società che gestiscono gli impianti, per la maggior parte di proprietà di Exelon, Entergy e FirstEnergy, in particolare per le 34 centrali che sono ormai considerate fuori mercato.

Gas naturale e rinnovabili mettono in difficoltà il nucleare

Negli ultimi anni, in America e non solo, quello che doveva essere il futuro dell’energia pulita, il nucleare, sta diventando una promessa mancata. La crescita del gas naturale e delle fonti rinnovabili sono le prime cause della perdita di competitività dell’energia dell’atomo. Eolico, solare e le altre fonti pulite sono cresciute grazie soprattutto alla diminuzione dei costi delle tecnologie impiegate, dimostrando di essere capaci di sostenere la crescita delle economie mondiali e di riuscire a stare nel mercato senza l’aiuto di incentivi. Non a caso, le rinnovabili stanno attirando l’attenzione degli investitori che quest’anno potrebbero immettere nel mercato dell’energia pulita quasi 250 miliardi di dollari.

Le società del nucleare sono in difficoltà

La crescente pressione che le centrali nucleari si ritrovano a dover affrontare è confermata, in modo più o meno esplicito, dalle società proprietarie. Se Exelon non ha voluto rilasciare alcun commento, FirstEnergy ha detto di aver già dichiarato pubblicamente la mancanza di redditività dei propri impianti, rifiutando di rivelare i dettagli finanziari di ogni singola unità di produzione. Anche Entergy ha rifiutato di commentare la redditività dei suoi impianti aggiungendo però come attualmente i generatori nucleari che vendono nei mercati all’ingrosso si trovino ad affrontare sfide finanziarie causate dal calo dei prezzi e da altre condizioni di mercato sfavorevoli.

La sponda pubblica: i finanziamenti per sostenere un nucleare morente

Di fronte alla crisi sempre più soffocante del settore, molte società del nucleare stanno lavorando per trovare sovvenzioni pubbliche per sostenere le proprie attività. Oltre allo spettro della perdita di posti di lavoro che si otterrebbe con la chiusura degli impianti, per ottenere il sostegno statale le società del nucleare fanno leva sull’eventuale aumento delle emissioni di carbonio. Paul Adams, un portavoce Exelon, ha sottolineato come le misure che Stati come quello di New York e dell’Illinois stanno promuovendo sono – secondo lui –perfettamente in linea con le misure adottate per promuovere l’eolico, il solare e le altre forme di energia pulita. Insomma, il nucleare come garanzia per avere energia a zero emissioni di carbonio. Una indicazione smentita dalle analisi di Bnef: se si volesse “vincere facile” sulle emissioni, negli Stati Uniti basterebbe venissero chiusi tutti i reattori nucleari non più convenienti.

 

Fonte: http://www.lifegate.it

Il 2 agosto avremo consumato le risorse rinnovabili offerte ogni anno dal pianeta. Non avevamo mai esaurito così presto il nostro budget naturale annuale.

Stiamo correndo all’impazzata a bordo di un’automobile verso un precipizio, non vediamo l’inizio del burrone, ma sappiamo che si sta avvicinando sempre di più, inesorabilmente, e l’unico modo per evitarlo è fare una decisa inversione. Questa è, semplificando, la situazione in cui si trova la nostra specie che sta abusando delle risorse naturali prendendone più di quanto il pianeta sia in grado di offrire, e così facendo sta firmando la propria condanna, perché di alcune risorse (come l’acqua potabile, l’aria, le piante) non possiamo proprio fare a meno.

Arriva l’Overshoot day

L’umanità dispone di un “budget” di risorse naturali rinnovabili che la Terra è in grado di rigenerare nell’arco di 365 giorni. Tali risorse vengono consumate sempre più rapidamente, l’Overshoot Day (il Giorno del superamento delle risorse della Terra) è il giorno che ne indica l’esaurimento ufficiale. Quest’anno la fatidica data, calcolata dal Global footprint network (Gfn), organizzazione internazionale che si occupa di contabilità ambientale calcolando l’impronta ecologica, è il 2 agosto.

Ci servirebbero 1,7 pianeti

Secondo i calcoli del Gfn stiamo utilizzando le risorse naturali ad un ritmo 1,7 volte superiore rispetto alla capacità di rigenerazione degli ecosistemi. Per soddisfare il nostro attuale fabbisogno di risorse ci servirebbero dunque 1,7 pianeti Terra. Naturalmente ne abbiamo “solo” uno, ciò significa che attingiamo con sempre maggiore frequenza alla ricchezza naturale che spetterebbe alle generazioni future.

Overshoot day, mai così presto

Mai l’esaurimento ufficiale del capitale naturale era giunto così presto da quando, nei primi anni Settanta, per la prima volta abbiamo utilizzato più risorse di quelle che il mondo fosse in grado di offrire e rigenerare. Alla fine degli anni Novanta l’Overshoot day scattava verso la fine di settembre, progressivamente quella data è arrivata sempre prima, fino al 2 agosto di quest’anno.

Un solo pianeta è possibile

Non tutto però, sembra perduto, possiamo ancora invertire questa tendenza. “Il nostro pianeta è finito, ma le possibilità umane non lo sono, ha affermato Mathis Wackernagel, ceo di Global Footprint Network e co-creatore dell’Impronta Ecologica. Vivere all’interno delle capacità di un solo pianeta è tecnologicamente possibile, finanziariamente vantaggioso ed è la nostra unica possibilità per un futuro prospero”. Secondo Wackernagel se riuscissimo a posticipare l’Overshoot Day di 4-5 giorni ogni anno, entro il 2050 potremmo ritornare ad utilizzare le risorse di un solo pianeta.

Cosa possiamo fare per posticipare l’Overshoot Day

Ognuno di noi può contribuire direttamente, riducendo il proprio impatto ambientale, al raggiungimento di questo fondamentale obiettivo. Il Global Footprint Network ha lanciato il progetto #movethedate e suggerisce alcune azioni da intraprendere in tal senso stimando il loro impatto sulla data in cui cadrà l’Overshoot day nei prossimi anni. Lo spreco alimentare, ad esempio, è una piaga mondiale, solo in Italia ogni anno almeno dieci milioni di tonnellate di cibo ancora perfettamente commestibile finiscono al macero. Ridurre gli sprechi del 50 per cento in tutto il mondo potrebbe posticipare l’Overshoot day di undici giorni, avrebbero inoltre un impatto positivo sul pianeta un minore consumo di carne e una riduzione dell’uso di veicoli alimentati a combustibili fossili.

Che impatto hai?

Per incoraggiare le singole persone a contribuire al progetto #movethedate e a prendere coscienza della propria impronta ecologica, il Global Footprint Network ha sviluppato uno strumento che permette ad ogni utente di calcolare il proprio Overshoot day personale.

 

Fonte: http://www.lifegate.it

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