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Il 2016 è stato senza dubbio l’anno in cui un cambio di marcia verso un sistema energetico fondato sulle rinnovabili si è dimostrato possibile, anche dal punto di vista economico.

Dopo l’Accordo di Parigi sembra che il mondo, un po’ meno i governi, si sia reso conto che puntare sulle rinnovabili sia un investimento economicamente vantaggioso, oltre che necessario per contenere i cambiamenti climatici.  Ma la strada è tutt’altro che in discesa, lo evidenzia la vittoria di Donald Trump e la continua pressione delle lobby dei petrolieri che faranno di tutto per arrestare questo processo.

Ecco quindi i 10 record positivi che hanno segnato questo 2016 nel settore dell’energia dimostrano che la macchina è avviata e non si può fermare.

1 - Solare più economico del carbone
Secondo Climatescope, l’ultimo rapporto pubblicato da Bloomberg New Energy Finance, il fotovoltaico è la fonte rinnovabile più economica a livello globale e in grado di competere con le fonti fossili, soprattutto carbone e gas. L’energia elettrica prodotta da solare ha superato anche l’eolico in termini di convenienza economica. A determinare il sorpasso sono state la caduta dei prezzi dei pannelli e la crescita di nuove installazioni nei Paesi emergenti, in particolare Cina e India.

2 - L’addio al carbone di Paesi Bassi, Canada e lo stop di Cina e India
I Paesi Bassi chiudono con il carbone. Il 15 settembre il parlamento olandese ha approvato un documento in cui si chiede al governo di adottare un obiettivo del 55 per cento nella riduzione delle emissioni di CO2 entro il 2030. Un traguardo che non potrà essere raggiunto senza la chiusura di tutte e cinque le centrali a carbone attualmente in funzione nel paese.

Il Canada entro il 2030 uscirà dal carbone con l’obiettivo di arrivare a coprire il 90 per cento della domanda energetica con fonti sostenibili di energia. Inoltre, entro il 2025 il Governo federale canadese si impegnerà a utilizzare solo energia da fonti rinnovabili negli edifici pubblici federali e in quelli militari.

La Cina blocca la costruzione delle centrali a carbone e chiude un migliaio di miniere. Lo stop arriva dalle autorità cinesi, che avrebbero deciso di fermare la costruzione di almeno 30 nuove centrali a carbone, 10 di queste erano già in costruzione.

Anche l’India vieta la costruzione di nuove centrali a carbone, fatta eccezione per quelle già in costruzione, a partire dal 2022. Il governo di Nuova Delhi punterà su eolico e solare.

3 - Google consumerà solo energia rinnovabile
Google ha annunciato che dal 2017 l’intera società – data center e uffici – utilizzerà solo energia rinnovabile. Oggi il numero uno di Mountain View è il più grande acquirente di energia rinnovabile al mondo, con 2,6 gigawatt tra energia eolica e solare. Google ha investito 3,5 miliardi di dollari in circa 20 nuovi progetti di impianti sparsi nel mondo, dal Cile alla Svezia.

4 - Bill Gates & Co. investono 1 miliardo di dollari in rinnovabili
Bill Gates, Jezz Bezos, Richard Branson e Jack Ma, con un miliardo di dollari, hanno dato il via al più grande fondo di investimento in tecnologie verdi oggi esistente, il Breakthrough energy ventures fund. Il nuovo fondo, della durata di 20 anni, prevede investimenti nel settore energetico, tra cui la generazione e lo stoccaggio di energia elettrica, il trasporto, il consumo da parte del sistema industriale e agricolo e l’efficienza energetica.

5 - Il movimento Divest raggiunge quota 5mila miliardi di dollari
Gli asset di chi ha disinvestito dai combustibili fossili hanno raggiunto quota 5mila miliardi di dollari. Divest è un movimento che ha coinvolto 688 investitori istituzionali e 58.399 risparmiatori, in 76 paesi. Per contro gli investimenti nelle rinnovabili continuano a crescere, toccando i 329 miliardi di dollari, ma non solo: investitori e risparmiatori, che gestiscono complessivamente 1.300 miliardi di dollari, si sono ad oggi impegnati a disinvestire dai combustibili fossili e re-investire gli stessi capitali in fonti rinnovabili, efficienza energetica, tecnologie pulite.

6 - Efficienza energetica un mercato da 221 miliardi di dollari
Anche gli investimenti in efficienza energetica stanno aumentando. L’Agenzia internazionale dell’energia nel 2016 ha stimato che, a livello globale, lo scorso anno sono stati collocati nel mercato dell’efficienza 221 miliardi di dollari, in crescita del 6 per cento rispetto all’anno precedente. Una cifra di due terzi maggiore rispetto a quanto si è investito nella produzione di energia convenzionale e che, sulla base delle stime dell’Aie, è destinata a crescere ancora nei prossimi anni. Nel rapporto pubblicato nel 2016, l’Agenzia sostiene che l’ottimizzazione di impianti, veicoli etc. ha permesso di lasciare sotto terra 870 milioni di barili di petrolio, 205 milioni di tonnellate di carbone e 224 miliardi di metri cubi di gas naturale.

7 - In India l’impianto fotovoltaico più grande al mondo
In India, nello stato di Tamil Nadu, a sud del Paese, è entrata in funzione la più grande centrale elettrica solare del mondo, realizzata dalla società mineraria Adani Green Energy Ltd. L’impianto, da 648 megawatt che si estende su oltre mille ettari, fornirà energia elettrica a 300mila abitazioni. Per realizzarlo sono serviti 25 milioni di moduli fotovoltaici collegati a 576 inverter, 154 trasformatori e 6mila chilometri di cavi. Per riuscire a completare il progetto in soli otto mesi sono stati impiegati 8.500 lavoratori, con turni di lavoro 24 su 24, installando mediamente ogni giorno 11 megawatt. Un investimento da 679 milioni di dollari.

8 - Negli Usa il primo impianto eolico offshore
Il 12 dicembre scorso è stato inaugurato il primo parco eolico off-shore americano, il Rhode Island Block Island, nell’Oceano Atlantico, realizzato dalla Deepwater Wind. Un impianto con cinque turbine da 30 megawatt che genererà energia sufficiente a illuminare 17.000 abitazioni. Due anni di lavoro conclusi in-time e on-budget, con più di 300 lavoratori locali impiegati. Ora sono in programma altri due impianti eolici offshore, uno da 90 megawatt a Long Island, New York e un altro da 120 megawatt nel Maryland. Con Obama gli Usa hanno programmato di installare 86 gigawatt di eolico offshore entro il 2050 e ridurre le emissioni di CO2 dell’1,8 per cento.

9 - Italia prima al mondo per utilizzo di energia solare
Secondo il rapporto “Snapshot of Global PV Markets” dell’Agenzia internazionale dell’energia l’Italia si trova al primo posto nella classifica dei paesi con il maggior contributo di energia solare fotovoltaica alla domanda di energia, con un 8 per cento, seguita dalla Grecia (7,4 per cento) e dalla Germania (7,1 per cento). Il fotovoltaico sta vivendo un periodo di boom grazie alla sua crescita costante negli ultimi 10 anni: da 1,4 GW del 2005 a 16,6 GW del 2010, per arrivare ai 50 GW di oggi.

10 - In Francia inaugurata la prima strada solare
Il ministro francese dell’Ambiente Ségolène Royal ha inaugurato il 22 dicembre in Normandia il primo chilometro di strada solare, realizzato con il nuovo asfalto a base di pannelli fotovoltaici in grado di resistere agli urti e al passaggio di mezzi pesanti come i tir. Il governo francese intende ricoprire 1000 chilometri di strade con pannelli fotovoltaici nei prossimi cinque anni, per fornire energia elettrica a milioni di francesi. Un chilometro di strada “solarizzata” sarebbe in grado di produrre l’elettricità necessaria per garantire l’illuminazione pubblica di una cittadina di 5000 abitanti, mentre una volta completato, il progetto potrebbe coprire l’8 per cento della domanda di elettricità dei francesi.

 

Fonte: http://www.lifegate.it

L'Autorità impone l'adeguamento alle prescrizioni di sicurezza entro i primi mesi del 2017, altrimenti si rischia il distacco e la sospensione di tutti i benefici pubblici

In Italia ci sono oltre mille impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili, considerati non a norma dall’Autorità per l’Energia Elettrica, il Gas ed il Sistema Idrico (Aeegsi), per un totale di circa 960 mega Watt prodotti. Trattandosi, nella maggioranza dei casi, di impianti fotovoltaici o eolici che nei giorni di assenza di vento o di mancanza di sole, producono molto poco mentre in altri, invece, possono essere estremamente intensi. Questa caratteristica se non è controbilanciata da opportune apparecchiature e sistemi di sicurezza, può generare nella rete di distribuzione sbalzi di energia troppo rilevanti, che secondo l’Autorità possono comprometterne la tenuta, facendo registrare quei famigerati black-out tanto temuti nelle nostre città.

Nonostante l’Aeegsi avesse imposto a questi impianti di mettersi in sicurezza già nel 2012, ancora oggi si registra un numero elevato (1064) di “fuori legge”. L’Autorità ha quindi optato per il pugno di ferro, intimando l’adeguamento alle prescrizioni di sicurezza entro il 31 gennaio 2017 per gli impianti con potenza superiore a 50 kW, ed entro il 31 marzo 2017, per gli impianti con potenza inferiore a 50 kW.

“L’esplosione del settore degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili ha creato diverse opportunità ma anche qualche problema” dice l’avvocato Tiziana Fiorella, Associate Partner dello studio Rödl & Partner di Milano ed esperta di legislazione legata al mondo dell’energia. “Se da un lato il sistema di generazione distribuita consente una maggiore sicurezza dell’approvvigionamento energetico (in pratica è stato infranto l’oligopolio della produzione di energia elettrica), dall’altro l’allacciamento di una miriade di impianti di produzione – benché di piccola e media potenza – ha posto una sfida importante per il mantenimento della stabilità e la sicurezza della rete di distribuzione e, conseguentemente, di tutto il sistema elettrico nazionale”.

A tal fine  l’Autorità per l’Energia Elettrica, il Gas ed il Sistema Idrico (Aeegsi) ha emanato la delibera numero 84 del 2012, con la quale ha imposto a tutti gli impianti di produzione allacciati in bassa e media tensione di rispettare una serie di prescrizioni tecniche volte ad assicurare la stabilità e la sicurezza della rete di distribuzione (tra le quali spicca l’adozione di particolari interfacce che consentano al gestore di rete di disconnette l’impianto di produzione dalla rete elettrica da remoto).

Tali prescrizioni oggi diventano perentorie tanto che gli impianti ‘ritardatari’ dovranno pagare un contributo di 200 euro per le spese di sopralluogo che il gestore di rete farà per verificare che l’adeguamento sia avvenuto nei termini previsti.

Quegli impianti che non si adegueranno entro i termini, saranno immediatamente disconnessi dalla rete elettrica, quindi tutta l’energia che produrranno non potrà più essere venduta e sarà perduta.

Inoltre l’Aeegsi ha disposto che, fintantoché non si saranno adeguati alle prescrizioni di sicurezza, agli impianti venga sospeso immediatamente il riconoscimento degli incentivi o delle particolari condizioni di vendita dell’energia di cui dovessero beneficiare.

 

Fonte: http://www.infobuildenergia.it

L'energia dell'oceano potrebbe illuminare l'Europa, in modo rinnovabile. Entro il 2050 si potrebbero generare 400mila posti di lavoro.

L’Europa vuole investire sulle energie rinnovabili, oceaniche. Questo è quanto rivela un recente articolo del quotidiano britannico Guardian che spiega come questa spinta innovativa dovrebbe assumere la forma di un fondo di investimento da 250 milioni di euro, da impiegare in prestiti e garanzie a favore delle società che presenteranno progetti innovativi per la produzione di energia rinnovabile derivata da onde e maree. Il denaro dovrebbe essere messo in campo dall’Unione europea e dagli Stati che ne fanno parte per favorire le aziende che vorranno impegnarsi nel settore, che a oggi risulta scarsamente sviluppato.

“Si tratta di un piano ambizioso per la realizzazione di energia oceanica in Europa”, ha spiegato Karmenu Villa, commissario europeo per l’Ambiente. Rémi Gruet, amministratore delegato del gruppo leader Ocean energy europe, ha chiarito che questa mossa dovrebbe andare a colmare il divario oggi esistente tra istituti di credito avversi al rischio d’investimento e pubbliche amministrazioni, che hanno budget limitati. La società inglese Carnegie wave energy è riuscita recentemente a ottenere un finanziamento di 9,6 milioni di euro per la realizzazione del primo progetto inglese di energia rinnovabile derivata dal moto ondoso. La distribuzione commerciale dell’energia partirà nel 2021.

Circa la metà delle aziende che lavora nel settore delle energie rinnovabili oceaniche ha oggi sede in Europa: stando ai dati riportati dal Guardian, il mercato potrebbe generare un introito di 653 miliardi di euro entro il 2050, con un valore di mercato annuo pari a circa 53 miliardi di euro. Quattro progetti, attualmente in fase di creazione, potrebbero fornire 1.5GW di capacità energetica, generando fino a 400.000 posti di lavoro.

Fonte: http://www.lifegate.it

Il gigante di Mountain View ha annunciato che dal 2017 l'intera società, data center e uffici compresi, utilizzerà solo energia rinnovabile.

L’annuncio campeggia sul blog ufficiale di Google, dove Urs Hölzle, senior vice president technical infrastracture, scrive: “Sono entusiasta di annunciare che nel 2017 il 100% dell’energia utilizzata da Google per le sue operazioni a livello mondiale verrà da fonti rinnovabili, inclusi i data center e gli uffici”.

Ogni video caricato su Youtube, ogni ricerca effettuata, necessità di potenza di calcolo. Di conseguenza ha bisogno di energia elettrica. “Oggi – continua Hölzle – siamo il più grande acquirente di energia rinnovabile al mondo, con 2,6 gigawatt tra energia eolica e solare”. Interessante il paragone, perchè si tratta di “più del doppio rispetto ai 1.21 gigawatt che ci sono voluti per inviare Marty McFly nel futuro”.

Sul piatto Google ha messo 3,5 miliardi di dollari di investimenti su circa 20 nuovi progetti di impianti sparsi nel mondo, dal Cile alla Svezia. Gli altri due terzi finiranno negli Stati Uniti. “Nel corso degli ultimi sei anni, il costo dell’energia eolica e di quella solare sono scesi rispettivamente del 60 e dell’80 per cento, dimostrando che le rinnovabili stanno diventando sempre più un’opzione a basso costo”.

Ciò non significa che l’intero gruppo funzionerà esclusivamente con energia solare o eolica, ma che tutte le operazioni interne saranno alimentate con energia rinnovabile. Se si tiene conto che, secondo alcune fonti, il totale dei data center nel 2015 ha consumato il 3 per cento dell’intera fornitura di energia elettrica nel mondo (circa 416 T Wh), è evidente come l’incremento della richiesta e di investimenti da parte di grandi gruppi dell’IT come Facebook, Apple, Microsoft e appunto Google, sia determinante per lo sviluppo delle nuove tecnologie e la riduzione dell’impatto di tutta la rete.

“La scienza ci dice che la lotta contro il cambiamento climatico è una priorità globale urgente”, conclude Hölzle. “Crediamo che il settore privato, in collaborazione con i leader politici, debbano prendere misure audaci, in modo da portare crescita e opportunità”.

Fonte: http://www.lifegate.it

Con l’acquisizione dell’azienda tedesca Grohmann, Tesla punta i riflettori sul mercato tedesco degli accumuli e apre le porte a un nuovo super-stabilimento come quello del Nevada

Il futuro dell’energia sostenibile è nelle fabbriche di ultima generazione, super-automatizzate, in grado di sfornare automobili e batterie di alta qualità con economie di scala crescenti. Questa è la ricetta di Tesla per portare al grande pubblico le sue ancora costose vetture, non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa, anche per essere sempre più competitiva nello storage stazionario, da abbinare al fotovoltaico.

Com’è noto, il colosso americano della mobilità elettrica sta completando uno stabilimento di enormi dimensioni in Nevada, che quando sarà pienamente funzionante immetterà sul mercato 35 GWh di batterie.Ma la gigafactory non sarà una sola e non sarà solo quella di Tesla.

La gigafactory 2 potrebbe vedere la luce in Europa, stando alle voci circolate in queste settimane dopo che Tesla ha annunciato l’accordo per acquisire Grohmann Engineering, società tedesca specializzata in tecnologie e sistemi per l’automazione industriale. Proprio quello che serve al marchio californiano per spingere al massimo la produttività delle prossime fabbriche. L’obiettivo, infatti, è realizzare mezzo milione di auto elettriche l’anno a partire dal 2018, con relative batterie ricaricabili agli ioni di litio. L’azienda tedesca cambierà nome in Tesla Grohmann Automation e sarà la base per le attività di Tesla in Germania. L'idea intanto è creare una rete di stabilimenti e centri di ricerca con oltre mille posti di lavoro aggiuntivi.

L’Europa quindi è il nuovo terreno di caccia di Elon Musk, attirato con ogni evidenza anche dalla politica di elettrificazione dei trasporti privati che sta animando la Commissione UE. La concorrenza si sta facendo sempre più agguerrita in questo settore.

Tra i nomi che si stanno attrezzando c’è Samsung SDI con una fabbrica in Ungheria, da inaugurare presumibilmente nella seconda metà del 2018, che avrà una capacità produttiva pari a 2,5 GWh di batterie l’anno, abbastanza da alimentare 50.000 veicoli. LG Chem intende costruire un impianto in Polonia, sufficiente per equipaggiare circa 229.000 vetture, ma sono tutti numeri molto lontani da una vera gigafactory. Per il momento, il progetto più avanzato in Europa è della tedesca BMZ. Il costruttore di batterie ha aperto il primo stadio di una super-fabbrica che dovrebbe essere al cento per cento della sua operatività nel 2020. Dalle linee produttive usciranno, stando ai piani comunicati da BMZ, batterie di diverse taglie fino a 30 GWh di capacità complessiva (ora il limite è 15 GWh). Va precisato che l’azienda punta a un mercato più ampio: non solo l’auto elettrica, ma anche biciclette a pedalata assistita, apparecchi elettronici, sistemi di accumulo energetico residenziale e così via.

La strategia è chiara: diventare un fornitore completo di soluzioni per produrre-stoccare-consumare energia, dal tetto fotovoltaico alla ruota dell’automobile - magari una più “economica” Model 3 - passando per gli accumulatori domestici Powerwall.

Ci troviamo insomma in un gioco incrociato di competizione industriale a più livelli - trasporti, accumulo residenziale, fotovoltaico, applicazioni per il controllo remoto dei dispositivi - tra Europa e Stati Uniti, perché mentre Tesla pensa alla Germania, Mercedes-Benz ha appena creato una filiale americana per vendere batterie domestiche con il logo della stella a tre punte sul mercato Usa.

Tutto ciò potrà avere effetti al ribasso, anche a breve termine, sui prezzi dei prodotti commercializzati, anche portando a ridurre leggermente e da subito i margini operativi delle aziende.

 

Fonte: http://www.qualenergia.it/

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