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La quota di rinnovabili nel periodo gennaio-ottobre scende al 35,4%: tutta colpa dell’idroelettrico, che sconta un anno più siccitoso

Cala dell’1,7% in ottobre - rispetto allo stesso mese dell’anno precedente - la domanda di energia elettrica in Italia, mentre la produzione interna cresce del 7,1%, soprattutto per il forte aumento del termoelettrico (+1 9%). I dati sono stati forniti dal rapporto mensile di Terna.

Nel mese di ottobre si registra un aumento della generazione da fotovoltaico (+13,4%) e da eolico (+1,3%); in netto calo, invece, la produzione idroelettrica (-35,4%) e geotermica (-1,4%). Più in generale, nei primi dieci mesi dell’anno la produzione cumulativa da fonti rinnovabili risulta in diminuzione: da gennaio a fine ottobre si attesta sui 91,2 TWh, contro i 94,5 del 2015 e i 102,1 del 2014. Quindi, nei primi 10 mesi del 2016 le rinnovabili hanno prodotto 3,2 TWh in meno rispetto allo stesso periodo del 2015, cioè cala del 12% (e quasi 11 TWh rispetto a gennaio-ottobre 2014). Con questi numeri, la quota di rinnovabili nel periodo gennaio-ottobre 2016 scende a 35,4%.

Sulla produzione nazionale, la percentuale di rinnovabili è al 40,4% (era al 41,2% nel 2015 e al 45,2% nel 2014). Questo trend di diminuzione della generazione elettrica da fonti rinnovabili, anche con una domanda in flessione, è ovviamente da imputare soprattutto all’idroelettrico, che perde oltre 5 miliardi di chilowattora in un anno e ben 14 rispetto al 2014 (anno – va ricordato - con eccezionale idraulicità). Saldo leggermente positivo anche per la produzione da fotovoltaico - che secondo i nuovi dati ritorna in linea anno su anno - da biomasse e geotermica. L’eolico cresce dell’11,8%.

Pertanto, secondo i dati Terna, il fotovoltaico copre finora il 22,5% di tutta la generazione da rinnovabili, in aumento rispetto al 2015. L’idroelettrico scende al 40% circa, mente l’eolico passa dal 13,7% del 2015 al 15,8% di quest’anno, avvicinandosi alla produzione da bioenergie.

 

Fonte: http://www.e-gazette.it/

La sentenza ha dichiarato infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 26, commi 2 e 3 della Legge 91/2014

La Corte costituzionale ha dichiarato infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 26, commi 2 e 3, del decreto cosiddetto “Spalmaincentivi”, (legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116),  per quanto concerne l’energia prodotta da impianti fotovoltaici. Lo ha riferito la stessa Consulta, la cui sentenza con le motivazioni non è stata ancora pubblicata.

Lo “Spalmaincentivi”, entrato in vigore a inizio 2015, prevedeva la riduzione degli incentivi riconosciuti dal Conto energia per gli impianti  di taglia superiore a 200 kW. I proprietari potevano scegliere tra diverse opzioni, tra cui quella che prevedeva una diminuzione dell’incentivo rispetto alle tariffe già concordate e una sua spalmatura su un periodo di tempo di 24 anni e non di 20, o una tariffa rimodulata in un arco di tempo di venti anni.

A richiedere l’intervento della Corte Costituzionale è stato il Tar del Lazio, dopo il ricorso presentato da Assorinnovabili e Confagricoltura. Lo stesso presidente della corte Costituzionale Valerio Onida ha dichiarato il decreto incostituzionale perché - come ha sostenuto in passato, "violerebbe sia le norme costituzionali in materia di retroattività e di tutela dell’affidamento, sia gli obblighi internazionali"

 

Fonte: http://www.e-gazette.it/

Dopo l’accordo Opec per tagliare la produzione di 1,2 milioni di barili al giorno, l'organizzazione è riuscita a convincere 12 paesi non aderenti a togliere dal mercato altri 558mila barili.

Dopo aver concordato fra i Paesi aderenti un taglio della produzione da 1,2 milioni di barili al giorno, l'organizzazione dei paesi produttori di petrolio è riuscita a convincere a ridurre anch’essi la produzione. I 12 Paesi produttori non aderenti all’Opec si sono impegnati a togliere dal mercato altri 558mila barili al giorno, vicino all’obiettivo individuato di 600mila barili. Lo ha detto il ministro del petrolio dell'Iraq, Jabar Ali Hussein al-Luaibi.

Il ministro dell'Energia russo Aleksandr Novak ha confermato che Mosca taglierà la propria produzione di petrolio di 300.000 barili al giorno. "Noi abbiamo annunciato i nostri impegni e li confermeremo", ha detto.
Per il ministro saudita Khalid al-Falih è un accordo storico. Si tratta infatti della prima intesa tra Opec e non Opec dopo 15 anni, dal lontano 2001. Per gli Emirati la porta è ora aperta agli altri Paesi che vorranno unirsi.

L'accordo sancisce il primo intervento congiunto tra paesi Opec e non da quindici anni a questa parte, ma una partecipazione così ampia non si vedeva dagli anni '70: a coordinarsi sono stati paesi responsabili di oltre il 50% dell'offerta petrolifera mondiale.

Oltre alla Russia, tra i grandi produttori hanno aderito l'Oman, il Messico, il Kazakistan, l’Azerbaigian, la Bolivia, il Brunei, la Guinea Equatoriale, la Malesia, il Sudan e il Sud Sudan.
L’offerta globale di petrolio verrebbe ridotta del 2 per cento. L’Opec intende dare via ai tagli già da gennaio.

 

Fonte: http://www.e-gazette.it/

Uno studio mostra il possibile impatto delle batterie dei veicoli a zero emissioni come elemento di stabilità per il sistema energetico.

Che l'auto elettrica possa diventare uno strumento importante per mantenere in equilibrio domanda e offerta di elettricità sulla rete è ormai chiaro e molti sono i progetti già operativi nel mondo che lo dimostrano.
Un recente studio di GTM Research, The Impact of Electric Vehicles on the Grid  ha investigato i possibili impatti dei veicoli a zero emissioni sulla rete.

Per capire i termini del problema e delle sue soluzioni, spieghiamo che cos’è la “duck curve”, la curva dell’anatra così battezzata perché il suo andamento ricorda il profilo di questo animale.

Duck curve


Le varie linee colorate mostrano il carico netto in una tipica giornata primaverile in California, il 31 marzo nell’ipotesi considerata; per carico netto, in questo ragionamento, intendiamo la quantità di energia che deve essere fornita dalle risorse convenzionali, come gas e carbone, dopo aver tolto la produzione elettrica delle fonti rinnovabili non programmabili, eolico e solare soprattutto. La curva mostra chiaramente che dal 2011 al 2016 in California è aumentato moltissimo il dislivello tra il punto minimo giornaliero del carico (la pancia dell’anatra) e il punto più elevato verso la testa dell’animale. Ciò si spiega con la crescente diffusione dei grandi impianti fotovoltaici (ricordiamo, per inciso, che la California intende arrivare al 50% di output verde nel 2030). La pancia dell’anatra, che corrisponde alle ore centrali della giornata, si sta riempiendo sempre di più di energia solare, abbassando di conseguenza il carico netto richiesto. Tuttavia, nel tardo pomeriggio il gestore della rete deve incrementare in pochissime ore la generazione degli impianti programmabili, anche per colmare il vuoto lasciato dal fotovoltaico.

La sfida posta dall’ingresso di nuove fonti pulite nel sistema elettrico allora è duplice: da un lato, gestire i periodi di sovraccapacità produttiva rispetto alla domanda effettiva. Dall’altro, evitare di perdere una parte dell’energia generata quando la rete non è in grado di assorbirla.

Come può agire l’auto elettrica in un quadro del genere? Secondo GTM Research, la batteria può trasformarsi in un dispositivo di gestione energetica sul lato della domanda. Le vetture così possono assorbire l’energia proveniente dagli impianti solari durante il giorno, contribuendo a “svuotare” la pancia dell’anatra e ridurre la sovraccapacità produttiva delle rinnovabili. Secondo le stime dello studio, il ruolo dell’auto elettrica per diminuire i rischi di over-generation è ancora molto contenuto, nell’ordine dello 0,2-0,4% nel 2015 in California, ma già nel 2020 queste percentuali potrebbero essere più alte (1,5-1,7%) se decollerà il mercato dei veicoli a zero emissioni. Le previsioni più ottimiste vedono 16 milioni di mezzi in circolazione nello stato americano nel 2025.

C’è il rovescio della medaglia, perché la ricarica delle batterie può contribuire alla richiesta aggiuntiva di carico nelle ore pomeridiane-serali: 0,3% di domanda addizionale nel 2015 e 1,6% nel 2020 sono le percentuali stimate da GTM Research. Comprendiamo allora quanto sarà importante per le utility elaborare programmi e applicazioni vehicle-to-grid per spostare il pieno delle batterie nelle ore centrali o di notte. In questo modo, le vetture faranno parte di reti intelligenti e flessibili, capaci di adattarsi alle esigenze degli utenti attraverso delle centrali elettriche virtuali costituite da vari tipi di batterie - quelle delle auto e quelle stazionarie negli edifici - e da tutte le misure di efficienza energetica e gestione attiva della domanda.

GTM Research, infine, ha esaminato quale sarebbe l’impatto delle auto elettriche sull’isola hawaiana di Oahu, dove il 10-23% dell’energia eolica-solare deve essere tagliata (curtailment) a causa delle limitazioni fisiche delle infrastrutture. Ebbene, grazie ai veicoli, si potrebbe ridurre lo spreco di energia rinnovabile del 18-46%; la percentuale più alta sarebbe raggiungibile ricaricando le batterie nei periodi più favorevoli per la stabilità del sistema, cioè nel cuore del giorno o della notte.

Il problema, termina lo studio, è che ci vogliono tantissime auto elettriche per trasformarle in una potenziale risorsa di supporto alla rete: parliamo di una penetrazione nel mercato pari al 10-30% che nell’isola di Oahu si tradurrebbe in 65.000-200.000 vetture in circolazione, contro le attuali 3.000.

 

Fonte: http://www.qualenergia.it

Le fonti rinnovabili continuano a crescere in Europa, ma gli Stati membri devono intensificare le proprie ambizioni sul risparmio energetico

Gli Stati membri dell'UE hanno diminuito il consumo di energia negli ultimi anni, nonostante un leggero aumento nel 2015 e contemporaneamente usano sempre più energia proveniente da fonti rinnovabili. L’ultimo report pubblicato dall’Agenzia europea dell'ambiente (AEA) “Tendenze e proiezioni in Europa 2016”, evidenzia che nel complesso i 28 Stati membri sono sulla buona strada per soddisfare gli obiettivi fissati al 2020 sulle energie rinnovabili, l'efficienza energetica e le emissioni di gas serra.

Tuttavia si legge anche che continuando con il trend attuale, non saranno soddisfatti i traguardi a lungo termine: gli Stati membri devono necessariamente intensificare i propri sforzi per assicurare che il Vecchio continente raggiunga gli obiettivi al 2030 tracciando un percorso virtuoso che assicuri il ricorso a un’economia circolare e a basso contenuto di carbonio entro il 2050.

La relazione, pubblicata dall’EEA pochi giorni dopo che la Commissione Europea ha presentato il proprio pacchetto d’inverno per l’energia pulita, propone un’analisi dei singoli paesi con dati precisi su rinnovabili ed efficienza energetica.

Entro il 2020 gli stati UE devono raggiungere il 20% di ricorso alle energie rinnovabili sul consumo finale lordo, le stime preliminari per il 2015 indicano che la quota delle energie pulite ha continuato ad aumentare, raggiungendo il 16,4%, nel 2014 il dato era del 16,0%. Ventidue Stati membri, praticamente tutti tranne la Francia, l'Irlanda, Malta, Paesi Bassi, Polonia e Portogallo, sono sulla buona strada per raggiungere o superare i livelli di energia rinnovabile.

L’Italia ha superato la percentuale del 17% di rinnovabili nei consumi, richiesta dalla direttiva europea. L’obiettivo al 2020 dell'Unione europea in materia di efficienza energetica corrisponde ad una riduzione del 13% del consumo di energia primaria rispetto al livello del 2005. Le stime preliminari indicano che il consumo di energia dell'UE nel 2015 era dell'11% minore rispetto al 2005, nonostante un aumento dell'1% tra il 2014 e il 2015. Fatta eccezione per l'Estonia, Malta e Svezia, tutti gli Stati membri sono sulla buona strada per soddisfare i propri obiettivi in materia di consumo di energia primaria.

Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell'AEA ha commentato che il settore dei trasporti è quello che desta maggior allarme per un utilizzo insufficiente delle energie rinnovabili con un aumento di emissioni di gas a effetto serra.

Quello che emerge è che sia necessaria una maggiore ambizione per raggiungere gli obiettivi al 2030 e 2050. L'UE può raggiungere il suo traguardo 2030 sulle fonti rinnovabili, se viene mantenuto il ritmo attuale in tutta Europa. Tuttavia, questo richiederà ulteriori sforzi, maggiori investimenti nelle energie rinnovabili e l’eliminazione delle barriere di mercato. Allo stesso modo, il raggiungimento dell'obiettivo 2030 sull'efficienza energetica richiederà efficace attuazione delle misure di efficienza energetica, nonché un rapido cambiamento nel comportamento dei consumatori.

 

Fonte: http://www.infobuildenergia.it

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