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Project Sunroof è la nuova piattaforma di Google che consiglia quali sono le zone migliori della città per installare i pannelli fotovoltaici sui tetti e calcola anche il risparmio sulla bolletta.

Anche Google si sta dimostrando sensibile al tema dell’energia rinnovabile. Il colosso californiano ha infatti ideato Project Sunroof, una piattaforma online che realizza valutazioni personalizzate per l’installazione di pannelli fotovoltaici sul tetto di casa. Si tratta di uno strumento particolarmente utile e immediato se si vuole ottenere una panoramica dei vantaggi del passaggio al solare misurati ad hoc.
 
Come funziona?

Inserendo il proprio indirizzo sul sito di Project Sunroof si riceve una sorta di preventivo completo: Google calcola la quantità di luce solare che riceve il tetto e valuta il risparmio sulla bolletta che si otterrebbe con i pannelli solari.
 
Per effettuare questa stima Google si serve sia dei dati raccolti tramite Google Maps, come quelli relativi alla posizione della casa (per esempio, indicando la presenza o meno di alberi o di altre strutture che potrebbero fare ombra all’abitazione) e alla conformazione 3D del tetto, sia delle registrazioni meteorologiche annuali.

A questo punto Google consiglia all’utente il tipo di pannello più efficiente per le sue esigenze, considerando le caratteristiche della la casa. Project Sunroof suggerisce poi una lista delle aziende locali alle quali rivolgersi se si sceglie di intraprendere la strada del fotovoltaico.
 
L’idea è interessante, ma per ora limitata: al momento Project Sunroof copre infatti solo tre zone – la Bay Area di San Francisco, Fresno e Boston. Google ha però già annunciato l’intenzione di allargare il progetto su scala prima americana, poi mondiale.

 

Fonte: http://www.focus.it

Per dare energia a tutto il mondo sarebbe sufficiente ricoprire di pannelli fotovoltaici il 2% del deserto del Sahara

Per soddisfare il fabbisogno dell’Europa basterebbe lo 0,3%. Una porzione relativamente piccola, se si considera che nel mondo si consumano ogni anno oltre 20 mila terawattora (un milione di milioni di wattora) di energia elettrica, di cui circa 3.200 in Europa (vedi dati).

Le temperature molto elevate e le tempeste di sabbia del deserto diminuirebbero l’efficienza dei pannelli: si potrebbero però usare rivestimenti speciali protettivi che ne rallentino il deterioramento. Un altro problema sarebbe il trasporto dell’energia elettrica in modo conveniente, su distanze così lunghe.

Una soluzione potrebbe arrivare dall’Hvdc (Highvoltage direct current), cioè dal trasporto in alta tensione e in corrente continua, che consente una drastica riduzione delle perdite.

 

Fonte: http://www.focus.it

Las Vegas: una sperimentazione con pannelli fotovoltaici e sensori pedonali per illuminare strade e piazze.

EnGoPlanet, una start-up della Silicon Valley, ha deciso di utilizzare due delle principali risorse di Las Vegas, il sole e le lunghe vie pedonali, per ricavare energia elettrica verde a costo zero: un sistema che sfrutta speciali lampioni alimentati dal sole del Nevada e dal passeggio di cittadini e turisti.

Più cammini, più ricarichi. I lampioni, dal design accattivante e ultramoderno, sono dotati di una batteria che durante il giorno viene ricaricata da comuni pannelli fotovoltaici ad alta efficienza.
 
Di notte, o quando l’illuminazione è scarsa, l'alimentazione è comunque garantita da sensori di pressione annegati nella pavimentazione del marciapiede, in prossimità dei lampioni.

I sensori di ogni lampione sono collegati a tre microgeneratori in grado di produrre da 4 a 8 watt di potenza per ogni passo, a seconda della pressione esercitata dal pedone.

Ogni sistema lampione-pannello-microgeneratore è completamente autonomo e non è collegato alla rete elettrica cittadina. Oltre a illuminare la famosa Boulder Plaza, nel centro della città, i lampioni intelligenti alimentano telecamere di sicurezza e hot-spot wi-fi che forniscono connessione gratuita a Internet. Ciascun lampione viene tenuto sotto controllo da remoto, così da poter intervenire tempestivamente in caso di guasti o malfunzionamenti.

La tecnologia non è del tutto nuova: i primi esperimenti risalgono a 10 anni fa ma utilizzavano sensori molto grandi e avevano bisogno del movimento contemporaneo di molte persone.
 
Obiettivo dell’azienda è quello di estendere il progetto alla Strip, la strada principale della città, e successivamente di esportarlo in città più grandi, come New York.

Secondo le stime di EnGoPlanet l’illuminazione delle città è responsabile, a livello globale, dell’emissione di 100 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno, la stessa prodotta in 30 anni dal traffico di una città come Milano.

 

Fonte: http://www.focus.it

Inaugurata a fine luglio 2016, Gigafactory produrrà le batterie al litio per le auto di casa Tesla. Una fabbrica dalle dimensioni mai viste, alimentata a rinnovabili.

Era probabilmente uno dei sogni nel cassetto di Elon Musk, quello di un mega sito produttivo per la produzione in casa di batterie agli ioni di litio per le auto e per i sistemi di accumulo Tesla, come il Powerwall. E a fine luglio ecco l’inaugurazione ufficiale di fronte ad un gruppo di giornalisti: Gigafactory è pronta per produrre le prime batterie per la Model S,  la Model X e la futura Model 3.

La fabbrica è situata in Nevada, in un’area a poca distanza dalla città di Sparks e da alcune miniere di litio, il prezioso minerale necessario per la produzione degli accumulatori. L’impianto una volta completato, sarà in grado di produrre ogni anno tutte le batterie prodotte nel mondo nel 2013. Da qui il nome Gigafactory, ovvero si tratta della capacità annuale di produzione delle batterie della fabbrica, prevista in 35 gigawattora (GWh). L’intero sito produttivo coprirà una superficie di circa 1200 ettari (3 volte il Central Park di New York) e date le dimensioni e secondo lo stesso Musk, sarà la più grande fabbrica di batterie di tutto il mondo. Non solo: “Sarà più grande di tutte le attuali fabbriche di batterie sommate insieme”, ha dichiarato il seo di Tesla durante la conferenza stampa di inaugurazione. La fabbrica darà lavoro a circa 6mila persone a fronte di un investimento di 5 miliardi di dollari, diviso con Panasonic che ha partecipato al progetto, per produrre a pieno regime batterie per mezzo milione di auto elettriche. Un’enormità. I materiali arriveranno al sito tramite ferrovia, mentre l’intera struttura è antisismica.

Non solo auto a basso impatto. Lo stesso impianto sarà energeticamente autosufficiente grazie all’enorme distesa di pannelli fotovoltaici installati sul tetto. Nulla è stato lasciato al caso in questo sito produttivo, dall’orientamento alla posizione geografica, all’esposizione solare.

Ma i piani di Elon Musk non si fermano qua. Molto presto potremmo veder sorgere un nuovo impianto, in Europa, precisamente in Germania. L’annuncio è arrivato dopo l’acquisizione della tedesca Grohmann Engineering, specializzata in produzione automatizzata e che cambierà nome in Tesla Grohmann Automation. La novità è che questo sito produttivo sarà in grado di produrre sia le auto elettriche che le batterie, che le unità di accumulo domestiche.

 

Fonte: http://www.lifegate.it

I paesi che hanno raggiunto significativi livelli di diffusione delle rinnovabili intermittenti devono urgentemente affrontare il tema dell’accumulo di energia, sia con sistemi abbinati ad impianti di grande scala che a livello decentrato e residenziale. Cosa si sta facendo in Germania, Australia e California.

In California, dove un’apposita legge ha fissato un valore minimo di accumulo pari a 1.325 MW, da raggiungere prevalentemente con interventi sulla rete entro il 2020, si stanno già ottenendo risultati interessanti con sistemi di grande taglia. A Los Angeles, ad esempio, si sta costruendo una mega batteria da 100 MW costituita da 18.000 moduli agli ioni di litio.

La Germania sta puntando sull’accumulo distribuito. Le batterie abbinate al fotovoltaico sono infatti incentivate e l’installazione delle due tecnologie sta diventando sempre più usuale. Nel 2015 il 41% degli impianti solari FV venduti erano abbinati al sistema di accumulo e questa percentuale è destinata a salire grazie alla riduzione del 65% dei prezzi delle batterie prevista per il prossimo quinquennio.

La scelta dell’accumulo ha più senso nei paesi dotati di elevata insolazione e dove le bollette elettriche sono salate.

E’ il caso dell’Australia, dove il 13% degli edifici è già dotato di fotovoltaico e si è superata la soglia di 1,5 milioni di impianti. Secondo un recente rapporto di Morgan Stanley, le favorevoli condizioni porteranno ad una crescita esplosiva arrivando a 1-2 milioni di sistemi di accumulo installati nel continente australe nel 2020 (vedi due articoli di QualEnergia.it: In Australia il solare FV con storage batterà la rete già nel 2017 e Staccarsi dalla rete, la tentazione australiana e le risposte delle utility).

Sul lungo periodo occorrerà pensare anche ad altre soluzioni per gestire le variazioni stagionali e rendere praticabili gli scenari “100% rinnovabili”. Oltre agli impianti di pompaggio, che già ora danno un contributo come batteria verde nelle Alpi e in Scandinavia, si esplorano altre soluzioni, ad iniziare dall’idrogeno, ottenuto sia attraverso l’elettrolisi che studiando opzioni innovative, come quelle basate su reazioni foto-biologiche o foto-elettrochimiche.

La Germania, in particolare, sta lavorando alla filiera “Power to Gas” per produrre metano da sole e vento. Il primo passaggio è quello della produzione di idrogeno con l’obiettivo di avere in funzione nel 2022 impianti di elettrolisi per 1.000 MW. Il passaggio successivo prevede la produzione di metano (SNG, Synthetic Natural Gas) facendo reagire l’idrogeno ottenuto dalle rinnovabili con anidride carbonica.

Fonte: http://www.qualenergia.it

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