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Le emissioni di CO2 continuano a crescere, uragani e siccità non danno tregua, intere regioni stanno diventando inospitali, ma i governi lasciano ancora troppo spazio e troppi incentivi ai combustibili fossili, principali responsabili del caos climatico.

L'allarme sull'inefficacia degli impegni finora sottoscritti viene dall'Unep, il Programma ambiente delle Nazioni Unite. Il rapporto, reso noto alla vigilia della conferenza sul clima che si terrà a Bonn, sollecita i governi a rafforzare i target finora adottati perché con gli interventi già decisi si arriva solo a un terzo dell'obiettivo fissato dal summit di Parigi (un taglio delle emissioni serra sufficiente a far sì che nell'arco del secolo l'aumento della temperatura ben sotto i 2 gradi).

Dal punto di vista tecnologico non è un compito impossibile

Abbiamo gli strumenti per frenare il caos climatico. Se si adottassero in settori strategici, sottolinea l'Unep, nuove tecnologie con un investimento inferiore ai 100 dollari per tonnellata, si potrebbero ridurre le emissioni fino a 36 miliardi di tonnellate all'anno: una quantità più che sufficiente a colmare il divario fra gli obiettivi del negoziato sul clima e gli impegni di riduzione già decisi.

Il problema è che abbiamo poco tempo

Nel rapporto si ricorda che se il divario tra ciò che ci siamo impegnati a fare e ciò che stiamo effettivamente facendo non viene chiuso entro il 2030, "è estremamente improbabile che l'obiettivo di mantenere il riscaldamento globale sotto i 2 gradi possa ancora essere raggiunto". Tra gli sforzi necessari ci sono l'alt alla deforestazione, una maggiore efficienza degli edifici, la riduzione del consumo di carne e dell'impatto dell'agricoltura (il ciclo agricolo e quello dell'allevamento sono responsabili di oltre un quarto delle emissioni serra).

"Dall'agricoltura biologica e biodinamica può arrivare un contributo immediato e concreto perché i suoli bio fissano nel suolo una quantità di carbonio compreso tra 0,3 e 0,6 tonnellate l'ettaro ogni anno. Se tutta l'Europa arrivasse a coltivare in maniera biologica almeno il 10% dei suoli, le emissioni di gas serra dal settore agricolo potrebbero diminuire di quasi il 7%", afferma Fabio Brescacin, presidente di Ecor Naturasì, la maggiore catena di distribuzione del bio. "E se tutte le superfici fossero coltivate con metodi biologici, le emissioni di CO2 causate dall'agricoltura potrebbero ridursi del 23% in Europa e del 36% negli Usa".

"A livello globale bisogna puntare anche su due misure che possono dare un effetto rapido e importante: chiudere le centrali a carbone e introdurre una forma di carbon tax", aggiunge Edo Ronchi,
presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. "Inoltre occorre rilanciare le fonti rinnovabili e intervenire sulle città, che producono la maggior parte delle emissioni serra, scommettendo sulla mobilità sostenibile e su edifici ad alta efficienza".

 

Fonte: http://www.repubblica.it/

Dopo tre anni, arriva il Fondo Efficienza Energetica che finanzierà tutti i vari interventi previsti per aumentare l’efficienza delle fonti energetiche

Il decreto per il Fondo Efficienza Energetica, con cui lo Stato italiano finanzierà gli interventi di efficienza energetica, ha ottenuto il via libera delle Regioni, con le dovute condizione di transizione per l’integrazione agli ordinamenti regionali del nuovo emendamento.

In particolare, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, chiede sia riformato l’articolo 7 comma 3, riguardante i sussidi per gli impianti di riscaldamento a biomasse: “Nelle Regioni e Province che hanno sottoscritto l’Accordo di programma per il miglioramento della qualità dell’aria nel Bacino Padano del 9 giugno 2017, gli incentivi di cui al comma 1, lettera a), punto ii possono riguardare gli impianti alimentati da biomassa legnosa se i generatori di calore sono classificati quattro o cinque stelle ai sensi dell’Accordo e delle delibere regionali attuative, laddove più restrittivi rispetto ai valori limite stabiliti dal D.lgs. 152/2006 e s.m.i. per i diversi inquinanti”.

Secondo l’articolo FITE 7 comma 3, si alzerebbero i vincoli nelle quattro regioni in cui la qualità dell’aria è più a rischio e cioè Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto, che hanno già attivato il Piano aria integrato regionale  (Pair2020) e fanno parte dell’accordo di Bacino Padano. Proprio questo appena citato, prevede il divieto di utilizzo di stufe a biomassa legnosa aventi prestazioni emissive inferiori alla classe 3 stelle, in presenza di impianti alternativi.

In pratica, il Fondo Efficienza Energetica si allineerebbe alle disposizioni regionali per la lotta allo smog, permettendo una transizione più agevole. Il Fondo, infatti, dovrebbe avere una dotazione di 70 milioni di euro l’anno fino al 2020, da utilizzare per i finanziamenti a tasso agevolato e per garanzie sui finanziamenti dei progetti di efficienza energetica fino all’80% dei prestiti erogati dalle banche.

L’Energy Strategy Group del Politecnico di Milano ha stimato che il Fondo potrà contribuire per il 30% a raggiungere gli obiettivi della SEN 2030.

 

Fonte: http://energiaoltre.it/

WElink Energy Gruop ha avviato a Vaqueiros, nel sud del Portogallo, i lavori di costruzione di Solara4, centrale fotovoltaica da 221 MW di potenza

In Europa il fotovoltaico senza sussidi sta costruendo le basi da cui spiccare il volo. Le attese più grandi sono per i mercati di Italia, Germania e Spagna, ma anche al di fuori della storica triade solare si mettono a segno progetti degni di nota. Come quello che vede protagonista il Portogallo, futura sede dell’impianto fotovoltaico senza sussidi più grande del Vecchio Continente.

A realizzare la centrale sarà il WElink Energy Gruop, società irlandese attiva nel settore solare. La compagnia fa sapere d’aver avviato a Vaqueiros, nel sud del Portogallo, i lavori di costruzione di Solara4, installazione fotovoltaica da 221 MW di potenza. La China Triumph International Engineering Co, partner di lunga data di WElink Energy Grup, vestirà i panni dell’EPC contractor, ossia dell’azienda che si occupa di realizzare “chiavi in mano” il progetto, gestendo la progettazione iniziale, la realizzazione, le pratiche burocratiche, fino al collaudo e messa in funzione dell’impianto.

A regime, Solara4con i suoi 850.000 moduli fv produrrà abbastanza energia da soddisfare le esigenze elettriche di 150.000 abitazioni e potrà farlo senza alcun peso nelle bollette di famiglie e imprese. I lavori di costruzione e successivo allaccio alla rete sono programmati per la prima metà del 2019. E sebbene l’impianto otterrà il titolo di fotovoltaico senza sussidi più grande d’Europa, in Portogallo non è certo la prima centrale solare a fare a meno del supporto statale. La prima installazione nazionale a lavorare alle condizioni di mercato sarà il progetto da 46 MW di Prosolia Energy, a Ourique. La zona in questione è sempre il sud del Paese che vanta, ovviamente, anche ottimi livelli di irraggiamento.

D’altra parte la continua diminuzione dei costi tecnologici, guidate dall’eccesso di fornitura nel mercato, stanno facendo scendere i prezzi dell’LCOE solare, per gli impianti su scala utility, in gran parte dell’Europa, consentendo anche al Portogallo di essere un candidato promettente per il fotovoltaico in grid parity. “Siamo felici, ha commentato il direttore generale di WElink Group, Barry O’Neill, d’essere in grado di iniziare la costruzione del nostro progetto di punta Solara4, dimostrando che gli impianti di grande taglia possono essere redditizi senza sovvenzioni governative, in quanto si tratta ormai di una tecnologia matura”.

 

Fonte: http://www.rinnovabili.it/

Risparmi per il sistema elettrico pari a 110 milioni di euro. Minori emissioni di CO2 per 320mila tonnellate

Dopo sette mesi di ora legale, domenica scorsa è tornata l’ora solare. Secondo quanto rilevato da Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, dal 26 marzo 2017, grazie proprio a quell’ora quotidiana di luce in più che ha portato a posticipare l’uso della luce artificiale, l’Italia ha risparmiato complessivamente 567 milioni di kilowattora (quanto il consumo medio annuo di elettricità di oltre 200 mila famiglie), un valore corrispondente a minori emissioni di CO2 in atmosfera per 320mila tonnellate.

Considerando che nel periodo di riferimento un kilowattora è costato in media al cliente domestico tipo circa 19,5 centesimi di euro al lordo delle imposte, il risparmio economico per il sistema relativo al minor consumo elettrico nel periodo di ora legale per il 2017 è pari a 110 milioni di euro.

Nei mesi di aprile e ottobre si è registrato, come di consueto, il maggior risparmio di energia elettrica. Ciò è dovuto al fatto che questi due mesi hanno giornate più “corte” in termini di luce naturale, rispetto ai mesi dell’intero periodo. Spostando in avanti le lancette di un’ora, quindi, si ritarda l’utilizzo della luce artificiale in un momento in cui le attività lavorative sono ancora in pieno svolgimento. Nei mesi estivi come luglio e agosto, invece, poiché le giornate sono già più lunghe rispetto ad aprile, l’effetto “ritardo” nell’accensione delle lampadine si colloca nelle ore serali, quando le attività lavorative sono per lo più terminate, e fa registrare risultati meno evidenti in termini di risparmio di elettricità.

Dal 2004 al 2017, secondo i dati elaborati da Terna, il minor consumo di elettricità per il Paese dovuto all’ora legale è stato complessivamente di circa 8 miliardi e 540 milioni di kilowattora (quantitativo equivalente alla richiesta di energia elettrica annua di una regione come la Sardegna) e ha comportato in termini economici un risparmio per i cittadini di circa 1 miliardo e 435 milioni di euro.

 

Fonte: http://www.e-gazette.it/

Bloccato il traffico da 80mila tonnellate di prodotti petroliferi tramite Malta verso Augusta, Civitavecchia e Venezia

La Procura di Catania ha arrestato nove persone (6 dei quali in carcere e 3 agli arresti domiciliari) in quanto promotori, organizzatori e partecipi di un'associazione a delinquere internazionale. Secondo le indagini della Guardia di Finanza, il petrolio proveniva dalla raffineria di Zauia, 40 chilometri a ovest di Tripoli. In un anno di indagini, i militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Catania sono riusciti a documentare dettagliatamente oltre 30 viaggi, nei quali sono stati importati via mare dalla Libia tramite transazioni di comodo a Malta oltre 80mila tonnellate di gasolio per un valore all'acquisto di circa 30 milioni di euro. Tra i soggetti coinvolti risultano un dirigente al vertice della Maxcom Bunker, un catanese legato alla cosca mafiosa Ercolano e alcuni maltesi,i tra i quali un calciatore famosissimo negli anni ’90.

A portare avanti il traffico internazionale sarebbe stata un’organizzazione, sgominata dalla Guardia di Finanza di Catania, che si è avvalsa anche dell'opera di miliziani libici armati dislocati nella fascia costiera confinante con la Tunisia. Un business sul quale si allunga l'ombra della mafia etnea e perfino del sedicente stato islamico.

Il gasolio libico trafugato dalla Noc (National Oil Corporation), la compagnia petrolifera nazionale della Libia, riciclato e immesso, all'insaputa dei consumatori finali anche presso distributori stradali, è un carburante avente tenore di zolfo minore di 0,1% ed è destinato al “bunkeraggio” ossia al rifornimento delle navi.

L'associazione criminale mirava ad acquisire la disponibilità di un flusso continuo di gasolio libico ad un prezzo ribassato rispetto alle quotazioni ufficiali (in alcuni casi anche fino al 60%), così garantendo alla società italiana acquirente un margine di profitto costante e più elevato.

Il prodotto, dopo miscelazioni nei depositi fiscali della Maxcom di Augusta, Civitavecchia e Venezia, veniva immesso nel mercato italiano ed europeo (Francia e Spagna in particolare) a un prezzo similare a quello dei prodotti ufficiali, pur essendo la qualità inferiore.

Il sindacato dei benzinai

“È solo l’ultimo, in ordine di tempo, degli innumerevoli fatti di cronaca che testimoniamo quanto siano diffusi i comportamenti paralegali, prima ancora che illegittimi e criminali, nel settore dell’importazione e commercializzazione dei carburanti nel nostro Paese”, sottolinea il presidente della Fegica Cisl, Roberto Di Vincenzo. “Prima ancora che chiedere interventi repressivi, pure imprescindibili, è necessario che si prenda finalmente consapevolezza e si ammetta che il fenomeno ha salde radici interne al settore e coinvolge operatori che solitamente lavorano alla luce del sole, un piede di qua ed un piede di là, perfettamente integrati in un sistema che non solo non li respinge ma, al contrario, se li coccola come i nuovi padroni o, come dicono gli habitué della compagnia di giro dei convegni, sono il futuro”.

Le navi cisterna

La milizia armata stanziata nella zona costiera al confine con la Tunisia avrebbe consentito a navi cisterna di rifornirsi del gasolio. Il carburante sarebbe stato poi trasbordato su natanti nella disponibilità di società maltesi che lo trasportavano in porti italiani per conto della Maxcom Bunker.

"Completa estraneità" della Maxcom Bunker "ai reati che vengono contestati e profonda sorpresa per l'accaduto" è stata espressa in una nota dal presidente della società Giancarlo Jacorossi, che annuncia anche "un’indagine interna, anche avvalendosi di advisors indipendenti di elevato profilo", aggiungendo che la società "manifesta piena fiducia nella magistratura e auspica che possa farsi chiarezza quanto più rapidamente possibile".

Documenti falsi

La frode è stata attuata ricorrendo a false documentazioni che attestavano inizialmente l'origine saudita del gasolio libico e poi, successivamente, la non veritiera cessione del carburante da una delle società sussidiarie della compagnia petrolifera nazionale della Libia. Successivamente, in seguito agli articoli di alcuni giornali italiani, l'organizzazione avrebbe cambiato il sistema di frode usando falsi certificati libici. Alcune navi, giunte al largo di Malta, avrebbero trasbordato il carburante su natanti nella disponibilità di società maltesi che poi si incaricavano di trasportarlo nei porti italiani per conto della società Maxcom Bunker.

Per la successiva distribuzione sul territorio nazionale del carburante importato dalla Libia dalla Maxcom Bunker, le Fiamme Gialle hanno tracciato in alcuni casi la destinazione finale del gasolio immesso in Sicilia e in Campania riuscendo a smascherare una distinta associazione a delinquere finalizzata alla sistematica evasione dell'Iva e alla vendita a distributori stradali compiacenti di gasolio extra-rete, frodando consumatori e compagnie di bandiera.

La frode ha comportato un mancato incasso per il bilancio nazionale e quello comunitario di imposte per un ammontare di oltre 11 milioni di euro.

 

Fonte: http://www.e-gazette.it/

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