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Lo dice il rapporto Unep sulle fonti rinnovabili di energia, che potranno far risparmiare 17 miliardi di tonnellate di polveri sottili e 200 miliardi di metri cubi d'acqua.

Le tecnologie "verdi" per la produzione elettrica e l'efficienza energetica possono consentire di evitare emissioni per 25 miliardi di tonnellate all'anno di gas serra entro il 2050, se si rispetta l'accordo di Parigi e si contiene l'aumento della temperatura entro i 2 gradi centigradi. A dirlo è il rapporto "Green Technology Choices" dell'International Resource Panel, un gruppo di esperti del Programma Onu per l'Ambiente (Unep).

Secondo lo studio, presentato al Forum Energia di Vienna, i vantaggi non si esauriscono nell'abbattimento dei gas serra. Le tecnologie utili a limitare il riscaldamento globale potrebbero risparmiarci anche "17 miliardi di tonnellate di polveri sottili all'anno e di 3 miliardi di tonnellate di emissioni tossiche per l'uomo".

Sempre secondo gli esperti, le tecnologie a basso tenore di carbonio riducono la pressione umana sulla terra e sull'acqua. Entro la metà del secolo, infatti, si potrà evitare il consumo di 200 miliardi di metri cubi d'acqua e di 150mila chilometri quadrati di suolo. Potrebbe tuttavia aumentare, si evidenzia nel report, la pressione sulle risorse metalliche: le tecnologie energetiche a basso impatto richiederanno oltre 600 milioni di tonnellate di metalli per rispondere a necessità addizionali di infrastrutture e cablaggi.

 

Fonte: http://www.e-gazette.it

Le mutate condizioni ambientali stanno sconvolgendo l’ecosistema locale che subirà la stessa sorte dell’Artico

Secondo lo studio “Widespread biological response to rapid warming on the Antarctic Peninsula” pubblicato su Current Biology, il cambiamento climatico è più reale che mai e l’Antartide negli ultimi 50 anni si è ricoperta sempre più di muschio e diventerà sempre più verde. Attualmente, la vegetazione resiste solo su circa lo 0,3% dell’Antartide, ma i risultati dello studio forniscono un modo per misurare la portata e gli effetti del riscaldamento del continente.

Il principale autore dello studio, Matthew Amesbury, un ricercatore britannico dell’università di Exeter ha incentrato la sua attenzione sulla Penisola Antartica, che appare come una regione isolata e vergine, ma lo studio dimostra che non è stata risparmiata dagli effetti del cambiamento climatico e che è addirittura più colpita del resto del continente ghiacciato. Lo studio, finanziato dal Natural Environment Research Council (Nerc) e al quale hanno partecipato anche scienziati dell’Università di Cambridge e del British Antarctic Survey ha esaminato 150 anni di dati e ha scoperto che negli ultimi 50 anni ci sono stati farti cambiamenti, con un aumento dello strato di muschio  «Un tale fenomeno - dice Amesbury  – rischia di sconvolgere l’ecosistema locale, che rischia di subire la stessa sorte dell’Artico».

La calotta glaciale ai minimi storici

Secondo la Nationa Oceanic and Atmospheric Administration Usa, ad aprile la calotta glaciale dell’Artico ha raggiunto il suo livello più basso, mentre quella dell’Antartide era vicina al suo record di spessore minimo.
In Antartide vivono poche piante ma gli scienziati che studiano il muschio hanno scoperto un forte aumento di attività biologica negli ultimi 50 anni. Il team di ricerca ha utilizzato il  muschio  stratificato, ben conservato nelle condizioni di fredde dell’Antartide, prelevato da un’area che copre circa 400 miglia quadrate, testando 5 nuclei in 3 siti e Amesbury  conferma che «L’aumento delle temperature per oltre circa mezzo secolo nella penisola antartica ha avuto un effetto drammatico sugli strati di muschio che crescono nella regione. Se continua così, e con quantità crescenti di terreno liberato dai ghiacci dal continuo ritiro dei ghiacciai, in futuro la Penisola Antartica sarà un luogo molto più verde».

I recenti cambiamenti climatici nella Penisola Antartica sono ben documentati e non solo dall’aumento delle temperature, ma anche dalle maggiori precipitazioni e dal rafforzamento dei venti. La raccolta dei dati meteo è iniziata negli anni ’50, ma i dati biologici conservati negli strati di muschio permettono di risalire ancora più indietro nel tempo e di avere una visione più a lungo termine sui cambiamenti climatici.

Le modifiche all'attività biologica

Gli scienziati hanno analizzato i dati degli ultimi 150 anni, e ha trovato «prove evidenti di “changepoints” – punti nel tempo dopo il quale l’attività biologica è chiaramente aumentata –  nel mezzo secolo passato». Dan Charman, che ha guidato il progetto di ricerca di Exeter, spiega che «La sensibilità della crescita muschio agli aumenti delle temperature del passato suggerisce che gli ecosistemi cambieranno rapidamente sotto il riscaldamento futuro, il che porterà a grandi cambiamenti nella biologia e nel territorio di questa regione iconica. In breve, abbiamo potuto vedere l’Antartide diventare verde in parallelo con osservazioni ben consolidate nella regione artica. Anche se ci fosse della variabilità all’interno dei nostri dati, la consistenza di ciò che abbiamo trovato in siti diversi è stata sorprendente».
I ricercatori sono convinti che i loro dati indicano che «le piante e  i terreni cambieranno sostanzialmente anche solo con un ulteriore modesto  riscaldamento.

 

Fonte: http://www.greenreport.it

Modena è la prima città europea a sperimentare i Citytree, innovativi pannelli che mangiano lo smog filtrandolo e abbattendolo

Il programma è finanziato dalla comunità per il contrasto ai cambiamenti climatici Climate-Kic, rappresentata in Italia da Climate-KIC Italy di Bologna che promuove l’iniziativa e ne coordina le attività sul territorio nazionale.

Climate-Kic, la più grande comunità pubblico-privata a livello europeo nata nel 2010 per diffondere la conoscenza, promuovere l’innovazione nella sfida ai cambiamenti climatici e favorire la creazione di una società “zerocarbon” è stata portata in Italia dal core-partner Aster, società della Regione Emilia-Romagna per l’innovazione e la ricerca industriale.

I pannelli mangia-smog City Tree puntano a ridurre l’inquinamento atmosferico e a diminuire gli effetti dell’isola di calore. Da Climate-KIC spiegano che «La campagna sperimentale, che fa parte del progetto europeo “City tree scaler”, durerà fino al 2018 e prevede la misurazione degli effetti, sulla qualità dell’aria e sulla riduzione dei gas serra, prodotti dall’installazione di sei Citytrees in strade a “effetto canyon” (lunghe, strette e intensamente trafficate) o caratterizzate da alti flussi di traffico dell’area urbana di Modena. I pannelli sono strutture autoportanti lunghi 3 metri, alti 4 e profondi 60 centimetri che supportano specifiche colture di muschio e piante vascolari che “divorano” polveri sottili (Pm10), biossido di azoto e ozono producendo, secondo i risultati dei test di laboratorio effettuati finora, lo stesso effetto di 275 alberi ma utilizzando meno dell’1 per cento di spazio. Secondo gli sviluppatori questo enorme filtro vegetale è in grado di rimuovere dall’aria circostante 240 tonnellate di CO2».

Le misurazioni saranno effettuate dai ricercatori di Isac-Cnr dell’Area della ricerca Cnr Bologna e Lecce con il coordinamento di Proambiente, consorzio di ricerca di Bologna applicata e sviluppo tecnologico formato da Cnr, università di Ferrara e aziende private che è partner del progetto. Il Comune di Modena si è proposto come partner per la sperimentazione attraverso l’Agenzia per l’energia e lo sviluppo sostenibile (Aess) di cui è socio fondatore e che è a sua volta affiliata a Climate-Kic.

 

Fonte: http://www.greenreport.it

Dopo 4 anni e un investimento di 6 miliardi di Corone in due parchi eolici offshore, il Gruppo ha raggiunto l'ambizioso obiettivo e per festeggiare ha costruito la più grande turbina eolica fatta di mattoncini

Dal 2012 la Lego ha sostenuto lo sviluppo di più di 160 megawatt di energia rinnovabile. L'investimento più recente è il 25% di un parco eolico Burbo Bank Extension, realizzato al largo della costa di Liverpool, nel Regno Unito, che è stato ufficialmente aperto in questi giorni e che genererà energia pulita per più di 230.000 famiglie britanniche. Tale investimento ha permesso all'azienda di raggiungere il 100% di approvvigionamento energetico rinnovabile, con 3 anni di anticipo rispetto all'obiettivo fissato. Bali Padda, CEO di LEGO Group ha commentato che l'azienda continuerà a investire in energie rinnovabili per contribuire a creare un futuro migliore per i costruttori di domani.

L'impianto eolico si trova a 7 chilometri dalla costa di Liverpool e ha una capacità di 258 megawatt, sufficiente per fornire energia rinnovabile a 230.000 famiglie britanniche.

Gli investimenti totali in rinnovabili hanno superato l'energia consumata in tutte le fabbriche, negozi e uffici Lego a livello mondiale. Nel 2016, il gruppo LEGO ha utilizzato più di 360 gigawatt di energia per produrre più di 75 miliardi di mattoncini venduti in tutto il mondo.

La realizzazione della più grande turbina eolica in mattoni Lego è stata voluta per sensibilizzare tutte le generazioni, ma soprattutto i bambini, sull'importanza del tema delle energie rinnovabili: costruita con 146.000 mattoni LEGO, la turbina eolica si erge a 7,5 metri di altezza, in omaggio alle turbine alte 200 metri che si trovano nel parco Burbo Bank Extension.

Il Gruppo possiede inoltre il 31.5% del parco eolico offshore Borkum Riffgrund che si trova in Germania, produce 312 megawatt fornendo energia pulita per 320.000 famiglie. Infine sul tetto della fabbrica LEGO® a Jiaxing, in Cina saranno installati 20.000 pannelli fotovoltaici, che produrranno quasi sei gigawatt di energia all'anno, in grado di soddisfare l'utilizzo di elettricità di più di 6.000 famiglie cinesi.

 

Fonte: http://www.infobuildenergia.it

Un risparmio che ha anche evitato l’immissione in atmosfera di 1 Mt di CO2

All’interno dell’ultimo rapporto Renewable energy in Europe 2017: recent growth and knock-on effects, l’Agenzia europea dell’ambiente (Eea) illustra come la percentuale di consumi finali di energia coperti da fonti rinnovabili nel territorio dell’Unione sia giunta nel 2015 a quota 16,7%, in crescita sia rispetto al 15% raggiunto nel 2013 che al 16% segnato nel 2014. Valori cui ha contribuito in modo importante anche la risorsa geotermica.

In particolare, la percentuale di energia elettrica prodotta da Fer (Fonti energetiche rinnovabili) nell’Unione europea è arrivata nel 2014 al 27,5%, pari a quasi 75mila Ktep (migliaia di tonnellate equivalenti di petrolio), 535 dei quali da fonte geotermica. Fonte il cui impiego per la produzione di energia elettrica ha registrato una crescita annuale del 2% nel periodo 2005-2014, del 5% nel 2013-2014 e una proiezione di crescita del 10% nel 2014-2020.

Per quanto riguarda invece il riscaldamento e il raffreddamento, l’Agenzia europea dell’ambiente documenta come nel 2014 la richiesta di energia per tali scopi sia stata soddisfatta per il 17,7% da fonti rinnovabili all’interno dell’Unione Europea.

L’apporto della geotermia è cresciuto anche in questo caso a un tasso del 2% annuo tra il 2005 e il 2014, passando da 557 a 689  Ktep (su oltre 87mila soddisfatti in totale da fonti rinnovabili). Nel 2013-2014 la crescita della geotermia per usi termici ha accelerato passando al 7%, con una proiezione 2014-2020 che dovrà arrivare al +25% per raggiungere gli obiettivi fissati nei Nreaps (National renewable energy action plan) stabiliti dagli Stati Ue con target 2020.

In totale, al 2015 l’Agenzia europea dell’ambiente stima che la fonte geotermica – impiegata per usi elettrici e non – abbia contribuito con un taglio pari a -1 Mt di CO2 e ridotto per -350 Ktep l’utilizzo di combustibili fossili nell’Unione europea.

 

Fonte: http://www.greenreport.it

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