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E' possibile trasmettere i dati relativi agli interventi di efficienza energetica ammessi alla detrazione fiscale dal 50 all'85% e conclusi dopo il 31/12/2017.

L'Enea ha aggiornato il proprio sito dedicato all'invio della documentazione necessaria ad usufruire delle detrazioni fiscali per gli interventi di efficienza energetica del patrimonio edilizio esistente a fronte di lavori completati nel 2018.

Come sappiamo l'ecobonus è stato prorogato per tutto il 2018 dalla Legge n. 205 del 27/12/2017 (Legge di Bilancio 2018) con detrazioni che vanno dal 50 all'85%.

Ricordiamo infatti che per gli interventi realizzati su parti comuni di edifici condominiali le detrazioni sono prorogate fino al 31 dicembre 2021 con l’aliquota del 70% o del 75% del totale delle spese, con tetto massimo di 40.000 euro per ciascuna unità immobiliare. Nel caso in cui gli interventi siano realizzati su edifici che si trovino in zone sismiche 1, 2 o 3 e siano finalizzati anche alla riduzione del rischio sismico, è prevista una detrazione dell’80% se si detremina l passaggio a una classe di rischio inferiore, dell'85% se vi è la riduzione di 2 o più classi di rischio sismico.

Quando il Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con altri ministeri, pubblicherà i decreti che chiariranno gli aspetti tecnici, procedurali e di controllo, verranno aggiornati il sito Enea per la trasmissioni dei dati, i vademecum dei singoli interventi e tutto il materiale tecnico-informativo.

L'Enea ha anche messo a disposizione il portale http://www.acs.enea.it con risposte a dubbi di natura tecnica o procedurale, un vademecum, chiarimenti su normativa di riferimento e su come compilare correttamente la documentazione tecnica da inviare e un servizio di help desk a cui inviare i propri quesiti. Tramite il sito è possibile inoltre inviare la documentazione obbligatoria per fruire dell'ecobonus ed eventualmente richiedere la relativa assistenza informatica.

 

Fonte: http://www.infobuildenergia.it

Ad oltre 180 anni dalla sua scoperta, la perovskite potrebbe diventare l’elemento centrale dei prossimi pannelli solari.

La perovskite era stata scoperta nel 1839 sui monti Urali ma poi, come a volte succede, dimenticata perché nessuno era in grado di pensare a un suo utilizzo pratico. Ma a partire dal 2006, l’interesse per questo minerale, un composto di calcio, titanio e ossigeno, si è riacceso: merito di Tsutomu Miyasaka, ricercatore della Toin University (Giappone) che ha dimostrato la caratteristica di semiconduttori di alcune perovskiti ponendo così le basi per sperimentare un nuovo e promettente tipo di cella solare.

- Un’efficienza sorprendente

Quasi 180 anni dopo la scoperta sui monti Urali, la perovskite è diventata una nuova scommessa per l’energia solare. Nel 2012, Henry Snaith e i suoi colleghi dell’Università di Oxford, in Gran Bretagna, hanno messo a punto un sistema per produrre celle solari composte da questo nuovo minerale che riuscivano a convertire in energia elettrica poco più del 10 per cento della luce che le raggiungeva. Un’efficienza che è risultata subito buona e molto promettente, tanto da spingere la Oxford Photovoltaics, un’azienda che lo stesso Snaith aveva co-fondato per sviluppare nuovi materiali solari, a incrementare le ricerche in questo campo ed ora non manca molto perché le prime celle solari composte di perovskite vengano provate sul campo.

- Titanio, calcio, ossigeno: i componenti facilmente disponibili della perovskite

L’efficienza attuale delle celle solari di perovskite si attesta intorno al 22 per cento in situazioni di laboratorio. Un valore che rende questo materiale comparabile con la resa del silicio presente nella maggior parte dei pannelli solari oggi commercializzati. L’efficienza raggiunta dal silicio sconta un percorso lungo più di 60 anni e, probabilmente, ha raggiunto la sua massima resa e pochi potrebbero essere i miglioramenti raggiungibili in futuro. La perovskite potrebbe quindi essere la promessa del solare del futuro, visti i progressi raggiunti in pochi anni e le possibilità che ancora gli studiosi pensano di poter esplorare. Inoltre, è un minerale composto da sostanze e metalli comunemente disponibili, cosa che potrebbe permettere la costruzione di celle solari a costi più bassi degli attuali.

- Reazioni alle temperature e all’umidità: il tallone d’Achille della perovskite

I ricercatori, senza nulla togliere all’entusiasmo delle scoperte raggiunte, mettono le mani avanti. Non sarebbe la prima volta che una tecnologia molto promettente nelle fasi di laboratorio si rilevi poi difficile da industrializzare e commercializzare. Ad oggi, le perovskiti si sono rilevate instabili alle alte temperature e suscettibili all’umidità. Per un prodotto che dovrà essere installato all’esterno, su tetti o pareti, si tratta di un problema non da poco che dovrà essere affrontato subito. Altro passaggio critico è riuscire a conquistare investitori e produttori che oggi hanno familiarità solo con le performance delle celle solari di silicio. Servirebbe un record, un’efficienza fuori dagli standard o costi abbondantemente inferiori agli attuali, per far innamorare della perovskite l’industria solare.

- Un futuro in tandem con il silicio

Per far conoscere e aumentare l’appeal della perovskite, la Oxford Photovoltaics sta promuovendo l’idea di creare celle solari che combinino insieme questo nuovo materiale con la tecnologia del silicio, una specie di tandem con cui creare pannelli che siano in grado di assorbire più luce e di produrre più elettricità. Questo consentirebbe ai produttori di pannelli solari di offrire prestazioni superiori a quelle che il silicio da solo riesce a realizzare. Ovviamente, pannelli come questi costerebbero molto di più, ma il miglioramento delle prestazioni non dovrebbe influire sul costo per watt e nel tempo potrebbe anche ridurlo: le perovskiti diventerebbero così non solo degli sfidanti ma anche elementi di arricchimento delle celle solari al silicio.

 

Fonte: https://www.lifegate.it/

L'allarme lanciato dal Cnr al convegno Sea Shepherd a Lerici, in provincia di La Spezia

"Se filtrassimo un chilometro cubo di acqua del Mediterraneo troveremmo da qualche decina sino a centinaia di chili di plastica".  Lo ha detto Marco Faimali, ricercatore Cnr, intervenendo a Lerici (La Spezia) a un convegno organizzato da Sea Shepherd sulla pericolosità delle micro e nanoplastiche nei mari e negli oceani.

"Il Mediterraneo è una delle zone più problematiche per questo aspetto: stiamo cercando di capire quali saranno gli effetti sull'ecosistema. La plastica non è un inquinante normale, assorbe altri agenti inquinanti e funge da vettore. Le plastiche si trasformano in particelle sempre più piccole, anche perché vengono triturate e mangiate dai pesci, rendendo sempre più complesso catturarle. Stiamo studiando quali sono ad esempio gli effetti sullo zooplacton".

Faimali ha lanciato poi una provocazione. "Proviamo a dare un valore al nostro mare. Un metro quadrato vale 5600 miliardi di dollari. Sarebbe il quarto stato in Europa a produrre economia. Senza contare che il Mediterraneo contiene il 10% della biodiversità". Per il ricercatore è fondamentale cambiare le abitudini quotidiane prima che in acqua ci siano "più plastiche che pesci".

 

Fonte: http://www.repubblica.it/

Dal 2004 risparmiati oltre 1,4 miliardi di euro e più di 8,5 miliardi di kWh di elettricità

Addio ora solare e lancette degli orologi spostate di 60 minuti avanti nella notte fra sabato 24 e domenica 25. Per i prossimi sette mesi si godrà di un’ora in più di luce naturale consentendo un minor consumo stimato di energia elettrica pari a circa 562 milioni di kilowattora, quantitativo corrispondente al fabbisogno medio annuo di circa 200 mila famiglie. È quanto precisa Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale.

Considerando che un kilowattora costa in media al cliente domestico tipo circa 20,62 centesimi di euro al lordo delle imposte, la stima del risparmio economico per il sistema relativo al minor consumo elettrico nel periodo di ora legale per il 2018 è pari a 116 milioni di euro. Dal 2004 al 2017, secondo i dati elaborati da Terna, il minor consumo di elettricità per il Paese dovuto all’ora legale è stato complessivamente di circa 8 miliardi e 540 milioni di kilowattora (quantitativo equivalente alla richiesta di energia elettrica annua di una regione come la Sardegna) e ha comportato in termini economici un risparmio per i cittadini di circa 1 miliardo e 435 milioni di euro.

Nel periodo primavera-estate, il mese che segna il maggior risparmio energetico stimato da Terna è ottobre, con circa 158 milioni di kilowattora (pari a circa il 30% del totale). Spostando in avanti le lancette di un’ora si ritarda l’utilizzo della luce artificiale in un momento in cui le attività lavorative sono ancora in pieno svolgimento. Nei mesi estivi, da giugno ad agosto, l’effetto “ritardo” nell’accensione delle lampadine si colloca nelle ore serali, quando le attività lavorative sono per lo più terminate, e fa registrare risultati meno evidenti in termini di risparmio di elettricità. Va inoltre ricordato che la maggiore richiesta di energia elettrica nei mesi estivi più caldi è dovuta all’utilizzo dei condizionatori d’aria, ed è quindi indipendente dall’ora legale, poiché legata esclusivamente a fattori climatici e di temperatura e non al maggior numero di ore di luce naturale.

 

Fonte: http://energiaoltre.it/

Combustibili fossili ancora protagonisti della crescita della domanda di energia mondiale

Le emissioni di Co2 nel settore energetico hanno ripreso a crescere in tutto il mondo. A lanciare l’allarme è l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) nel suo primo “Global Energy and CO2 Status Report”, da cui emerge, appunto, che dopo tre anni di riduzione le emissioni mondiali di CO2, nel 2017 hanno ripreso a crescere dell’1,4%.

 

Cresce la domanda mondiale di energia

La domanda globale di energia è cresciuta del 2,1% nel 2017, secondo le stime preliminari dell’Aie, più del doppio rispetto al tasso di crescita del 2016 raggiungendo, secondo le stime, 14.050 milioni di tonnellate equivalenti petrolio (Mtep), rispetto ai 10.035 milioni di Mtep del 2000.

 

Combustibili fossili ancora protagonisti

I combustibili fossili hanno soddisfatto oltre il 70% della crescita della domanda di energia a livello mondiale. La domanda di gas naturale è aumentata di più, raggiungendo la quota record del 22% della domanda totale. Anche le rinnovabili hanno registrato una forte crescita, rappresentando circa un quarto dell’aumento della domanda mondiale di energia, mentre il resto dell’incremento è dovuto all’uso del nucleare. Nel 2017 la quota complessiva dei combustibili fossili nella domanda globale di energia è rimasta all’81%, un livello stabile da oltre trent’anni nonostante la forte crescita delle fonti pulite.

 

Cala l'efficienza energetica

Il miglioramento dell’efficienza energetica globale è invece rallentato. Il tasso di diminuzione dell’intensità energetica globale, definita come l’energia consumata per unità di prodotto economico, è sceso a solo l’1,7% nel 2017, molto al di sotto del miglioramento del 2% registrato nel 2016.

 

Crescita localizzata soprattutto in Asia

La crescita della domanda globale di energia si è concentrata soprattutto in Asia, con Cina e India che insieme hanno rappresentato oltre il 40% dell’aumento. Il resto delle economie avanzate ha contribuito invece per oltre il 20% anche se la loro quota sul consumo totale di energia prosegue a calare. Una crescita notevole è stata registrata anche nel Sud-Est asiatico (che rappresenta l’8% della crescita della domanda globale di energia) e in Africa (6%), anche se il consumo pro capite di energia in queste regioni rimane ancora ben al di sotto della media globale.

 

Emissioni di Co2 in risalita

Le emissioni globali di CO2 legate all’energia sono cresciute dell’1,4% nel 2017, raggiungendo un massimo storico di 32,5 gigatonnellate (Gt), una ripresa della crescita dopo tre anni in cui le emissioni globali erano rimaste stabili. L’aumento delle emissioni di CO2 , tuttavia, non è stato generalizzato. Mentre la maggior parte delle principali economie ha registrato un aumento, altre hanno registrato un calo, tra cui gli Stati Uniti, il Regno Unito, il Messico e il Giappone. Il calo maggiore è stato registrato proprio negli Stati Uniti, soprattutto grazie a una maggiore diffusione delle energie rinnovabili.

 

Cresce la domanda di carbone, petrolio e gas

La domanda petrolifera mondiale è cresciuta dell’1,6% (pari a 1,5 milioni di barili/giorno) nel 2017, un tasso più che doppio rispetto alla media annua dell’ultimo decennio.

La domanda mondiale di gas naturale è cresciuta del 3%, grazie soprattutto all’abbondanza e ai costi relativamente contenuti dell’approvvigionamento. La Cina da sola ha rappresentato quasi il 30 per cento della crescita mondiale. Nell’ultimo decennio, la metà dell’incremento di domanda mondiale è stata causata dal settore energetico; l’anno scorso, tuttavia, oltre l’80% dell’aumento è stato registrato nell’industria e nell’edilizia.

La domanda mondiale di carbone è aumentata di circa l’1% nel 2017, invertendo la tendenza al calo registrata negli ultimi due anni. Tale crescita è dovuta principalmente alla domanda asiatica, quasi interamente trainata dall’aumento della produzione di energia elettrica a carbone.

 

Rinnovabili

Nel 2017 le energie rinnovabili hanno registrato il tasso di crescita più elevato di qualsiasi altra fonte energetica, soddisfacendo un quarto della crescita della domanda mondiale di energia. La Cina e gli Stati Uniti hanno guidato questa crescita senza precedenti, contribuendo per circa il 50% all’aumento, seguiti da Unione europea, India e Giappone. L’energia eolica ha rappresentato il 36% della crescita.

 

 

Fonte: http://energiaoltre.it/

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