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Lo evidenzia il rapporto sulla manutenzione dell’Associazione nazionale dei Consorzi di bonifica e di irrigazione, che parla di incognita per l’inverno

“Ci apprestiamo all’inverno e senza fare alcuna previsione su cosa non accadrà o il suo contrario, possiamo affermare, senza timori di smentite che sarà una stagione caratterizzata da quei cambiamenti climatici che sempre più si manifestano con eventi estremi. È quanto emerge dall’8° Rapporto Manutenzione Italia di Anbi.
 
I cambiamenti climatici mettono a dura e nuova prova i sistemi idrici, irrigui ed idraulici e denunciano, facendole emergere con chiarezza, le due condizioni di arretratezza di parte del Paese e le diverse e spesso distanti sensibilità delle Istituzioni di fronte a tale nuovo scenario".

"L’estate appena trascorsa, sottolinea l'Anbi, ci ha lasciato con una siccità e successive alluvioni che entreranno nella storia dell’Italia, per i danni causati all’economia complessiva del Paese, ai cittadini, al made in Italy agro-alimentare.
 
Sono ben 12 le Regioni che hanno chiesto, ed alcune ottenuto, lo stato di calamità naturale, con risorse a loro destinate allo scopo di risarcire parzialmente i danni subiti dall’agricoltura. Milioni di euro sono stati spesi per operare in emergenza per riparare e ristorare danni, quando invece sarebbe possibile agire in prevenzione, risparmiando e creando sicurezza e bellezza. è quanto emerge dall’8° Rapporto Manutenzione Italia di Anbi.
 
Per l'Anbi c'è bisogno di maggiore consapevolezza, da parte delle Istituzioni, sulla "necessità di uscire dalla logica delle emergenze per scegliere quella della prevenzione, con una visione di lungo periodo". Programmazione, pianificazione e gestione sono integrate tra loro, ben riconoscibili e, in virtù del lavoro normativo fatto dal Ministero dell’Ambiente nel corso dell’attuale legislatura, Stato e Regioni, Autorità di bacino distrettuali e Consorzi cooperano con chiarezza di ruoli e dentro norme puntuali che favoriscono la partecipazione. Ribadiamo peraltro la modernità del 152/2006.  
 
L'Anbi punta così a sostenere la necessità di una forte azione integrata con le Istituzioni perché si comprenda che vi è senz’altro il diritto all’acqua e i relativi doveri ma anche vi sono i diritti dell’acqua e i doveri verso di essa, solo così avremo dato una risposta agli obiettivi dell’Agenda 2030. Per risolvere o quanto meno alleviare la situazione di rischio idrogeologico nei territori italiani rientrati nei comprensori di bonifica l’Anbi propone il piano pluriennale di interventi aggiornato al 2017, che prevede 3.709 interventi per un importo complessivo di quasi 8 miliardi di euro.
 
Da tali necessità è discesa l’esigenza di un Piano nazionale di piccoli e medi invasi, nonché di infrastrutture per razionalizzare l’utilizzo della risorsa, che prevede la realizzazione, in 20 anni, di circa 2.000 interventi, per i quali i Consorzi di bonifica e di irrigazione già dispongono di oltre 400 progetti definitivi ed esecutivi. Tale piano, predisposto da Anbi, è stato condiviso dall’Unità di Missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ne ha approvato finalità e specifici obiettivi.

 

Fonte: http://www.e-gazette.it/

Oltre 9mila barili di petrolio si sono riversati nelle acque del Golfo del Messico a causa dello scoppio di condutture sottomarine.

Nel Golfo del Messico la scorsa settimana, tra l’11 e il 12 ottobre, 1,5 milioni di litri di petrolio si sono riversati in mare a causa dello scoppio di condutture sottomarine della LLOG Exploration Company, società che opera sen settore petrolifero e gas.

Lo scoppio, avvenuto a circa 65 chilometri di distanza dalle coste di Venice, in Louisiana, è l’incidente petrolifero più importante degli ultimi sette anni nell’area del Golfo del Messico, secondo solo alla Deepwater Horizon del 2010 quando si versarono in mare quasi 800 milioni di litri di petrolio, secondo quanto riportato da Bloomberg sulla base dei dati dell’ufficio statunitense per la sicurezza e la tutela ambientale (U.S. Bureau of Safety and Environmental Enforcement BSEE).

Novemila barili di petrolio riversati in mare

L’esplosione delle tubature della Delta House ha causato il rilascio tra i 7.950 e 9.350 barili di petrolio. La fuoriuscita, secondo quanto hanno fatto sapere dalla LLOG, è stata gestita grazie all’intervento di posa delle strutture di contenimento ed è in corso la fase di pulizia. A quanto sembra il petrolio, per ora, non è arrivato sulle coste e non ci sono stati feriti.

Lars Herbst, direttore della Regione del Golfo del Messico di BSEE, ha annunciato di aver avviato i sopralluoghi inviando sul posto 5 persone tra ispettori, ingegneri e investigatori esperti in incidenti petroliferi con fuoriuscite di petrolio. “L’indagine è fondamentale per garantire che la BSEE determini la causa o le cause dell’incidente e sviluppi raccomandazioni per impedire che simili eventi avvengano ancora in futuro”, ha detto Herbst.

I disastri petroliferi del Golfo del Messico

Deepwater Horizon è stato un disastro ecologico di dimensioni colossali, con danni ambientali enormi e ancora oggi, a sette anni di distanza, si riscontrano gli effetti. Ma nel Golfo del Messico i danni causati dalle estrazioni petrolifere sono all’ordine del giorno. Migliaia di fuoriuscite di petrolio “invisibili” stanno inquinando il Golfo del Messico e nessuno ne parla. La Guardia Costiera classifica moltissime fuoriuscite, fino a 380mila litri, minori o moderate, tanto che non vengono mai citate. Piccole perdite significano meno attenzione dei media, meno regolamentazione, minore valutazione dell’impatto ambientale e anche meno finanziamenti per pulirli. Perdite, seppur piccole, che sommate tra loro rappresentano una minaccia enorme e silenziosa per l’habitat del Golfo del Messico.

 

Fonte: http://www.infobuildenergia.it/

Pubblicati gli allarmanti dati sull'inquinamento delle nostre città da Legambiente che denuncia la mancanza di veri interventi sostenibili a lungo termine

E’ una vera emergenza quella di cui parla Legambiente nel report “L’emergenza smog e le azioni (poche) in campo”, rispetto ai valori di inquinamento delle città italiane che in ogni stagione vantano ormai tristi primati per i giorni in cui vengono superati i limiti di polveri sottili che respiriamo.

I motivi come sappiamo sono diversi e dipendono dal surriscaldamento climatico ma anche dalla mancanza di reali interventi, da parte delle Regioni e dei singoli Comuni, a sostegno delle misure antismog.
A causa anche della torrida estate 2017 e di un autunno così clemente, sono 25 le città (24 delle quali si trovano nelle regioni del nord Italia, Piemonte Lombardia Veneto ed Emilia Romagna) in cui è stato superato il limite di 35 giorni di PM10.

Maglia nera a Torino, con 66 giorni di superamento di PM10, Cremona (58 giorni) e Padova (53 giorni). A Milano, città nella quale sono stati toccati i 50 giorni, il Sindaco Sala ha chiesto ai cittadini e amministratori di condominio di aspettare ad accendere gli impianti di riscaldamento.

E’ necessario, si legge nel comunicato di Legambiente, un cambiamento di prospettiva e che i Comuni programmino interventi concreti a lungo termine con piani di risanamento dell’aria, a partire soprattutto da un ripensamento dei centri urbani in particolare sofferenza.

Azioni che avrebbero già dovuto essere messe in campo considerando il piano antismog, firmato dal ministero dell’ambiente con Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto a fine giugno. Al contrario, Piemonte e Veneto non hanno approvato la delibera stagionale di misure antinquinamento.

Rispetto al blocco della circolazione dei diesel Euro 2 e delle auto a benzina Euro 1, Legambiente fa notare che in molti casi, a causa della mancanza di controlli e multe, il divieto spesso non è rispettato. Un altro problema è quello del riscaldamento negli edifici pubblici e privati, visto che ad oggi un terzo delle abitazioni pare non essere a norma con l’applicazione di strumenti automatici di controllo della temperatura.

Non c’è più tempo da perdere, Legambiente ricorda che a causa del “mald’aria” in Italia ci sono più di 60mila decessi l’anno.

 

Fonte: http://www.infobuildenergia.it/

Estrarre bio-carburante dalle alghe è l’obiettivo di Eni, che ha avviato un impianto sperimentale di nuova generazione di Biofissazione Intensificata della Co2 per la produzione di bio-olio algale

Produrre bio-carburante a partire dalle alghe, ecco il progetto a firma Eni avviato a Ragusa, dove la società ha inaugurato un impianto sperimentale di nuova generazione di Biofissazione Intensificata della Co2 per la produzione di bio-carburante algale che potrà essere utilizzato dalla nuova bio-raffineria di Gela.

La  Co2 prodotta dai pozzi di idrocarburi viene utilizzata per la crescita di microalghe in combinazione con la luce solare, nell’impianto di Biofissazione si produce una nuova materia prima biologica, la farina di un’alga, per la preparazione di un bio-olio che potrà essere utilizzato dalla nuova bio-raffineria di Gela, attualmente alimentata ad olio di palma.

A regime si potranno catturare circa 80 tonnellate l’anno di Co2 e produrre circa 40 tonnellate l’anno di farina algale.

L’ambizioso progetto sfrutta una tecnologia, brevettata e fornita da Sun Algae Technology: questo è uno dei primi esempi a livello mondiale di applicazione della tecnologia nel settore Oil&Gas e sarà un modello unico sul territorio nazionale per perfezionare la tecnologia.

 

Fonte: http://energiaoltre.it/

Navigant Research ha recensito 15 fornitori leader per i sistemi di monitoraggio e soluzioni di gestione intelligente dei consumi. Tra questi SMA è risultata la migliore.

Navigant Research, società di consulenza americana, ha recensito SMA Solar Technology AG tra le principali aziende nella fornitura di sistemi di monitoraggio e soluzioni di gestione dell'energia per impianti fotovoltaici residenziali.

Per la redazione del report “Residential Solar Monitoring and HEMS”, Navigant ha preso in esame la strategia implementata da 15 fornitori leader di settore per sistemi di monitoraggio e soluzioni di energy management. In base a tale studio, SMA è risultata la migliore tra i competitor.

L’analisi condotta dalla società di consulenza americana ha tenuto conto dei seguenti criteri: vision; strategia di go-to-market; partner; tecnologia; presenza e copertura a livello mondiale; vendite, marketing e distribuzione; performance di prodotto; portafoglio prodotti ed ecosistema nonché “staying power” dell’azienda.

“Senza un sistema intelligente di gestione dell’energia non è possibile trarre vantaggio dall’enorme potenziale del fotovoltaico”, ha dichiarato Pierre-Pascal Urbon, CEO di SMA. “Fin dall’inizio, SMA ha investito in sviluppo software e, allo stato attuale, grazie al nostro Sunny Portal, risultano connessi oltre 250.000 impianti fotovoltaici in tutto il mondo”.

I sistemi di monitoraggio di SMA

Sunny Home Manager 2.0 consente a privati, proprietari di sistemi FV di piccole e medie dimensioni, di ottimizzare il proprio impianto e persino utilizzare un volume maggiore di energia solare per il consumo interno.

A fine 2017, la nuova piattaforma di energy management ennexOS darà l’opportunità ai clienti di impianti commerciali di collegare i sistemi FV a quelli per l’aria condizionata e di energy storage, ad esempio per sfruttare il più possibile direttamente nel sito di produzione l’energia solare generata.

 

AS Solar è distributore dei prodotti e soluzioni SMA per il monitoraggio la gestione dell'energia prodotta impianti fotovoltaici. Clicca QUI per consultare la gamma completa.

 

Fonte: http://www.qualenergia.it/

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