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Terrace House: un grattacielo ibrido di 71 metri in legno, vetro e acciaio.

Le città del futuro saranno sempre più verdi, ecosostenibili e di design. Parola dei grandi architetti che attraverso il loro lavoro riescono a unire armoniosamente le esigenze edilizie della contemporaneità con una progettazione più attenta all’ambiente.

È questo il caso del grattacielo Terrace House firmato dall’architetto Shigeru Ban vincitore del Premio Pritzker: si tratta dell’edificio in legno più alto del mondo con ben 71 metri che svetteranno tra i cieli di Vancouver in Canada. Shigeru Ban è noto per il suo impegno nell’utilizzare materiali eco-compatibili in architettura: l’edificio ibrido Terrace House è la perfetta sintesi della sua visione green.

Il progetto

La nuova Terrace House avrà 19 piani destinati a uso residenziale: moderna nel design e nei materiali utilizzati, la torre progettata da Shigeru Ban è un edificio tra i più innovativi al mondo. Come materiale principale per realizzare l’intelaiatura è stato utilizzato il legno locale insieme all’acciaio e al calcestruzzo.

Il disegno di Shigeru Ban si integra perfettamente con il vicino Evergreen Building, storico edificio del 1971 di di Arthur Erickson la cui peculiare struttura a gradoni triangolari ha ispirato Ban nella progettazione di Terrace House. Nel progetto dell'architetto giapponese Shigeru Ban i due edifici saranno in relazione tra loro. Proprio per questo ha utilizzato forme triangolari, materiali naturali e terrazze per collegare i due progetti, e l'architetto del paesaggio dell'edificio Evergreen, Cornelia Oberlander, sta collaborando al progetto.

Ogni residenza di Terrace House sarà dotata dei più sofisticati sistemi di domotica, climatizzazione e riscaldamento integrati e di ogni genere di comfort. Gli interni riflettono lo stile di Ban: minimali e puliti, saranno caratterizzati da materiali caldi come il legno mixati a dettagli in marmo e in acciaio.

 

Fonte: http://www.infobuildenergia.it/

Gli scienziati della Friedrich-Alexander-Universität (FAU), in Germania, si sono lanciati nello studio dello “stoccaggio solare molecolare”

Lo stoccaggio dell’energia solare è una sfida ancora aperta per il mondo della ricerca. Accanto a soluzioni tradizionali come celle fotovoltaiche e batterie, si stanno affiancando creativi concept chimici in grado di aprire la strada opportunità completamente nuove. L’attenzione è focalizzata su quelle reazioni intramolecolari che rendono possibile trasformare e conservare l’energia solare. Un elemento ancora poco esplorato che potrebbe portare un domani a realizzare celle solari dotate di capacità d’accumulo integrato. Questa forma di “stoccaggio solare molecolare” è uno dei campi di ricerca su cui si sono lanciati gli scienziati del Dipartimento di Chimica e Farmacia della Friedrich-Alexander-Universität (FAU), in Germania.

Attraverso due studi differenti, i chimici tedeschi hanno indagato l’uso dei processi molecolari che consentono di immagazzinare l’energia in modo efficiente e rilasciarla in modo controllato quando richiesto e addirittura convertirla direttamente in elettricità.

Entrambe le ricerche hanno come punto in comune il sistema norbornadiene-quadriciclano. Il  norbornadiene è un idrocarburo i cui legami chimici possono essere alterati attraverso la semplice esposizione alla luce. In altre parole l’energia solare è in grado di modificare la struttura molecolare trasformandolo nel quadriciclano, il suo isomero di valenza. La reazione produce una densità di energia simile a quella di una batteria ad alte prestazioni. Grazie a questa proprietà, il quadriciclano è anche conosciuto come “combustibile solare”. Alterando la temperatura di questultimo o esponendolo ad un catalizzatore si può invertire l’effetto e ottenere energia sotto forma di calore. Non è la prima volta che questo sistema viene indagato per le sue capacità di storage: lo scorso anno l’Università di Göteborg ha creato un dispositivo Solare Termico Molecolare capace di convertire di convertire l’1,1 per cento della luce solare direttamente in legami chimici.

Oggi gli scienziati del FAU stanno lavorando alla produzione di vari nuovi gruppi di derivati ​​NBD e QC, studiando l’influenza di fotosensibilizzatori e accettori di elettroni nonché solventi e campi magnetici all’interno di questo processo, con l’obiettivo di creare un ciclo chiuso del sistema. Nel dettaglio, il sottoprogetto “Catalytic and electro-chemical release of solar energy stored in strained organic compounds” sta sviluppando nuovi sistemi di catalizzatori ed elettrodi che possono essere utilizzati per convertire l’energia chimica direttamente in energia elettrica. I risultati potrebbero costituire la base per la realizzazione di celle solari dotate d’accumulo integrato.

 

 

Fonte: http://www.rinnovabili.it/

Aumento della produzione di energia da fonti rinnovabili dal 20 al 32 per cento, ma anche sostegno in favore dell’autoconsumo da parte dei singoli cittadini e stop all’utilizzo dell’olio di palma nei biocarburanti.

L’Unione europea alza l’asticella della transizione energetica e si adegua alla rivoluzione in corso che vede eolico e fotovoltaico guadagnare quote di mercato rispetto agli idrocarburi. I nuovi obiettivi sono il frutto dell’intesa appena firmata da Parlamento, Commissione e Consiglio europeo in cui è stato dato il via libera a due delle otto proposte legislative del pacchetto Energia pulita per tutti che era stato adottato dalla Commissione europea il 30 novembre 2016. Un mese fa era stato adottato il primo elemento del pacchetto, la direttiva sul rendimento energetico nell'edilizia.

L’accordo non si limita a recepire quello che sta avvenendo nel mercato dell’energia, ma vuole anche andare incontro a un altro fenomeni: l’autoproduzione di energia fotovoltaica, grazie ai piccoli impianti domestici, sempre più connessi con i sistemi di accumulo e le reti locali. L'accordo prevede di migliorare non solo di migliorare i regimi di sostegno per le rinnovabili ma riduce le procedure amministrative, definisce un quadro stabile dei regole sull'autoconsumo, aumenta il livello di ambizione dei target per il settore dei trasporti e della refrigerazione.

Proprio perché le istituzioni europee hanno preso atto del quadro in rapido cambiamento hanno anche stabilito che i target potranno essere rivisti al rialzo. Il nuovo quadro normativo prevede come detto un obiettivo vincolante di energia rinnovabile per l'UE per il 2030 del 32%, con una clausola di revisione al rialzo entro il 2023.
 
Ciò, si legge in una nota della Commissione, "contribuirà notevolmente alla priorità politica della Commissione espressa dal Presidente Juncker nel 2014 affinché l'Unione europea diventi il numero uno mondiale in rinnovabili".  L'accordo "consentirà all'Europa di mantenere il suo ruolo di guida nella lotta contro il cambiamento climatico, nella transizione energetica pulita e nel raggiungimento degli obiettivi fissati dall'Accordo di Parigi", prosegue la nota.

In realtà, le dichiarazioni del presidente Juncker sono troppo ottimistiche. Dopo aver guidato la transizione verso le rinnovabili, l’Europa ora sta perdendo la sfida con i colossi dell’economia mondiale: oltre agli Usa, sono Cina e India a guidare gli investimenti verso le rinnovabili, spinte dalla “fame” di energia ma anche dalla necessità di limitare l’uso del carbone che sta causando pesanti danni all’ambiente e alla salute dei cittadini, in particolare nelle grandi aree metropolitane.

Guarda caso, nel documento appena firmato dalle istituzione europee non si fa cenno all’uscita anticipata dal carbone, combustibile ancora fondamentale in paesi come la Germania e la Polonia.

Critica anche la posizione di Greenpeace: "Questo accordo riconosce per la prima volta il diritto dei cittadini di partecipare alla rivoluzione energetica in Europa e abbatte alcune grandi barriere che frenano la lotta al cambiamento climatico. Tutto ciò garantisce alle persone e alle comunità un maggiore controllo sull'energia che utilizzano, mettendole in condizione di partecipare alla crescita delle rinnovabili e di sfidare i colossi del settore energetico in tutto il continente. L'obiettivo di crescita delle rinnovabili fissato al 32 per cento è però troppo basso e permette alle grandi compagnie energetiche di restare ancorate ai combustibili fossili o a tecnologie rivelatesi false soluzioni rispetto al cambiamento climatico". Lo ha dichiarato Sebastian Mang, consulente energia di Greenpeace Ue.

 

Fonte: http://www.repubblica.it/

Da 21 gennaio 2019 entra in vigore la zona a traffico limitato e a basse emissioni

Milano chiuderà le porte alle auto diesel più vecchie e inquinanti (Euro 0, 1, 2 e 3), che dal 21 gennaio del 2019 non potranno più entrare e circolare in città. Proprio quel giorno, infatti, entrerà in vigore, come già annunciato dall'amministrazione e confermato dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala, la Lez (Low emission zone), una zona a traffico limitato grande più o meno come tutto il suo centro abitato. Ma la data di gennaio rappresenta solo la prima tappa di un percorso che porterà Milano, nelle intenzioni dell'amministrazione, ad essere completamente libera dai diesel entro il 2025. Già dal primo ottobre del 2019 scatterà la seconda fase della Lez, con lo stop anche dei veicoli diesel euro 4, per arrivare "al 2025, quando i diesel non circoleranno più", ha spiegato Sala. emissioni-auto-inquinanti.jpg
 
Il blocco che scatterà da gennaio "è un passo che riteniamo di poter fare adesso - ha aggiunto -, si tratta di un percorso di quattro anni e queste buone pratiche è bene farle assorbire ai cittadini un po' alla volta. La nostra filosofia non è fatta di divieti, ma di accompagnamenti". A Milano c'è già una zona a traffico limitato, Area C, che corrisponde al centro città, in cui è vietato l'accesso ai diesel più inquinanti. Con la Lez il Comune farà un ulteriore passo avanti nella lotta allo smog, che durante l'inverno porta spesso a blocchi del traffico per il superamento dei livelli del Pm10. Con la Lez ci saranno 180 varchi di ingresso in città con altrettante telecamere per controllare gli accessi e sanzionare chi non rispetta i divieti. Il 21 gennaio "saranno circa 12 quelle accese - ha spiegato l'assessore alla Mobilità del Comune, Marco Granelli - mentre i varchi con la relativa segnaletica saranno già pronti" alla fine del 2018. Nelle settimane precedenti partirà anche la campagna di comunicazione per informare i cittadini sulle novità.

"Noi crediamo che questa scelta, fatta per la salute di tutti i cittadini, - ha proseguito l'assessore - vada spiegata, ma anche resa facile". Per andare incontro ai commercianti e a quelle categorie che non possono lavorare senza l'auto, il Comune ha già predisposto un bando da 6 milioni di euro per il cambio dei veicoli commerciali diesel.

 

Fonte: http://www.e-gazette.it/

Passati cinque anni dall’introduzione dei balzelli se ne riconosce il fallimento e il nostro Paese è rimasto un importatore netto di pannelli solari: dar vita a una filiera nazionale è ancora possibile, ma occorre aprirsi al fronte dell’avanzamento tecnologico

Dopo più di cinque anni dalla loro introduzione i dazi sui pannelli fotovoltaici importati dalla Cina tornano a rianimare in Europa il dibattito sullo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. Contrariamente alle attese, a suo tempo espresse, sembra infatti che essi non siano serviti a far decollare la produzione europea di celle e moduli solari, mentre le installazioni di questi ultimi, anche con il venir meno degli incentivi che ne hanno sostenuto la diffusione, hanno subìto un po’ ovunque una drastica riduzione. Il timore, in sostanza, è che proseguendo le attuali tendenze la transizione energetica dalle fonti fossili a quelle rinnovabili subisca un arresto se non addirittura un arretramento.

Dal chiedere a gran voce l’introduzione dei dazi si è passati dunque a reclamarne l’abolizione immediata, come fa sapere l’associazione dei produttori europei di energia solare (Solar Power Europe), seguita da ben 37 associazioni delle rinnovabili e del solare, 400 compagnie europee, 5 organizzazioni non governative tra cui Wwf e Greenpeace e persino 22 membri del Parlamento. In questo modo, si sostiene, si potrebbero ricreare le condizioni per un rinnovato processo di diffusione del fotovoltaico riprendendo un importante percorso di sviluppo tecnologico del settore, che dovrebbe vedere l’Europa leader nell’innovazione di sistemi e componenti per migliorare sempre più le prestazioni e l’efficienza degli impianti.

La posizione di Solar Power Europe trova ampio riscontro anche in Italia, dove i soci di Italia Solare hanno sottoscritto la richiesta di abolizione dei dazi, e sottolineato come nel nostro Paese la sfida del fotovoltaico sia ancora aperta. Restano tuttavia i dubbi su come sia possibile contrastare la forte concorrenza cinese, tenuto conto dell’ulteriore impulso registrato dalla produzione di pannelli fotovoltaici e della straordinaria crescita del mercato asiatico, che a detta di molti operatori favorirebbe le industrie locali.

In che termini il fotovoltaico potrebbe fornire occasioni di rilancio per l’Europa?

Le dinamiche degli ultimi cinque anni sembrerebbero in prima battuta dar ragione allo scetticismo. L’ultimo rapporto Bloomberg sugli investimenti mondiali in sistemi per la produzione di energia da fonti rinnovabili fa infatti sapere che per il fotovoltaico il “sorpasso” dei Paesi in via di sviluppo e dell’Asia in particolare sui maggiori Paesi industrializzati non solo si è ampiamente confermato, ma anche consolidato. E tutto questo è accaduto mentre venivano abbandonati i classici meccanismi di sovvenzione e si iniziava a sperimentare (dal 2016) un nuovo sistema ad “aste”, che vede i Paesi europei tra i più attivi al fine di compensare le mancate risorse che precedentemente  provenivano dagli incentivi. Lo stallo europeo è di tutta evidenza e le difficoltà di tenuta sul mercato non hanno risparmiato nemmeno i più forti, come dimostra il fallimento di grandi aziende tedesche leader nel settore verificatosi proprio in questo periodo.

Ma la realtà è anche un’altra. Secondo le più recenti statistiche della Associazione tedesca di ingegneria meccanica e impiantistica, la Vdma, i produttori tedeschi di componenti per il fotovoltaico attualmente stanno soprattutto beneficiando degli straordinari investimenti che si sono messi in moto nell’area asiatica. La domanda si va infatti dirigendo verso le componenti a film sottile, che rispetto alla tecnologia più diffusa (silicio cristallino) presentano enormi vantaggi sia sotto il profilo dell’efficienza energetica sia sotto quello della eco-sostenibilità. E d’altra parte, esaminando più in generale l’evoluzione della composizione dell’export di fotovoltaico della Germania per paese di destinazione, risulta che nel 2016 la quota relativa ai paesi dell’Asia orientale arriva a sfiorare il 20%, di cui quasi la metà è dovuta al contributo di Cina, Hong Kong e Taiwan, che registra un raddoppio rispetto al 2015.

Se dunque è fuori di dubbio che l’aumento della produzione di fotovoltaico in Asia e l’espansionismo della Cina siano stati una fonte di destabilizzazione per i produttori europei, è allo stesso tempo vero che i margini di sviluppo tecnologico del settore sono ancora molto ampi e che in questa direzione si va delineando una nuova fase della competizione internazionale.

Fase in cui non può sfuggire il riposizionamento della Germania, mentre non altrettanto si può dire dell’Italia. L’Italia infatti risulta essere un importatore netto di pannelli solari, e l’introduzione dei dazi su quelli provenienti dalla Cina ha semplicemente modificato l’origine prevalente dei flussi, facendo diventare la Germania il maggior fornitore di questa tecnologia.

Pertanto, mentre con una maggiore apertura del mercato l’abolizione dei dazi potrebbe consentire una ripresa nella diffusione del fotovoltaico europeo, per l’Italia nulla cambierebbe se non la scelta della tipologia di componenti da importare e del paese da cui acquistarli. A meno che non si inizi finalmente a prendere in seria considerazione l’ipotesi di dar vita a una filiera nazionale nel settore, cominciando a ragionare proprio dei  nuovi spazi che si vanno aprendo sul fronte dell’avanzamento tecnologico.

 

Fonte: http://www.greenreport.it/

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