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Con i suoi 150 metri di altezza, l’edificio avrà una forma a spirale interrotta solo da un giardino pensile continuo che contrasta con il colore silver delle vetrate.

Nella zona commerciale di Tolosa, sul sito dell’ex centro di smistamento postale della Gare Matabiau, sorgerà l’Occitanie Tower, il primo grattacielo della città. Progettato dallo studio Libeskind il grattacielo sarà alto 150 metri e ospiterà appartamenti, uffici, una sede della catena di alberghi Hilton, un ristorante panoramico sul tetto, spazi commerciali e gli uffici della società ferroviaria SNCF.

La particolarità di questo innovativo edificio sta nella sua forma, a spirale, dove la monotonia delle vetrate di color argento sarà interrotta da un giardino pensile continuo, alto quanto l’intero edificio.

L’Occitanie Tower guarda ai Pirenei con un tocco di verde  

Integrato nella forma dell’edifico c’è un paesaggio verticale continuo, progettato dall’architetto paesaggista Nicolas Gilsoul. Questa striscia verde è un richiamo alla lussureggiante via d’acqua del Canal du Midi che attraversa la città di Tolosa. Gli alberi costeggiano la parte bassa dell’edificio, sono presenti sulla balconata  e poi si snodano per l’intera altezza del grattacielo. Situato nella zona est della città, l’Occitanie Tower è rivolto verso i Pirenei, distanti poco meno di 100 km, ed è stato progettato per diventare la porta d’accesso al crescente settore commerciale di Tolosa. lavori di realizzazione dovrebbero completarsi entro il 2022.

I caratteristici giardini verticali servono a interrompere la monotonia della vetrate, donando alla struttura un tocco green piacevole non solo agli occhi, ma soprattutto all’ambiente. "Con i suoi giardini sospesi che cambiano colore durante le stagioni – afferma Daniel Libeskind - il leggero silver dei vetri della facciata rifletterà i toni rosa di Tolosa e la luminosità di questo materiale cambierà la percezione dello spazio, secondo la variazione di luce. La torre diventa un oggetto unico in un vasto spazio urbano: non diventerà solo una destinazione, ma anche uno spazio pubblico definitivo”.Secondo Philippe Journo, tra i più famosi personaggi francesi legati alla cultura architettonica: "Tolosa è pronta ad affermarsi come un nuovo polo d'affari nella regione. La Torre Occitanie creerà un punto di riferimento iconico per la città e sarà un generatore economico strategico per tutto il distretto".

 

Fonte: http://www.infobuildenergia.it/

Solo il 20% degli italiani viaggia rispettando l’ambiente e cercando di ridurre i propri consumi

Agli italiani piace il turismo che rispetta l'ambiente e cerca di ridurre il consumo energetico e di risorse del territorio, ma solo pochissimi lo mettono in pratica: nel 2018 dichiarano di adottare realmente un turismo green solo il 20% del totale dei turisti, contro il 18% del 2017.
 
È questo, in sintesi, il quadro che emerge dall'anticipazione dei dati dell'VIII rapporto “Gli italiani, il turismo sostenibile e l'ecoturismo” realizzato da Ipr Marketing per la Fondazione Univerde, che sarà presentato il prossimo 27 settembre a Roma.
 
L'anticipazione dei dati è stata data a Roma, in occasione del convegno organizzato dalla Fondazione Univerde, insieme al Touring Club Italiano e Ipr Marketing, per il decennale della Fondazione. In particolare, nel 2018 cresce al 78% la percentuale del livello di conoscenza della definizione di “turismo sostenibile” (76% nel 2017) inteso come quello che rispetta l’ambiente e cerca di ridurre il consumo di energia e di risorse del territorio.
 
Il 41% lo considera eticamente corretto e il 28% vicino alla natura. In merito all’ecoturismo, invece, nel 2018 il 64% (contro il 62% nel 2017) degli intervistati conosce la definizione di ecoturismo come forma di turismo che rispetta l’ambiente, le popolazioni locali e valorizza le risorse naturali e storico culturali di un territorio.
 
In generale, i dati evidenziano come il turismo sia soprattutto un arricchimento culturale per il 48% degli italiani, conoscenza o esplorazione per il 44% e relax per il 41%. Ad attrarre principalmente sono arte, storia ed eventi culturali (68%), ma anche natura e paesaggi (61%).

Il turismo è un driver importante per l'economia del nostro paese che, come ha spiegato Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione Univerde, contribuisce a creare occupazione e a valorizzare il made in Italy. Bisogna, però, spingere l'acceleratore "e diffondere il turismo anche nei piccoli centri e nelle aree interne e migliorare tutto il nostro settore formativo" ha sottolineato Pecoraro Scanio, che ha anche illustrato i progetti di valorizzazione di alcune aree del territorio realizzati da studenti nell'ambito del corso di laurea Progest all'Università degli studi di Roma 'Tor Vergata'.

 

Fonte: http://www.e-gazette.it/

Costa annuncia l'anticipo delle normative europee di almeno tre-quattro anni. E nella legge vuole inserire anche un primo step sull'economia circolare

L'Italia alla guida della lotta all'inquinamento da plastica in mare: sia perché "ne abbiamo le capacità e sia perché siamo, seppur piccoli, un pò il palcoscenico del mondo". E' il ministro dell'Ambiente Sergio Costa ad annunciare - dalla piattaforma galleggiante di Marevivo, dove è stata presentata la campagna di sensibilizzazione "Mediterraneo da remare" promossa dalla Fondazione Univerde - due proposte per avere delle leggi ad hoc: una per ridurre la plastica monouso e l'altra per consentire ai pescatori di poter ripulire il mare, portando a terra i rifiuti che raccolgono con le reti.

Il ministro, che spera di poter "incardinare nelle prossime settimane la prima legge che parla in particolare della plastica nel mare - quella sugli eco-pescatori - racconta di come voglia "nelle more del recepimento della direttiva Ue sul tema della plastica monouso, anticipare i tempi europei che dovrebbero essere di almeno tre-quattro anni: noi che abbiamo questa forte coscienza ecologica la possiamo anticipare in Italia. Inoltre nella legge inseriamo un primo step sull'economia circolare, puntiamo sul riuso della plastica; sono persuaso che gli imprenditori saranno dalla nostra parte, tutelando allo stesso tempo l'ambiente".

E per Rossella Muroni di Liberi e Uguali - che ha presentato la proposta di legge sugli eco-pescatori e "per il loro coinvolgimento attivo", ispirato al progetto Arcipelago pulito - l'impegno del ministro Costa è un'ottima notizia: è positivo che proponga di anticipare le misure della direttiva europea per andare in direzione di uno sviluppo sostenibile e di un'economia circolare. Sull'obiettivo di contrastare l'inquinamento da plastica risanando l'ecosistema marino, ho già depositato una proposta di legge per consentire ai pescherecci di raccogliere i rifiuti marini e facilitarne lo smaltimento". Sostegno alla proposta degli eco-pescatori arriva anche dall'europarlamentare Simona Bonafè che ha presentato alcuni emendamenti alla direttiva europea in discussione Port facility con "l'obiettivo di evitare che i pescatori paghino per i rifiuti che rimangono casualmente nelle loro reti una volta portati a terra".

Sulla questione Costa è stato chiaro: "Sicuramente per noi è una priorità la salvaguardia del mare. L'obiettivo è avvicinare sempre di più il cittadino all'amore per il mare. Ed è per questo che mi appello a ogni cittadino che quest'estate troverà sulle spiagge della plastica, di raccoglierla di gettarla nella differenziata; e se magari ci aiutano 60 milioni di italiani sono 60 milioni di pezzi di plastica in meno". Anche Greenpeace lancia la "Plastic free week", per sensibilizzare l'opinione pubblica su una delle "più gravi emergenze ambientali dei nostri tempi" con una serie di eventi pubblici in 16 città italiane, dal 3 all'8 luglio, come per esempio la pulizia di spazi verdi pubblici e di alcune spiagge oltre ad aperitivi e pic-nic senza plastica monouso.

 

Fonte: http://www.repubblica.it

Pubblicato uno studio dell’associazione europea costruttori auto (Acea) sulla mobilità a emissioni zero

“Cresce in Italia l’appeal dell’elettrico, ma siamo fanalino di coda tra i grandi Paesi Ue sia nelle vendite di auto pulite sia soprattutto nelle infrastrutture di supporto. Da una parte infatti oltre metà dei consumatori italiani prende in considerazione l’acquisto di una ibrida o elettrica, dall’altra il mercato vale ancora lo 0,2% (1,5% la quota Ue) e le colonnine di ricarica presenti nelle nostre strade sono, secondo uno studio rilasciato ieri da Acea, poco più di 2.700, il 2,35% del totale Ue”. L

Ostacoli legati a barriere economiche e infrastrutturali

Al momento in Italia come in Europa gli ostacoli principali in un mercato che secondo gli obiettivi dovrebbe crescere di 10 volte nel giro dei prossimi 7 anni sono legate a barriere economiche e infrastrutturali, quindi anche politiche. In Italia, secondo l’indagine svolta ad aprile su un campione stratificato di 1.400 acquirenti, i più propensi all’acquisto sono i consumatori giovani (tra i 25-44 anni) e scolarizzati, che utilizzano un’auto premium e per non più di 3 anni.

6 Paesi UE detengono l'85% del mercato

Anche in Europa la correlazione tra le vendite dell’elettrico e il reddito pro-capite è lampante, con 6 Paesi a forte reddito (Germania, Regno Unito, Francia, Svezia, Paesi Bassi e Belgio) che da soli detengono l’85% del mercato. Ancora di più, secondo il rapporto di una preoccupata Acea, pesa la questione infrastrutture, con 117mila colonnine di ricarica dislocate in Europa; un numero molto esiguo se si considera l’obiettivo della Commissione Europea posto a 2 milioni di aree di sosta entro il 2025. E ancora più esigua è la quota italiana (2,35%) in uno scenario che vede nei soli Paesi Bassi, Germania, Francia e Regno Unito la gran parte (76%) delle infrastrutture di supporto.

Carenza di colonnine di ricarica in Italia

“Per ogni colonnina di ricarica presente in Italia ne troviamo 12 nei Paesi Bassi e 9 in Germania, e questa carenza alla lunga potrà pesare non solo sul fronte ambientale ma anche su quello turistico: rischiamo infatti di non avere le infrastrutture necessarie per i viaggiatori del prossimo futuro”.

Il 10 Luglio l'UE vota sugli impegni perr le auto "low emission"

Il 10 luglio le Commissioni Industria e Trasporto del Parlamento europeo voteranno delle proposte della Commissione Ue – definite irrealistiche da Acea – che prevedono una quota delle vendite di auto a ‘zero’ o ‘low emission’ 15% entro il 2025 e del 30% nel 2030.

 

Fonte: http://energiaoltre.it/

Secondo il Global Opportunity Report 2018 si potrebbe contenere di 1 grado il riscaldamento globale entro il 2100

Meno emissioni per 89,7 giga-tonnellate di CO2 e contenimento dell’aumento di 1 grado del riscaldamento globale entro il 2100 da una gestione più efficiente degli impianti di condizionamento esistenti. È quanto emerge dal Global Opportunity Report 2018 condotto a livello mondiale da Dnv Gl – Business Assurance, dal Global Compact delle Nazioni Unite e da Sustainia.

Il condizionamento rappresenta il 17% della domanda globale di energia elettrica

Come si può arrivare a cifre simili? Attualmente, il condizionamento rappresenta il 17% della domanda globale di energia elettrica ed emette gas fluorurati, che hanno un impatto potenziale sul riscaldamento globale addirittura superiore a quello della CO2. Allo stesso tempo il valore del mercato del condizionamento dell’aria nel mondo è stimato in più di 24 miliardi di dollari entro il 2020 e 1,6 miliardi di nuove unità saranno vendute entro il 2050. La domanda energetica per il raffrescamento aumenterà, quindi, del 72% nel solo Continente europeo entro il 2030 e supererà quella per il riscaldamento entro il 2060.

Il problema dei data center

Un polo importante della domanda di raffrescamento globale è costituita poi dai data center: il mercato del raffrescamento di questo tipo di edifici aumenterà di più di 14 miliardi di dollari entro il 2021 a un tasso di crescita composto (Cagr) del 15%. Le più recenti innovazioni tecnologiche nel campo, come ad esempio l’utilizzo dell’energia solare termodinamica, che sfrutta l’energia solare per il raffrescamento degli edifici, permette di consumare dal 30 al 90% in meno rispetto all’aria condizionata tradizionale.

Il ruolo della pianificazione urbanistica

In contesti cittadini, la pianificazione urbanistica sta avendo un ruolo crescente nella riduzione della necessità di costosi sistemi di refrigerazione. In India, dove il raffrescamento rappresenta il 40% della domanda di elettricità in alcune città, si stanno diffondendo prodotti che imitano i processi di evaporazione naturale delle piante a fronte di un input energetico minimo, in grado di diminuire la temperatura dell’aria di 6-8°C. “La crescente richiesta di condizionamento è principalmente dovuta alla concentrazione della classe media nelle aree urbane – ha commentato Luca Crisciotti, Ceo di Dnv Gl – Business Assurance -. Nelle città, l’utilizzo di condizionatori può aumentare le temperature di più di 1°C localmente, peggiorando il fenomeno delle isole di calore, secondo cui si determina un microclima più caldo all’interno delle aree urbane cittadine nei confronti delle aree circostanti, a prevalenza rurale. Il Pianeta, però, ci impone di trovare soluzioni più intelligenti, più ‘smart’, per soddisfare questa nostra esigenza. Per esempio, impianti di condizionamenti dell’aria che sfruttino l’energia del sole, con una riduzione del consumo di elettricità fino all’85%. Sono soluzioni già esistenti: ora dobbiamo imparare a sfruttarle su vasta scala”.

 

Fonte: http://energiaoltre.it/

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