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La giapponese SoftBank ha annunciato un investimento da 200 mld per realizzare nel deserto saudita un mega progetto solare che non ha uguali al mondo

Preparatevi ai grandi numeri: nel deserto dell’Arabia Saudita sorgerà entro la fine del prossimo decennio il progetto solare più grande al mondo. Fotovoltaico e CSP ci hanno abituato negli ultimi anni a impianti da record, ma stavolta le dimensioni annunciate non hanno eguali. Si parla di una futura capacità di ben 200 GW. Cifra da far girare la testa, soprattutto se si pensa che attualmente il mondo ha installato, in totale, circa 400 GW di fotovoltaico.

A darne l’annuncio è la Softbank, la conglomerata multinazionale che nel progetto investirà 200 miliardi di dollari. L’amministratore delegato Masayoshi Son si è incontrato, infatti, oggi a New York con il Principe saudita Mohammed Bin Salman per siglare il memorandum d’intesa. “È un grande passo nella storia umana”, ha commentato il principe Mohammed a margine della firma. “È audace, rischioso e speriamo di riuscire a realizzarlo”. Per ora, del progetto solare più grande al mondo ci sono solo carte firmate e pochi dettagli tecnici: sfrutterà l’abbondante energia solare che colpisce il deserto saudita, integrerà diversi impianti di accumulo e darà vita, parallelamente ai lavori di costruzione, a una fabbrica locale di pannelli solari e attrezzature. Per vedere un simile gigante all’opera si dovrà attendere il 2030, sperando che i lavori non subiscano ritardi o intoppi di sorta.

L’accordo si inserisce nei più ampi sforzi del paese di diversificare la propria economia. L’erede al trono del più potente esportatore di greggio al mondo sta cercando di svezzare il regno dalla dipendenza dal petrolio. Le rinnovabili assieme al nucleare sono i due capisaldi della Vision 2030, il piano formulato da Riyad per segnare i binari di questa trasformazione energetica. Su questo processo di cambiamento, la SoftBank ha messo gli occhi ormai da tempo. Già ad ottobre 2017, la compagnia elettrica saudita aveva firmato un memorandum d’intesa con Vision Fund, il fondo di private equity della compagnia giapponese, per creare nel Regno 3 GW di fotovoltaico con accumulo a fronte di un investimento di 10 miliardi di dollari.

Dal canto suo il Regno ha fissato un obiettivo di 9,5 GW di energia da fonti alternative da raggiungere entro il 2023, di cui fa parte anche il nuovo progetto fotovoltaico da 300 MW, il primo al  mondo ad aver portato grazie alle aste il prezzo dell’elettricità solare sotto i 2 centesimi di dollari per chilowattora. L’Arabia Saudita prevede anche di costruire 16 reattori nucleari nei prossimi 25 anni a fronte di una spesa di 80 miliardi di dollari. Prima ovviamente dovrebbe accettare l’accordo USA di non proliferazione nucleare, dello stesso tipo di quelli già firmati dagli States con India e Emirati Arabi Uniti. Il governo saudita ha già detto che non intende sottostare a una simile restrizione e, secondo Wall Street Journal, l’amministrazione Trump potrebbe comunque avviare dei negoziati formali con il Paese a partire dai prossimi mesi.

 

Fonte: http://www.rinnovabili.it/

Limitazioni in vista all’Eur. Il sindaco Raggi: “Con Formula E Roma vetrina e punto di riferimento a livello internazionale.”

Si scaldano i motori della macchina organizzativa che porterà Roma e il quartiere Eur ad accogliere la tappa italiana del Campionato ABB FIA Formula E, in programma il prossimo 14 aprile. Una manifestazione sportiva, unica nel suo genere, che porterà Roma nuovamente al centro del mondo con la trasmissione della gara in 50 paesi e un’audience a livello internazionale di oltre 20 milioni di spettatori.

A pochi giorni da uno degli eventi sportivi più attesi della stagione, inizieranno una serie di lavori di allestimento del circuito cittadino, dei box e delle tribune, e che proprio per limitare l’impatto per la circolazione urbana e i disagi per i cittadini, avranno luogo la notte, a partire alle 20.30 e fino alle 5.30 del mattino. Già da mesi, gli uffici tecnici di Roma Capitale e dell’Agenzia Roma Servizi per la Mobilità sono al lavoro per progettare e ridurre al minimo i disservizi verso i cittadini e i turisti.

“Con la Formula E Roma - ha detto il sindaco Virginia Raggi - diventa vetrina e punto di riferimento a livello internazionale. Un’opportunità per mostrare il modello di città sostenibile che stiamo realizzando grazie a politiche mirate ad aumentare le opere su ferro e a incentivare la mobilità ciclopedonale e l’elettrico, con uno sguardo allo sviluppo tecnologico e all’innovazione. Nelle settimane che precedono l’evento, il quartiere dell’Eur subirà modifiche alla viabilità che saranno puntualmente condivise su tutti i canali informativi e che già sono visibili sui canali istituzionali per evitare al minimo i disagi”.

“Siamo consapevoli dell’impegno che richiediamo ai cittadini di Roma - ammette Alejandro Agag, Amministratore Delegato Formula E - in particolare ai residenti e ai lavoratori del quartiere Eur, ma crediamo che questo evento sia un’opportunità di visibilità unica per la città, nonché un grande spettacolo sportivo che farà divertire le persone. Il prossimo 14 aprile tutti i riflettori saranno puntati su Roma, la cui bellezza sarà diffusa in ogni parte del mondo e raggiungerà circa 20 milioni di persone in tutto il mondo.”

La Formula E è il primo campionato al mondo di corse automobilistiche per monoposto completamente elettriche, che gareggiano sulle strade di alcune tra le città più riconosciute al mondo - tra cui Hong Kong, Marrakech, Buenos Aires, Monaco, Parigi, Berlino, New York e, da quest’anno, Roma. La stagione inaugurale di Formula E è incominciata nel settembre del 2014 nel parco olimpico di Pechino. La gara inaugurale della quarta edizione del Campionato ABB FIA Formula E si è svolta a dicembre a Hong Kong, mentre il finale di stagione si disputerà a New York a metà luglio.

 

Fonte: http://www.e-gazette.it

Una recente sentenza del TAR della Lombardia ha precisato che i pannelli fotovoltaici non rappresentano un elemento di disturbo visivo ma sono elementi normali del paesaggio

Il TAR della Lombardia ha pronunciato la sentenza (496/2018) che contiene utili chiarimenti sull’installazione di pannelli fotovoltaici in aree sottoposte a vincolo.

Il ricorso al TAR è partito dalle proprietarie di un fabbricato che si trova a Maccagno con Pino e Veddasca (VA), zona sottoposta a vincolo paesaggistico, che hanno richiesto l’autorizzazione per la sostituzione della vecchia tettoia, con la realizzazione di una nuova, munita di pannelli fotovoltaici, e la realizzazione di una nuova scala di ingresso. La Soprintendenza ha dato parere positivo all’avvio dei lavori, vietando però la posa dei pannelli.

La sentenza pubblicata dal TAR ha ribadito un orientamento già espresso dal TAR del Veneto nel 2013 e cioè che la sola visibilità di pannelli fotovoltaici non crea un’incompatibilità paesaggistica, infatti gli impianti fotovoltaici realizzati su tetto, pur modificando la tipologia e morfologia della copertura, non devono essere percepiti come un fattore di disturbo visivo, ma come un'evoluzione dello stile costruttivo accettata dall'ordinamento e dalla sensibilità collettiva, purché non sia modificato l'assetto esteriore complessivo dell'area circostante, paesisticamente vincolata.

La sentenza sottolinea inoltre che la normativa rispetto alle energie rinnovabili prevede l'impedimento assoluto all'installazione di impianti fotovoltaici in zone sottoposte a vincolo paesistico unicamente nelle "aree non idonee" espressamente individuate dalla regione. In tutti gli altri casi la compatibilità dell'impianto fotovoltaico con tale vincolo deve essere verificata tenendo ben presente che queste tecnologie sono ormai considerate elementi normali del paesaggio.

Nella sentenza si ricorda che l'autorità che esamina una domanda di autorizzazione paesaggistica “deve avere piena consapevolezza delle conseguenze derivanti dalla realizzazione delle opere, nonché della visibilità dell'intervento progettato nel più vasto contesto ambientale e non può fondarsi su affermazioni apodittiche, da cui non si evincano le specifiche caratteristiche dei luoghi e del progetto. Deve verificare se la realizzazione del progetto comporti una compromissione dell'area protetta, accertando in concreto la compatibilità dell'intervento con il mantenimento e l'integrità dei valori dei luoghi”.

 

Fonte: http://www.infobuildenergia.it

E' possibile trasmettere i dati relativi agli interventi di efficienza energetica ammessi alla detrazione fiscale dal 50 all'85% e conclusi dopo il 31/12/2017.

L'Enea ha aggiornato il proprio sito dedicato all'invio della documentazione necessaria ad usufruire delle detrazioni fiscali per gli interventi di efficienza energetica del patrimonio edilizio esistente a fronte di lavori completati nel 2018.

Come sappiamo l'ecobonus è stato prorogato per tutto il 2018 dalla Legge n. 205 del 27/12/2017 (Legge di Bilancio 2018) con detrazioni che vanno dal 50 all'85%.

Ricordiamo infatti che per gli interventi realizzati su parti comuni di edifici condominiali le detrazioni sono prorogate fino al 31 dicembre 2021 con l’aliquota del 70% o del 75% del totale delle spese, con tetto massimo di 40.000 euro per ciascuna unità immobiliare. Nel caso in cui gli interventi siano realizzati su edifici che si trovino in zone sismiche 1, 2 o 3 e siano finalizzati anche alla riduzione del rischio sismico, è prevista una detrazione dell’80% se si detremina l passaggio a una classe di rischio inferiore, dell'85% se vi è la riduzione di 2 o più classi di rischio sismico.

Quando il Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con altri ministeri, pubblicherà i decreti che chiariranno gli aspetti tecnici, procedurali e di controllo, verranno aggiornati il sito Enea per la trasmissioni dei dati, i vademecum dei singoli interventi e tutto il materiale tecnico-informativo.

L'Enea ha anche messo a disposizione il portale http://www.acs.enea.it con risposte a dubbi di natura tecnica o procedurale, un vademecum, chiarimenti su normativa di riferimento e su come compilare correttamente la documentazione tecnica da inviare e un servizio di help desk a cui inviare i propri quesiti. Tramite il sito è possibile inoltre inviare la documentazione obbligatoria per fruire dell'ecobonus ed eventualmente richiedere la relativa assistenza informatica.

 

Fonte: http://www.infobuildenergia.it

Ad oltre 180 anni dalla sua scoperta, la perovskite potrebbe diventare l’elemento centrale dei prossimi pannelli solari.

La perovskite era stata scoperta nel 1839 sui monti Urali ma poi, come a volte succede, dimenticata perché nessuno era in grado di pensare a un suo utilizzo pratico. Ma a partire dal 2006, l’interesse per questo minerale, un composto di calcio, titanio e ossigeno, si è riacceso: merito di Tsutomu Miyasaka, ricercatore della Toin University (Giappone) che ha dimostrato la caratteristica di semiconduttori di alcune perovskiti ponendo così le basi per sperimentare un nuovo e promettente tipo di cella solare.

- Un’efficienza sorprendente

Quasi 180 anni dopo la scoperta sui monti Urali, la perovskite è diventata una nuova scommessa per l’energia solare. Nel 2012, Henry Snaith e i suoi colleghi dell’Università di Oxford, in Gran Bretagna, hanno messo a punto un sistema per produrre celle solari composte da questo nuovo minerale che riuscivano a convertire in energia elettrica poco più del 10 per cento della luce che le raggiungeva. Un’efficienza che è risultata subito buona e molto promettente, tanto da spingere la Oxford Photovoltaics, un’azienda che lo stesso Snaith aveva co-fondato per sviluppare nuovi materiali solari, a incrementare le ricerche in questo campo ed ora non manca molto perché le prime celle solari composte di perovskite vengano provate sul campo.

- Titanio, calcio, ossigeno: i componenti facilmente disponibili della perovskite

L’efficienza attuale delle celle solari di perovskite si attesta intorno al 22 per cento in situazioni di laboratorio. Un valore che rende questo materiale comparabile con la resa del silicio presente nella maggior parte dei pannelli solari oggi commercializzati. L’efficienza raggiunta dal silicio sconta un percorso lungo più di 60 anni e, probabilmente, ha raggiunto la sua massima resa e pochi potrebbero essere i miglioramenti raggiungibili in futuro. La perovskite potrebbe quindi essere la promessa del solare del futuro, visti i progressi raggiunti in pochi anni e le possibilità che ancora gli studiosi pensano di poter esplorare. Inoltre, è un minerale composto da sostanze e metalli comunemente disponibili, cosa che potrebbe permettere la costruzione di celle solari a costi più bassi degli attuali.

- Reazioni alle temperature e all’umidità: il tallone d’Achille della perovskite

I ricercatori, senza nulla togliere all’entusiasmo delle scoperte raggiunte, mettono le mani avanti. Non sarebbe la prima volta che una tecnologia molto promettente nelle fasi di laboratorio si rilevi poi difficile da industrializzare e commercializzare. Ad oggi, le perovskiti si sono rilevate instabili alle alte temperature e suscettibili all’umidità. Per un prodotto che dovrà essere installato all’esterno, su tetti o pareti, si tratta di un problema non da poco che dovrà essere affrontato subito. Altro passaggio critico è riuscire a conquistare investitori e produttori che oggi hanno familiarità solo con le performance delle celle solari di silicio. Servirebbe un record, un’efficienza fuori dagli standard o costi abbondantemente inferiori agli attuali, per far innamorare della perovskite l’industria solare.

- Un futuro in tandem con il silicio

Per far conoscere e aumentare l’appeal della perovskite, la Oxford Photovoltaics sta promuovendo l’idea di creare celle solari che combinino insieme questo nuovo materiale con la tecnologia del silicio, una specie di tandem con cui creare pannelli che siano in grado di assorbire più luce e di produrre più elettricità. Questo consentirebbe ai produttori di pannelli solari di offrire prestazioni superiori a quelle che il silicio da solo riesce a realizzare. Ovviamente, pannelli come questi costerebbero molto di più, ma il miglioramento delle prestazioni non dovrebbe influire sul costo per watt e nel tempo potrebbe anche ridurlo: le perovskiti diventerebbero così non solo degli sfidanti ma anche elementi di arricchimento delle celle solari al silicio.

 

Fonte: https://www.lifegate.it/

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