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L'allarme lanciato dal Cnr al convegno Sea Shepherd a Lerici, in provincia di La Spezia

"Se filtrassimo un chilometro cubo di acqua del Mediterraneo troveremmo da qualche decina sino a centinaia di chili di plastica".  Lo ha detto Marco Faimali, ricercatore Cnr, intervenendo a Lerici (La Spezia) a un convegno organizzato da Sea Shepherd sulla pericolosità delle micro e nanoplastiche nei mari e negli oceani.

"Il Mediterraneo è una delle zone più problematiche per questo aspetto: stiamo cercando di capire quali saranno gli effetti sull'ecosistema. La plastica non è un inquinante normale, assorbe altri agenti inquinanti e funge da vettore. Le plastiche si trasformano in particelle sempre più piccole, anche perché vengono triturate e mangiate dai pesci, rendendo sempre più complesso catturarle. Stiamo studiando quali sono ad esempio gli effetti sullo zooplacton".

Faimali ha lanciato poi una provocazione. "Proviamo a dare un valore al nostro mare. Un metro quadrato vale 5600 miliardi di dollari. Sarebbe il quarto stato in Europa a produrre economia. Senza contare che il Mediterraneo contiene il 10% della biodiversità". Per il ricercatore è fondamentale cambiare le abitudini quotidiane prima che in acqua ci siano "più plastiche che pesci".

 

Fonte: http://www.repubblica.it/

Dal 2004 risparmiati oltre 1,4 miliardi di euro e più di 8,5 miliardi di kWh di elettricità

Addio ora solare e lancette degli orologi spostate di 60 minuti avanti nella notte fra sabato 24 e domenica 25. Per i prossimi sette mesi si godrà di un’ora in più di luce naturale consentendo un minor consumo stimato di energia elettrica pari a circa 562 milioni di kilowattora, quantitativo corrispondente al fabbisogno medio annuo di circa 200 mila famiglie. È quanto precisa Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale.

Considerando che un kilowattora costa in media al cliente domestico tipo circa 20,62 centesimi di euro al lordo delle imposte, la stima del risparmio economico per il sistema relativo al minor consumo elettrico nel periodo di ora legale per il 2018 è pari a 116 milioni di euro. Dal 2004 al 2017, secondo i dati elaborati da Terna, il minor consumo di elettricità per il Paese dovuto all’ora legale è stato complessivamente di circa 8 miliardi e 540 milioni di kilowattora (quantitativo equivalente alla richiesta di energia elettrica annua di una regione come la Sardegna) e ha comportato in termini economici un risparmio per i cittadini di circa 1 miliardo e 435 milioni di euro.

Nel periodo primavera-estate, il mese che segna il maggior risparmio energetico stimato da Terna è ottobre, con circa 158 milioni di kilowattora (pari a circa il 30% del totale). Spostando in avanti le lancette di un’ora si ritarda l’utilizzo della luce artificiale in un momento in cui le attività lavorative sono ancora in pieno svolgimento. Nei mesi estivi, da giugno ad agosto, l’effetto “ritardo” nell’accensione delle lampadine si colloca nelle ore serali, quando le attività lavorative sono per lo più terminate, e fa registrare risultati meno evidenti in termini di risparmio di elettricità. Va inoltre ricordato che la maggiore richiesta di energia elettrica nei mesi estivi più caldi è dovuta all’utilizzo dei condizionatori d’aria, ed è quindi indipendente dall’ora legale, poiché legata esclusivamente a fattori climatici e di temperatura e non al maggior numero di ore di luce naturale.

 

Fonte: http://energiaoltre.it/

Combustibili fossili ancora protagonisti della crescita della domanda di energia mondiale

Le emissioni di Co2 nel settore energetico hanno ripreso a crescere in tutto il mondo. A lanciare l’allarme è l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) nel suo primo “Global Energy and CO2 Status Report”, da cui emerge, appunto, che dopo tre anni di riduzione le emissioni mondiali di CO2, nel 2017 hanno ripreso a crescere dell’1,4%.

 

Cresce la domanda mondiale di energia

La domanda globale di energia è cresciuta del 2,1% nel 2017, secondo le stime preliminari dell’Aie, più del doppio rispetto al tasso di crescita del 2016 raggiungendo, secondo le stime, 14.050 milioni di tonnellate equivalenti petrolio (Mtep), rispetto ai 10.035 milioni di Mtep del 2000.

 

Combustibili fossili ancora protagonisti

I combustibili fossili hanno soddisfatto oltre il 70% della crescita della domanda di energia a livello mondiale. La domanda di gas naturale è aumentata di più, raggiungendo la quota record del 22% della domanda totale. Anche le rinnovabili hanno registrato una forte crescita, rappresentando circa un quarto dell’aumento della domanda mondiale di energia, mentre il resto dell’incremento è dovuto all’uso del nucleare. Nel 2017 la quota complessiva dei combustibili fossili nella domanda globale di energia è rimasta all’81%, un livello stabile da oltre trent’anni nonostante la forte crescita delle fonti pulite.

 

Cala l'efficienza energetica

Il miglioramento dell’efficienza energetica globale è invece rallentato. Il tasso di diminuzione dell’intensità energetica globale, definita come l’energia consumata per unità di prodotto economico, è sceso a solo l’1,7% nel 2017, molto al di sotto del miglioramento del 2% registrato nel 2016.

 

Crescita localizzata soprattutto in Asia

La crescita della domanda globale di energia si è concentrata soprattutto in Asia, con Cina e India che insieme hanno rappresentato oltre il 40% dell’aumento. Il resto delle economie avanzate ha contribuito invece per oltre il 20% anche se la loro quota sul consumo totale di energia prosegue a calare. Una crescita notevole è stata registrata anche nel Sud-Est asiatico (che rappresenta l’8% della crescita della domanda globale di energia) e in Africa (6%), anche se il consumo pro capite di energia in queste regioni rimane ancora ben al di sotto della media globale.

 

Emissioni di Co2 in risalita

Le emissioni globali di CO2 legate all’energia sono cresciute dell’1,4% nel 2017, raggiungendo un massimo storico di 32,5 gigatonnellate (Gt), una ripresa della crescita dopo tre anni in cui le emissioni globali erano rimaste stabili. L’aumento delle emissioni di CO2 , tuttavia, non è stato generalizzato. Mentre la maggior parte delle principali economie ha registrato un aumento, altre hanno registrato un calo, tra cui gli Stati Uniti, il Regno Unito, il Messico e il Giappone. Il calo maggiore è stato registrato proprio negli Stati Uniti, soprattutto grazie a una maggiore diffusione delle energie rinnovabili.

 

Cresce la domanda di carbone, petrolio e gas

La domanda petrolifera mondiale è cresciuta dell’1,6% (pari a 1,5 milioni di barili/giorno) nel 2017, un tasso più che doppio rispetto alla media annua dell’ultimo decennio.

La domanda mondiale di gas naturale è cresciuta del 3%, grazie soprattutto all’abbondanza e ai costi relativamente contenuti dell’approvvigionamento. La Cina da sola ha rappresentato quasi il 30 per cento della crescita mondiale. Nell’ultimo decennio, la metà dell’incremento di domanda mondiale è stata causata dal settore energetico; l’anno scorso, tuttavia, oltre l’80% dell’aumento è stato registrato nell’industria e nell’edilizia.

La domanda mondiale di carbone è aumentata di circa l’1% nel 2017, invertendo la tendenza al calo registrata negli ultimi due anni. Tale crescita è dovuta principalmente alla domanda asiatica, quasi interamente trainata dall’aumento della produzione di energia elettrica a carbone.

 

Rinnovabili

Nel 2017 le energie rinnovabili hanno registrato il tasso di crescita più elevato di qualsiasi altra fonte energetica, soddisfacendo un quarto della crescita della domanda mondiale di energia. La Cina e gli Stati Uniti hanno guidato questa crescita senza precedenti, contribuendo per circa il 50% all’aumento, seguiti da Unione europea, India e Giappone. L’energia eolica ha rappresentato il 36% della crescita.

 

 

Fonte: http://energiaoltre.it/

Pubblicati 2 studi del GSE, l'Italia in 10 anni ha raddoppiato i consumi da rinnovabili e oggi l'11% dell'energia green consumata in UE è italiana

Il Gse ha pubblicato 2 studi dedicati alle energie rinnovabili: il primo “Fonti Rinnovabili in Italia e in Europa, verso gli obiettivi al 2020"analizza i consumi provenienti da energie pulite nei paesi dell'UE a 28 nel 2016. Il secondo “Città sostenibili: buone pratiche nel mondo" approfondisce le buone pratiche urbane in materia di sviluppo sostenibile.

Per molti aspetti siamo ormai abituati a considerare l'Italia maglia nera dell'Europa ma non è sempre così, il nostro Paese si posiziona infatti a un ottimo terzo posto per consumi alimentati da energie green, dopo Germania e Francia e, con 21,1 Mtep sui 195 Mtep complessivamente consumati rappresenta circa l'11% di tutta l'energia da fonte rinnovabile consumata nell'Unione Europea.

Il dato del Bel Paese, con una quota complessiva di consumi energetici da rinnovabili pari al 17,41% (superando la % del 17% prevista per l'Italia dalla direttiva europea 2009/28/CE), è migliore rispetto alla media europea del 17,04%.

Molto bene il valore sui consumi elettrici pari al 34,01%, maggiore di quasi 5 punti percentuali rispetto al 29,60% della media europea. Siamo invece in linea con gli altri paesi dell'UE per quanto concerne il settore termico, con una percentuale de 18,88% (la media UE è del 19,06%) e nel settore dei trasporti, con una percentuale del 7,24% (la media europea è del 7,13%). La direttiva 2009/28/CE chiede all'Italia di raggiungere una quota di energia nel settore dei trasporti coperta da fonti rinnovabili almeno pari al 10%.

Più della metà dei consumi dell'Europa sono coperti da Germania, Francia, Regno Unito e Italia.

Città sostenibili e buone pratiche

Il secondo studio pubblicato dal GSE, dal titolo “Città sostenibili: buone pratiche nel mondo" analizza le buone pratiche messe in atto dai centri urbani, che hanno un ruolo fondamentale nella transizione verso un'economia green e per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Basti pensare che l'80% delle attività economiche globali avviene nelle città, il che significa anche maggiori emissioni e inquinamento. Molto si può fare per la sostenibilità dei centri urbani e vi sono alcune buone pratiche che riporta lo studio del GSE realizzate in diverse città e potenzialmente replicabili.
 
Tra queste vi è Milano che nel 2015 ha vinto l'Eurocities Award, grazie a progetti come l'Area C, alla nuova linea della metropolitana e al Pass Mobility, misure che hanno assicurato la riduzione dell'uso della macchina del 30%.

 

Fonte: http://www.infobuildenergia.it/

La crescita del fotovoltaico non si ferma e raggiunge quota 98,9 gigawatt installati in un anno, con un aumento costante del 30 per cento. Cina, India e Stati Uniti i mercati più in salute.

C’è che diceva che il fotovoltaico avesse già raggiunto il picco di crescita, o che comunque non potesse certo competere con quel 50 per cento di aumento di potenza installata registrato nel 2016. Invece i numeri restano incoraggianti: la quota di nuova energia solare installata ha raggiunto i 98,9 gigawatt, con una crescita del 29,3 per cento rispetto all’anno precedente. Aumento simile che si è avuto anche in Europa, con valori intorno al 28 per cento, che corrispondono a 8,6 GW di nuova capacità installata.

Il fotovoltaico continua a crescere, sopratutto in Cina

I dati sono stati resi noti dall’associazione europea Solarpower Europe, che riunisce i vari attori della filiera del fotovoltaico, in occasione del Solarpower Summit tenutosi a Bruxelles lo scorso 14 marzo. “Dopo una sorprendente crescita del 50 per cento nel 2016, molti esperti di energia solare non si aspettavano una crescita nel 2017”, ha detto Michael Schmela, consulente esecutivo di Solarpower Europe in una nota. “Il fatto che abbiamo visto il fotovoltaico in continua crescita ad un livello così alto nonostante le analisi, dimostra che il solare è sottovalutato. La rivoluzione solare è inarrestabile e sta accadendo molto più velocemente del previsto”.
È l’Asia a guidare il mercato, con la Cina ai primi posti assoluti insieme all’India che, da sole, coprono il 63 per cento della domanda del 2017. Il mercato cinese è infatti cresciuto del 53 per cento toccando quota 52,8 gigawatt. Ben lontano dal secondo posto, coperto dagli Stati Uniti (11,8 gigawatt) e dall’India, nuova entrata con 9,6 gigawatt, che scalza il Giappone. Nel 2016 infatti il Sol levante copriva l’11 per cento della domanda.

L’Europa? Rischia di rimanere indietro

“La continua crescita del fotovoltaico è una grande notizia. L’Europa tuttavia rischia di rimanere indietro”, ha detto James Watson, amministratore delegato di Solarpower Europe. “Per questo motivo è necessario che le istituzioni Ue favoriscano lo sviluppo della tecnologia, abbattendo le barriere che ostacolano l’autoconsumo e garantendo lo sviluppo del solare su piccola scala”.

L’associazione inoltre chiede l’eliminazione delle barriere commerciali sui moduli fotovoltaici, perché questa misura “oltre a garantire la diffusione dell’energia pulita, garantirebbe la creazione di oltre 40.000 posti di lavoro in più entro il 2019”.

 

Fonte: https://www.lifegate.it/

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