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Il Piano del Governo vieterebbe la vendita anche alle auto ibride a favore di quelle elettriche

La Gran Bretagna punta a vietare  la vendita di nuovi veicoli con motori diesel e benzina a partire dal 2040. Stando a quanto riporta la stampa britannica, la misura, che segue quella analoga annunciata dalla Francia agli inizi di luglio, fa parte del piano del governo per la qualità dell'aria che dovrebbe essere presentato.

Il divieto riguarderebbe anche le auto ibride. Consentirebbe quindi la commercializzazione solo di vetture elettriche, che al momento rappresentano l'1% delle vendite di veicoli in Gran Bretagna. La misura sulle auto tradizionali si inserisce in un più ampio piano del governo per migliorare la qualità dell'aria nelle città britanniche. Un pacchetto, dal costo stimato in 3 miliardi di sterline, che include interventi sui mezzi di trasporto pubblico, taxi, piste ciclabili e pedonali.

BMW costruisce Mini elettrica in GB - La tedesca Bmw intende costruire nel Regno Unito una versione elettrica della Mini dopo che Brexit aveva sollevato dubbi sulla scelta di un'altra località. «Cominceremo a produrre questo veicolo interamente elettrico nel 2019», ha affermato la casa di Monaco, precisando che i sistemi di trasmissione elettrica saranno costruiti negli stabilimenti del gruppo, in Baviera, mentre la vettura sarà successivamente assemblata nell'impianto inglese di Oxord, sito principale di produzione della Mini a tre porte. L'annuncio è una buona notizia per il Paese considerando che a seguito di Brexit gli investimenti dei gruppi automobilistici nel Regno Unito sono calati nel 2016 a 1,7 miliardi di sterline (1,9 miliardi di euro) dai 2,5 miliardi di sterline degli anni precedenti. Bmw stima che da qui al 2025 le vetture elettriche copriranno tra il 15% e il 25% delle sue vendite.

 

Fonte: http://www.e-gazette.it

Inaugurato dall'ex presidente un impianto che alimenterà metà della sua città natale. “L'energia pulita cruciale nella lotta ai cambiamenti climatici”.

È stato inaugurato lo scorso febbraio l’impianto fotovoltaico da 1,3 MW a Plains, cittadina che ha dato i natali al 39° presidente degli Stati Uniti, Jimmy Carter. L’installazione coprirà il 50 per cento della domanda di elettricità delle famiglie residenti.

L’ex presidente è direttamente coinvolto nel progetto perché, oltre al taglio del nastro, ha affittato lui stesso il terreno di poco più di 4 ettari dove è sorto l’impianto, realizzato da SolarAmerica Energy. “Siamo onorati di lavorare con il presidente Carter e la sua famiglia su questo progetto qui a Plains”, ha dichiarato George Mori, vicepresidente della società. “La leadership del presidente Carter su ciò che compete l’energia rinnovabile è ben nota e apprezzata nel nostro settore”.

Durante il discorso inaugurale, l’ex presidente che quest’anno compierà 93 anni, ha confermato: “Rosalynn e io siamo molto lieti di far parte del progetto di SolAmerica qui a Plains. La distribuzione e la generazione di energia pulita è fondamentale per rispondere alla crescente domanda di energia e per combattere gli effetti del cambiamento climatico. È incoraggiante vedere i grandi progressi fatti dal solare e dalle altre fonti di energia pulita negli ultimi anni”.

Jimmy Carter, il primo presidente ad installare pannelli solari sul Casa Bianca

Era il 1979 quando il presidente Jimmy Carter installò sul tetto della Casa Bianca i primi 32 pannelli solari per il riscaldamento dell’acqua. L’installazione fu poi smantellata nel 1986 durante la presidenza di Reagan. Un evento comunque epocale, che accade durante una delle crisi petrolifere più gravi che gli States si trovarono ad affrontare. Un gesto estremamente simbolico, precursore dei nostri tempi.

Non solo, Carter fece installare successivamente anche 324 pannelli solari sul tetto della libreria presidenziale a lui dedicata, capaci di produrre circa il 7 per cento dell’energia richiesta dalla struttura. “Negli anni 2000 questo impianto per il riscaldamento dell’acqua dietro di me – dichiarò Carter nel 1979 – sarà ancora qui per produrre energia a basso costo ed efficiente. Tempo una generazione questo impianto solare potrebbe essere una mera curiosità, un pezzo da museo, un esempio di scelte non fatte, o potrebbe far parte di una delle più grandi ed eccitanti avventure mai intraprese dagli americani”. Mai parole furono più lungimiranti.

 

 

Fonte: http://www.lifegate.it

Lo scorso maggio raggiunto un livello mai registrato precedentemente: più dei tre quarti dell'elettricità italiana è stata prodotta da fonti rinnovabili.

Erano le tre del pomeriggio di domenica 21 maggio scorso quando le energie rinnovabili hanno coperto l’87 per cento della domanda nazionale, contro il 35 per cento della media in una giornata feriale. È stato un record assoluto. L’ha riferito Luigi Ferraris, amministratore delegato di Terna, durante l’annuale conferenza per la presentazione dei dati finanziari della società.

“Il mercato sta cambiando molto velocemente”, ha dichiarato Ferraris, riferendosi in particolare allo smantellamento di diverse centrali termoelettriche. L’amministratore delegato ha inoltre sottolineato come si stiano registrando “condizioni climatiche estreme che impongono ulteriori investimenti per la resilienza” del sistema elettrico.

I consumi di elettricità in Italia

Un record che fa riflettere in quanto il nostro Paese continua ad essere uno dei più industrializzati d’Europa, ed estremamente affamato di energia. Secondo i dati di Terna, nel mese di giugno 2017 la domanda di energia elettrica in Italia è stata di 27,2 miliardi di kWh, in aumento del 7,6 per cento rispetto ai volumi dello stesso mese dell’anno precedente. Più del doppio di quanto consumato da tutta la Scozia nei primi sei mesi di quest’anno. La crescita della domanda elettrica è in parte dovuta all’innalzamento delle temperature medie “che in giugno sono state superiori di 1,9 gradi rispetto alla media decennale per lo stesso mese”, fa sapere la società in una nota.

Il record registrato lo scorso maggio

“Il mese scorso – continua la nota – la domanda di energia elettrica è stata soddisfatta per l’89,6 per cento con produzione nazionale e per la quota restante (10,4 per cento) dal saldo dell’energia scambiata con l’estero”. In crescita le fonti di produzione termica, con un 26 per cento in più e quella fotovoltaica, che registra un +8,7 per cento. Cedono le altre fonti rinnovabili, in particolare l’eolico (-18,7 per cento), l’idroelettrico (-19,8 per cento) e il geotermico (-1,7 per cento).

Un dato significativo, anche se registrato di domenica e per un solo giorno, ma che dimostra che anche nel nostro Paese la transizione energetica pare avviata e la decarbonizzazione del settore energetico sembra più vicina: dal 2012 sono stati smantellati 15 GW di potenza installata su impianti tradizionali, mentre nei primi mesi del 2017 sono 0,9 GW quelli “spenti”.

 

Fonte: http://www.lifegate.it

A La Spezia si testano micro reef artificiali per il recupero e il ripristino di habitat naturali

L’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea) ha progettato, stampato in 3D e “trapiantato” nella Baia di Santa Teresa e La Spezia 60 alghe in resina siliconica atossica, per testarne l’idoneità alla colonizzazione da parte di organismi marini.

L’Enea dice che gli studi su questa alghe simili a quelle naturali «serviranno anche a comprendere l’effetto di mitigazione al cambiamento climatico e di protezione esercitato dall’alga naturale sulla fauna associata». Si tratta del progetto “Will coralline algae reef mitigate climate change effects on associated fauna?”, proposto dall’università di Portsmouth, che lo conduce insieme ad Enea in collaborazione con Cnr, e finanziato dalla Royal Society International Exchange Grant RS-CNR.

Le alghe artificiali italiane sono state presentate nello “Structural integrity of Ellisolandia elongata reef: a mechanical approach to compare tensile strengths in natural and controlled environments” pubblicato su Marine Ecology. All’Enea spiegano che «I 60 reef artificiali detti anche mimics sono stati realizzati imitando il colore e le proprietà strutturali dell’Ellisolandia Elongata, un’alga corallina tipica dei fondali bassi del Mediterraneo e nota per essere in grado di sopportare periodi fuori dall’acqua, forti variazioni di temperatura, salinità e pH. Tra le fronde flessibili di questa alga, importante “ingegnere ecosistemico” e vera e propria oasi di biodiversità del nostro mare, trovano riparo, cibo e aree favorevoli alla riproduzione, numerosi organismi marini. Queste 60 alghe “sosia” delle alghe naturali, sono state ‘trapiantate” all’interno del reef naturale a circa 50 cm di profondità per avviare la fase di acclimatazione e permettere al biofilm batterico di ricoprire i mimics, favorendone la colonizzazione da parte di organismi come piccole stelle di mare, crostacei, molluschi e molte altre specie».

Il progetto (2016-2018) si divide in due fasi: «Durante la prima fase di progettazione – spiegano ancora i ricercatori Enea – sono state realizzate scansioni microtomografiche delle alghe naturali; successivamente, presso il Centro Ricerche Ambiente Marino di Santa Teresa, sono stati “stampati” in 3D i primi prototipi di mimics, costituiti da fronde artificiali e basi, poi testati per verificarne resistenza e atossicità. Nella fase di sperimentazione tuttora in corso è stato avviato un osservatorio multiparametrico per l’acquisizione di dati marini quali temperatura, salinità, alcalinità, pH, ossigeno: nell’arco di un anno i mimics verranno monitorati e campionati, con l’obiettivo di valutarne l’idoneità alla colonizzazione da parte della fauna che popola il reef naturale. Nella seconda fase del progetto, da giugno a dicembre 2018, i reef naturali e i mimics verranno immersi nelle vasche del Laboratorio “Acquari” presso il Centro ricerche ambiente marino dell’Enea e sottoposti a sperimentazione: saranno analizzati parametri di pH e temperatura con previsioni al 2100, verrà valutata la risposta della fauna associata ed analizzati eventuali cambiamenti nella fisiologia strutturale e geochimica delle alghe natural»i.

Chiara Lombardi, del dipartimento sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali dell’Enea, conclude:  «L’innovatività di questo studio è duplice:  da una parte c’è l’importanza di comprendere come un organismo “tollerante” come l’Elissolandia elongata, vera e propria “oasi” di biodiversità del nostro mare, può essere in grado di ‘mitigare’ gli effetti del cambiamento climatico proteggendo la fauna ad esso associata. D’altro canto con la verifica dell’idoneità dei mimics alla colonizzazione, si aprono nuovi orizzonti applicativi come ad esempio la creazione di micro reef artificiali per il recupero e il ripristino di habitat naturali particolarmente sfruttati ed impoveriti dall’azione dell’uomo».

 

Fonte: http://www.greenreport.it

Minuscole celle solari a strati che funzionano come un setaccio per la luce. Il nuovo design della George Washington University impiega un nuovo materiale per portare l’efficienza al 44,5%

Come una torta a più strati ma dalle dimensioni millimetriche. La nuova cella fotovoltaica ad alta efficienza, creata negli Stati Uniti, dosa e incastra sapientemente i materiali con cui è realizzata per portare le sue prestazioni all’estremo. L’obiettivo è riuscire a raccogliere l’energia dell’intero spettro luminoso e il lavoro svolto da Matthew Lumb dell’Università di George Washington ci va davvero molto vicino.
Il ricercatore, assieme ad alcuni colleghi, ha progettato e costruito un prototipo di solare a concentrazione con un’efficienza del 44,5%. Il design impila minuscole celle, ognuna con un semiconduttore differente, affinché il risultato finale sia una sorta di setaccio tecnologico per i raggi luminosi. Ogni strato assorbe l’energia dei fotoni incidenti in una gamma di lunghezze d’onda differente. Nel momento in cui la luce viene fatta passare attraverso l’unità, più della metà dell’energia disponibile è convertita in elettricità. In confronto, la cella fotovoltaica tradizionale converte appena un quarto dell’energia che la colpisce.
 
Un nuovo materiale per una cella fotovoltaica ad alta efficienza

Per poter ampliare la regione dello spettro luminoso da sfruttare, i ricercatori hanno impiegato una famiglia di materiali basati sull’antimoniuro di gallio (GaSb), semiconduttore che si trova solitamente nelle applicazioni laser a raggi infrarossi e nei fotorivelatori. Il GaSb permette di assorbire i fotoni con lunghezze d’onda più lunghe dei tradizionali semiconduttori. Quindi, ai ricercatori è bastato impilare la micro cella in antimoniuro di gallio assieme ad altre unità fv ad alta efficienza a base di arseniuro di gallio, che catturano fotoni a lunghezze d’onda più corte.

Lo studio e l’utilizzo del fotovoltaico multi-giunzione non è una novità. Tuttavia questo approccio ha due aspetti innovativi. In primo luogo, utilizza una famiglia di materiali ancora poco esplorata nel settore, quale il GaSb. Inoltre, la procedura di impilamento utilizza una tecnica nota come stampa per trasferimento, che consente l’assemblaggio tridimensionale di questi piccoli dispositivi con un elevato grado di precisione.

Realizzare questo tipo di cella fotovoltaica, avvertono gli scienziati, è molto costoso, tuttavia è importante mostrare il punto più alto di quello che è possibile ottenere in termini di efficienza. Nonostante i costi attuali dei materiali coinvolti, la tecnica utilizzata per creare le celle è davvero promettente.

 

Fonte: http://www.rinnovabili.it/

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