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Il nostro pianeta ospita milioni e milioni di specie. Un patrimonio che chiamiamo biodiversità, che rappresenta in una sola parola la sconfinata, e fragile, ricchezza della vita sulla Terra. Oggi, nella Giornata mondiale dell’Ambiente, è bene riflettere sul fatto che questo tesoro lo stiamo intaccando senza pietà e senza intelligenza

Il nostro pianeta ospita milioni e milioni di specie. Un patrimonio che chiamiamo biodiversità, che rappresenta in una sola parola la sconfinata, e fragile, ricchezza della vita sulla Terra, in tutte le sue forme e in tutte le sue interazioni, ovvero gli ecosistemi. Oggi, nella Giornata mondiale dell’Ambiente, è bene riflettere sul fatto che questo tesoro lo stiamo intaccando senza pietà e senza intelligenza. Senza renderci conto che distruggere la biodiversità significa ridurre l’integrità biologica della Terra. Significa bruciare la Biblioteca della Vita, ridurre le risorse genetiche vegetali, animali, microbiche, terrestri e marine che sono il fondamento della ricerca di oggi e delle invenzioni di domani. E quel che è peggio, significa intaccare il funzionamento del capitale naturale, che è alla base del buon funzionamento dell’economia umana: tutte le risorse naturali che utilizziamo, prendiamo, trasformiamo e scartiamo. Questo è il capitale naturale.

Secondo gli scienziati, il ritmo con cui si stanno estinguendo per l’intervento umano le specie animali e vegetali è da 100 a 1.000 volte superiore a quello registrato in epoca pre-umana. Di tutte le estinzioni, il 75 per cento è stato causato in passato da un eccessivo sfruttamento delle specie (caccia, pesca, commercio illegale); dalla distruzione degli habitat per infrastrutture o per avere nuovi terreni da coltivare; dall’agricoltura intensiva. Altre cause, più recenti, sono l’inquinamento e l’introduzione di specie aliene invasive. Proprio ora, infine, stanno iniziando le estinzioni dovute alll’emergenza climatica. Un gigantesco, sconvolgente processo di cambiamento che cambierà – ormai questo è chiaro, nonostante gli sforzi di mitigazione che con grande fatica si stanno realizzando – il Pianeta così come lo conosciamo. Di questa rete di specie, ecosistemi, funzioni e relazioni che caratterizzano la vita, abbiamo una conoscenza ancora incompleta.

Un rapporto diffuso ieri dal WWF indica alcuni «segnali di allarme» – dalla pandemia alle locuste, dagli incendi in Australia all’acqua alta a Venezia – che negli ultimi mesi per così dire il Pianeta Terra ha lanciato a noi umani. Segnali eloquenti. Che chiedono risposte, sotto forma di fatti e soluzioni concrete. Pensiamoci bene.

NOVEMBRE 2018: L’APOCALISSE DEGLI INSETTI

Uno studio di scienziati tedeschi ha dimostrato come in 27 anni ci sia stata una riduzione di più del 75% della biomassa degli insetti, fondamentali per garantire l’impollinazione di moltissime piante. Un «bene» dal valore stimato annualmente in oltre 235 miliardi di dollari.

MAGGIO 2019: RAPPORTO IPBES, UN MILIONE DI SPECIE A RISCHIO

ll report Global Assessment Report on Biodiversity and Ecosystem Services dell’IPBES (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services dell’ONU) ha mostrato come il 75% dell'ambiente terrestre e il 66% dell'ambiente marino siano stati modificati in modo significativo dall’azione dell’uomo, mettendo a rischio la sopravvivenza di un milione di specie. Bisogna tornare all’epoca dei dinosauri per assistere a tassi di estinzione così elevati.

ESTATE 2019: AMAZZONIA IN FIAMME, SCACCO MATTO ALLA CENTRALE DEL CLIMA

Oltre 200.000 roghi, alimentati da una politica di devastazione e da temperature sempre più alte, hanno mandato in fumo più di 12 milioni di ettari di foresta e di altri preziosi ecosistemi della foresta amazzonica, il “polmone verde”, che regola il ciclo delle piogge del Pianeta, fornisce il 20% delle acque dolci che arrivano negli oceani, sequestra tra i 140 e i 200 miliardi di tonnellate di carbonio ogni anno, raffredda la Terra, contrasta la desertificazione, produce cibo e medicine per tutti, avvicinandola drasticamente a quella soglia di distruzione – il 25% dell’ecosistema forestale originario – che potrebbe segnare il punto di non ritorno oltre il quale tutti questi servizi sarebbero compromessi.

SETTEMBRE 2019: GHIACCIO BOLLENTE

Il nuovo report dell’IPCC dell’ONU (Intergovernmental Panel on Climate Change) “Oceani e Criosfera in un clima che cambia” lancia l’allarme: a causa di temperature che nell’inverno Artico hanno superato di 6°C le medie stagionali, i ghiacci marini e terrestri si stanno riducendo ad un ritmo da capogiro, con il rischio di aumentare il livello medio marino e di rilasciare in atmosfera le enormi quantità di gas serra finora intrappolate nel permafrost, il terreno congelato da millenni nel Nord della Terra. Ogni anno la calotta di ghiaccio della Groenlandia si riduce di circa 278 gigatonnellate (miliardi di tonnellate) di ghiaccio. La fusione delle calotte polari e dei ghiacciai della Groenlandia e dell’Antartide è inoltre la causa principale dell’innalzamento globale del livello del mare, innalzamento che potrebbe colpire un miliardo di persone entro il 2050.

NOVEMBRE 2019: VENEZIA AFFOGA

Numerose ondate di acqua alta da record sommergono la Serenissima, causate da venti di scirocco resi sempre più forti e frequenti dai cambiamenti climatici, responsabili del progressivo innalzamento del livello medio marino, che in laguna si prevede possa raggiungere gli 85 centimetri entro il 2100, mettendo a rischio uno dei tesori artistici del Pianeta.

DICEMBRE 2019: MEGAINCENDI IN AUSTRALIA, INDONESIA E CONGO

Tra novembre 2019 e gennaio 2020 il continente australiano è stato devastato da una tragica serie di mega-incendi che hanno distrutto più di 11 milioni di ettari (più di 100.000 chilometri quadrati, ovvero un'area più grande del Portogallo), cancellato numerose vite umane e ucciso più di 1 miliardo di animali. A causarli, una alterazione climatica sopra l’Oceano Indiano che ha causato siccità e temperature record, mentre si spegnevano altri roghi senza precedenti in altri preziosi luoghi del pianeta, come il Bacino del Congo, l’Indonesia, l’Alaska e California. Il Global Forest Watch ha calcolato come solo nel 2019 si siano verificati in tutto il mondo oltre 4,5 milioni di incendi con un estensione superiore ad 1 chilometro quadrato. Si tratta di 400.000 incendi in più rispetto al 2018, e due volte e mezzo in più rispetto al 2001. Inoltre quasi tutti i 500 megaincendi più disastrosi dell'ultimo decennio si sono verificati in condizioni insolitamente calde e/o secche, esattamente quelle favorite dal surriscaldamento climatico in corso.

DICEMBRE 2019: L’INVASIONE DELLE LOCUSTE

Piaga biblica per eccellenza, purtroppo tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 sono comparsi immensi sciami di locuste, moltiplicatesi grazie all’insolita abbondanza di vegetazione nel Corno d’Africa, a causa della stessa anomalia che nel frattempo teneva all’asciutto l’Australia. Da allora gli sciami, migrando per cercare nuovi aree di alimentazione, stanno devastando i raccolti che incontrano e mettendo a rischio l’approvvigionamento di cibo di oltre 20 milioni di persone in 15 paesi africani.

FEBBRAIO 2020: CORALLI ADDIO?

Il terzo fenomeno di coral bleaching in pochi anni colpisce la Grande Barriera Corallina australiana. Il cosiddetto “sbiancamento”, determinato dall’aumento della temperatura degli oceani che pone fine all’incredibile relazione di convivenza tra i coralli e microrganismi unicellulari capaci di fotosintesi, è favorita dall’aumento della temperatura degli oceani causata dal riscaldamento globale, mettendo a rischio uno degli ecosistemi più ricchi di biodiversità, che garantisce inoltre lavoro e sussistenza a decine di milioni di persone.

MARZO 2020: L’ANTARTIDE FONDE

Anche il continente più freddo del Pianeta è colpito con un’intensità senza precedenti da un’ondata di calore che in alcune aree ha portato le temperature a ben 18.3°C, determinando la fusione dello strato superficiale di ghiaccio in molte zone, con picchi di perdita locali fino al 20%. La quantità di ghiaccio perso ogni anno in Antartide è aumentata di 6 volte dal 1979 e il 2017. L’aumento del riscaldamento globale, che ha una progressione assai più rapid proprio nelle regioni polari, (praticamente doppio rispetto all’aumento delle temperature medie del pianeta) si ripercuote su tutto il sistema climatico planetario, e sulla circolazione oceanica globale.

MARZO 2020: LA DÉBÂCLE DELLE FORESTE TROPICALI

Grazie alla fotosintesi clorofilliana, le piante assorbono CO2 dall’atmosfera, rilasciando l’ossigeno indispensabile per la respirazione degli animali (uomo incluso). Le foreste del mondo utilizzano in totale 2,4 miliardi di tonnellate di carbonio ogni anno, e da sola l’Amazzonia contribuisce ad un quarto di questa enorme quantità. Le foreste tropicali ben conservate, negli anni ’90 del secolo scorso, pesavano circa la metà dell'assorbimento globale di carbonio terrestre ed eliminavano il 15% delle emissioni di anidride carbonica di origine antropica. Purtroppo, un nuovo allarmante studio rivela che la capacità delle foreste tropicali di assorbire di CO2 si è ridotta di un terzo rispetto ai dati degli anni ’90, a causa di siccità, deforestazione e temperature più elevate, e con essa la loro capacità di contrastare il riscaldamento globale. Le foreste stanno perdendo la loro capacità di resilienza, più velocemente quelle amazzoniche, più lentamente quelle africane.

OGGI: LA PANDEMIA GLOBALE

Oltre 5 milioni di contagiati, oltre 300.000 vittime a livello globale: sono i numeri raccapriccianti della pandemia in corso causata dal virus SARS-CoV-2, la più grave tra le numerose e sempre più frequenti malattie emergenti di origine zoonotica che stanno colpendo la specie umana. Alla base, troviamo spesso il rapporto malato dell’uomo con la natura, che tramite traffici non controllati di animali selvatici, deforestazione ed alterazione degli equilibri ecosistemici sta mettendo sempre più a rischio la nostra salute, le nostre società e le nostre economie.

Fonte: https://www.lastampa.it

Per raggiungere gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) entro il 2030, i Paesi devono accelerare gli sforzi per garantire un'energia accessibile, affidabile, sostenibile e moderna per tutti. Bisogna mettere al centro le rinnovabili per costruire economie resilienti, eque e sostenibili post COVID-19

Dal Rapporto Tracking SDG 7: The Energy Progress Report pubblicato nei giorni scorsi dall'Agenzia Internazionale per l'Energia (IEA), dall'Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA), dalla Divisione Statistica delle Nazioni Unite (UNSD), dalla Banca Mondiale e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), emerge che nonostante i significativi progressi dell'ultimo decennio, il mondo non riuscirà a garantire l'accesso universale a un'energia accessibile, affidabile, sostenibile e moderna entro il 2030, a meno che gli sforzi non aumentino in modo significativo.

Secondo il Rapporto, prima dell'inizio della pandemia COVID-19, erano stati compiuti progressi importanti su diversi aspetti degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) 7, tra cui una notevole riduzione del numero di persone che nel mondo non hanno accesso all'elettricità, una forte diffusione delle energie rinnovabili per la produzione di elettricità e miglioramenti nell'efficienza energetica.

Gli sforzi globali rimangono insufficienti per raggiungere gli obiettivi chiave dell'SDG 7 entro il 2030.

Commentando il Rapporto Francesco La Camera, Direttore Generale dell'Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA) ha sottolineato che "ora più che mai è necessario stimolare una cooperazione internazionale per colmare il divario di accesso all'energia e porre l'energia rinnovabile al centro delle misure di stimolo economico e di ripresa post coronavirus".

Nonostante il numero di persone senza accesso all'elettricità sia sceso da 1,2 miliardi nel 2010 a 789 milioni nel 2018, secondo le politiche in vigore o pianificate prima dell'inizio della crisi Coronavirus, si stima che ancora nel 2030 - anno in cui l'obiettivo 7 dei Sustainable Developement Goals chiede l'accesso universale all'energia - circa 620 milioni di persone potrebbero non avere accesso all'elettricità, l'85% delle quali nell'Africa subsahariana.

Ci sono anche altri importanti elementi che sono lontani dall'obiettivo. Quasi 3 miliardi di persone sono rimaste senza accesso a una cucina pulita nel 2017, soprattutto in Asia e nell'Africa subsahariana. La quota di energie rinnovabili nel mix energetico globale non sta aumentando abbastanza, nonostante la rapida crescita dell'energia eolica e fotovoltaica nella produzione di elettricità.

La percentuale delle energie rinnovabili nel mix energetico globale ha raggiunto il 17,3% del consumo finale di energia nel 2017, rispetto al 17,2% del 2016 e al 16,3% del 2010. Il consumo di energie rinnovabili (+2,5% nel 2017) sta crescendo più velocemente del consumo energetico globale (+1,8% nel 2017), continuando un trend iniziato dal 2011. La maggior parte della crescita delle energie rinnovabili si è verificata nel settore elettrico, grazie alla rapida espansione dell'energia eolica e solare aiutate da un sostegno politico e dal calo dei costi.

E' ancora necessaria un'accelerazione delle energie rinnovabili in tutti i settori per raggiungere l'obiettivo SDG 7

Dopo i forti progressi in materia di efficienza energetica tra il 2015 e il 2016, il ritmo è rallentato, il tasso di miglioramento deve accelerare drasticamente, dall'1,7% nel 2017 ad almeno il 3% nei prossimi anni. Naturalmente accelerare i progressi in tutte le regioni e in tutti i settori richiederà un maggiore impegno politico, una pianificazione energetica a lungo termine, un aumento dei finanziamenti pubblici e privati, e adeguati incentivi politici e fiscali per stimolare una più rapida diffusione delle nuove tecnologie, senza "lasciare nessuno indietro", considerando che sono ancora molte le persone che vivono nelle comunità remote, rurali, più povere e vulnerabili.

Il rapporto 2020 introduce un nuovo indicatore, il 7.A.1, sui flussi finanziari internazionali verso i Paesi in via di sviluppo a sostegno dell'energia pulita e rinnovabile. Sebbene i flussi totali siano raddoppiati dal 2010, arrivando a 21,4 miliardi di dollari nel 2017, solo il 12% ha raggiunto i Paesi meno sviluppati, che sono i più distanti dal raggiungimento dei vari obiettivi SDG 7.

Progressi negli Obiettivo di Sviluppo Sostenibile n° 7

I 4 obiettivi chiave in materia di energia del SDG 7 :

7.1: Garantire l'accesso universale all'elettricità e a soluzioni di cottura pulite;
7.2: Aumentare in modo sostanziale la quota di energia rinnovabile;
7.3: Raddoppiare i progressi in materia di efficienza energetica;
7.A: Aumentare la collaborazione internazionale a sostegno dell'energia pulita e rinnovabile.

Fonte: https://www.infobuildenergia.it

La presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen ha presentato il programma biennale da 750 miliardi di euro che guarda alle energie rinnovabili per garantire la crescita sostenibile e l'occupazione della "Next Generation EU"

Il programma di ripresa, "Next Generation EU", presentato dalla presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen, grazie a prestiti e sovvenzioni, ha l'obiettivo di garantire i fondi necessari a tutti i paesi per una ripresa economica sostenibile dalla crisi COVID-19. La proposta biennale da 750 miliardi di euro è stata sviluppata in conformità con gli obiettivi dell'European Green Deal, il quadro politico a lungo termine dedicato a realizzare un'economia UE neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050.

Il programma proposto dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen prevede principalmente sovvenzioni non rimborsabili - 500 miliardi mentre i 250 miliardi rimanenti tramite prestiti a condizioni favorevoli -, con i governi che avranno un ruolo cruciale nel decidere come spendere i fondi. "La nostra volontà di agire deve essere all'altezza delle sfide che tutti noi dobbiamo affrontare", ha detto von der Leyen al Parlamento europeo.

Il fondo rientra in un quadro finanziario pluriennale aggiornato (QFP), il bilancio a lungo termine dell'UE che tra il 2021 e il 2027 muoverà altri 1,1 miliardi di euro, ammontando nel complesso a un totale di 1,85 trilioni di Euro, e si affianca alle tre reti di sicurezza di 540 miliardi di euro di prestiti, già approvate dal Parlamento e dal Consiglio.

L'esecutivo dell'UE intende ripagare il debito ripartendo i costi lungo periodo di 30 anni, a partire dal 2028 e introducendo nuove tasse europee, tra cui tasse "verdi" sulle emissioni di carbonio o sulle materie plastiche, o anche una tassa digitale. Oltre al pacchetto UE annunciato oggi, gli Stati membri hanno anche adottato misure nazionali di stimolo fiscale per un totale di oltre il 3% del PIL dell'UE (circa 420 miliardi di euro).

La Presidente Von der Leyen ha sottolineato che i fondi saranno destinati soprattutto delle regioni più colpite: proprio per questo la maggior parte delle sovvenzioni andrà all'Italia, che potrebbe ricevere fino a 82 miliardi di euro a fondo perduto e circa 91 miliardi di prestiti, e alla Spagna che potrebbe ricevere fino a 77 miliardi di euro. Ma tutti gli Stati membri potranno accedere ai recovery funds: la Commissione ha proposto di fissare un tetto massimo di sovvenzioni e prestiti.

Gli Stati dovranno ora presentare piani di ripresa

I governi nazionali dovranno presentare piani di ripresa e di resilienza per gli investimenti e le riforme, per poter accedere alla maggior parte dei 750 miliardi di euro. I piani di investimento dovranno essere allineati con le trasformazioni verdi e digitali e rispettare lo Stato di diritto. Nel frattempo, le proposte di riforma dovrebbero essere "guidate" dalle raccomandazioni specifiche per paese formulate dalla Commissione. Una volta inviati i piani nazionali a Bruxelles, attraverso la procedura di "comitology", la maggioranza qualificata (cioè il 55% degli Stati membri) deciderà se si possa o meno adottare un piano nazionale.

Le rinnovabili al centro della ripresa

Lo sviluppo di progetti di energia rinnovabile, a partire dal fotovoltaico, è stato citato come un pilastro chiave della strategia di ripresa dell'UE.

Aurélie Beauvais, CEO ad interim di SolarPower Europe ha sottolineato che lo strumento del recovery è in linea con una ripresa verde e accelererà la transizione energetica dell'UE verso il raggiungimento degli obiettivi del Green Deal. Il solare e le energie rinnovabili sono stati riconosciuti come la chiave per la crescita economica e la resilienza futura dell'Europa. "Il settore solare dell'UE è pronto a rilanciare l'economia, con centri di ricerca e sviluppo leader a livello mondiale e tecnologie all'avanguardia, che possono contribuire a raggiungere l'obiettivo della neutralità climatica, oltre a creare nuovi posti di lavoro e crescita in tutto il continente. Particolarmente positivo per il fotovoltaico è l'annuncio della "Strategic Investment Facility", che mira a sbloccare 150 miliardi di euro di investimenti nelle energie rinnovabili e nelle tecnologie di stoccaggio dell'energia, con l'ulteriore impegno della Commissione di accelerare la "Clean Hydrogen Strategy and Alliance". Un ulteriore passo avanti è quello di garantire che la produzione di idrogeno in Europa si basi sull'elettricità rinnovabile, che ha zero emissioni di gas serra e aumenterà la sicurezza energetica dell'UE".

Miguel Herrero Cangas, coordinatore SolarPower Europedel progetto degli edifici solari, ha sottolineato che la decarbonizzazione del patrimonio edilizio europeo è uno degli obiettivi più importanti per il raggiungimento degli obiettivi climatici della Commissione. L'installazione del FV su edifici ristrutturati nell'UE assicurerebbe di risparmiare milioni di tonnellate di CO2 ogni anno, e quindi è positivo che lo strumento di recovery includa la proposta di raddoppiare i fondi dedicati alle infrastrutture sostenibili del programma 'InvestEU' a sostegno degli interventi di riqualificazione. "Gli Stati membri potranno utilizzare i fondi del Recovery and Resilience Facility per aumentare il tasso di ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente, il che rappresenta un'opportunità significativa per investire nelle tecnologie fotovoltaiche sui tetti o nel fotovoltaico integrato negli edifici (Building-Integrated Photovoltaics - BIPV), settore in cui l'Europa è già leader".

Ora Consiglio europeo e Parlamento europeo discuteranno il piano proposto dalla Commissione.

La proposta della Commissione europea per il Recovery Fund è un "importante passo" in avanti e"sarà al centro del vertice Ue del 19 giugno. Bisogna fare di tutto per arrivare a un accordo prima della pausa estiva" ha scritto in un tweet il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel.

Fonte: https://www.lifegate.it

Lo spessore è ridotto di di 500 volte rispetto al silicio. Li hanno messi a punti i ricercatori delle università australiane di Sydney e del New South Wales

Super flessibili, sottili e a basso costo. Sono i nuovi pannelli solari messi a punto da un'equipe di ricercatori di due università australiane che sfruttano le proprietà di un tipo di materiale cristallino noto come perovskite, minerale costituito da titanato di calcio. I pannelli, che usano il materiale per convertire la luce del sole in corrente elettrica si possono piegare e arrotolare e sono circa 500 volte più sottili di quelli al silicone, con cui vengono costruite le celle sin dagli anni ‘50. Questo consente applicazioni molto più vaste delle friabili cellule al silicio.

Gli scienziati delle università di Sydney e del New South Wales, nello studio descritto sulla rivista Science, hanno anche sperimentato con successo una semplice ricopertura di gomma sintetica detta poliisobutilene attorno alle cellule, che ne frena il degrado causato dal calore e pannelli sperimentali.

Infine i pannelli sono stati sottoposti con ottimi risultati a tre serie di test di standard internazionali che hanno incluso i cicli ripetuti attraverso temperature da -40 a 85 gradi Celsius, e alti livelli di umidità. L'equipe sta inoltre testando una versione delle cellule al perovskite per un possibile utilizzo nello spazio, 'bombardandole' con plasma spaziale.

Sono vari i gruppi di ricerca, dal Department of Energy Usa a diversi enti di ricerca in Europa e in Australia, che a livello mondiale da circa un decennio stanno lavorando su differenti formulazioni di cristalli di perovskite. Ora il livello di efficienza nel convertire la luce solare è stato elevato del 25%.

Fonte: https://www.e-gazette.it

Arriva dai ricercatori del Kaust, un nuovo gel polimerico igroscopico in grado di facilitare il raffreddamento passivo dei moduli solari in climi particolarmente caldi

Maggiore è l’esposizione solare, maggiore sarà la produzione elettrica dei pannelli fotovoltaici. Ma per quella che sembra un’equazione quasi elementare, esiste un problema non da poco. L’irraggiamento, ossia la quantità di energia solare incidente su una superficie in un determinato intervallo di tempo, dipende fortemente dalla latitudine del luogo. In tre parole, più ci si avvicina all’equatore, più in teoria si dovrebbero ottenere dei guadagni produttivi. Allo stesso tempo, però, l’efficienza dei moduli diminuisce ad ogni aumento di temperatura; quindi in climi particolarmente caldi bisogna porre un’attenzione maggiore ai sistemi di raffreddamento.

Attualmente molte delle soluzioni convenzionali per dissipare il calore dei pannelli fotovoltaici, tendono a consumare più energia di quella che può essere recuperata con il raffrescamento. Per superare il problema, un team di scienziati dell'Università per la Scienza e la Tecnologia di Thuwal, in Arabia Saudita, ha prodotto un dispositivo “refrigerante” passivo che sfrutta le proprietà naturali del clima.

Il gruppo, guidato da Peng Wang, ha creato un gel polimerico capace di catturare l’umidità dell’aria e utilizzare quell’acqua per raffrescare il modulo fv. Nel dettaglio, il materiale è un mix di cloruro di calcio (un potente essiccante) e nanotubi di carbonio. Di notte, il sale cattura il vapore acqueo dall’aria umida, immagazzinandolo nel gel sotto forma di liquido. Di giorno, i nanotubi di carbonio assorbono il calore solare dal pannello, trasferendolo all’acqua; quest’ultima si ritrasforma in vapore e torna nell’aria. Il materiale è molto adesivo, spiegano gli scienziati, quindi può essere facilmente applicato sul retro dei pannelli fotovoltaici esistenti.

Con grande sorpresa del team, il gel ha determinato un aumento dell’efficienza persino maggiore di quello degli esperimenti indoor. Un più 20 per cento che non ha richiesto alcuna fonte di energia esterna.

“Questo lavoro mostra i vantaggi della produzione di acqua atmosferica per aiutare a combattere i cambiamenti climatici”, afferma Renyuan Li. “Riteniamo che questa tecnologia di raffreddamento possa soddisfare i requisiti di molte applicazioni perché l’umidità è ovunque e questa tecnologia è facile da adattare a diverse scale. Potrebbe essere ridotta ad alcuni millimetri per i dispositivi elettronici, o coprire centinaia di metri quadrati per il raffreddamento passivo delle centrali elettriche”.

Fonte: https://www.rinnovabili.it/

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