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Lo studio è stato pubblicato su Nature Materials dal gruppo dell'Università britannica di Cambridge, coordinato da Erwin Reisner

Una foglia sintetica riesce a foglia.jpgprodurre una miscela di gas utili a ottenere combustibili liquidi, in alternativa al petrolio; il prodotto è ottenuto ispirandosi al processo di fotosintesi e utilizzando luce solare, anidride carbonica e acqua. È quanto emerge dallo studio pubblicato sulla rivista Nature Materials dal gruppo dell'Università di Cambridge, coordinato da Erwin Reisner.

La foglia artificiale è alimentata da luce solare, ma è capace di lavorare anche se il cielo è nuvoloso. Quando è immersa in acqua, attraverso dei catalizzatori, è in grado di trasformare l'anidride carbonica e l'acqua stessa in monossido di carbonio e idrogeno. Che insieme formano una miscela, il cosiddetto syngas, o gas di sintesi.

"Il dispositivo - ha spiegato Reisner - è in grado di produrre direttamente gas in modo semplice e, soprattutto, sostenibile. Senza ad esempio liberare, a differenza degli attuali processi industriali, gas serra come l'anidride carbonica. Il prossimo passo - ha concluso - sarà produrre anche combustibili liquidi alternativi al petrolio".

Fonte: http://www.e-gazette.it

Ci sono 1,2 miliardi di euro di tecnologia italiana nella centrale nucleare del futuro. Un impianto per generare energia basato sulla fusione termonucleare.

La fusione termonucleare è la reazione naturale che alimenta il sole e tutte le stelle: un processo pulito che non genera scorie. Si tratta di una frontiera tecnologica su cui molti paesi – tra cui l’Italia con Enea e i suoi partner – concentrano la loro ricerca da anni e che si è concretizzata nel 2007 in un progetto internazionale da 20 miliardi di dollari battezzato Iter (International Thermonuclear Experimental Reactor). La settimana scorsa è stato inaugurato in Francia l’edificio destinato ad accogliere il reattore sperimentale. E nel 2025 i partecipanti – Cina, Giappone, India, Corea del Sud, Russia, Usa, Ue e Svizzera – attiveranno a Cadarache la prima centrale a fusione termonucleare al mondo, con dimensioni paragonabili a quelle di una centrale elettrica convenzionale. Affiancata alle fonti rinnovabili, la fusione termonucleare potrebbe significativamente contribuire alla lotta contro i cambiamenti climatici. Anche se bisognerà attendere il 2035, quando dopo 10 anni di test il progetto si chiuderà e potranno partire le centrali commerciali.

La fusione nucleare è considerata altamente efficiente e pulita perché la sua fonte di partenza è l’acqua e non genera scorie. Ma rappresenta una vera sfida scientifica e ingegneristica, coinvolgendo campi come la superconduttività, la criogenia e il vuoto spinto. L’Italia sta dando un contributo fondamentale: abbiamo superato la soglia degli 1,2 miliardi di euro di contratti acquisiti per la realizzazione del progetto, sottolinea la rivista Enea Energia Ambiente e Innovazione. Considerando solo le componenti ad alto contenuto tecnologico, le imprese italiane hanno fornito materiali per il 60% del valore dei bandi di Fusion for Energy (F4E), l’Agenzia dell’Unione europea che gestisce il contributo Ue alla costruzione di Iter, sottolinea Aldo Pizzuto, responsabile dipartimento Fusione e Tecnologie per la sicurezza nucleare di Enea e coordinatore del Progetto DTT. Il dipartimento e i Centri di Ricerca di Frascati e del Brasimone fanno di Enea il punto di riferimento italiano nel progetto.

Iter è in pratica un reattore deuterio-trizio (due isotopi dell’idrogeno) dove la reazione nucleare avviene grazie a un plasma (gas ionizzato che fa da combustibile) confinato in una macchina chiamata Tokamak dove si crea un potentissimo campo magnetico. Lo scopo principale di Iter è dimostrare la fattibilità scientifica e tecnologica della fusione come fonte di energia, raggiungendo una reazione di fusione stabile. La prima reazione (ignizione del primo plasma) è prevista nel 2025 e la durata di Iter sarà di dieci anni. Gli scienziati di Enea sono stati tra i primi a realizzare impianti per lo studio dei plasmi a confinamento magnetico e macchine per la fusione come il Frascati Tokamak e il Frascati Tokamak Upgrade. Nell’ambito del progetto Iter, il centro di ricerca di Enea a Frascati è stato scelto per ospitare il DTT o Divertor Tokamak Test facility finanziato con circa 500 milioni di euro di fondi privati e pubblici, tra cui 250 milioni di euro dalla Bei. Si tratta di un cilindro ipertecnologico alto 10 metri con raggio di 5 metri basato su tecnologie made in Italy e ideato da Enea in collaborazione con Cnr, Istituto nazionale di fisica nucleare, Consorzio Rfx, Consorzio di Ricerca per l’Energia, l’Automazione e le Tecnologie dell’Elettromagnetismo e diverse università. DTT dovrà testare il funzionamento di Iter: vi sarà confinato plasma portato a 100 milioni di gradi centigradi con un’intensità di corrente di 6 milioni di Ampere e campo magnetico di 60mila Gauss circondato da una rete di oltre 40 km di cavi superconduttori che si troverà a -269 gradi.

La fusione nucleare è la reazione naturale che alimenta il sole e tutte le stelle, ma non è banale da ottenere sul pianeta Terra. Occorre portare gli ioni a temperature gigantesche e far prevalere le forze di attrazione nucleare rispetto a quelle di repulsione elettrica. Per questo si usano campi magnetici giganteschi o, spiega Pizzuto, la tecnica del “confinamento magnetico”: un contenitore con magneti superconduttori più temperature elevatissime che permettono di rompere la barriera elettrica, oltrepassata la quale le particelle si attraggono e si uniscono producendo energia. DTT (mettendo a frutto anche brevetti Enea) testerà questa tecnica mentre cercherà una soluzione alle questioni fondamentali che restano aperte: incanalare l’energia prodotta in modo efficiente (oggi sono necessari enormi spazi), mantenere la stabilità del sistema, abbassare i costi dell’intero processo di generazione per renderlo competitivo con le altre fonti e ottenere la stessa enorme efficienza in centrali di taglio piccolo. Per questo l’Italia continua a lavorare sui superconduttori più performanti che creano campi magnetici maggiori in volumi più piccoli.

Ma sulla percorribilità pratica del sistema i partner di Iter sono “molto fiduciosi”, afferma Pizzuto: l’elettricità da fusione termonucleare si farà. Le promesse sono entusiasmanti: la reazione è pulita perché non brucia combustibili fossili ed è sicura, non solo perché priva di scorie ma perché nel Tokamak, se i parametri vanno fuori range, il processo si spegne. Affiancata alle fonti rinnovabili, la fusione termonucleare potrebbe significativamente contribuire alla lotta contro i cambiamenti climatici. Dopo il 2035.

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it

Come la pianta, seguono i raggi: si inclinano e si contraggono in modo da assorbire meglio la luce e sono quattro volte più efficaci rispetto ai pannelli fotovoltaici piani

Hanno lo stesso talento dei girasoli, soltanto che sono "mini" e a crearli è stato l'uomo. Prendendo spunto dalla capacità di orientarsi delle piante secondo la luce solare,i ricercatori dell’Università della California di Los Angeles e dell’Università dell’Arizona hanno creato dei minuscoli girasoli tecnologici dal grandissimo potenziale. Chiamati SunBot (sunflower-like biomimetic omnidirectional tracker), sono in grado di spostarsi a seconda della luce e assorbire - sfruttando una migliore angolazione - energia solare da poter riutilizzare come fossero dei pannelli fotovoltaici, ma con il massimo dell'efficienza. La ricerca su questa nuova tecnologia è stata di recente pubblicata su Nature Nanotechnology.

In sostanza si tratta di "gambi" dalle dimensioni millimetriche che si inclinano e seguono la fonte luminosa a seconda della direzione: grazie alla nanotecnologia gli ingegneri hanno sviluppato un sistema che combina più meccanismi ed è in grado di "intrappolare" l'energia solare se combinata con processi già noti.

L'idea alla base del progetto era appunto quella di sfruttare i comportamenti dei girasoli noti come eliotropismo, la tendenza della pianta a girare il bocciolo verso il sole prima della fioritura e il fototropismo, ovvero la risposta mediante accrescimento per distensione cellulare ad uno stimolo di luce indirizzata. Se un pannello solare fosse ad esempio in grado di autorientarsi verso il sole a seconda dell'inclinazione della luce del momento e fosse sempre perpendicolare ai raggi sarebbe molto più funzionale in termini di energia.

Quando la luce riflette dall'alto e impatta in maniera diretta su una superficie viene infatti assorbita molto meglio, al contrario di quando l'assorbimento è obliquo. Il team ha così ideato alcuni polimeri speciali e meccanismi capaci, grazie a un mix di idrogel a base di nanoparticelle d'oro, polimeri vari, coloranti e sistemi cristallini, di muoversi e rispondere alla luce o al calore.

I ricercatori, guidati dal professor Ximin He, hanno messo insieme due diverse sostanze, una che assorbe la luce trasformandola in calore e una che in risposta al calore si contrae. Questi piccoli gambi o cilindri hanno dunque sia la capacità di rispondere alla luce che quella di movimento: la parte del gambo che viene illuminata si scalda e si contrae nella direzione del raggio solare e una volta che avviene l'allineamento con il raggio, la parte che resta in ombra di fatto si raffredda e interrompe il movimento. Dalle prime valutazioni gli scienziati sostengono che i SunBot, rispetto ad esempio a dei pannelli fotovoltaici piani o statici, hanno la capacità di raccogliere l'energia quattro volte meglio.

In futuro si potrebbero ipotizzare veri e propri prati fatti di girasoli artificiali e potrebbero essere una soluzione davvero efficace, in termini energetici, per catturare energia in movimento. "In modo automatico e istantaneo un SunBot può rivelare e seguire la luce incidente nello spazio tridimensionale in un vasto range di temperature ambientali con elevata accuratezza e velocità di risposta, senza bisogno di fonti di energia addizionali o dell’intervento umano", spiegano gli autori. I finti girasoli potrebbero così trovare applicazione in diversi campi, da quelli delle energie rinnovabili alla robotica, ma anche "nell'aeronautica, la chirurgia, i biocarburanti, telescopi, radar, idrofoni" chiosano i ricercatori.

Fonte: https://www.repubblica.it

Il ministro dell’Istruzione Fioramonti ha annunciato in esclusiva alla Reuters che da settembre riscaldamento globale e cambiamenti climatici diventeranno materia di studio nelle scuole.

Con il prossimo anno scolastico gli studenti faranno lezione di cambiamenti climatici per un totale di 33 ore all’anno, praticamente un’ora a settimana. Ad annunciarlo è stato il ministro all’istruzione Lorenzo Fioramonti, ex professore di Economia all’Università di Pretoria, in Sudafrica, in un’intervista alla Reuters.

Da settembre si cambia il programma didattico, sarà in ottica di sostenibilità

A partire da settembre l’Italia cambierà il proprio programma didattico per rendere obbligatorio lo studio dei cambiamenti climatici e dello sviluppo sostenibile. Il processo di rinnovamento coinvolgerà tutte le scuole pubbliche. Ma non solo, molte materie tradizionali, come geografia, matematica e fisica, saranno studiate in una nuova prospettiva legata allo sviluppo sostenibile.

“L’intero ministero sta cambiando per fare della sostenibilità e del clima il centro del modello educativo”, ha detto Fioramonti alla Reuters. “Voglio fare del sistema educativo italiano il primo che pone l’ambiente e la società al centro di ciò che impariamo”.

L’appoggio del ministro Fioramonti allo sciopero per il clima

In occasione del terzo sciopero per il clima, promosso da Fridays for future, il ministro Fioramonti aveva scritto una lettera ai dirigenti scolastici e ai docenti invitandoli a giustificare l’assenza dei ragazzi che si sarebbero assentati da scuola per partecipare allo sciopero per il clima. Per questo era stato criticato dall’opposizione per aver incoraggiato gli studenti a saltare la scuola per manifestare per il clima.
Contro la crisi climatica, il verde entra nelle aule scolastiche

Il ministero dell’Istruzione (Miur) ha realizzato il sito www.ilverdeascuola.it dedicato alla raccolta di proposte provenienti da studenti, docenti e realtà scolastiche, relative ai temi dell’ambiente, del cambiamento climatico e dell’educazione alla sostenibilità. “La crescita di comportamenti consapevoli e di modelli di sviluppo sostenibile è determinante per il futuro dell’ecosistema terrestre e il Miur intende valorizzare le esperienze realizzate a scuola nell’ambito delle tematiche legate al rispetto dell’ambiente” si legge sulla home page del sito. Per questo motivo, studenti e docenti sono invitati a condividere attraverso la piattaforma i progetti di educazione ambientale realizzati e le buone pratiche sperimentate nel contesto scolastico.

Fonte: https://www.lifegate.it

Come è cambiato il mercato del ciclo e motociclo e quali sono le necessità del settore

Si sta svolgendo in questi giorni la 77esima edizione dell’Esposizione mondiale ciclo e motociclo EICMA che ha come tema “Moto Rivoluzionario” e il Presidente di EICMA, Andrea Dall’Orto, è convinto che «La mobilità elettrica è il futuro».

Infatti molte tra le 1.800 aziende presenti (un record) a mostrano un’attenzione crescente per l’innovazione e della tecnologia nel mercato delle due ruote, che è sempre più elettrico. Un comparto che cresce senza sosta, perché, come sottolinea TÜV Italia, «La mobilità elettrica è una scelta moderna e sostenibile; rispetta maggiormente l’ambiente con conseguente minore incidenza dei costi sociali, sanitari ed economici».

Dall’Orto evidenzia che «Lo scorso anno sono state immatricolate 47 mila moto elettriche, che rappresentano il 3,5% del totale delle immatricolazioni. Oltre a evidenti numeri in crescita nelle vendite, la scelta di questa soluzione di mobilità trova un’applicazione più concreta e sostenuta, soprattutto nei contesti urbani, grazie allo sviluppo di opportunità di scooter sharing. E’ possibile vedere questo trend positivo della mobilità elettrica su due ruote non solo dall’ampia offerta di nuovi modelli di moto, scooter, ciclomotori e motocicli elettrici proposti dalle note case produttrici, ma anche dall’affacciarsi sul mercato di nuovi produttori. La mobilità elettrica non deve più essere considerata un fenomeno, ma piuttosto una realtà che riscuote sempre più consensi e che per le sue caratteristiche intrinseche e lo scarso impatto ambientale coinvolge più parti interessate: autorità internazionali, nazionali e locali, produttori, energy provider, enti regolatori come TÜV Italia e, ovviamente, i consumatori, in particolare quelli più legati ad uno stile di vita contemporaneo e attenti alla sostenibilità, un cluster che cresce e che va affermandosi in tutto il mondo».

Secondo gli ultimi dati dell’European Association of Motorcycle Manufacturers «I dati, riferiti al primo semestre del 2019, rilevano come le vendite delle due ruote crescono rispetto allo stesso periodo del 2018, raggiungendo 766.328 unità (+ 10%). Numeri positivi anche per le elettriche: tra scooter, moto e quadricicli, le vendite del primo semestre 2019 superano quelle dell’anno scorso del 70%, facendo registrare un totale di 35.810 immatricolazioni. In questa categoria il ruolo di leader delle vendite va alla Francia con 8.723 unità (+60,6%), seguita da Belgio (8.087, +111%), Paesi Bassi (6.321, +62,1%), Spagna (4.052, +35,8%) e Italia con 2.426 elettriche vendute (+86,2%)».

Dall’Orto è convinto che «La positività nell’interesse verso questo settore deve necessariamente essere sostenuto da interventi a livello infrastrutturale e legislativo. Alcune decisioni sono già state prese, come gli ecobonus, ma è necessario che si continui a percorrere questa strada».

Pietro Vergani, business unit manager per i prodotti di consumo di TÜV Italia, aggiunge: «I recenti aggiornamenti legislativi Euro4 ed i prossimi Euro5, questi ultimi previsti a partire da gennaio 2020 per le omologazioni dei nuovi modelli, stanno prendendo in forte considerazione la mobilità elettrica. La mobilità elettrica è destinata a crescere, con previsioni di incremento importanti e questa tendenza è spinta da una serie di fattori strategici come la necessità di diminuire l’inquinamento atmosferico ed acustico così come la congestione delle strade, soprattutto di quelle urbane, e con le autorità nazionali e locali che iniziano a incoraggiare in modo significativo una mobilità green anche per moto e bici elettriche, introducendo incentivi, servizi di bike sharing; parcheggi dedicati e stazioni di ricarica. A questi fattori si aggiungono cultura e consapevolezza da parte dei cittadini che ognuno deve fare la propria parte, tendenze che portano ad un progressivo cambiamento delle abitudini riguardo alla mobilità, indirizzandola verso quella più sostenibile».

TÜV Italia conclude però evidenziando i fattori critici per lo sviluppo delle due ruote elettriche, «rappresentati, in primis, dalla necessità di disporre di infrastrutture di ricarica diffuse capillarmente su tutto il territorio, la cui mancanza rappresenta una barriera anche psicologica all’acquisto dei veicoli elettrici. A questo si aggiunge la necessità dello sviluppo di una smart mobility che affianchi, oltre alla necessità di energia, la necessità di informazioni sulla sua reperibilità. In ultimo, un’altra criticità importante è rappresentata dal costo di acquisto dei veicoli elettrici rispetto a quelli a combustione interna, dove una politica di incentivi e di tassazione agevolata hanno un impatto importante, rappresentando anche un importante volano per la crescita dell’industria del settore».

Fonte: http://www.greenreport.it

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