Per Mattarella «siamo sull’orlo di una crisi climatica globale», che in Italia è già arrivata

Il Cnr conferma: «Netta deriva climatica», aumentano gli eventi estremi

Intervenendo a Belluno nella cerimonia commemorativa della tempesta “Vaia” che lo scorso ottobre ha devastato le Regioni italiane del nord-est, il presidente Mattarella non usa giri di parole: «Siamo sull’orlo di una crisi climatica globale, per scongiurare la quale occorrono misure concordate a livello planetario». Una realtà che oggi non può più essere messa in discussione.

Sentir parlare della desertificazione di alcune regioni africane o dei violenti tifoni nei Caraibi, sulla costa occidentale degli Stati Uniti o in Asia, appariva descrizione di una realtà lontana, remota, che non ci riguardava». E invece i cambiamenti climatici sono già in mezzo a noi. Anzi: colpiscono l’Italia con maggiore intensità rispetto al resto del mondo. Secondo gli ultimi dati del Cnr il 2018 è stato l’anno più caldo da due oltre secoli per il nostro Paese, con un incremento della temperatura media che già nel 2017 è stato più elevato rispetto alla media globale.

Per l’opinione pubblica non è facile percepire questi graduali aumenti, ma è sempre più chiaro come questo progressivo riscaldamento sia alla radice del sempre maggior numero di eventi climatici estremi. È di nuovo il Cnr, insieme all’Università di Roma Tre, che con una ricerca fresca di pubblicazione sull’International journal of climatology aggiunge nuovi dettagli sul legame tra aumento della temperatura atmosferica ed eventi estremi: «In questo studio – spiega il ricercatore del Cnr-Iia Antonello Pasini – ci siamo chiesti se il numero dei nuovi record di caldo e di freddo in Italia segua ancora il normale comportamento degli estremi in un clima costante, cioè in condizioni di temperatura media stazionaria. O se questo comportamento sia effettivamente cambiato e segua ora una ‘legge’ diversa». La risposta non lascia spazio a dubbi: «Siamo in presenza di una nuova legge di comportamento di questi eventi estremi e di una netta deriva climatica». Analizzando i dati di 54 stazioni italiane nel periodo 1961-2016, gli autori hanno infatti estratto le informazioni della variabilità di temperatura nel ventennio 1961-1980 e hanno simulato il numero di record mensili di caldo e freddo che si sarebbero avuti dal 1981 in poi se non fossero cambiate le condizioni di temperatura e variabilità. «Una volta confrontati questi andamenti con i dati osservati realmente abbiamo trovato che, specialmente in estate, il numero di nuovi record di caldo ha superato abbondantemente quelli attesi in un regime di clima costante e abbiamo avuto lunghe ondate di calore, più frequenti e più intense. La frequenza dei nuovi record di freddo va invece calando, specie dagli anni ’90», conclude Pasini.

Il problema è che mentre continuano ad accumularsi evidenze scientifiche sulla gravità dei cambiamenti climatici, la politica non riesce a mettere in campo adeguate azioni di adeguamento e contrasto. «Il presidente Mattarella ci ricorda, ancora una volta, l’emergenza climatica in atto e quanto sia necessario – sottolinea il direttore esecutivo di Greenpeace Italia, Giuseppe Onufrio – che il rispetto dei limiti naturali sia non solo parte integrante della vita di ognuno di noi ma anche delle decisioni che prendono i nostri amministratori e coloro che sono responsabili delle scelte politiche. Le conseguenze di queste decisioni, dalla più piccola alla più grande, peseranno sulle spalle dei nostri figli e nipoti più ancora che sulle nostre».

Per questo Greenpeace chiede che il nostro Paese, l’Unione europea e tutti gli Stati del Pianeta non continuino a ignorare la situazione attuale in cui ci troviamo, una condizione che ci espone a gravissimi rischi che non potranno che aumentare: «La comunità scientifica internazionale, con l’ultimo rapporto dell’International panel on climate change (Ipcc – “Special report on 1.5 degrees Celsius”) ci ha ricordato che possiamo limitare gli effetti dei cambiamenti climatici, e per farlo dobbiamo abbandonare completamente petrolio, carbone e gas – argomenta Onufrio – Si può fare ma ci restano solo pochi anni: è tempo di fare sul serio e purtroppo il nostro Paese non sta facendo abbastanza. La bozza del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec), pubblicata dal Governo lo scorso dicembre, è lontanissima dal metterci sulla giusta strada e ignora totalmente l’obiettivo, proposto dalla Commissione Ue, di una totale de-carbonizzazione della nostra società entro il 2050». Per questo «il monito del presidente Mattarella, che ringraziamo per il suo continuo impegno a difesa dei cittadini e degli ecosistemi, stride totalmente rispetto all’operato del governo attuale, che si discosta assai poco da quello dei precedenti. Il cambiamento che ci serve non è il cambiamento climatico», conclude il direttore esecutivo di Greenpeace Italia.

 

Fonte: http://www.greenreport.it/

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