L’occhio vigile sul Pianeta, dai satelliti un aiuto contro i cambiamenti climatici

Grazie al monitoraggio costante dei satelliti abbiamo dati utili per conoscere lo stato di salute della Terra: se n’è parlato al Living planet symposium.

I dati che provengono dai satelliti sono uno strumento imprescindibile per conoscere lo stato di salute (e quindi di malessere) del nostro Pianeta e rientrano già da tempo nelle misure a nostra disposizione per attivare azioni concrete contro gli effetti dei cambiamenti climatici. Forniscono mappature e classificazioni per l’agricoltura monitorando l’uso delle risorse idriche, la quantità di fertilizzanti e pesticidi presenti nel terreno e contribuendo alle previsioni sulla produzione, sui rendimenti e sulla qualità delle colture. Sono in grado di allertare le agenzie nazionali di protezione civile in caso di alluvioni o altre catastrofi naturali prima che queste accadano, e permettono di calcolare con estrema precisione i valori dell’inquinamento atmosferico nelle aree urbane come dell’innalzamento del livello dei mari dovuto allo scioglimento dei ghiacci.

Living planet symposium, gli scienziati Esa riuniti a Milano

Scienziati, industrie, università, agenzie: provengono da oltre 80 Paesi gli esperti che si sono riuniti a Milano in occasione del Living planet symposium 2019 (“simposio per il pianeta vivente” in italiano) tenutosi nella settimana dal 13 al 17 maggio nell’area congressuale MiCo. Oltre 4.400 esperti per un appuntamento ideato dall’Agenzia spaziale europea (Esa) con il supporto dell’Agenzia spaziale italiana (Asi). Tema centrale dell’incontro, la crisi climatica, la sfida principale su cui concentrare gli sforzi in fatto di innovazione ed investimenti anche nel campo dell’osservazione satellitare.

Quest’ultima, spiega Simonetta Cheli, capo dell’Ufficio di coordinamento dei programmi di osservazione della Terra dell’Esa, “può permetterci di dare un grande contributo al raggiungimento di alcuni degli Obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dalle Nazioni unite per il 2030: i dati forniti dalle osservazioni possono contribuire allo sviluppo di produzioni agricole sostenibili o, ancora, possono fornire informazioni per capire le tendenze nell’urbanizzazione al fine di pensare a città più resilienti, sicure e sostenibili. Grazie a differenti sistemi di monitoraggio dal cielo ma anche attraverso dispositivi a terra abbiamo ormai imparato a far tesoro e confermare risultati legati ad altri tipi di indagini del passato“.

Scenari terrestri visti dallo spazio grazie ai satelliti

La Commissione europea ha avviato nel 1998 un importante progetto per il monitoraggio della Terra, il programma Copernicus. Attraverso sei tipologie di satelliti chiamati Sentinelle vengono effettuati rilevamenti utili nella gestione dei disastri naturali e nel monitoraggio degli oceani, della vegetazione e dell’atmosfera. Questi occhi puntati su di noi forniscono anche un contributo “sociale”: fungono, ad esempio, da supporto logistico nella gestione dei flussi migratori di persone, integrando l’intervento delle missioni militari per fermare eventuali minacce di natura terroristica.

Ma anche senza allontanarci troppo, si possono affrontare problemi ambientali come la siccità che mette in pericolo l’economia agricola locale della valle del Po: le immagini di Copernicus riescono a catturare e descrivere i diversi cicli di coltura di mais, frumento e riso concentrandosi sui livelli di aridità del suolo. “Grazie ai satelliti possiamo approcciare un’osservazione globale del Pianeta attraverso parametri fisici che ci permettono di valutare sensibilmente come il nostro Pianeta stia cambiando – spiega Mauro Facchini, Capo dell’unità Copernicus –: una delle evidenze che possiamo notare è come la distribuzione di CO2 in atmosfera prevalga in alcune zone invece di altre e questo ci permette di analizzare quali sono le dinamiche e le conseguenze dell’origine antropogenica di questo gas serra. I dati mostrano anche come si stia riducendo la superficie di molti laghi e quali sono le zone più fragili a causa della desertificazione e dell’erosione del suolo. Questo punto di vista sul mondo ci permette di poter studiare con precisione ma allo stesso tempo ad ampio spettro i cambiamenti in atto”.

Cosa si può fare con le immagini satellitari

Il monitoraggio continuo della Terra attraverso le immagini restituite dai satelliti non significa semplicemente essere diventati campioni di selfie dallo spazio. “Le informazioni elaborate dai satelliti – continua Facchini – possono diventare mappe, strumenti, prodotti e indicazioni importanti a disposizione di cittadini, autorità pubbliche e di governo, scienziati, imprenditori e imprese: un’enorme quantità di informazioni che in modo completo, aperto e gratuito servono per perseguire un’azione strategica e puntuale a salvaguardia del nostro Pianeta”.

Questo sforzo trova ragione anche negli obiettivi indicati dal progetto Horizon 2020, il programma sui temi della ricerca e dell’innovazione dell’Unione europea: il capitolo Science with and for society (“la scienza con e per la società”) ha come scopo l’approfondimento della cooperazione tra comunità scientifica e cittadini per promuovere una ricerca e un’innovazione responsabili richiamando un maggiore coinvolgimento del pubblico. Affidare questa importante quantità di dati ai decisori politici e alla società civile per porre rimedio ai disastri causati dall’uomo è un grande atto di fiducia verso le nuove generazioni. Quelle che stanno già correndo il rischio di sapere quant’è ricco e speciale il nostro Pianete grazie soltanto a qualche vecchia fotografia di un tempo destinato a non tornare mai più.

Fonte: https://www.lifegate.it

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