Non solo Siberia, gli incendi sono tornati a mangiarsi anche l’Italia (e l’Europa)

Considerando anche i piccoli roghi nel nostro Paese se ne conta il triplo rispetto all’anno scorso: per combatterli occorre investire in prevenzione, ridurre le emissioni di CO2 e curare i boschi

In Siberia, e in particolare nella Jacuzia, giganteschi incendi stanno divorando circa 3 milioni di ettari di foresta: si tratta di aree dove d’inverno si raggiungono anche i -67 °C, ma che il rapido avanzare dei cambiamenti climatici sta ponendo di fronte a sfide mai viste. Che ci riguardano da vicino. Nella cultura nazional-popolare la Jacuzia è poco più che un territorio da conquistare giocando a Risiko, ma se gli incendi divampati in queste settimane in tutta l’area dell’Artico hanno distrutto una grande biodiversità e immesso in atmosfera 100 milioni di tonnellate di CO2 – tanta quanta quella prodotta dal Belgio in un anno – il problema è di tutti. E soprattutto nostro, perché insieme all’Artico una delle aree più esposte agli effetti dei cambiamenti climatici è quella del Mediterraneo, e non è un caso se anche in Italia il trend degli incendi è tornato in forte aumento.

I dati raccolti dall’Effis (l’European forest fire information system) contano in Italia 173 incendi di almeno 30 ettari divampati da inizio anno a oggi, ampiamente sopra la media decennale (115), con 20.395 ettari andati a fuoco; si tratta di dati largamente inferiori rispetto a quelli che hanno segnato l’annus horribilis del 2017, quando il numero degli incendi oltre i 30 ettari arrivò a 788 e i relativi ettari bruciati a 140.392, ma qualcosa accomuna i due anni. Il 2017 fu per l’Italia l’anno più siccitoso dopo oltre due secoli, e se il 2018 è stato il più caldo anche il trimestre invernale 2019 ha fatto registrare un deficit pluviometrico nazionale pari a -30%, e la siccità come noto aiuta i roghi. Considerando i piccoli incendi – ovvero anche quelli al di sotto dei 30 ettari – censiti dal servizio Fire news dell’Effis, per l’Italia risultano 256 roghi dall’inizio del 2019, contro gli 87 registrati durante lo stesso periodo dell’anno scorso: il triplo.

Considerando il territorio di tutta l’Unione europea i risultati confermano l’emergenza: considerando solo gli incendi di almeno 30 ettari, quelli ufficialmente censiti tra i dati Effis, da inizio anno se ne contano 1.554 contro una media decennale di 372 (il quadruplo), per una superficie bruciata di 260.825 ettari contro una media di 134.900 (il doppio).

Luca Tonarelli, dottore forestale e dottore in attività di protezione civile, oggi responsabile di una realtà unica in Italia come il “Centro di addestramento antincendi boschivi” della Regione Toscana, spiega sulle pagine di Greenpeace che «gli incendi boschivi, nell’attuale contesto dei cambiamenti climatici, sono un problema destinato a complicarsi ed aggravarsi nei prossimi anni. Stiamo parlando di un fenomeno che in Europa, dal 2000 al 2017, ha distrutto 8,5 milioni di ettari (poco meno di mezzo milione di ettari ogni anno), che ha causato la perdita di 611 vite umane tra addetti allo spegnimento e civili oltre alla perdita economica di più di € 54 miliardi».

Per contrastare questo fenomeno non è più sufficiente investire risorse prevalentemente su mezzi aerei, terrestri e attrezzature per fronteggiare le emergenze mentre le fiamme divampano, ma cambiare strategia e lavorare alacremente sulla prevenzione. «È ormai chiaro – spiega Tonarelli – che i paesi dovranno lavorare su molti fronti con l’obiettivo di combattere il cambiamento climatico soprattutto attraverso l’abbassamento delle emissioni di gas serra, con risultati attesi a lungo termine, ma dobbiamo anche essere consapevoli che l’aumento della superficie boscata non può essere lasciata al caso e che il “non intervento” come tutela non è praticabile ovunque. È necessario curare i boschi, realizzare interventi pianificati ed integrati con le esigenze dell’ambiente e delle aree protette. E’ necessario gestire il territorio anche attraverso il recupero di aree agricole e di pascoli montani. Si dovrà fare prevenzione in quelle zone del territorio, nelle quali gli incendi subiscono accelerazioni, moltiplicazioni dei fronti del fuoco e tutte quelle aree di bosco a contatto con le aree abitate (interfaccia urbano foresta). Ed è davvero necessario trovare al più presto la giusta rotta. Perché stiamo già vivendo le prime conseguenze dei cambiamenti climatici».

Fonte: http://www.greenreport.it/

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