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Noi di AS Solar > Amara ci impegniamo ogni giorno per promuovere la diffusione di conoscenze tecniche e pratiche utili a tutti gli installatori. Per questo motivo collaboriamo da diversi anni con il Politecnico di Madrid su uno dei nostri progetti più entusiasmanti, il Solar Academy Lab.

Abbiamo voluto creare uno spazio dove approfondire gli aspetti più tecnici degli impianti fotovoltaici ed effettuare ogni tipologia di verifica sulla qualità delle tecnologie installate. Questo laboratorio dispone di materiali all’avanguardia per permettere a studenti e installatori di toccare con mano e testare le ultime innovazioni tecnologiche nel settore fotovoltaico.

Nella nuova sezione dedicata del nostro sito raccontiamo passo dopo passo come è stato realizzato il Solar Academy Lab e condividiamo tutte le informazioni rilevanti e i dati di produzione in tempo reale di tutti i dispositivi installati.

Benvenuti al Solar Academy Lab!

Oggi compiamo un importante passo avanti nel consolidamento della crescita raggiunta negli ultimi anni entrando a far parte del Gruppo Amara. Una sinergia strategica nata con l’obiettivo di superare insieme le sfide dell’efficientamento energetico e della transizione verso fonti di energia rinnovabile nell'era della digitalizzazione.

Il Gruppo Amara, leader nei servizi logistici e nella fornitura di materiale elettrico per reti e infrastrutture, possiede il know-how ideale per supportare l'evoluzione del modello di business tipico della distribuzione solare, fornendo soluzioni innovative per l’intera catena del valore.

Continueremo ad operare sul mercato e a servire i nostri clienti con lo stesso gruppo di professionisti e secondo le consuete modalità di lavoro ma arricchiti dalle sinergie derivanti dall’appartenenza ad un forte gruppo internazionale.

AS Solar > Amara fa rotta verso il prossimo orizzonte energetico: questa storia ha un lungo futuro davanti a sé, da oggi insieme.

Leggi il comunicato stampa integrale: https://www.as-italia.com/images/pdf/Comunicato%20Stampa%20AS%20Solar%20-%20Amara.pdf

Con questi impianti possibile un aumento della resa di alcune colture: l’ombra generata riduce la temperatura del suolo e il fabbisogno idrico

L’agrivoltaico sostenibile, che consente di produrre energia elettrica da fotovoltaico e, al tempo stesso, di coltivare i terreni, rappresenta un fronte tecnologico particolarmente promettente per salvaguardare al contempo clima e paesaggio, rafforzando peraltro la filiera agricola nazionale.

Per approfondirne le potenzialità, l’Enea ha avviato la prima rete nazionale per l’agrivoltaico sostenibile, sostenuta da soggetti che spaziano da Confagricoltura a Legambiente; l’obiettivo del network è di arrivare alla definizione di un quadro metodologico e normativo, di linee guida per la progettazione e valutazione degli impianti, di strumenti di supporto ai decisori e di contribuire alla diffusione di conoscenze e promuovere le eccellenze italiane nei settori delle nuove tecnologie per l’energia rinnovabile, dell’agricoltura e del paesaggio.

«La specificità dei contesti urbani italiani e il limitato potenziale di integrazione del fotovoltaico negli edifici, ma anche le incertezze legate al cambiamento di uso del suolo e alla trasformazione del paesaggio bloccano le autorizzazioni – spiega Ezio Terzini, responsabile della divisione Enea Fotovoltaico e smart devices – I sistemi agrivoltaici possono quindi rappresentare una valida risposta e per incoraggiarne la diffusione è necessario sviluppare soluzioni tecnologiche innovative e criteri di progettazione e valutazione delle prestazioni degli impianti».

Un punto sul quale anche il Piano nazionale di ripresa e resilienza insiste molto: il Pnrr prevede investimenti per 1,1 miliardi di euro sull’agrivoltaico, una capacità produttiva di 2,43 GW, con benefici in termini di riduzione delle emissioni di gas serra (circa 1,5 milioni di tonnellate di CO2) e dei costi di approvvigionamento energetico.

Del resto anche il sistema agroalimentare deve affrontare i temi della decarbonizzazione, della sostenibilità e della competitività, e in questo contesto «l’agrivoltaico può rappresentare una nuova opportunità per gli agricoltori tramite modelli win-win che esaltino le sinergie tra produzione agricola e generazione di energia», aggiunge Massimo Iannetta, responsabile della divisone Enea di Biotecnologie e agroindustria.

Secondo uno studio Enea-Università cattolica del Sacro cuore di Piacenza, pubblicato sulla rivista scientifica Applied Energy, le prestazioni economiche e ambientali degli impianti agrivoltaici sono simili a quelli degli impianti fotovoltaici a terra, soprattutto se si utilizzano tensostrutture per limitare l’impiego di acciaio e cemento: il costo dell’energia elettrica prodotta risulta essere di circa 9 centesimi di euro per kWh, mentre le emissioni di gas serra ammontano a circa 20 g di CO2eq per megajoule di elettricità. «Ma i valori aggiunti sono rilevanti – sottolinea Alessandro Agostini, ricercatore Enea tra i co-autori dello studio – in quanto alcune tipologie di installazioni agrivoltaiche (es. pannelli a 5 m di altezza, ricorso a tensostrutture) incidono in misura relativamente limitata sul consumo di suolo rispetto agli impianti a terra e, in specifiche condizioni ambientali (es. stress idrici), possono permettere di conseguire un aumento della resa di alcune colture in quanto l’ombra generata dagli impianti agrivoltaici, se ben calibrata, riduce la temperatura del suolo, e il fabbisogno idrico delle colture. In specifici contesti, l’agrivoltaico può contribuire ad aumentare la resilienza del settore agroalimentare rispetto agli impatti del cambiamento climatico e contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030».

Certo, questo non significa che l’agrivoltaico possa trovare applicazione ovunque, sui campi italiani. Come precisano dall’Enea occorre infatti valutare i potenziali impatti dell’agrivoltaico sotto diversi punti di vista, includendo i servizi ecosistemici associati ai sistemi agrari integrati con la produzione di energia e gli impatti ambientali e paesaggistici associati a tutto il ciclo di vita delle infrastrutture associate a questi impianti. Su questi temi è fondamentale il ruolo della ricerca scientifica a supporto delle decisioni politiche, rispetto allo sviluppo economico associato all’industria delle energie rinnovabili.

«Il rischio – conclude Michele Perniola, presidente della Società italiana di agronomia, tra i soggetti inclusi nel network Enea – è che una diffusione decontestualizzata di questi impianti porti di fatto a un cambio di destinazione d’uso di terreni agricoli, dal momento che la produzione di energia oggi permette redditi ben superiori alle coltivazioni, in quanto nella valutazione economica non vengono contabilizzati servizi ecosistemici, inclusi la qualità del paesaggio e del suolo, di cui la società beneficia senza che questi siano remunerati ai produttori».

 

Fonte: https://www.greenreport.it/

Un team multidisciplinare di ricercatori della Texas A&M University ha creato una batteria ricaricabile organica che, a fine vita, può semplicemente essere “sciolta” nelle sue componenti originali

Cambiare la chimica delle batterie per renderle più sostenibili e facilmente riciclabili. Questo l’obiettivo della ricerca condotta da un team della Texas A&M University e pubblicata nel numero di maggio di Nature (testo in inglese). Il gruppo ha messo a punto una piattaforma tecnologica per dispositivi d’accumulo privi di cobalto e litio. E il segreto è nuovamente nella chimica organica.

La nuova batteria senza metalli utilizza, infatti, una struttura a radicali polipeptidici. Nel dettaglio, il gruppo ha impiegato catene di amminoacidi elettrochimicamente attive, chiamate polipeptidi attivi redox, per costruire i due elettrodi. “Allontanandoci dal litio e lavorando con questi polipeptidi, che non sono altro che i componenti delle proteine, evitiamo di dover estrarre metalli preziosi. Offrendo anche nuove opportunità per alimentare dispositivi elettronici indossabili o impiantabili”, ha affermato la dott.ssa Karen Wooley, professoressa presso il dipartimento di chimica.

Durante i test, la batteria senza metalli ha soddisfatto un paio di requisiti importanti. Innanzitutto, gli elettrodi hanno svolto il loro lavoro di materiali attivi, rimanendo stabili per tutto il tempo. Inoltre, i componenti della batteria possono essere facilmente degradati, al momento del bisogno, in condizioni acide. Il processo permette di rilasciare gli amminoacidi e re-impiegarli. E in maniera completamente innocua per l’ambiente.

Il risultato sono dunque unità degradabili, riciclabili, non tossiche e più sicure “su tutta la linea”. “Il grosso problema con le batterie agli ioni di litio in questo momento è che non vengono riciclate nella misura di cui avremo bisogno per la futura economia dell’e-mobility“, ha aggiunto dott.ssa Jodie Lutkenhaus. La ricerca è solo allo stadio iniziale, ma il team è convinto di aver compiuto un primo passo promettente nello sviluppo di innovative batterie sostenibili. Il futuro obiettivo? Migliorare ulteriormente il design con l’aiuto dell’apprendimento automatico.

 

Fonte: https://www.rinnovabili.it

Sul sito del Governo è stato pubblicato il testo definitivo del PNRR che prevede investimenti e riforme per economia circolare, energie rinnovabili, efficienza energetica e tutela del territorio

Pubblicato sul sito del Governo il testo definitivo del PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza da 248 miliardi, che è stato inviato alla Commissione Europea che entro fine giugno esprimerà le proprie valutazioni. Poi il documento sarà inviato al Consiglio europeo e le prime risorse dovrebbero arrivare entro l’estate.

Il PNRR prevede 6 missioni, dettagliate in 269 pagine:

Missione 1: Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura
Missione 2: Rivoluzione verde e transizione ecologica
Missione 3: Infrastrutture per una mobilità sostenibile
Missione 4: Istruzione e ricerca
Missione 5: Coesione e inclusione
Missione 6: Salute

Le risorse e i progetti per la transizione energetica

Circa il 40% delle risorse sono destinate a investimenti per combattere il cambiamento climatico verso la neutralità climatica e la sostenibilità ambientale. La "Missione 2: Rivoluzione verde e transizione ecologica" in particolare destina un totale di 59,47 miliardi di euro tra Economia circolare e agricoltura; Energie rinnovabili, idrogeno, reti e mobilità sostenibile; Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici; Tutela del territorio e delle risorse idriche. Le misure definite concorreranno al rispetto degli obiettivi definiti nel PNIEC e a quelli fissati nell’ambito del Green deal europeo.

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Economia circolare

Il “Pacchetto Economia Circolare” recepito nel 2020 prevede precisi obiettivi di riciclo dei rifiuti urbani: almeno il 55% entro il 2025, il 60% entro il 2030, il 65% entro il 2035 e una limitazione del loro smaltimento in discarica non superiore al 10% entro il 2035.

La misura introdotta nel PNRR ha l’obiettivo di “migliorare la gestione dei rifiuti e dell’economia circolare, rafforzando le infrastrutture per la raccolta differenziata, ammodernando o sviluppando nuovi impianti di trattamento rifiuti, colmando il divario tra regioni del Nord e quelle del Centro-Sud e realizzando progetti flagship altamente innovativi per determinate filiere” (apparecchiature elettroniche, industria della carta, tessile, plastica…).

Si vuole inoltre sviluppare una filiera agricola sostenibile e a basso impatto ambientale. Considerando che l’Italia è tra i paesi dell’Unione con il maggior consumo diretto di energia nella produzione alimentare, tra gli investimenti previsti dal PNRR, il parco Agrisolare ha l’obiettivo di “incentivare l’installazione di pannelli ad energia solare su di una superficie complessiva senza consumo di suolo pari a 4,3 milioni di mq, con una potenza installata di circa 0,43GW, realizzando contestualmente una riqualificazione delle strutture produttive oggetto di intervento, con la rimozione dell’eternit/amianto sui tetti, ove presente, e/o il miglioramento della coibentazione e dell’areazione”.

Infine sono stanziati investimenti per aiutare lo sviluppo sostenibile, “100 per cento green” e auto-sufficiente , di 19 isole minori prive di connessioni con la terra ferma, con interventi che in particolare interessano la rete elettrica, le infrastrutture e l’integrazione delle rinnovabili.

Energie rinnovabili

Per garantire il rispetto dei target europei e la reale transizione verso la decarbonizzazione è necessario aumentare l’uso delle rinnovabili e delle infrastrutture di rete “tramite soluzioni decentralizzate e utility scale e rafforzamento delle reti per accomodare e sincronizzare le nuove risorse rinnovabili e di flessibilità decentralizzate, e per decarbonizzare gli usi finali in tutti gli altri settori”, con attenzione in particolare alla mobilità sostenibile. Nel complesso al settore sono destinate risorse per 23,78 mld divisi in vari ambiti di intervento:

- Incrementare la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili: il target attuale per il 2030 è pari al 30% dei consumi finali. Per raggiungerlo è necessario accelerare lo sviluppo di impianti utility-scale (semplificando anche la burocrazia), comunità energetiche e sistemi distribuiti di piccola taglia, soluzioni innovative e offshore (per una capacità totale installata nei prossimi anni di 200 MW da FER), sviluppo del biometano. Sono inoltre previsti investimenti nello sviluppo dell’agrovoltaico: il Piano si pone l’obiettivo di installare “una capacità produttiva da impianti agro-voltaici di 1,04 GW, che produrrebbe circa 1.300 GWh annui, con riduzione delle emissioni di gas serra stimabile in circa 0,8 milioni di tonnellate di CO2”. Per permettere il raggiungimento di tali obiettivi sarà avviata la semplificazione delle procedure di autorizzazione per gli impianti rinnovabili onshore e offshore, ci sarà la proroga dei tempi e dell’ammissibilità degli attuali regimi di sostegno e verrà pubblicata una nuova normativa per la promozione della produzione e del consumo di gas rinnovabile.

- Potenziare e digitalizzare le infrastrutture di rete: l’obbiettivo è di migliorare affidabilità, sicurezza e flessibilità del sistema energetico nazionale, aumentando la produzione di rinnovabili.

- Promuovere la produzione, distribuzione e gli usi finali dell’idrogeno: la strategia europea prevede una crescita dell’idrogeno verde nel mix energetico fino al 13-14% entro il 2050, con un target di nuova capacità installata di elettrolizzatori per idrogeno verde pari a circa 40 GW. L’Italia intende investire in questa direzione ma nel Piano si parla di promuovere la produzione e l’utilizzo di idrogeno tout court, e di un filone di ricerca per la produzione dell’idrogeno verde, costruendo una rete a partire dalle aree industriali dismesse. A questo proposito il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, intervistato da Milena Gabanelli sul sito del Corriere della Sera ha spiegato che “Dobbiamo arrivare all’idrogeno verde, ma al momento non c’è una produzione sufficiente, perché non ci sono rinnovabili a sufficienza. Non è una soluzione pronta”.

- Sviluppare un trasporto locale più sostenibile: si prevede una forte crescita del numero dei ciclisti in ambito urbano ed extra urbano: obiettivo della misura è realizzare di circa 570 km di piste ciclabili urbane e metropolitane e di circa 1.250 km di piste ciclabili turistiche. Si vuole inoltre potenziare la disponibilità di mezzi alternativi all’auto privata, aumentare i punti di ricarica per i veicoli elettrici (7.500 punti di ricarica rapida in autostrada e 13.755 in centri urbani, oltre a 100 stazioni di ricarica sperimentali con tecnologie per lo stoccaggio dell’energia).

- Sviluppare una leadership internazionale industriale di ricerca e sviluppo nelle principali filiere della transizione. Particolare attenzione ad alcuni settori tra cui fotovoltaico, eolico onshore e batterie.

Efficienza energetica

Considerando che in Italia il patrimonio immobiliare è molto vecchio ed energivoro, gli interventi di efficienza sono fondamentali per aiutare la riduzione delle emissioni degli edifici pubblici e privati. La misura prevede 3 ambiti di intervento mettendo in campo 15,36 mld di euro:

- Efficientamento energetico edifici pubblici: piano di sostituzione di circa 195 edifici scolastici, in particolare nelle zone ad alto rischio sismico; riqualificazione energetica di 48 uffici giudiziari entro la metà del 2026 e semplificazione delle procedure per la realizzazione degli interventi di efficientamento.

- Efficientamento energetico edilizia residenziale pubblica e privata: sono estesi al 2023 superbonus e sismabonus (al 30 giugno 2023 per gli interventi effettuati dagli IACP, a condizione almeno il 60% dei lavori siano stati effettuati alla fine del 2022; al 31 dicembre 2022 per gli interventi effettuati dai condomini, a condizione che almeno il 60% dei lavori sia stato effettuato entro il 30 giugno precedente) con un budget di 13,95 mld.

- Sistemi di teleriscaldamento: è previsto il finanziamento di progetti relativi alla costruzione di nuove reti o all’estensione di reti di teleriscaldamento esistenti.

Tutela del territorio

L’Italia è un paese ad alto rischio idrogeologico, è necessario prevedere interventi di prevenzione e di ripristino, di salvaguardia della biodiversità tutelando le aree verdi e marine e di eliminazione dell’inquinamento delle acque e del terreno.

 

Fonte: https://www.infobuildenergia.it

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