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Un declino iniziato già all'inizio del millennio. Entro il 2021 il solare, l'eolico e l'idroelettrico supereranno il carbone come principale fonte per la produzione di energia

È finita l’era del carbone americana. Il paese, che fino al secolo scorso produceva la maggior parte della propria elettricità a partire da una delle fonti fossili a più alto impatto climatico, entro pochi anni potrebbe veder crollare l’impiego di questo combustibile. Non si tratta solo di una questione ambientale o di politica – si conosco bene le attuali posizioni del governo americano sul carbone – piuttosto di una serie di fattori legati soprattutto al mercato e all’inarrestabile crescita delle rinnovabili negli Stati Uniti. E le proiezioni sono chiare: già dal 2021 il solare, l’eolico e l’idroelettrico supereranno il carbone come principale fonte per la produzione di energia.

La fine del carbone

Il carbone durante i primi dieci anni del nuovo millennio ha fornito circa metà della produzione di energia. Ma alla fine del primo decennio, secondo l’Energy information administration americana (Eia), l’impiego è diminuito drasticamente, soprattutto a causa dell’abbondanza di gas naturale a buon mercato. Ma a detronizzare il carbone è stata soprattutto la crescita delle rinnovabili. Come riportato dalla Cnn, solo il prossimo anno il solare crescerà del 17 per cento, mentre l’eolico del 14 per cento, superando per la prima volta la produzione da idroelettrico.

Il carbone invece vede crescere rapidamente il proprio declino: la produzione totale di energia elettrica da centrali a carbone è crollata al 28 per cento nel 2018, mentre solo nel 2010 copriva quasi la metà della produzione elettrica. Uno dei livelli più basso dal 1979. “Il carbone è una tecnologia costosa che non può più competere”, ha detto Kingsmill Bond, di Carbon Tracker alla Cnn. Nel 2020 secondo l’Eia conterà “solo” per il 20 per cento.

Le emissioni continuano ad aumentare

Lo rivela il recente rapporto del Global carbon project, rilasciato a ridosso della Cop25. Un aumento più lento, se paragonato con quello del 2018. La debole crescita nel 2019 è infatti dovuta al calo del consumo globale di carbone. Le prime stime suggeriscono che le emissioni di CO2 da carbone diminuiranno dello 0,9 percento nel 2019, mentre le emissioni di CO2 da consumo di petrolio aumenteranno dello stesso valore. Altro discorso per il gas, che dal 2012 è il motore dominante delle emissioni globali.

Ed è proprio la riduzione dell’uso del carbone a far registrare una diminuzione delle emissioni negli Stati Uniti nel 2019, di circa l’1,7 per cento. Le emissioni di CO2 derivanti dal calo del carbone (-10 per cento) e dal consumo di petrolio (-0,5 per cento) sono state in parte compensate, però, dall’aumento del consumo di gas naturale (3,5 per cento). Nonostante la narrazione dell’industria del carbone, appoggiata anche dal governo in carica, che lo vede come “indispensabile” per l’economia americana, pare che questa fonte fossile abbia ormai perso il proprio ruolo. Ruolo ormai relegato ai libri di storia.

Fonte: https://www.lifegate.it

I combustibili fossili continuano a essere sovvenzionati dallo stato con sussidi per quasi 20 miliardi di euro l'anno. La manovra finanziaria ne vale 32. Perché?

Quanto spende l’Italia per i sussidi ai combustibili fossili? Se lo è chiesto, tra gli altri, anche il deputato Alberto Zolezzi che, in un suo post apparso sul blog del Movimento 5 stelle, arriva a parlare di una cifra intorno ai 16 miliardi di euro l’anno. Il sito di fact checking Pagella politica ha controllato questa cifra per constatarne la veridicità ed è giunto alla conclusione che, se si considera l’intero comparto dei sussidi dannosi per l’ambiente, il totale è ancora più alto: 19 miliardi di euro.

Cosa sono i sussidi ambientalmente dannosi e i sussidi ambientalmente favorevoli

Partiamo dalle definizioni. I sussidi sono delle misure incentivanti che servono per mantenere i prezzi per i consumatori al di sotto dei livelli di mercato. O al di sopra se la misura è rivolta ai produttori. Si tratta quindi di vantaggi economici e ne esistono di diverso tipo: energetici, agricoli e molti altri. Il ministero dell’Ambiente distingue i sussidi ambientalmente dannosi (Sad) dai sussidi ambientalmente favorevoli (Saf). La distinzione tra i due tipi di sussidi è presente dal 2015, dopo l’istituzione di un vero e proprio catalogo dei sussidi ambientali. Il ministero si impegna a rivederlo tutti gli anni: l’ultima versione risale al 2018 e i dati fanno riferimento all’anno precedente.

Leggendo il catalogo, i Sad equivalgono a quelle misure che “aumentano i livelli di produzione tramite il maggior utilizzo della risorsa naturale con un conseguente aumento del livello dei rifiuti, dell’inquinamento e dello sfruttamento della risorsa naturale, o ancora le misure di sostegno alla produzione che aumentano lo sfruttamento delle risorse e danneggiano la biodiversità”. Ne sono un esempio le esenzioni dalle accise sui carburanti per il trasporto aereo o navale.

Il sussidio più importante è quello per il diesel

Ma la maggior parte dei Sad rientra nei sussidi indiretti, rappresentati da agevolazioni e riduzioni delle accise, soprattutto nel settore energetico, e in particolare nel settore elettrico, che da solo rappresenta circa il 30 per cento delle emissioni di gas serra italiane. La maggior parte dell’energia elettrica in Italia, infatti, è prodotta da combustibili fossili, proprio grazie al prezzo calmierato a livello statale. Ma il Sad indiretto più importante spetta sicuramente al gasolio, al diesel. Il suo prezzo, infatti, è ridotto rispetto a quello della benzina perché l’accisa è più bassa.

I Saf per l’agricoltura

Per contro i Saf hanno l’obiettivo di “salvaguardare l’ambiente e la gestione sostenibile delle risorse”. Tra questi citiamo il sostegno specifico per alcune varietà di sementi, come pisello, fava e fagiolo, le misure per l’agricoltura biologica e gli investimenti per il miglioramento della redditività delle foreste.

Consultando il catalogo è possibile identificare per il 2017 un totale di Saf pari a 15,2 miliardi di euro l’anno e Sad pari a 19,3 miliardi di euro, di cui 16,3 miliardi di euro sono rappresentati dai combustibili fossili, come petrolio e gas naturale.

Il taglio ai sussidi ai combustibili fossili è stato rimandato ancora

Nonostante le promesse fatte a ottobre attraverso l’approvazione del decreto Clima, manca nel concreto un taglio ai sussidi ambientali dannosi. Ragione per cui le Nazioni Unite, attraverso il rapporto Finance fit for Paris, bocciano l’Italia perché non si è ancora allineata agli obiettivi richiesti dall’Accordo di Parigi. Le misure sin qui adottate, in ultimo appunto il decreto Clima, non sono affatto sufficienti per mitigare la CO2 e rispondere in modo chiaro all’emergenza climatica in corso. Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa aveva promesso la riduzione dei Sad, in particolare dei sussidi ai combustibili fossili nella misura di un 10 per cento all’anno a partire dal 2020, ma evidentemente il taglio è stato rimandato.

“La legge di bilancio ne è una prova tangibile visto che dal testo iniziale è scomparso il totale taglio alle esenzioni dal pagamento delle royalties”, spiega Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, “sostituito da esenzioni a partire dal 2020 di cui beneficeranno le concessioni sul gas con una produzione annuale fino a 10 milioni di metri cubi standard per quello estratto in mare e 30 milioni per quello estratto sulla terra ferma”. Per il settore petrolifero la limitazione delle esenzioni varrebbe per soli tre anni. A tutto questo si aggiunge la “timida” misura arrivata dall’esecutivo che riguarda l’introduzione del pagamento dell’Imu per le piattaforme petrolifere offshore.

Chi ci guadagna sono le multinazionali del petrolio

A guadagnarci finora sono state le multinazionali dell’energia fossile. Una ricerca commissionata da Greenpeace, Corporate europe observatory, Food & water europe, Friends of the Earth Europe, rivela che dal 2010 ad oggi le cinque più grandi compagnie ptrolifere del pianeta – stiamo parlando di Bp, Chevron, Exxon Mobil, Shell e Total – hanno speso almeno 251 milioni di euro per fare pressione sull’Unione europea, con l’intento di influenzare le politiche su clima ed energia. Queste multinazionali si avvalgono a Bruxelles di circa 200 lobbisti che, da quando nel 2014 è entrato in carica il presidente Jean-Claude Juncker, hanno partecipato a 327 riunioni di alto livello con i massimi funzionari della Commissione europea. L’equivalente di una riunione a settimana.

Questo sforzo di lobbying ha portato, nell’ultimo anno, a un utile di 82 miliardi di dollari per i cinque giganti del petrolio e del gas. Le stesse aziende sono state responsabili del 7,4 per cento delle emissioni globali di gas serra tra il 1988 e il 2015. I risultati pubblicati da Greenpeace e dalle altre organizzazioni servono per spiegare quanto sia difficile, nel concreto, tagliare i sussidi e le misure economiche a favore delle grandi industrie che operano nei combustibili fossili. Ma dimostra allo stesso tempo che questo è il settore che più di tutti ha bisogno di essere superato come unica risposta concreta alla crisi climatica che stiamo vivendo.

 

Fonte: https://www.lifegate.it

A che punto sono le politiche di applicazione del Piano nazionale per l’aria in Pianura padana, area più inquinata d’Europa? Lo abbiamo chiesto a Marco Granelli e Tiziana Benassi, assessori dei comuni di Milano e Parma.

Autunno, scatta l’allerta smog in Pianura padana, a causa delle forti pressioni antropiche e alle frequenti condizioni di stagnazione dell’aria. Servono interventi strutturali per impedire le decine di migliaia di morti premature e le ricadute sulla salute dei più piccoli, dicono i medici. Solo da giugno 2019 l’Italia si è dotata di un Piano d’azione per il miglioramento della qualità dell’aria, anche per evitare ulteriori sanzioni europee per l’eccessiva presenza di biossido di azoto (NO2) e particolati. Restano, quindi, decisive le politiche locali per ridurre gli inquinanti in atmosfera e l’utilizzo di fonti fossili, a partire da iniziative dedicate alla mobilità sostenibile.

Lo smog in Pianura padana accomuna Milano e Parma

Nonostante le differenti densità abitative – Milano conta oltre un milione e duecentomila abitanti, Parma quasi 200 mila – entrambe le città sono in testa alle classifiche nazionali di sforamento dei limiti previsti per PM10 e ozono, nelle rispettive regioni (fonte rapporto Mal’Aria di Legambiente). Cosa si sta facendo concretamente per migliorare l’aria che respiriamo in queste due realtà e nel resto del bacino padano? Lo abbiamo chiesto a Marco Granelli, assessore alla Mobilità della città di Milano e a Tiziana Benassi, assessore alle Politiche di sostenibilità ambientale della città di Parma.

“Anche per la conformazione geografica, la Pianura padana è soggetta all’accumulo delle polveri sottili. Non a caso Milano è stato il primo comune in Italia (e in Europa) ad aver vietato l’accesso in centro alle auto, fino a euro 4 diesel incluse. Lo ha fatto con area C, che esiste dal 2011″, sottolinea Granelli. “Dallo scorso 1° ottobre i diesel euro 4, già vietati in area C, non possono circolare in tutta la città. Progressivamente dal 2030 saranno vietati tutti i veicoli diesel”.

Un nuovo piano urbano per la mobilità sostenibile milanese

Le misure adottate a Milano non sono bastate a far scendere i livelli degli inquinanti. Tanto che è stato varato con il sindaco Sala, nel 2018, un nuovo Piano urbano di mobilità sostenibile e sono diverse le strategie che l’amministrazione milanese sta attuando. Come ricorda Granelli, nell’area corrispondente alla Città metropolitana, ci sono ben 5,6 milioni di spostamenti ogni giorno. Di cui il 56 per cento in città e il 44 per cento tra Milano e l’esterno del comune, verso le province di Lodi, Pavia, Cremona, Varese, Como, Lecco e Bergamo.

“Il trasporto pubblico è la spina dorsale della mobilità sostenibile: viene utilizzato dal 57 per cento dei cittadini milanesi, mentre negli spostamenti di scambio, tra Milano e gli altri comuni, rappresenta il 37 per cento”. E chi lo fa oggi, nel 72 per cento dei casi, utilizza un veicolo elettrico, anche se rimangono i bus a gasolio, che verranno dismessi da Atm da qui al 2030 – precisa l’assessore. Mentre la città si è dotata di 4 linee metropolitane e 4 metrotranvie per un totale 127 km, il 30 per cento delle persone, ancora, usa l’auto privata. Percentuale che raddoppia, salendo al 58 per cento, negli spostamenti in scambio, tra Milano e i comuni esterni.

Oltre l’area C, l’istituzione dell’area B, la più grande ztl europea

Ciò spiega, anche, l’istituzione dell’area B, la più grande zona a traffico limitato (ztl) europea, spiega Granelli, che delinea all’interno del perimetro urbano (circa il 72 per cento dell’intero territorio comunale) un’area a basse emissioni inquinanti. “Dopo i primi sei mesi di attivazione di area B, i quindici varchi controllati con le telecamere hanno rilevato una diminuzione di passaggi in ingresso in città di circa il 13 per cento. Ovvero, 12mila transiti veicolari medi giornalieri in meno rispetto agli 89mila rilevati durante l’ultima settimana di gennaio 2019”, chiarisce Granelli. [Foto AREA B e C allegata] “Anche la sharing mobility è, a Milano, una realtà consolidata e comprende flotte diversificate di auto, veicoli cargo, scooter e biciclette. A breve si aggiungeranno i dispositivi di micromobilità elettrici. Sono in corso alcune sperimentazioni, come il car pooling, per offrire la sosta gratuita a chi non viaggia da solo in auto”. Mentre, assicura Granelli, proseguono gli interventi per sviluppare le Zone 30, i percorsi ciclabili, le piazze aperte. Ultima novità: 700 nuove e-bike con la pedalata assistita, gratuite fino a gennaio.

Dal 2020 più mezzi pubblici elettrici o a metano

“Ciò ha permesso, intanto, il rinnovo del parco mezzi circolante, sollecitato dai cittadini. Abbiamo investito 24 milioni di euro ed entro il 2020, nell’area urbana, avremo solo mezzi elettrici e a metano e sopra euro 4 diesel. Mentre l’utilizzo dei mezzi diesel euro 6 si rende ancora necessario nei tratti collinari fuori città”. Controllo di gestione che a Milano è più complesso, come ha ricordato l’assessore Granelli. Solo nel 2018 comune di Milano, Città metropolitana e Provincia di Monza e Brianza, attraverso l’Agenzia di bacino per il trasporto pubblico locale e con Regione Lombardia, hanno istituito un unico sistema tariffario. In centro, niente auto: solo bike sharing e isole ambientali “A Parma, intanto, stiamo continuando a investire sulla ciclabilità e sull’educazione alla sostenibilità. Ciò ci ha permesso di far salire l’uso del bike sharing del 200 per cento solo nell’ultimo anno e mezzo, con quaranta postazioni ad oggi. Un servizio molto utilizzato da pendolari e studenti, reso più capillare, favorendo l’uso tramite un’applicazione da smartphone. Per chi si abbona annualmente, l’uso delle bici è gratuito nei primi trenta minuti, anche più volte al giorno. Questo vuol dire che in una realtà come la nostra, con un centro storico di 2,5 chilometri quadrati, è praticamente gratuito”. In più, l’amministrazione parmigiana ha stipulato un accordo con l’università per favorire gli spostamenti sostenibili di 28mila persone, ogni giorno. “Agevolazioni che vanno dalle tariffe ridotte dei nuovi abbonamenti per gli studenti alle nuove linee notturne, al potenziamento delle corse alle nuove navette verso il campus”.

Parma segue Milano, verso un’area B a basse emissioni

Ma il grande tema di discussione, nella capitale della cultura 2020, sono le isole ambientali nell’intero centro storico, dove le vetture sono vietate. “Dobbiamo fare in modo che i cittadini vivano gli spazi pubblici, evitando di portare l’auto in centro. Abbiamo istituito i varchi elettronici, proprio per rafforzarne la percezione. Questo ha voluto dire coinvolgere tutti gli attori, a partire dai rappresentanti di categoria, commercianti e aziende”. Discussione che si è ampliata anche nella zona a traffico limitato, con tariffe agevolate per chi usa mezzi a basso impatto ambientale.


“Anche noi abbiamo la nostra area C che corrisponde alla ztl intorno al centro storico. Ora stiamo pianificando una “low emission zone”, l’equivalente dell’area B milanese, all’interno dell’anello della tangenziale. In programma nel giro di un anno porterà a una limitazione di traffico, legata ai requisiti ambientali dei mezzi circolanti. Senza dimenticare il tema dei controlli. Milano è molto più avanti rispetto a noi, che stiamo lavorando per l’estensione dei varchi automatici”, ha concluso Benassi.

Un progetto europeo per ridurre gli inquinanti e salvaguardare la salute

Nel frattempo Parma, candidata anche come green capital europea nel 2022, ha aderito ad un progetto di ricerca europeo Awair, dedicato alla riduzione dei livelli degli inquinanti atmosferici e alla salvaguardia della salute dei cittadini. Progetto che mette insieme medici, enti di controllo e città come Parma, Budapest, Graz e Katowice. Obiettivo: individuare metodi di monitoraggio e buone pratiche possibili per stabilire quali misure prese dagli amministratori locali sono più efficaci. Specie nelle fasi acute, con particolare attenzione alle fasce di popolazione più fragili davanti all’inquinamento, come bambini e anziani.

Emilia Romagna e Lombardia, ecobonus per dismettere le auto inquinanti

Intanto sia a Milano che a Parma i cittadini, come ricordano entrambi gli amministratori, possono godere degli ecobonus regionali per dismettere le auto inquinanti. Contributi che, però, cambiano da regione a regione e da città a città. Ricorda Marco Granelli: “A Milano sono stati messi a disposizione dall’amministrazione un milione di euro per incentivare il cambio dei veicoli circolanti in città e 577mila euro per abbonamenti Atm”. Gli incentivi consentono a chi non volesse più acquistare un veicolo inquinante di sostituirlo con uno scooter ad alimentazione elettrica, una cargo bike anche a pedalata assistita o elettrica purché omologata per la circolazione stradale. È possibile fare la permuta con due biciclette pieghevoli anche a pedalata assistita o elettrica sempre omologata. Ma serve, sottolinea l’assessore milanese, “rendere più competitivo e accessibile il trasporto pubblico con investimenti strutturali e potenziamento del servizio. Così come servono maggiori risorse per aiutare cittadini e imprese ad acquistare veicoli migliori”.

Non bastano le misure emergenziali, servono incentivi “Negli ultimi anni la sensibilità sui temi ambientali è cambiata moltissimo e questo aiuta noi amministratori. Ma ognuno deve fare la sua parte”, spiega Granelli. “Il piano di Regione Lombardia prevede misure emergenziali, che sono comunque necessarie. Ma appare chiaro che iniziative come queste, farraginose perché non omogenee nel tempo e sul territorio, poco aiutano a risolvere il grave problema dell’inquinamento dell’aria. Gli interventi devono essere semplici e strutturali per promuovere un cambiamento di comportamenti verso una mobilità sostenibile”.

Dello stesso avviso Tiziana Benassi: “I tavoli regionali e di bacino sono indispensabili, ma finora si è andati al ribasso. Il piano regionale dell’Emilia Romagna si è allineato a quello delle altre regioni, che non avevano iniziative così sfidanti come le nostre. Ma non basta misurare gli inquinanti, se non si rinnova il parco circolante. E tutti insieme, cittadini e istituzioni, dobbiamo sostenere la cultura alla sostenibilità. Il tema della mobilità è la sfida del futuro”.

Fonte: https://www.lifegate.it

Si è conclusa con un nulla di fatto la conferenza Onu sul clima di Madrid. I circa 200 Paesi hanno segnalato il “bisogno urgente” di agire contro il riscaldamento climatico, ma senza arrivare a un accordo su alcuni punti essenziali. Greenpeace: "Hanno vinto le imprese inquinanti"

La COP25 di Madrid finisce con un nulla di fatto. Gli ipocriti del clima falliscono ancora: al termine della 25esima conferenza dell’Onu rinunciano a trovare un’intesa sul nodo centrale del mercato del carbonio e si accontentano di un debole “obbligo” che impegna i Paesi ricchi a decidere nell’arco del prossimo anno di quanto ridurre le emissioni di gas serra. Un esito deludente per molti Paesi che hanno partecipato al vertice internazionale: lo scontro è stato sull’articolo 6 dell’accordo di Parigi, appunto sul commercio delle quote di carbonio, e si è deciso di rinviare la discussione all’incontro di Bonn del giugno 2020. Tra i primi commenti è arrivato quello dell’attivista Greta Thunberg che, su Twitter, ha espresso il suo forte disappunto per la mancata intesa: “La scienza è chiara, ma la si sta ignorando. Qualunque cosa accada non ci arrenderemo mai. Abbiamo solo appena iniziato”. Ma non c’è solo la delusione dei militanti per l’ambiente. Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres si è setto “deluso”, affermando che “la comunità internazionale ha perso una opportunità importante per mostrare maggiore ambizione” nell’affrontare la crisi dei cambiamenti climatici: “Non dobbiamo arrenderci, e io non mi arrenderò”, ha scritto su Twitter.

Nel corso della plenaria dei 196 Paesi più l’Ue per il via libera al documento finale, alcuni delegati sono intervenuti esprimendo la forte delusione su questo punto dell’agenda dei lavori. Dopo due settimane di difficili negoziati e due ulteriori notti di trattative intense infatti, nella sessione conclusiva si è riconosciuto il “bisogno urgente” di agire contro il riscaldamento climatico, ma senza arrivare a un accordo su alcuni punti essenziali per rispondere all’emergenza climatica e agli appelli pressanti dei militanti ecologisti. Quella di Madrid è stata la più lunga fra tutte le edizioni. L’unico risultato da segnalare è la vittoria dei Paesi vulnerabili (quelli che rischiano di sparire come le piccole isole del Pacifico) rispetto a quelli ricchi sul punto dell’Ambizione: cioè, entro l’anno prossimo questi ultimi dovranno indicare (sarà un obbligo non un’opzione) di quanto aumenteranno gli impegni per tagliare i gas serra. Il 2020 sarà cruciale, quindi, per salvare l’accordo di Parigi.

Critiche sono arrivate anche da Greenpeace: “Ancora una volta”, ha dichiarato la direttrice esecutiva Jennifer Morgan, “i progressi auspicati sono stati compromessi dagli interessi delle compagnie dei combustibili fossili e di quelle imprese che vedono in un accordo multilaterale contro l’emergenza climatica una minaccia per i loro margini di profitto. Durante questo meeting la porta è stata letteralmente chiusa a valori e fatti, mentre la società civile e gli scienziati che chiedevano la lotta all’emergenza climatica venivano addirittura temporaneamente esclusi”. Greenpeace ha quindi attaccato la classe politica presente al summit: “Ad eccezione dei rappresentanti dei Paesi più vulnerabili, i leader politici non hanno mostrato alcun impegno a ridurre le emissioni, chiaramente non comprendendo la minaccia esistenziale della crisi climatica”. L’accordo di Parigi “potrebbe essere stato vittima di una manciata di potenti ‘economie del carbonio’. Da questa COP è tuttavia emerso che ci sono alcune forze positive al lavoro: la High Ambition Coalition durante questa settimana ha offerto un’ancora di salvezza, e i piccoli Stati insulari si stanno rafforzando di giorno in giorno, mantenendo vivo l’accordo di Parigi”. All’attacco anche il Wwf: “I Paesi più inquinanti – Stati Uniti, Cina, India, Giappone, Giappone, Brasile, Arabia Saudita e altri – si sono sottratti alla loro responsabilità di ridurre le emissioni di gas serra, bloccando progressi significativi a Madrid. “Nonostante le accese richieste di azione immediata per il clima da parte dei Paesi vulnerabili, della società civile e di milioni di giovani di tutto il mondo, i grandi responsabili delle emissioni di CO2 hanno ostacolato gli sforzi per accelerare la marcia e mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5°C”.

Tra i primi politici a parlare c’è stato il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez. Si chiude “una conferenza sul clima complicata”, ha ammesso in un tweet, nel quale ha cercato di assicurare che questo incontro “riconferma il valore della cooperazione internazionale, della scienza e l’esigenza di una maggiore azione climatica”. Nello stesso tempo, il primo ministro spagnolo ha chiesto un maggiore impegno: “Mi aggiungo agli appelli che chiedono più impegno davanti all’emergenza climatica. Il livello di rischio futuro dipende da quanto trasversali e solide saranno le misure di mitigazione e di adattamento” al cambiamento del clima.

Per l’Italia finora ha parlato solo il coordinatore dei Verdi Angelo Bonelli: “Il sovranismo e il populismo alla Trump e Bolsonaro hanno ucciso le aspettative di milioni di giovani in tutto il mondo che chiedevano provvedimenti urgenti e radicali nella lotta al cambiamento climatico sabotando l’accordo finale della COP25”, ha detto. E ha ancora: “Purtroppo c’è una distanza abissale tra l’urgenza dettata dagli scienziati e ciò che è emerso da questa COP25 che sancisce un criminale fallimento senza precedenti e mette a rischio il futuro del nostro Pianeta”.

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it

I bandi e gli incentivi promossi dalle Regioni per efficienza ed energie rinnovabili: dalle smart grids in Puglia all’efficientamento energetico degli edifici in Liguria, Emilia Romagna e Lombardia, dal Piano Green in Piemonte ai tetti verdi di Milano

Puglia: Smart Grid

La Regione ha stanziato 25 milioni di euro per la costruzione, adeguamento, efficientamento e potenziamento dei sistemi intelligenti di distribuzione di energia elettrica (Smart Grids), con l’obiettivo di aumentare la percentuale di fabbisogno energetico coperto da fonti rinnovabili, migliorare l’affidabilità e la qualità del servizio in termini di riduzione del numero e della durata delle interruzioni, diminuendo le emissioni di CO2 e la dipendenza dalle fossili.

Il bando è rivolto ai concessionari del pubblico servizio di distribuzione dell'energia che operano in Puglia.

Le domande possono essere inviate solo via PEC. I contributi per ogni progetto non possono essere inferiori a 250.000 euro e potranno arrivare a coprire fino a un massimo del 100% delle spese di investimento. Le domande possono essere presentate a partire dal 90° giorno dalla data di pubblicazione dell'Avviso (28/11/19), fino al 120° giorno.

Veneto: Promozione dell'eco-efficienza e riduzione dei consumi di energia primaria

La Regione, in attuazione del POR FESR 2014-2020 ha approvato il bando "Promozione dell'eco-efficienza e riduzione dei consumi di energia primaria negli edifici o strutture pubbliche o a uso pubblico e integrazione di fonti rinnovabili", per l’erogazione di contributi destinati all'efficientamento energetico del patrimonio immobiliare pubblico a destinazione residenziale.

Si tratta del terzo bando pubblico attuativo dell’Azione del POR FESR 2014-2020, della dotazione di 10.000.000,00 di euro. Considerando che la cifra in dotazione non è particolarmente elevata, la platea dei potenziali beneficiari alle sole Ater, che gestiscono la maggior parte del patrimonio residenziale a valenza sociale del Veneto.

Ciascun soggetto può presentare fino ad un massimo di due domande. La domanda di contributo deve riguardare un edificio singolo, oppure un complesso edilizio unitario ancorché composto da più corpi di fabbrica. L’intervento deve comportare una spesa complessiva ammissibile a contributo non inferiore ad € 200.000,00 e non superiore a € 2.000.000,00 per domanda.

La domanda di sostegno deve essere inviata esclusivamente per via telematica, attraverso il Sistema Informativo Unificato della Programmazione Unitaria (SIU) della Regione.

Il termine per la presentazione della domanda di sostegno è stabilito al 02/03/2020, alle ore 17:00:00.

Lombardia: Riqualificazione case popolari

La Giunta regionale della Lombardia ha stanziato15 milioni, eventualmente incrementabili, per l’efficientamento energetico di immobili esistenti destinati a Servizi Abitativi Pubblici già oggetto di interventi di riqualificazione edilizia, manutenzione straordinaria o restauro.

10.000.000 euro sono destinati alle Aler e 5.000.000 euro destinati ai 133 Comuni ad Alta Tensione Abitativa (prime cinque classi di fabbisogno ex Prerp 2014/2016).

L’obiettivo è di migliorare il comfort abitativo degli inquilini degli alloggi pubblici lombardi, e diminuire i costi energetici, "attuando opere di efficientamento energetico del sistema impianti, raggiungendo gli standard definiti e migliorando la qualità ambientale del patrimonio edilizio pubblico”.

Il finanziamento a fondo perduto può coprire fino al 100% dei costi ammissibili per la realizzazione di opere mirate al raggiungimento di prestazioni energetiche ed emissive di standard più elevati (ristrutturazione importante di I o II livello, ai sensi del D.lgs. 192/2005 e s.m.i e della DGR n. 3868/2015).

Sono inclusi interventi per l’efficientamento energetico del sistema involucro e impianti, l’installazione di sistemi di produzione energetica da fonti rinnovabili integrati da sistemi di accumulo.

Sono esclusi interventi che comportino: demolizione integrale e ricostruzione del fabbricato; il cambio di destinazione d’uso (Sap); la mobilità di tutti o parte degli inquilini residenti.
Lombardia - Economia circolare per le PMI

Approvati i criteri del "Bando per l’Innovazione delle Filiere di Economia circolare in Lombardia Fase 3", che verrà attuato da Unioncamere Lombardia.

La dotazione complessiva è 1.640.000 euro, di cui 820.000 a carico delle Camere di Commercio della Lombardia e 820.000 a carico della Regione. Il bando è dedicato alle PMI con sede operativa in Lombardia per la realizzazione di interventi di innovazione di prodotto e processo in tema di utilizzo efficiente delle risorse, riuso dei materiali e utilizzo di materiali riciclati; progettazione e sperimentazione di modelli tecnologici integrati finalizzati al rafforzamento della filiera produttiva; sperimentazione e applicazione di strumenti per l’incremento della durata di vita dei prodotti ed Eco-design; implementazione di strumenti e metodologie per l’uso razionale delle risorse naturali.

E’ previsto un contributo a fondo perduto pari al 40% delle spese sostenute, fino a un massimo concedibile di 80.000 euro, per un investimento minimo di 40.000 euro. I progetti dovranno essere realizzati entro 12 mesi dall’approvazione della graduatoria. Il termine di ultimazione scadrà nel 2021.
Milano – realizzazione di coperture verdi

Il Comune di Milano ha pubblicato un bando finalizzato alla selezione di 10 soggetti interessati alla realizzazione di coperture verdi – tetti e facciate/pareti - nei propri edifici attraverso un percorso di co-progettazione, co-implementazione e monitoraggio delle soluzioni verdi secondo gli obiettivi del progetto CLEVER Cities. I candidati potranno avvalersi del supporto progettuale messo a disposizione del Comune. Il contributo a fondo perduto può arrivare a un massimo di 7.000 euro.

Termine di consegna domanda di partecipazione il 21/01/2020.

Liguria: Efficientamento energetico degli edifici pubblici

Nell’ambito del POR FESR 2014-2020, la Giunta regionale ligure ha stanziato 630mila euro per l’efficientamento energetico degli edifici pubblici delle valli dell'Antola, del Tigullio e del Sol-Beigua.

L’obiettivo è la tutela dell'ambiente, la promozione sostenibile del territorio, favorire la residenzialità e contrastare l’abbandono di queste zone.

Il contributo a fondo perduto copre il 70% della spesa ammissibile, con il limite massimo di contributo di 200 mila euro.

Le domande di ammissione possono essere inviate esclusivamente per via telematica tramite il sistema "Bandi on line" dal sito internet Filse fino al 30 aprile 2020.

Emilia Romagna: Efficienza energetica edifici pubblici

C’è tempo fino al 31 gennaio 2020 per partecipare al bando che mette a disposizione contributi Por Fesr per un totale di 5 milioni di euro per il triennio 2019-21 a sostegno degli enti pubblici regionali.

Sono previsti incentivi per la realizzazione di misure di miglioramento della efficienza energetica negli edifici pubblici e nell’edilizia residenziale pubblica, risparmio energetico, uso razionale dell’energia, valorizzazione delle fonti rinnovabili, riduzione delle emissioni di gas serra.

Sono ammessi i Comuni e i soggetti pubblici in genere, Acer a esclusione delle Aziende Sanitarie per cui esiste già un bando dedicato.

Gli interventi saranno cofinanziati fino al 40% con un contributo massimo di 500mila euro per spese da sostenere a partire dal 1° gennaio 2020.

Le domande vanno inviate esclusivamente per via telematica attraverso l'applicativo Sfinge2020. I lavori per gli interventi devono essere conclusi entro il 31 dicembre 2021, salvo richiesta di proroga.

Piemonte: piano della Giunta per l'ambiente

La Regione ha presentato “Piemonte + green”, piano strategico dedicato alle politiche ambientali per i prossimi anni: sono previsti investimenti per migliorare la qualità dell’aria pari a 180 milioni di euro con l’obiettivo di tagliare entro il 2030 l’emissione di circa settemila tonnellate di Pm10 e circa 10 mila tonnellate di biossido di azoto.

In particolare il Piano comprende 47 misure che interessano ambiti molto vari, dal traffico agli edifici, dall’agricoltura alle biomasse. Verranno inoltre acquistati autobus elettrici ed ecologici e 7,5 milioni saranno destinati alla realizzazione di stazioni di ricarica.

La Regione promuoverà 37 bandi, di cui 22 per il miglioramento del parco auto pubblico e privato (saranno stanziati incentivi per la sostituzione di veicoli e le persone che sostituiranno un veicolo euro 0, 1 o 2 con uno euro 6 verranno esentate dal pagamento del bollo per 3 anni), 5 per le emissioni industriali, 2 per la riqualificazione urbana, 5 per l’agricoltura, 4 per la comunicazione delle azioni delle Regione verso le aziende, e 9 per l'energia.

Fonte: https://www.infobuildenergia.it

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