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L’innevamento ridotto dai cambiamenti climatici favorisce i grandi incendi e mette a rischio le risorse idriche

Un team di ricercatori statunitensi ha studiato le nevicate invernali sulle montagne e ha scoperto (o meglio confermato) che l’innalzamento delle temperature sta riducendo il periodo durante il quale la neve rimane sui terreni montani, neve sulla quale contano milioni per avere acqua dolce.

Lo studio è stato presentato in anteprima al meeting annuale dell’American Geophysical Union, la più grande riunione mondiale di scienziati che studiano la Terra e lo spazio, e uno degli autori, Amato Evan, dello Scripps Research Institute di San Diego, ha studiato il ciclo annuale dello scioglimento della neve negli Stati Uniti occidentali dai primi anni ’80 al 2018.

Evan ha scoperto che il tempo in cui la neve resta sul suolo si sta “restringendo” continuamente in un periodo più breve. «E l’arrivo anticipato dell’estate, ha sottolineato, è una forza trainante che sta dietro agli incendi a volte devastanti». Lo scienziato statunitense ha detto a BBC News che «Soprattutto in un posto come la California, dove riceviamo tutte le nostre precipitazioni durante l’inverno, questo significa che le nostre estati si protraggono più a lungo. E in realtà questo significa che le nostre stagioni degli incendi stanno durando più a lungo. Abbiamo meno neve, abbiamo una stagione degli incendi più lunga, abbiamo infestazioni di parassiti che prosperano a temperature più calde, abbiamo questi problemi ecologici, è una specie di tempesta perfetta di risultati davvero cattivi, che quindi danno, in alcuni casi, come risultato questi colossali incendi devastanti»

Donal O’Leary dell’Università del Maryland, che ha presentato al meeting annuale dell’American Geophysical Union una ricerca sulla significativa relazione tra neve e incendi, concorda: «LO scioglimento anticipato delle nevi sta portando a ulteriori incendi, in particolare in luoghi come la Sierra Nevada in California».

La neve che ricopre le montagne in inverno è vitale per l’approvvigionamento idrico di milioni di persone r l’approvvigionamento di acqua dolce, in particolare in California dove le dighe che riforniscono campi e città vengono riempite dallo scioglimento annuale delle nevi.

Altri scienziati che hanno esaminato modelli climatici globali hanno ottenuto risultati simili per gran parte dell’emisfero settentrionale e i ricercatori dicono che «Questo segnale che viene dal manto nevoso è una chiara prova del fatto che i cambiamenti climatici stanno avendo già ora forti impatti in montagna».

 

Fonte: http://www.greenreport.it

Ricercatori svedesi sono riusciti a creare da un materiale comune un elemento che può funzionare sia come foto catalizzatore che come componente delle celle fotovoltaiche

E se la svolta tecnologica per sfruttare al meglio l’energia solare non venisse da preziosi complessi metallici ma da elementi comuni, economici e abbondanti? Va in questa direzione lo studio svolto da un gruppo di chimici dell’Università di Lund in Svezia, guidato dal professor Kenneth Wärnmark, a lavoro da anni nel campo dei catalizzatori.

La squadra era alla ricerca di un’alternativa pratica a elementi come il rutenio, l’osmio e l’iridio, componenti rari e costosi dei complessi metallici su cui si basa la tecnologia di alcuni fotocatalizzatori e di alcune celle solari. “I risultati del nostro lavoro – spiega Wärnmark – mostrano ora che usando una progettazione avanzata delle molecole, è possibile sostituire i metalli rari con il ferro, elemento comune nella crosta terrestre e quindi economico”.

In realtà, il potenziale di questo metallo nelle applicazioni legate all’energia solare è già stato dimostrato in studi precedenti; insieme ai colleghi, lo scienziato ha, tuttavia, creato la propria molecola a base di ferro, compiendo un ulteriore passo avanti: la molecola sintetizzata è in grado di catturare e utilizzare l’energia solare per un tempo sufficientemente lungo da farla reagire con un’altra molecola. Nel compiere questo lavoro, emette una luce che può essere osservata anche a occhio nudo.

Nello specifico, per la prima volta, il complesso a base di ferro e fenile borato ha mostrato una forte fotoluminescenza, visibile a temperatura ambiente, con una durata di vita di circa 2 nanosecondi.

“Il buon risultato dipende dal fatto che abbiamo ottimizzato la struttura molecolare attorno all’atomo di ferro”, spiega il collega Petter Persson, secondo cui la molecola di ferro in questione potrebbe essere utilizzata in nuovi tipi di fotocatalizzatori per la produzione di combustibile solare, sia idrogeno attraverso la scissione dell’acqua o metanolo dall’anidride carbonica. Inoltre, i nuovi risultati aprono altre potenziali aree di applicazione per questi complessi, ad esempio nel campo dei diodi luminosi (LED).

Ciò che ha sorpreso i ricercatori della Lund è l’essere arrivati ​​a buoni risultati così in fretta: in poco più di cinque anni, sono riusciti a rendere il ferro interessante per le applicazioni fotochimiche, con proprietà buone quasi quanto quelle dei migliori metalli nobili. “Eravamo convinti – afferma Wärnmark – che ci sarebbero voluti almeno dieci anni”.

 

Fonte: http://www.rinnovabili.it

Rapporto Germanwatch: il nostro paese ha perso sette posizioni e scende al 23esimo posto.

Anche quest'anno le prime tre posizioni della classifica non sono state attribuite, "perché nessuno dei Paesi ha raggiunto la performance necessaria per contrastare in maniera efficace i cambiamenti climatici e non superare la soglia critica di 1,5 gradi centigradi"

- Un crollo verticale

L'Italia perde sette posizioni e scende al 23esimo posto nella classifica sulle performance climatiche dei principali paesi del mondo contro il riscaldamento globale. I numeri emergono dall'annuale rapporto di Germanwatch, realizzato in collaborazione con Can (il network di ong Climate action network), NewClimate Institute e per l'Italia con Legambiente, che prende in considerazione le azioni per combattere il cambiamento climatico di 56 paesi, più l'Unione Europea nel suo complesso, che insieme contribuiscono al 90% delle emissioni globali. L'Italia, nonostante una buona performance nell'uso di energia, ha rallentato lo sviluppo delle rinnovabili e non ha una politica climatica nazionale adeguata agli obiettivi di Parigi. Le emissioni nel 2017 "sono diminuite solo dello 0,3% rispetto all'anno precedente con una riduzione solo del 17,7% rispetto al 1990".

Anche quest'anno le prime tre posizioni della classifica non sono state attribuite, "perché nessuno dei Paesi ha raggiunto la performance necessaria per contrastare in maniera efficace i cambiamenti climatici e non superare la soglia critica di 1,5 gradi centigradi" come indicato dall'Accordo di Parigi del 2015. Al quarto posto - spiega il rapporto - si conferma la Svezia con un'ottima performance nella riduzione delle emissioni e una continua crescita delle rinnovabili, seguita dal Marocco che consolida la sua leadership tra i paesi in via di sviluppo grazie ai considerevoli investimenti nelle rinnovabili e a un'ambiziosa politica climatica. Tra i paesi emergenti, l'India ha fatto un importante passo in avanti posizionandosi all'11esimo posto, grazie ad una buona performance climatica dovuta alle basse emissioni pro-capite e al considerevole sviluppo delle rinnovabili.

 

Fonte: https://energiaoltre.it/

I ricercatori del Massachussets Institute of Tecnology stanno sviluppando una batteria al litio creata dal biossido di carbonio prodotto dalle centrali elettriche. Un modo innovativo con cui ridurre i gas serra nell’atmosfera.

Il team di ricercatori del MIT guidato dal Professor Gallant, specializzati in ingegneria meccanica, ha iniziato a sviluppare un processo che potrebbe spalancare le porte ad un innovativo sistema di riduzione dei gas serra in atmosfera.

L’equipe del MIT sta lavorando ad una speciale batteria al litio in grado di convertire l’anidride carbonica in un solido carbonato durante la fase di scarica. Un meccanismo meno costoso rispetto al tentativo di convertire la CO2 in sostanze chimiche utilizzando catalizzatori metallici.

- La batteria mangia CO2 : una soluzione anche per i sistemi di cattura

Attualmente, le centrali elettriche dotate di sistemi di cattura di CO2 capture storage, CCS, utilizzano il 30% dell'elettricità che generano per alimentare la cattura, il rilascio e lo stoccaggio del biossido di carbonio, motivo per cui allo stato attuale le tecnologie di CCS sono ancora poco convenienti. “L'anidride carbonica non è molto reattiva" ha spiegato il professor Betar Gallant, "cercare di trovare nuovi percorsi di reazione è importante”.

Nonostante il crescente interesse verso lo sviluppo di batterie al litio-carbonio-diossido, la scarsa reattività della CO2 richiede l’utilizzo di costosi catalizzatori metallici, la cui funzionalità è poco conosciuta oltre ad essere chimicamente difficili da controllare.

“Tutto ciò che può ridurre il costo del processo di acquisizione, o che può portare a un prodotto finale che abbia un valore, potrebbe cambiare significativamente l'economia e la diffusione delle tecnologie CCS” afferma Gallant.

Incorporando il gas allo stato liquido, tuttavia, Gallant e i suoi collaboratori hanno trovato un modo per ottenere la conversione elettrochimica del biossido di carbonio usando solo un elettrodo di carbonio. La chiave è attivare preliminarmente l'anidride carbonica incorporandola in una soluzione di ammina.

"Quello che abbiamo dimostrato per la prima volta è che questa tecnica attiva il biossido di carbonio e facilita le reazione elettrochimica", afferma Gallant. "Queste due sostanze - ammine acquose ed elettroliti di batterie non acquose - non sono normalmente usate insieme, ma abbiamo scoperto che la loro combinazione conferisce nuovi e interessanti comportamenti che possono aumentare la tensione di scarica e consentire una conversione dell’anidride carbonica”.

L’istituto di ricerca fa sapere che sebbene la ricerca sia nella sua fase iniziale, ben lontana dalla fase di commercializzazione, la nuova formulazione della batteria può rappresentare un nuovo inizio nella ricerca delle reazioni di conversione del biossido di carbonio. Un’innovazione importante, che potrebbe contribuire a ridurre le emissioni di gas serra nell'atmosfera.

Fonte: https://www.infobuildenergia.it

L’aumento della generazione elettrica da fonti rinnovabili in Germania ha innescato una maggiore concorrenza di mercato a favore del consumatore finale.

Nel 2017, in Germania le energie rinnovabili hanno raggiunto circa 112,5 gigawatt di capacità operativa, mentre la potenza installata delle le fonti fossili ammontava a 105,1 gigawatt (GW), segnando per la prima volta il sorpasso sulle fonti fossili. I dati sono contenuti nel rapporto annuale di monitoraggio sullo sviluppo dei mercati tedeschi dell’elettricità e del gas, prodotto dalla Federal network agency e dal Federal cartel office. “Nel 2017 – si legge nel rapporto – per la prima volta è stata installata più capacità di generazione da fonti rinnovabili rispetto a quella da fonti fossili”.

- Rinnovabili in ascesa in Germania mentre calano le fossili

La capacità di generazione totale installata in Germania è aumentata di 5,8 GW, arrivando a quota 217,6 GW. Di questi, 112,5 GW sono di impianti a fonti rinnovabili mentre i restanti 105,1 GW da centrali elettriche convenzionali. La produzione di energia elettrica è rimasta a 601,4 TWh, all’incirca agli stessi livelli di quella del 2016, ma le energie rinnovabili hanno aumentato la loro quota di produzione di energia elettrica sul totale. Secondo il rapporto, l’energia rinnovabile rappresenta il 36 per cento del consumo lordo di elettricità di 579,9 TWh, e per quest’anno è previsto un ulteriore aumento di circa il 39 per cento. Diminuisce invece la produzione di energia non rinnovabile, specialmente quella proveniente dalle centrali a carbone. Leggendo i dati contenuti nello studio si evince che le rinnovabili hanno prodotto circa 204,8 TWh, con circa il 78 per cento di tale cifra venduta direttamente sul mercato.

- Con le rinnovabili aumenta la concorrenza sul mercato e scendono i prezzi

Con l’aumento della produzione da fonti rinnovabili, la Germania sta assistendo a una ripresa della concorrenza nel mercato dell’elettricità a vantaggio dei consumatori che possono usufruire di prezzi più bassi.

“La concentrazione di mercato per la generazione di energia convenzionale ha continuato a diminuire nel 2017. In particolare, la quota di mercato rappresentata dai maggiori fornitori è diminuita ulteriormente rispetto agli anni precedenti”, ha detto Andreas Mundt, Presidente del Cartel Office tedesco. La cessione dell’attività del carbone lignite di Vattenfall ha contribuito all’effetto di riduzione della quota fossile e il Bundeskartell ora si aspetta un’ulteriore diminuzione in vista della vendita della di Uniper, spin-off di E.On dedicata alla produzione di energia fossile al concorrente finlandese Fortum.

Fonte: https://www.lifegate.it

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