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I risultati della ricerca annuale pubblicata da EuPD Research mostrano un significativo incremento delle vendite di auto elettriche negli otto mercati principali europei e in Australia. In Italia nel primo trimestre del 2020 le immatricolazioni di auto elettriche sono aumentate del 268%.

La transizione della mobilità verso le auto elettriche sta forse arrivando a una fase di svolta: le vendite di auto elettriche sono in aumento e i clienti finali sono sempre più consapevoli dei vantaggi offerti dall’integrazione di un impianto fotovoltaico sul tetto con un wall-box per ricaricare i propri veicoli elettrici. Inoltre, più della metà degli installatori in quattro dei principali mercati europei, offre già soluzioni di mobilità elettrica.

Questi i principali risultati emersi dalla ricerca annuale realizzata da EuPD Research che raccoglie le opinioni di circa 1.100 installatori fotovoltaici negli otto mercati principali europei e in Australia. Nonostante una penetrazione di mercato ancora bassa, le vendite di auto elettriche sono in forte aumento in tutti i paesi: in particolare il numero di auto elettriche immatricolate in Germania nel primo trimestre del 2020 è più che raddoppiato rispetto al primo trimestre del 2019. I dati di crescita sono ancora più impressionanti per Francia e Italia, dove il numero di macchine green immatricolate è aumentato rispettivamente del 144% e del 268%.

La scelta di acquistare un’auto elettrica si basa spesso sulla volontà di contribuire al passaggio verso una mobilità più sostenibile. Ciò non significa tuttavia che i proprietari di veicoli elettrici debbano sostenere da soli i costi della transizione energetica.

Dall’EndCustomer Monitor 9.0, l’indagine annuale condotta da EuPD Research tra i clienti finali tedeschi che possiedono un impianto fotovoltaico, il principale driver che motiva l’acquisto di un’auto elettrica è la possibilità di caricare la batteria tramite una wall-box utilizzando l’elettricità generata da un impianto fotovoltaico sul tetto. In questo modo si incrementa la quota di autoconsumo, rendendo molto vantaggioso da un punto di vista economico entrambi gli investimenti: impianto fotovoltaico e auto elettrica.

Gli installatori si dimostrano attenti e pronti: in quattro degli otto mercati europei più della metà degli intervistati offre già soluzioni legate alla mobilità elettrica; in Italia la percentuale tocca il 71%.

Fonte: https://www.infobuildenergia.it

Le fonti rinnovabili hanno coperto il 37,9% della domanda mensile e il 40% di quella dei primi sette mesi del 2020. In aumento la produzione fotovoltaica (+12%).

Nel mese di luglio 2020 secondo quanto rilevato da Terna, la domanda di elettricità in Italia è stata di 29 miliardi di kWh, in diminuzione del 7% rispetto allo stesso mese del 2019. Questo valore è stato ottenuto con lo stesso numero di giorni lavorativi (23) e una temperatura media mensile inferiore di 0,9°C rispetto a luglio dello scorso anno. A luglio la riduzione dei consumi ha risentito in maniera minore rispetto ai mesi precedenti dell’impatto delle misure introdotte per far fronte all’emergenza sanitaria da Covid-19, mostrando graduali segnali di ripresa. Il dato destagionalizzato e corretto dagli effetti di calendario e temperatura porta ad un decremento più contenuto (-5,9%).

La domanda dei primi sette mesi del 2020 risulta in flessione dell’8,6% rispetto al corrispondente periodo del 2019. In termini rettificati il dato resta sostanzialmente invariato (-8,4%). Nei primi sette mesi dell’anno le fonti rinnovabili hanno coperto complessivamente il 40% della domanda elettrica, rispetto al 35,7% del corrispondente periodo del 2019.

A livello territoriale la variazione tendenziale di luglio 2020 è risultata ovunque negativa: -8,6% al Nord, -5,5% al Centro e -4,7% al Sud (secondo la suddivisione geografica Istat).

In termini congiunturali, il valore destagionalizzato e corretto dagli effetti di calendario e temperatura dell’energia elettrica richiesta a luglio 2020 ha fatto registrare una variazione positiva (+3,1%) rispetto al mese precedente (giugno 2020).

Nel mese di luglio 2020 la domanda di energia elettrica è stata soddisfatta per l’89,5% con produzione nazionale e per la quota restante (10,5%) dal saldo dell’energia scambiata con l’estero. La produzione da fonti rinnovabili ha coperto il 37,9% della domanda, in aumento rispetto allo stesso periodo del 2019 (36,8%). In dettaglio, la produzione nazionale netta (26,1 miliardi di kWh) è risultata in flessione (-6,1%) rispetto a luglio 2019.

In crescita la fonte di produzione fotovoltaica (+12%), in calo tutte le altre (geotermica -3,5%; termica -6,7%; idroelettrica -10,8%; eolica -21,5%).

Fonte: https://www.impresagreen.it

Il GSE ha pubblicato i dati statistici al 2018 sui consumi di energia rinnovabile nelle Regioni italiane. Ne emerge una fotografia positiva: si conferma infatti che la maggior parte delle Regioni abbia superato i target al 2020

Ai sensi del Decreto Legislativo 28 del 3/3/11 e del Decreto 11/5/2015 del Ministero dello Sviluppo economico, il GSE ha pubblicato l’edizione aggiornata del Rapporto dedicato al “Monitoraggio statistico degli obiettivi nazionali e regionali sulle fonti rinnovabili di energia. Anni 2012-2018” che presenta i dati relativi ai consumi finali lordi di energia, complessivi e da fonti rinnovabili, nelle province e regioni italiane, nel periodo che va dal 2012 al 2018.

Come sappiamo l’Italia (DL n. 28 del 3 marzo 2011) ha due target nazionali vincolanti relativi ai consumi finali lordi di energia coperta da fonti rinnovabili al 2020; il primo – overall target – prevede una quota FER sui consumi energetici complessivi almeno pari al 17%; il secondo, relativo al solo settore dei trasporti, prevede una quota FER almeno pari al 10%.

Il Ministero dello Sviluppo Economico, con decreto 15 marzo 2012 (Burden sharing), ha poi fissato gli specifici obiettivi di impiego di FER al 2020 per le regioni e province autonome, in modo da garantire il raggiungimento del target complessivo nazionale al 2020.

Il Decreto dell’11 maggio 2015 del MISE prevede un impegno del GSE nel realizzare annualmente, con il supporto di ENEA “la pubblicazione di un rapporto dedicato al monitoraggio del grado di raggiungimento dell’obiettivo nazionale e degli obiettivi regionali in termini di quota dei consumi finali lordi di energia da fonti rinnovabili, a livello complessivo e con riferimento ai settori elettrico, termico e dei trasporti“.

Ricordiamo che per quanto riguarda l’overall target l’Italia ha raggiunto nel 2014 la quota del 17,1% di consumi finali lordi complessivi di energia coperta da fonti rinnovabili, superando dunque il target assegnato al nostro paese dalla direttiva 2009/28/CE per il 2020 del 17%.

Nel 2018 la percentuale di consumi finali lordi complessivi coperta da FER è stata del 17,8%, in calo rispetto al 18,3% del 2017 il valore più alto di sempre, ma in linea con i dati del 17,4% del 2016 e del 17,5 del 2015. Calo legato alla diminuzione degli impieghi di FER e in particolare dell’utilizzo di biomassa solida per riscaldamento considerando che l’inverno 2018 è stato più clemente del precedente, alla minore produzione da pannelli solari fotovoltaici e all’aumento dei consumi energetici complessivi che ha interessato soprattutto i prodotti petroliferi.

GSE: quota consumi coperti da FER fino al 2018 e traiettorie previste dal PAN

Nel settore dei trasporti in Italia nel 2018 la quota dei Consumi finali lordi di energia coperta da FER è del 7,7% in significativo aumento ripetto al dato dell’anno precedente (6,5%), grazie alla crescita dei quantitativi di biocarburanti immessi in consumo, ma ancora distante dall’obiettivo del 10% fissato dalla direttiva europea.

Consumi finali di energia nei trasporti coperti da FER fino al 2018 e obiettivo fissato dalla direttiva europea al 2020

Positive le traiettorie previste dal PAN dei due obiettivi non vincolanti fissati per l’Italia dallo stesso PAN per il 2020, relative al settore elettrico (33,9% rispetto a una previsione al 2020 pari a 26,4%) e l’obiettivo specifico per il settore termico (19,2%, rispetto a una previsione al 2020 pari a 17,1%).

Gli obiettivi regionali – Burden sharing

Il Decreto 15 marzo 2012 – Burden Sharing, ha definito obiettivi per le singole regioni e province per il raggiungimento del target nazionale sulle FER, dato dal rapporto tra Consumi finali lordi di energia da rinnovabili e Consumi finali lordi complessivi di energia, escluso il settore dei trasporti. E’ inoltre associata una traiettoria indicativa, in cui sono individuati obiettivi intermedi relativi agli anni 2012, 2014, 2016 e 2018.

I Consumi Finali Lordi da FER rilevati nel 2018, anche se in diminuzione rispetto all’anno precedente, mostrano valori quasi sempre superiori alle previsioni del D.M. burden sharing per il 2018, tranne in Liguria, Sicilia, Toscana e Lazio (ma queste ultime 2 sono vicinissime all’obiettivo fissato); diverse regioni/province autonome superano anche le previsioni relative al 2020. Veneto e Provincia autonoma di Bolzano hanno quasi raddoppiato gli obiettivi fissati al 2020.

Consumi energie rinnovabili nelle regioni al 2018 e obiettivi burden sharing

Al contrario il Rapporto evidenzia che nel 2018 i consumi finali lordi complessivi risultano significativamente più bassi ai valori previsti dal D.M. burden sharing per lo stesso anno, sia a livello nazionale sia nella maggior parte delle regioni. Ciò a causa da una parte della crescita delle rinnovabili in tutte le regioni e dall’altra della progressiva contrazione dei consumi energetici complessivi, dovuta principalmente alla congiuntura economica e al miglioramento delle politiche di efficienza energetica.

Consumi finali lordi di energia in Italia e nelle singole regioni nel 2018

In molte regioni nel 2018 la quota dei consumi finali lordi di energia coperta da fonti rinnovabili ha superato le previsioni del decreto burden sharing relative al 2018, superando spesso anche il target fissato al 2020. Inoltre, come abbiamo già sottolineato, il dato nazionale del 16,8% va oltre la previsione per il 2020 del 14,3%.

Fonte: https://www.rinnovabili.it/

Il settore solare finora è riuscito a proseguire nel trend di crescita della nuova capacità installata, anche nel nostro Paese

Il fotovoltaico domestico continua a crescere in Italia, incoraggiato anche dal Governo come parte delle politiche di contrasto al cambiamento climatico, che mirano a ridurre le emissioni di gas serra prodotte per la generazione di energia da fonti convenzionali, favorendo il passaggio alle rinnovabili.

Il PNIEC pubblicato dal Ministero dello Sviluppo Economico a gennaio ha alzato ulteriormente gli obiettivi per le rinnovabili al 2030, puntando a soddisfare per tale data il 30% dei consumi energetici finali lordi totali in modo sostenibile. Per i soli consumi di energia elettrica, l’orizzonte è ancora più ambizioso: ben il 55% del totale dovrà provenire da fonti green entro la fine di questo decennio. Un orientamento condiviso peraltro anche dall’Unione Europea: sempre al 2030, le rinnovabili arriveranno a superare il 33% dei consumi finali europei, secondo la previsione del commissario europeo per l’energia Kadri Simson.

Il settore solare finora è riuscito a proseguire nel trend di crescita della nuova capacità installata, anche nel nostro Paese: nel 2019, secondo l’ultimo Rapporto statistico sul Solare fotovoltaico del GSE, sono stati installati 750 MW di nuova capacità solare, sfiorando il raddoppio sul 2018, grazie a oltre 58.000 nuove installazioni, che hanno portato la capacità fotovoltaica nazionale a 20.865 MW per un numero di impianti totali superiore agli 880.000. Grazie anche a questo aumento di nuova capacità, il solare fotovoltaico italiano lo scorso anno ha quindi prodotto 23.689 GWh di energia, in aumento del 4,6% sul 2018.

Particolarmente positiva risulta la performance del segmento domestico, riguardante in linea di massima il consumatore che installa un impianto fotovoltaico sulla propria abitazione per diventare prosumer: di quei 750 MW di nuova capacità installata, oltre 272 MW riguardavano impianti fotovoltaici con potenza inferiore ai 20 kW, dando quindi, secondo il Gestore, un “segnale della crescente diffusione dell’autoconsumo”.

Il momento è quindi propizio per il singolo che volesse passare all’autoproduzione energetica sostenibile, grazie a offerte dedicate disponibili sul mercato come quella di E.ON, tra i principali operatori energetici in Italia, che propone una soluzione completa per l’installazione di un impianto fotovoltaico domestico, studiata per consentire anche di accedere alla detrazione dell’Ecobonus.

Fonte: https://www.rinnovabili.it/

L’Authority ha modificato il Testo Integrato Connessioni Attive (TICA), al fine di semplificare le procedure di connessione per gli impianti di produzione di potenza inferiore a 800 W, inclusi quelli “Plug & Play”

Si snellisce l’iter burocratico delle rinnovabili “fai da te”. In questi giorni l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (ARERA) ha approvato una semplificazione delle regole per i piccoli e piccolissimi impianti energetici verdi, in particolare per quelli fotovoltaici.

La modifica, arrivata con la delibera 315/2020/R/eel, interviene sul Testo Integrato Connessioni Attive (TICA), introducendo nuove modalità di connessione agevolate per gli impianti di produzione al di sotto degli 800 Watt, compresi i cosiddetti plug & play, ossia sistemi pronti alla connessione tramite il semplice allaccio della spina. A patto ovviamente che siano installati presso punti di connessione in cui è già attivo un contratto di fornitura di energia elettrica in prelievo con potenza disponibile non inferiore a quella del nuovo sistema da connettere.

L’obiettivo del provvedimento è evitare che le procedure attualmente vigenti – pensate per le opere di taglia maggiore – possano rappresentare una barriera all’ingresso nel mercato delle nuove tecnologie, tra cui rientrano anche i sistemi “plug & play”.
Secondo le nuove norme dell’Authority per queste tipologie di impianti rinnovabili, il tradizionale iter di connessione potrà essere sostituito da una Comunicazione Unica (modulo predisposto dalla stessa ARERA) inviata direttamente al distributore, senza l’obbligo di alcun alcun corrispettivo da versare.

Nel dettaglio la delibera stabilisce che l’invio della Comunicazione Unica all’impresa distributrice competente costituisca titolo abilitante per la connessione e l’attivazione di un impianto di produzione di potenza inferiore a 800W e che, quindi, “nessuna altra attività debba essere svolta dal richiedente al fine di connettere il proprio impianto alla rete con obbligo di connessione di terzi”.

La richiesta di connessione tramite Comunicazione Unica comporta una serie di semplificazioni/limitazioni nella realizzazione e nell’esercizio della connessione, quali

l’obbligo di classificare come “lavori semplici” (ai sensi del TICA) eventuali interventi svolti dall’impresa distributrice ai fini della connessione;
la non sottoscrizione di alcun contratto di dispacciamento da parte del richiedente della procedura semplificata, pur con la possibilità di immettere in rete l’energia elettrica eccedentaria rispetto alle necessità di autoconsumo, e la rinuncia di qualsiasi remunerazione in relazione alla predetta energia elettrica immessa in rete.

“Considerando le dimensioni ridotte, l’utilizzo sostanzialmente diretto all’autoconsumo e le eventuali trascurabili immissioni nella rete nazionale, il richiedente non dovrà sottoscrivere alcun contratto di dispacciamento”, spiega l’Autorità per l’energia. “Nel caso di produzione eccedente l’autoconsumo potrà immettere energia elettrica in rete, purché nei limiti massimi di 800 W e rinunciando a qualsiasi remunerazione per l’energia eventualmente immessa”.

Al fine di valutare eventuali future evoluzioni della regolazione, tutti gli impianti di produzione di potenza inferiore a 800 W per i quali sia stata inviata la Comunicazione Unica, saranno censiti dalle imprese distributrici nei propri portali informatici e dal sistema GAUDÌ (Gestione delle Anagrafiche Uniche Degli Impianti di produzione e delle relative unità) già in uso.

Fonte: https://www.rinnovabili.it/

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