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Nuovi incentivi regionali a supporto dello storage fotovoltaico

Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha deliberato la concessione di contributi per l’acquisto e l’installazione di sistemi di accumulo di energia elettrica prodotta da impianti fotovoltaici destinati esclusivamente a utenze domestiche. Lo stanziamento previsto è di 200 mila euro.

Primo firmatario dell’emendamento è il consigliere regionale M5S, Cristian Sergo. «La nostra indicazione era di stanziare un milione di euro» ha spiegato l’esponente pentastellato, «ma la Giunta ha ritenuto di abbassare la soglia e questo permette quantomeno di partire con una misura che reputiamo positiva. Con questa norma abbiamo inteso riportare l’attenzione sull’importanza delle fonti rinnovabili, riconoscendo ai cittadini virtuosi un contributo importante che può aiutare a migliorare la distribuzione di energia elettrica sul nostro territorio, favorendo l’autoconsumo».

Lo stanziamento di Regione Friuli Venezia Giulia è il terzo del 2019 e segue quello di Regione Veneto del 29 maggio che aveva previsto finanziamenti per 2 milioni di euro, e quello di Regione Lombardia del 24 giugno per uno stanziamento complessivo di 4,4 milioni di euro su due anni.

Fonte: http://www.solareb2b.it

Continua l'ondata di incentivi regionali alle energie rinnovabili: è il turno dell'Emilia Romagna

La Regione Emilia Romagna ha stanziato 6,8 milioni di euro di fondi da destinare a quelle aziende agricole che decidono di investire nella produzione di energia e calore rinnovabili.

Gli incentivi sono destinati a supportare la realizzazione di impianti per la produzione, distribuzione e la vendita di e/o calore di diverso tipo: eolici, solari, idroelettrici, biomassa (alimentata esclusivamente da scarti agricoli e non da colture destinate) e biogas. Sono esclusi dal finanziamento gli impianti fotovoltaici a terra.

Le domande dovranno essere presentate entro il 29 novembre.

Per maggiori informazioni: energia.regione.emilia-romagna.it

Fonte: https://www.italiasolare.eu

La Commissione Europea prevede di installare impianti fotovoltaici per una potenza complessiva di oltre 730GW

Uno studio pubblicato dal Jrc (Joint Reserce Centre) della Commissione europea mostra come le 42 regioni carbonifere in transizione presenti sul territorio del vecchio continente potrebbero essere utilizzate per costruire impianti fotovoltaici in grado di produrre la stessa energia generata da tutte le centrali a combustibile fossile presenti al giorno d’oggi sullo stesso territorio.

Se provvisti di un adeguato impianto di storage, infatti, gli impianti fotovoltaici che potrebbero essere costruiti sui oltre 7500 kmq di regioni carbonifere in transizione, raggiungerebbero una potenza complessiva di 730,3 GW e produrrebbero circa 874,3 TWh all’anno, sopperendo completamente la produzione derivante oggi dalle 248 centrali a combustibili solidi operanti nell’Ue.

Interessante il potenziale dell’unica regione italiana, quella presente sul territorio sardo, che permetterebbe un installato per 13,1 GW con una produzione annua di quasi 20 TWh.

Lo studio sottolinea, inoltre, che tali installazioni potrebbero beneficiare da un lato dei fondi pubblici e privati destinati oggi al carbone e dall’altro di percorsi autorizzativi semplificati. Oltre al fatto che un intervento del genere potrebbe aiutare a risolvere il problema di reperibilità di terreni per la realizzazione di impianti atti al raggiungimento degli obiettivi Fer al 2030.

Fonte: https://www.italiasolare.eu

Il nuovo progetto di ricerca C2CC svilupperà innovativi materiali compositi in fibra di basalto e resina per il settore automobilistico, che siano riciclabili, leggeri e a basso costo

Come rendere anche l’industria automobilistica protagonista attiva dell’economia circolare? Partendo dalla progettazione dei veicoli. È all’insegna di un futuro d’auto riciclabili ed ecologiche al 100%, la nuova collaborazione fra Enea e il Centro Ricerche Fiat (CRF) per lo sviluppo di materiali capaci di rendere il riciclo più semplice ed economico. L’intesa si è concretizzata in “C2CC:Cradle-to-Cradle Composites”, progetto dedicato allo sviluppo di innovativi materiali compositi per il settore automobilistico.

L’iniziativa di ricerca si è data tre anni di tempo per creare e impiegare nuove fibre minerali basaltiche che siano completamente riciclabili. Queste saranno associate a resine termoindurenti derivate da biomassa per realizzare prodotti leggeri, a basso costo e soprattutto facilmente processabili.

“Le attuali normative sulle emissioni di CO2 – si legge sul sito del consorzio EIT Raw Materials , che ha finanziato C2CC con 1,3 milioni di euro – costringono i produttori di automobili a puntare su una significativa riduzione del peso, che sembra possibile solo attraverso la sostituzione di metalli con compositi a matrice polimerica (Polymer-Matrix Composite – PMC). Questi PMC, tuttavia, dovrebbero anche essere riciclabili, per poter essere conformi alle normative sui veicoli fuori uso (ELV, ed economici, in modo da essere prodotti in serie”.

Allo stato dell’arte, però, la realtà è ben differente. Come spiega Claudio Mingazzini, ricercatore ENEA e responsabile del progetto “Attualmente uno dei materiali compositi più diffuso è quello in fibra di carbonio e resina epossidica che viene utilizzato per la produzione dei cofani di automobili di lusso. Ma dal loro riciclo non è possibile recuperare materiale utile per produrre di nuovo quegli stessi componenti”.

I partner di C2CC sostituiranno la fibra di carbonio con una derivata dal basalto associandovi a una resina innovativa a sua volta completamente recuperabile nel processo di riciclo. “In questo modo – continua Mingazzini – dimostreremo come sia possibile riprocessare la fibra di rinforzo, che rappresenta il 60% della massa del cofano, per produrre di nuovo il componente originario”.

Il progetto porterà questa soluzione il più vicino possibile alla produzione in serie, valutandone i benefici ambientali in particolare sotto il profilo del consumo di energia e delle emissioni di CO2. “Il principale dimostratore di progetto – conclude lo scienziato – sarà la realizzazione di un cofano in composito totalmente riciclabile per un modello di automobile già in produzione, ossia una FIAT 500 Abarth. Ma il business plan di progetto prende in considerazione un potenziale volume di produzione di 100mila veicoli all’anno da riciclare secondo il modello cradle-to-cradle, vale a dire dalla culla alla culla, ovvero un processo a rifuto-zero che ricicla il materiale per la sua funzione originaria”.

Oltre ad ENEA e CRF, il progetto vede la partecipazione del consorzio spagnolo di ricerca e sviluppo materiali per i trasporti GAIKER, di AM Composites, dell’Università di Bordeaux e delle aziende GS4C e R*Concept.

Fonte: http://www.rinnovabili.it

La previsione in uno studio dell’International Food Policy Research Institute: entro il 2050, gli effetti del cambiamento climatico produrranno un calo medio del 3% dei nutrienti in alcune delle principali colture mondiali.

Pubblicata sulla rivista Lancet Planetary Health la più estesa ricerca sugli effetti del cambiamento climatico rispetto alla disponibilità globali di alimenti e nutrienti: entro i prossimi 30 anni, l’aumento di concentrazione di diossido di carbonio dovrebbe portare alla riduzione di nutrienti fondamentali in colture come grano, riso, mais, orzo, patate e soia mettendo a rischio la salute alimentare di grande fasce di popolazione, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.

Il team internazionale di ricerca ha sfruttato il modello agricolo IMPACT, i dati del Global Expanded Nutrient Supply (GENuS) e quelli provenienti da due serie di ricerche sugli effetti della CO2 sul contenuto di nutrienti nelle colture: mentre l’aumento di anidride carbonica può accelerare la crescita di alcune piante, diversi studi hanno dimostrato che al contempo può ridurre la concentrazione di micronutrienti. Secondo i risultati dello studio, i livelli stimati di CO2 di qui al 2050 porteranno a una perdita di nutrienti media del 3% in colture come grano, riso, mais, orzo, patate e soia.

Proteine, ferro e zinco dovrebbero calare rispettivamente del 19,5%, del 14,4% e del 14,% in tutte le regioni del Pianeta. A soffrire particolarmente il crollo della disponibilità di proteine saranno le popolazioni la cui dieta più si basa sul grano e sui suoi derivati come quelle dell’ex Unione Sovietica, del Medio Oriente, del Nord Africa e dell’Europa dell’est.

Nel Sud dell’Asia, saranno invece le carenze di ferro a produrre gli effetti più preoccupanti sulla salute delle persone: considerando che l’India già attualmente rappresenta il Paese con il maggior tasso di anemia al mondo, la situazione in futuro non potrà che divenire più difficile.

Come già suggerito da altri report delle Nazioni Unite, gli effetti del cambiamento climatico e il conseguente calo nella disponibilità di nutrienti nelle colture colpiranno soprattutto le popolazioni dei Paesi in via di sviluppo: i ricercatori prevedono che il fenomeno sarà particolarmente grave in Asia meridionale, Medio Oriente, Africa sub sahariana, Maghreb e nei Paesi dell’ex URSS. Regioni già al momento con i più alti tassi di denutrizione al mondo e nelle quali è prevista buona arte della crescita demografica globale. “In generale, le persone che vivono in nazioni in via di sviluppo tendono a ricevere buona arte dei loro nutrienti da alimenti di origine vegetale, che a loro volta contengono biodisponibilità inferiori rispetto agli alimenti di origine animale”, spiega il professor Robert Beach, dell’International Food Policy Research Institute (IFPRI) e tra i principali autori dello studio.

Gli effetti del cambiamento climatico, soprattutto l’innalzamento delle temperature e le ondate di siccità, rischiano di compromettere i miglioramenti tecnici che permettono colture sempre più nutrienti e diffuse. Gli autori dello studio, inoltre, avvertono che estendendo la ricerca alla seconda metà del secolo, quando l’impatto del climate change dovrebbe manifestarsi con maggiore incisività, è molto probabile che la riduzione dei nutrienti risulti ancora più marcata.

“L’alimentazione e la salute degli esseri umani sono argomenti estremamente complessi da prevedere – ha concluso Timothy Sulser, ricercatore dell’IFPRI – Riducendo la disponibilità di nutrienti essenziali, il cambiamento climatico complicherà ulteriormente gli sforzi per eliminare la malnutrizione in tutto il mondo “.

Fonte: https://www.infobuildenergia.it

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