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Possono aderire istituzioni ed enti locali, associazioni di volontariato, scuole, gruppi di cittadini, imprese. Iscrizioni aperte fino al 4 maggio

Dopo il successo delle prime cinque edizioni, torna Let’s Clean Up Europe (LCUE), la campagna europea contro il littering e l’abbandono dei rifiuti. Anche quest’anno, la campagna europea prende le vesti di una pulizia di primavera: sarà infatti possibile realizzare azioni di pulizia sotto la bandiera di LCUE fino al 30 giugno prossimo.

Le date centrali promosse per l’iniziativa rimangono tuttavia quelle dal 10 al 12 Maggio 2019, per coerenza con la tradizione che vuole il momento culmine della campagna LCUE ruotare intorno al giorno dell’Europa: il 9 maggio. In Italia LCUE è promosso dal Comitato promotore nazionale della Settimana Europea Riduzione Rifiuti, composto dal Ministero dell’Ambiente e per la Tutela del Territorio e del Mare, CNI Unesco, Utilitalia, Città metropolitana di Roma Capitale, Città Metropolitana di Torino, ANCI, Legambiente, Regione Siciliana e coordinato da AICA (Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale), ed è supportato dal Ministero dell’Ambiente, che ogni anno patrocina anche la realizzazione di un evento centrale nazionale.

L’anno scorso l’Italia ha registrato 378 azioni di pulizia straordinaria del territorio sotto il cappello di LCUE: un ottimo risultato, che l’edizione 2019 spera però di superare. In Italia LCUE è resa possibile grazie al contributo di CONAI e degli altri Consorzi di filiera: Cial, Comieco, Ricrea, Coreve e Corepla.

Iscrizioni dal 15 febbraio al 4 maggio

La campagna Let’s Clean Up Europe si basa su una call-to-action: chiunque potrà proporre ed organizzare, sull’intero territorio nazionale, azioni di raccolta e pulizia straordinaria del territorio che coinvolgano direttamente ed attivamente i cittadini. Partecipare a Let’s Clean Up Europe è semplicissimo: basta visitare il sito e cliccare sul link per accedere alla scheda di registrazione, che è esclusivamente on-line.

A Let’s Clean Up Europe possono aderire istituzioni ed enti locali, associazioni di volontariato, scuole, gruppi di cittadini, imprese e ogni altra tipologia di enti. Gli organizzatori sono invitati a raccogliere immagini o video dei volontari in azione e a condividerle anche attraverso i social network (Let’s Clean Up Europe è su Twitter e Facebook, hashtag #cleanupeurope). Le iscrizioni si sono aperte il 15 febbraio, e sarà possibile registrarsi entro il 4 maggio 2019.

 

Fonte: http://www.e-gazette.it/

Uno studio dell’Enea indica le aree costiere e i porti a rischio inondazione al 2100. Interessati l’Alto Adriatico; la foce del Pescara; Lesina e Taranto; Versilia, Cecina, Follonica, Piombino; Fondi; l'area di Cagliari

Il livello del Mediterraneo si sta innalzando velocemente a causa del riscaldamento globale. Secondo le proiezioni dell'Enea, entro il 2100 migliaia di chilometri quadrati di aree costiere italiane rischiano di essere sommerse dal mare, in assenza di interventi di mitigazione e adattamento.

Entro la fine del secolo, l'innalzamento del mare lungo le coste italiane è stimato tra 0,94 e 1,035 metri (modello cautelativo) e tra 1,31 metri e 1,45 metri (su base meno prudenziale). A questi valori bisogna aggiungere il cosiddetto storm surge, ossia la coesistenza di bassa pressione, onde e vento, variabile da zona a zona, che in particolari condizioni determina un aumento del livello del mare rispetto al litorale di circa 1 metro.
Il fenomeno dell'innalzamento riguarda praticamente tutte le regioni italiane bagnate dal mare per un totale di 40 aree costiere a rischio inondazione: una vasta area nord adriatica tra Trieste, Venezia e Ravenna; la foce del Pescara, del Sangro e del Tronto in Abruzzo; l'area di Lesina (Foggia) e di Taranto in Puglia; La Spezia in Liguria, tratti della Versilia, Cecina, Follonica, Piombino, Marina di Campo sull'Isola d'Elba e le aree di Grosseto e di Albinia in Toscana; la piana Pontina, di Fondi e la foce del Tevere nel Lazio; la piana del Volturno e del Sele in Campania; l'area di Cagliari, Oristano, Fertilia, Orosei, Colostrai (Muravera) e di Nodigheddu, Pilo, Platamona e Valledoria (Sassari), di Porto Pollo e di Lido del Sole (Olbia) in Sardegna; Metaponto in Basilicata; Granelli (Siracusa), Noto (Siracusa), Pantano Logarini (Ragusa) e le aree di Trapani e Marsala in Sicilia; Gioia Tauro (Reggio Calabria) e Santa Eufemia (Catanzaro) in Calabria. Sommando la superficie delle 15 zone costiere già mappate nel dettaglio si arriva a un'estensione totale a rischio inondazione di 5.686,4 km2, pari a una regione come la Liguria.

La blue economy: l'economia del mare in Italia

La blue economy, l'insieme del sistema economico nazionale, riconducibile trasversalmente alla risorsa mare, comprende quasi 200 mila imprese, tra pesca, cantieristica, trasporti marittimi, turismo e attività di ricerca, pari al 3,2% del totale. È un cluster che produce circa il 3% del Pil e dà lavoro a oltre 880mila occupati, con dinamiche di crescita negli ultimi anni ben superiori a quelle dell'intera economia. Inoltre, se si considera che ogni euro generato direttamente dal comparto ne attiva circa altri due sull'economia nazionale, si arriva a un valore aggiunto prodotto dall'intera filiera pari a di 130 miliardi di euro all'anno e che sfiora il 10% del totale dell'economia .

L'importanza della pianificazione e manutenzione delle infrastrutture

Un'infrastruttura stimola l'economia a condizione che sia efficace, sicura e utile. Per questo in diverse buone pratiche internazionali la valutazione dell'impatto dei cambiamenti climatici (innalzamento dei mari, inondazioni, tempeste, ecc.) è a tutti gli effetti una priorità nella pianificazione e manutenzione delle infrastrutture, attraverso un processo che coinvolge tutti gli attori interessati: imprese private, gestori dell'infrastruttura o costruttrici, Stati e istituzioni centrali, assicurazioni e banche erogatrici di finanziamento.

Nel nostro Paese questo ancora non avviene e ciò appare paradossale, se consideriamo che da qui a fine secolo ci si attende un forte innalzamento del livello del mare. Anche le nostre infrastrutture portuali, che sono cerniere di collegamento tra la terra e il mare, e le città che le accolgono, devono, pertanto, essere messe in condizione di poter fronteggiare i cambiamenti climatici, con un'adeguata pianificazione sia degli interventi di manutenzione delle infrastrutture esistenti che delle nuove realizzazioni.

Mari più alti significano anche moti ondosi più intensi, che andranno inevitabilmente a impattare sui fenomeni di sgrottamento delle banchine dei porti, così come sulla già annosa questione dei dragaggi. D'altra parte, la Strategia Nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici ha già posto nel 2015 l'attenzione su questi temi, indicando, tra i possibili percorsi di lavoro, l'aumento delle conoscenze in materia di infrastrutture "climate-proof" e l'integrazione di questi concetti all'interno dei criteri di progettazione e manutenzione delle opere. In questo senso, tra le azioni proposte dal Ministero dell'Ambiente era indicato anche di "procedere al regolare dragaggio del fondo delle aree portuali". Tuttavia, proprio un’inefficace integrazione ambiente-trasporti ha reso molto difficile la realizzazione degli escavi a causa dei numerosi vincoli ambientali. Gli effetti del riscaldamento globale valutati nella pianificazione delle infrastrutture sostenibili e resilienti andrebbero, quindi, considerati all'interno del più generale e ambizioso processo d'integrazione tra le politiche su infrastrutture e trasporti e quelle su ambiente ed energia.

Una strategia per la blue economy

Con oltre 8mila chilometri di coste e l'80% dei propri confini sul mare, il nostro Paese può diventare una palestra avanzata europea della politica marittima integrata, una politica che valorizzi innanzitutto la filiera dell'accoglienza turistica ed il cluster marittimo portuale. È necessaria una gestione più coerente delle acque. In questo senso, l'Italia non ha ancora messo in campo azioni concrete, pur avendo recepito la Direttiva sullo spazio marittimo. In questa partita il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti può giocare un ruolo strategico.

La salvaguardia delle coste per il turismo

Dalla salvaguardia delle coste dipende anche il futuro di tante imprese e professionisti del turismo che in questo ambiente operano e che hanno necessità di programmare oltre il breve periodo. Allo stesso tempo, dal coinvolgimento delle attività turistiche passa inevitabilmente l'impostazione di azioni corrette per la tutela delle aree costiere.

 

Fonte: http://www.e-gazette.it/

Gli impianti fotovoltaici nono sono soggetti al pagamento di oneri di costruzione e royalties

Gli impianti fotovoltaici sono esonerati integralmente dal contributo di costruzione, dagli oneri di urbanizzazione e da qualsiasi altra forma di royalty. A deciderlo, con una sentenza, il Tar del Lazio nell’ambito di cinque giudizi promossi dinanzi al tribunale amministrativo contro la Regione Lazio e il Comune di Montalto di Castro.

Dopo la richiesta del pagamento di royalties (commisurate sull’energia prodotta) e del contributo di costruzione e degli oneri di urbanizzazione sugli impianti fotovoltaici da parte del Comune di Montalto di Castro, Octopus Investments (proprietaria dell’impianto solare oggetto del pagamento) ha fatto ricorso, vincendolo.

 

Fonte: https://energiaoltre.it

Salina tra le prime realtà scelte per una produzione 100% rinnovabile. Entro il 2020 le isole diventeranno complessivamente 26

C’è anche Salina tra le 26 isole europee che l’Unione Europea ha scelto per sperimentare la transizione verso l’energia pulita. La selezione è un’iniziativa della Commissione Europea Clean Energy for EU Islands.

Sei isole nella prima fase: per l'Italia c'è Salina

In una prima fase, 6 isole, le isole Aran (Irlanda), l’arcipelago di Cherso-Lussino (Croazia), Sifnos (Grecia), Culatra (Portogallo), Salina (Italia) e La Palma (Spagna) svilupperanno e pubblicheranno i loro programmi di transizione verso l’energia pulita entro l’estate 2019. Le altre 20 isole lo faranno entro l’estate 2020.

“Le 26 isole selezionate presentano un notevole potenziale ed entusiasmo per lo sviluppo di collaborazioni forti e durature tra i vari soggetti interessati alla transizione verso l’energia pulita. Iniziando su questa strada, non solo diventeranno più autonomi e prosperi dal punto di vista energetico, ma forniranno anche esempi ispiratori per altre isole e per l’Europa nel suo complesso. Questo, a sua volta, aiuterà l’Ue a raggiungere i suoi ambiziosi obiettivi climatici ed energetici”, ha affermato Dominique Ristori, Direttore Generale per l’Energia della Commissione Europea.

Nella UE oltre 2200 isole abitate che non sfruttano adeguatamente le rinnovabili

Nell’Ue vi sono più di 2200 isole abitate. Nonostante l’abbondanza di fonti di energia rinnovabile, come l’eolico, il solare e il moto ondoso, molte di esse dipendono attualmente dalle costose importazioni di combustibili fossili per il loro approvvigionamento energetico. La transizione verso un’energia pulita può aiutare le isole non solo a diventare più autosufficienti e prospere, ma anche a liberare nuove opportunità di lavoro nelle loro comunità.

L’obiettivo del segretariato “Clean Energy for EU Islands” è quello di aiutare il maggior numero possibile di isole europee ad avviare e portare avanti la transizione verso l’energia pulita in modo da coinvolgere l’intera isola e le parti interessate. Sulla base dell’esperienza dei processi di transizione, la chiave del successo è coinvolgere tutti i livelli di governance delle isole – cittadini, comuni, imprese locali, università e scuole – nonché le parti interessate del continente e coinvolgerle per sostenere attivamente e plasmare la propria transizione.

 

Fonte: https://energiaoltre.it

La Cina vuole costruire una centrale fotovoltaica spaziale per produrre energia pulita h24

Energia solare direttamente dallo spazio. E’ questa l’idea che arriva dalla Cina: come racconta il Sidney Morning Herald, alcuni esperti stanno per costruire una stazione energetica spaziale. L’impianto sarà in orbita a 36 mila chilometri dalla Terra, catturando i raggi solari senza le interferenze dovute all’atmosfera e operando 24 ore su 24: la produzione di energia pulita non sarebbe così soggetta a eventi meteorologici e stagioni.

Il programma prevede il lancio in orbita di piccole porzioni della stazione energetica a partire dal 2021 ed entro il 2030 dovrebbe iniziare la produzione di energia. Pang Zhihao, un ricercatore della China Academy of Space Technology Corporation, è convinto che l’installazione fotovoltaica spaziale potrebbe produrre fino a 6 volte più energia di un impianto tradizionale.

L’energia prodotta sarà convertita in elettricità che arriverà sulla Terra tramite microonde o raggi laser.

 

Fonte: https://energiaoltre.it

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