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Colata a picco la petroliera che da giorni era in fiamme da giorni al largo di Shangai. Ora si teme per gli enormi danni sull’ambiente causati da eventuali perdite di petrolio.

È affondata la petroliera iraniana Sanchi che il 6 gennaio era entrata in collisione con un mercantile di Hong Kong nel mar cinese orientale a 160 miglia dall’estuario del fiume Yangtze. Ormai abbandonata qualsiasi speranza di recuperare i 29 membri dell’equipaggio che risultano dispersi dal giorno dell’incidente. Due dei 31 membri dell’equipaggio erano stati ritrovati senza vita sabato scorso nei pressi della petroliera. L’annuncio è stato dato dalla BBC che cita fonti iraniane.

«I membri dell’equipaggio della nave sono stati uccisi durante la prima ora successiva all’incidente a causa della potenza dell’esplosione e dei fumi di gas», ha detto il portavoce della squadra di soccorso istituita dall’Iran, Mohammad Rastad, alla televisione di Stato.

Ora la paura è per un enorme danno ambientale. La petroliera trasportava 136mila tonnellate di petrolio ultra light, potenzialmente più pericoloso del greggio in caso di sversamenti in mare.  Questo tipo di petrolio, infatti, evapora più facilmente e con altrettanta facilità si miscela con l’acqua. Inoltre può essere incolore e inodore e rendere così le operazioni di raccolta e pulizia molto più difficili.

La petroliera Sanchi era di proprietà della National Iranian Tanker Company (Nitc) e batteva bandiera panamense.

 

Fonte: https://www.lifegate.it/

Al via il Planet Summit alle porte della capitale francese. Al vertice 50 capi di Stato e di governo, i rappresentanti di 130 Paesi, 12 progetti da centinaia di milioni di dollari per combattere il cambiamento climatico.

''Make Our Planet Great Again". Posando accanto a questo slogan, il presidente francese Emmanuel Macron sfida Donald Trump a pensare in grande, a risolvere i problemi anziché crearli. Per il secondo anniversario dell'accordo di Parigi sul clima, il governo francese ha organizzato l'One Planet Summit che serve a rendere evidente una contraddizione planetaria: l'industria globale sta accelerando il passo verso un sistema di produzione in sintonia con l'ambiente, Washington tira il freno aiutando il caos climatico.

"Stiamo perdendo la battaglia contro il riscaldamento climatico", ha avvertito Macron davanti a decine di capi di Stato e di governo. E la stiamo perdendo non perché la rotta di riconversione sia sbagliata, anzi i segnali di crescita dell'efficienza energetica, delle fonti rinnovabili sono netti. Il problema, come ha sottolineato il presidente francese è che "non andiamo abbastanza veloci e questo è il dramma: dobbiamo muoverci tutti, perché saremo tutti chiamati a rendere conto delle nostre azioni".

Parigi ha presentato al summit, a cui partecipano 50 capi di Stato e di governo e i rappresentanti di 130 Paesi, 12 progetti da centinaia di milioni di dollari per combattere il cambiamento climatico: si va da un programma per lo sviluppo di auto elettriche in otto Stati americani a un fondo di investimento per i paesi caraibici colpiti dagli uragani passando per i finanziamenti alla Fondazione di Bill Gates che sostiene l'agricoltura avanzata. "Il mondo va avanti, va avanti anche senza gli Stati Uniti e loro rischiano di perdere un'occasione per la loro economia e per il loro ambiente", ha detto il ministro dell'Ambiente italiano, Gian Luca Galletti.

E da oltreoceano è subito arrivata una risposta in sintonia con l'Europa e in dissenso con la Casa Bianca: la California e Washington si sono uniti a un gruppo di Paesi che chiede di far pagare l'inquinamento serra, cioè di creare una forma di carbon tax che scoraggi l'uso dei combustibili fossili, principali responsabili della minaccia climatica. Su questa posizione al vertice di Parigi si sono schierati Canada, Messico, Costa Rica, Colombia e Cile.

 

Fonte: http://www.repubblica.it/ambiente

I ricercatori del MIT annunciano di aver messo a punto una nuova batteria in grado di stoccare energia termica.

Quando si parla di rinnovabili l’unico “neo” è legato ai problemi di immagazzinamento. Purtroppo abbiamo bisogno di energia 24 ore su 24 e non solo quando splende il sole o soffia il vento. È fondamentale che le fonti rinnovabili siano combinate con i sistemi di accumulo. Negli anni le batterie hanno fatto passi da gigante, le batterie agli ioni di litio sono ormai mature per un utilizzo su ampia scala: richiedono poca manutenzione e hanno lunga durata, ma di contro costano di più e sono soggetti a deterioramento dopo ogni ciclo di carica. I ricercatori del MIT, Massachusetts Institute of Technology, al fine di migliorare gli attuali sistemi di accumulo, hanno creato una batteria in grado di stoccare energia termica.

I ricercatori del Massachusetts Institute of Technology hanno realizzato un prototipo di batteria in grado di stoccare energia termica e rilasciarla quando necessaria. La batteria funziona grazie all’utilizzo di un materiale a cambiamento di fase (phase change material, PCM), in grado di accumulare calore grazie al passaggio di stato dalla fase solida a quella liquida. Solitamente i PCM sono solidi a temperatura ambiente ma quando questa sale e supera un certo valore, questi materiali si sciolgono accumulando calore (calore latente di liquefazione) che viene sottratto all’ambiente. Quando la temperatura scende, il materiale si solidifica e cede il calore accumulato (calore latente di solidificazione). Esistono molti esempi di PCM: le cere, gli acidi grassi, i sali e molti di questi materiali vengono utilizzati nell’architettura ecosostenibile perché, inglobati in altri materiali, riescono a ridurre i consumi energetici delle abitazioni, contribuendo ad un migliore isolamento termico. Tutti i materiali a cambiamento di fase sono contraddistinti da un unico problema: richiedono una grande quantità di isolamento per non disperdere velocemente il calore immagazzinato. I ricercatori del MIT invece per la loro batteria in grado di stoccare energia termica hanno utilizzato degli “interruttori” molecolari in grado di rispondere agli stimoli luminosi. Questi interruttori, integrati nei PCM, cambiano forma in risposta alla luce che ricevono, permettendo di decidere quando cambiare la temperatura. “Il problema dell’ energia termica è rappresentato dal fatto che non si riesce a bloccarla” spiega il Professor Grossman del MIT. Grazie ad una serie di studi, il suo team, ha sviluppato una serie di “add-on” da integrare ai PCM tradizionali, “piccole molecole in grado di cambiare la loro struttura quando vengono colpite dalla luce” afferma Grossman. “Il trucco è stato quello di trovare un modo per integrare queste molecole con materiali PCM convenzionali in modo tale da stoccare energia termica e rilasciarla sotto forma di calore, su richiesta”.

La chimica verde può salvare il mondo?

Per ottenere questi “add-on” i ricercatori hanno combinato gli acidi grassi con un composto organico in grado di rispondere a un impulso luminoso. Con questa configurazione, il componente fotosensibile è in grado di alterare le proprietà termiche dell’altro componente, che immagazzina e rilascia la sua energia. Il materiale ibrido si scioglie quando viene riscaldato e, dopo essere stato esposto alla luce ultravioletta, rimane fuso anche quando la temperatura si abbassa. Successivamente, attivato da un altro impulso di luce, il materiale ritorna nella sua forma solida restituendo l’energia termica a cambiamento di fase. “Integrando una molecola in grado di attivarsi grazie alla luce, dichiara Grossman,  è come se aggiungessimo una manopola di controllo per la fusione la solidificazione e il raffreddamento”.

La ricercatrice Grace Han, nel gruppo di ricerca che ha sviluppato la batteria per stoccare energia termica, afferma entusiasta: “Tecnicamente stiamo aggiungendo una sorta di barriera energetica in grado di inibire il rilascio del calore accumulato. È come se l’energia rimanesse bloccata nella sua forma chimica fino all’attivazione ottica che ne permette il rilascio”. I primi risultati di laboratorio hanno stabilito che il calore immagazzinato può rimanere stabile almeno fino a 10 ore.

 

Fonte: http://www.green.it/

Cellule stampate 3D imitano la produzione di energia delle anguille

Un team di ricercatori dell’Institut Adolphe Merkle dell’Université di Friburgo e delle università del Michigan e della California, ha sviluppato una fonte di energia che si ispira all’anguilla elettrica  e la illustra nello studio “An electric-eel-inspired soft power source from stacked hydrogels” pubblicato su Nature, dimostrando che le batterie auto-alimentate utilizzate per delle applicazioni biologiche, come dei pacemaker o delle protesi, potrebbero diventare una realtà.

L’anguilla elettrica ha dato ai ricercatori l’idea: impiantare nel corpo umano delle fonti di energia autoricaricabili per dispositivi quali degli stimolatori cardiaci, dei sensori, delle protesi o anche delle pompe per somministrare de medicinali.

All’università di Friburgo spiegano che «L’integrazione di tecnologie dentro un organismo vivente richiede, in effetti, una fonte di energia biocompatibile, flessibile e in grado di ricaricarsi all’interno dello stesso sistema biologico. La generazione di elettricità all’interno del corpo eliminerebbe in alcuni casi la necessità di interventi chirurgici sostitutivi e potrebbe anche fornire energia per dispositivi indossabili come lenti a contatto elettricamente attive con display integrato».

L’organo elettrico dell’anguilla è composto da cellule lunghe e fini, gli elettrociti, disposte in serie che si estendono sull’80% della lunghezza del corpo dell’animale. Controllata dal sistema nervoso dell’anguilla, ciascuna di queste cellule genera una debole tensione permettendo agli ioni di sodio di precipitare all’interno della cellula e agli ioni di potassio di uscirne. Questa tensione aumenta grazie alle cellule disposte in serie, permettendo all’anguilla di raggiungere fino a 600 Volt. Il team di ricerca guidato dal biofisico Michael Mayer dell’Institut Adolphe Merkle ha quindi progettato una fonte di energia che si basa sullo stesso principio, generando elettricità grazie alla differenza di salinità tra dei compartimenti di acqua salata e di acqua dolce separati da membrane ionoselettive. «Mettere questi compartimenti e queste membrane in sequenze ripetute centinaia di volte, un po’ come le batterie di una torcia, permette di generare fino a 110 volt, partendo solo dal sale e dall’acqua, spiegano ancora i ricercatori svizzeri e americani.  Ogni componente di questa fonte di energia è costituito da un idrogel, una gabbia polimerica dall’aspetto solido che contiene acqua e che lascia passare gli ioni di sale. Questi componenti possono essere assemblati su delle pellicole di plastica trasparente utilizzando una stampante  3D. Come l’anguilla, la fonte di energia è costituita da singoli compartimenti di piccola capacità».

L’anguilla innesca questo processo e genera la tensione grazie al suo sistema nervoso, mentre i ricercatori lo fanno più efficacemente mettendo simultaneamente in contatto tutte le cellule stampate, grazie a una tecnica di piegamento della pellicola stampata che originariamente era stata sviluppata per sviluppare dei pannelli solari utilizzabili nello spazio.

Mayer avverte che «I risultati sono ancora lontani dal raggiungere le capacità delle anguille. La più grande sfida sarà quella di sfruttare l’energia metabolica del corpo, per esempio mobilitando le differenze di ioni in diverse zone, come i fluidi gastrici, o convertendo l’energia meccanica dei muscoli in energia elettrica, che potrebbe essere stoccata e in seguito essere diffusa da un organo elettrico artificiale».

 

Fonte: http://www.greenreport.it/

Ne ha dato notizia l’assessore regionale Ambiente ed Energia del Friuli, Sara Vito. Importante anche il dialogo con la multiutility

È ufficiale: entro il 2030 anche la centrale termoelettrica di Monfalcone dell’A2A, come la quasi totalità di quelle italiane, dovrà cessare l’utilizzo del carbone. A imporlo è una prescrizione contenuta all’interno della Strategia energetica nazionale (Sen), definita in questi ultimi giorni a Roma, proposta e sostenuta anche dalla Regione Friuli Venezia-Giulia  in sede di Commissione energia della Conferenza delle Regioni, che fa specifico riferimento al concetto di decarbonizzazione dell’economia e di transizione energetica con il graduale abbandono delle fonti fossili.

Ne ha dato notizia l’assessore regionale Ambiente ed Energia del Friuli, Sara Vito, che ha commentato l’emanazione del decreto del ministero dello Sviluppo economico e del ministero dell’Ambiente che adotta la Sen 2017, il Piano decennale del Governo italiano per anticipare e gestire il cambiamento del sistema energetico. Secondo Vito, si tratta di un riconoscimento importante del governo, per una visione strategica che prefigura un futuro senza carbone per l’impianto di Monfalcone.

“C’è da registrare, sottolinea Vito, anche il dialogo che la Regione ha inteso sviluppare con A2A per ricercare soluzioni condivise che portino ad una riconversione dell’impianto mirata alla sostenibilità ambientale e all’occupazione”.

In particolare, Vito ha evidenziato la cosiddetta “position paper” prodotta dalle Regioni, le cui linee sono state poi recepite dalla Sen, alla quale l’assessore ricorda di aver contribuito introducendo il perseguimento degli obiettivi dello scenario “low carbon” per il quale è necessario “promuovere il riferimento ad un percorso di superamento della produzione di energia elettrica dal carbone a favore di sistemi ambientalmente più sostenibili”.

La Sen 2017 è il risultato di un processo articolato e condiviso durato un anno che ha coinvolto enti, operatori e esperti del settore energetico.

 

 

Fonte: http://www.e-gazette.it/

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