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Sono più di due milioni gli italiani in condizioni di energy poverty. Un problema che può essere arginato mediante l’efficienza energetica in edilizia

Un grave problema colpisce 2,2 milioni di italiani. Si chiama povertà energetica ed è un fenomeno in aumento, anche se non è conosciuto molto. Cresce però la consapevolezza in tutta Europa e la Commissione europea ha sostenuto la nascita di una rete specializzata di soggetti esperti che possano lavorare a comprenderlo, monitorandolo costantemente. Per questo ha finanziato la creazione dell’EU Energy Poverty Observatory con cui collabora il Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE). L’organismo, nato quest’anno, ha pubblicato da pochi giorni il primo rapporto sulla povertà energetica in Italia.

Povertà energetica, cos’è

Ma cos’è esattamente l’energy poverty? A livello europeo si è cercato di definirla attraverso due concetti alternativi. Nel primo caso indica la difficoltà di una famiglia ad acquistare un paniere minimo di beni e servizi energetici; nel secondo “l’acquisto dei servizi energetici cui necessita, implica una distrazione di risorse (in termini di spesa o di reddito) superiore a un valore socialmente accettabile”.

L’energia, tanto quanto lo sono la casa, il cibo e le bevande, è un merit good, ovvero “un bene il cui consumo determina esternalità positive così rilevanti da farne considerare opportuno l’accesso indipendentemente dalla capacità di pagare dell’individuo”. In pratica, riscaldamento, raffreddamento, illuminazione ed energia per gli elettrodomestici sono ritenuti servizi essenziali per garantire un tenore di vita dignitoso e la salute dei cittadini. D’altronde, chi di noi potrebbe farne a meno? Ci sono poi almeno due ragioni per cui la povertà energetica merita un’attenzione particolare, ragioni collegate ai cambiamenti climatici e alla transizione energetica.

Per tutte queste ragioni il problema è da valutare e da affrontare, specie in Italia, dove si stima che nel nostro Paese nel 2017 vi erano 2,2 milioni di famiglie in povertà energetica. Significa che ne soffrono quasi nove famiglie su cento, più precisamente l’8,7% del totale. Ed è una quota in crescita dello 0,1% rispetto al 2016. La situazione è particolarmente sensibile nelle regioni del Sud e nei piccoli centri.

Il nostro, rispetto agli altri Paesi UE considerati dall’analisi ha un fattore in più da considerare: rispetto agli altri, dove all’aumento dei prezzi ha fatto seguito una riduzione dei consumi fisici, in Italia essi sono rimasti più o meno stabili. Il report segnala, infatti, che: “tra il 2006 e il 2016 i consumi delle famiglie nel Regno Unito sono diminuiti del 12%, in Germania del 10% e in Francia dell’8% e i consumi per il riscaldamento di abitazioni a uso residenziale si sono ridotti di quasi il 20% in Spagna, del 16% in Germania e dell’11% in Francia, nel caso del nostro Paese, l’aumento dei prezzi, a fronte di consumi sostanzialmente stabili, ha determinato un aumento della spesa energetica, la cui incidenza sul totale è passata dal 4,7% nel 2007 al 5,1% nel 2017”.

L’efficienza energetica in edilizia può ridurre la povertà

Posta questa situazione e definito il problema, occorre cercare di risolverlo. E qui gli interventi pensati nei vari Paesi europei si sono concentrati su tre categorie:

- azioni per l’efficienza energetica delle abitazioni;
- azioni per la riduzione dei prezzi finali;
- azioni per il sostegno al reddito.

Focalizziamo l’attenzione sugli interventi di efficientamento energetico delle abitazioni. Essi sono particolarmente importanti, specie per chi versa in energy poverty in aree dalle condizioni climatiche particolarmente avverse per buona parte dell’anno, ma molto può esser fatto nella direzione del risparmio energetico anche nelle altre aree.

Tra gli strumenti adottati per elevare l’efficienza energetica delle abitazioni sono segnalati regolamenti che rendono obbligatori standard costruttivi nelle abitazioni nuove e sussidi per i miglioramenti nell’efficienza energetica dell’abitazione. Altrettanto importanti possono rivelarsi meccanismi che prevedono l’installazione di sistemi di riscaldamento/impianti elettrici efficienti da parte dei fornitori del servizio ed i cui costi sono ripagati dai consumatori nel tempo attraverso il contratto di fornitura.

Nel report sono segnalate anche le azioni suggerite ai proprietari di case, anche quelle volte a ridurre i costi dell’investimento – come le detrazioni fiscali per riqualificazione energetica e per ristrutturazioni – oppure a qualificare l’investimento effettuato: in questo caso un esempio potrebbe essere il rilascio di certificati di efficienza energetica a seguito dell’intervento, utili per l’affitto della proprietà.

Fonte: https://www.infobuildenergia.it

Il Politecnico di Zurigo ha pubblicato uno studio che sostiene che piantando alberi su 0,9 miliardi di ettari di terra in tutto il mondo, si potrebbero risolvere i problemi legati al surriscaldamento climatico.

La riforestazione per combattere in modo naturale il cambiamento climatico. Il Crowther Lab del Politecnico di Zurigo in un recente studio pubblicato nelle rivista Science sostiene che se venissero piantati in tutto il mondo 1000 miliardi di alberi in più su circa 0,9 miliardi di ettari di terra, ovvero un'area un'area delle dimensioni degli Stati Uniti d'America, sarebbe possibile catturare due terzi delle emissioni di carbonio prodotte dall'uomo.

Jean-François Bastin, autore principale dello studio spiega che un aspetto tenuto in considerazione dai ricercatori è stato quello di escludere le città o le aree agricole dalle zone in cui piantare gli alberi, in quanto queste aree sono necessarie per la vita umana.

In pratica se si riforestasse un'area delle dimensioni degli Stati Uniti d'America, i nuovi boschi potrebbero immagazzinare 205 miliardi di tonnellate di carbonio: circa due terzi dei 300 miliardi di tonnellate di carbonio che sono state rilasciate nell'atmosfera dall'attività antropica a partire dalla Rivoluzione Industriale.

Secondo il Prof. Thomas Crowther, coautore dello studio e fondatore del Crowther Lab dell'ETH di Zurigo: "Sapevamo tutti che il ripristino delle foreste avrebbe potuto avere un ruolo nella lotta ai cambiamenti climatici, ma non sapevamo quanto sarebbe stato grande l'impatto. Il nostro studio dimostra chiaramente che la riforestazione è la migliore soluzione per il cambiamento climatico oggi disponibile. Ma dobbiamo agire rapidamente, perché le nuove foreste impiegheranno decenni per maturare e raggiungere il loro pieno potenziale come fonte di stoccaggio naturale del carbonio".

Questa ricerca segue il rapporto dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) che suggeriva la necessità di aumentare di 1 miliardo di ettari le foreste per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C entro il 2050.
Le parti del pianeta più adatte alla riforestazione

Lo studio mostra anche quali parti del mondo sono più adatte al ripristino delle foreste. Il potenziale maggiore si trova in soli sei paesi, ovvero Russia, Stati Uniti, Canada, Australia, Brasile e Cina.

Fonte: https://www.infobuildenergia.it

La stagione estiva porta a vedere aumentati i consumi di frigoriferi, lavatrici e climatizzatori: quali sono gli elettrodomestici che consumano di più?

Gli elettrodomestici sono fonte di consumi sensibili durante tutto l’anno. Secondo un’indagine di ABenergie su mille famiglie tipo italiane di quattro persone, e considerando dei valori di utilizzo per elettrodomestico su classi energetiche medie, si registra un valore medio annuo totale di circa 2700 kWh per famiglia. +

A pesare in particolare è il frigorifero, che incide con 566 kWh, rappresentando quasi un quinto consumo totale, seguito da lavastoviglie, che pesa per il 15% sul totale, con 400 kWh e illuminazione, per il 10% del totale e 277 kWh.

Tuttavia, alcuni prodotti si rivelano più energivori in inverno, quali il forno e lo scaldabagno, altri d'estate. Uno di questi è proprio il frigorifero: tra giugno e settembre si registra un aumento del 40-50% dei consumi, perché lavora sulla differenza di temperatura interna del frigo e quella dell'abitazione.

Altro elettrodomestico che pesa particolarmente nella stagione più calda è il condizionatore: in questo caso l’aumento medio è pari al 10% sul consumo totale della casa, considerando l’accensione per circa 50 minuti al giorno pari a 712 Wh che equivalgono a circa 5 euro al mese.

Il caldo estivo aumenta la richiesta di fresco dai condizionatori. Com’è possibile conciliare comfort e risparmio energetico? A questo proposito risponde ENEA offrendo alcuni consigli pratici che consentono di ottenere benefici ambientali e risparmi fino al 7% sul totale della bolletta elettrica.

La prima e più importante raccomandazione è fare attenzione, al momento dell’acquisto, alla classe energetica del prodotto, privilegiando la classe A o superiore, che comportano un risparmio sulla bolletta elettrica e una riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera. Un nuovo condizionatore di classe A consuma all’anno circa il 30% in meno rispetto a un vecchio modello di classe C, con una riduzione equivalente di emissioni di CO2. Meglio ancora sarebbe puntare alla classe A+++: rispetto a un pari prodotto acquistato 10 anni fa, permette un risparmio energetico del 50%. Nel caso dei frigoriferi invece, un prodotto in classe A+++ consuma il 60% in meno rispetto all'alternativa in classe A. Per le lavatrici invece ogni classe guadagnata assicura una riduzione dei consumi di circa il 12% all’anno, l'11% per le lavastoviglie.

Sempre riguardo ai climatizzatori, secondo l’Agenzia nazionale per l’Efficienza energetica, andrebbe privilegiata la tecnologia inverter, in quanto garantisce un minore consumo. Soluzioni di questo tipo costano di più, ma calcolando che si può contare su incentivi in termini di detrazioni fiscali, al 50% per le ristrutturazioni o al 65% per la riqualificazione energetica (ecobonus), oppure mediante Conto termico, diventa interessante l’acquisto.

Altri consigli utili riguardano, per esempio, la collocazione ideale del “clima”, sulla parte alta della parete, e la raccomandazione di non raffreddare eccessivamente, oltre a evitare dispersioni, lasciando aperte porte e finestre. Inolte è bene prevedere la manutenzione fatta da tecnici specializzati, per evitare problemi di funzionamento e inutili sprechi.

Elettrodomestici, come usarli risparmiando

In generale, è possibile ottenere buoni risultati in termini di efficienza energetica anche sugli altri elettrodomestici.  La collocazione di tutti gli elettrodomestici è un fattore molto importante: è sempre bene disporli in modo che ci sia una certa distanza dai muri, per evitare surriscaldamenti. Se per il frigorifero è opportuno intervenire, sbrinandolo periodicamente e, prima delle vacanze, svuotarlo e staccarlo, lasciando lo sportello aperto, anche per tutti gli elettrodomestici è consigliabile una periodica manutenzione.

Infine, un consiglio per lavatrice e lavastoviglie: specie nel periodo estivo, è importante fare attenzione al consumo di acqua. Meglio avviarle quando sono a pieno carico e tendenzialmente con lavaggi a basse temperature per i panni o scegliendo la modalità “eco” nel caso delle stoviglie.

Fonte: https://www.infobuildenergia.it

Il GSE ha pubblicato i dati statistici sui consumi di energia rinnovabile nelle Regioni italiane: ne emerge una fotografia positiva

Ai sensi del Decreto Legislativo 28 del 3/3/11 e del Decreto 11/5/2015 del Ministero dello Sviluppo economico, il GSE ha pubblicato l'edizione aggiornata del Rapporto dedicato al “Monitoraggio statistico degli obiettivi nazionali e regionali sulle fonti rinnovabili di energia. Anni 2012-2017” che presenta i dati relativi ai consumi finali lordi di energia, complessivi e da fonti rinnovabili, nelle province e regioni italiane, nel periodo che va dal 2012 al 2017.

Come sappiamo l’Italia (DL n. 28 del 3 marzo 2011) ha due target nazionali vincolanti relativi ai consumi finali lordi di energia coperta da fonti rinnovabili al 2020; il primo – overall target – prevede una quota FER sui consumi energetici complessivi almeno pari al 17%; il secondo, relativo al solo settore dei trasporti, prevede una quota FER almeno pari al 10%. Il Ministero dello Sviluppo Economico, con decreto 15 marzo 2012 (Burden sharing), ha poi fissato gli specifici obiettivi di impiego di FER al 2020 per le regioni e province autonome, in modo da garantire il raggiungimento dell’obiettivo complessivo nazionale al 2020.

Il Decreto dell’11 maggio 2015 del MISE prevede un impegno del GSE nel realizzare annualmente "la pubblicazione di un rapporto dedicato al monitoraggio del grado di raggiungimento dell’obiettivo nazionale e degli obiettivi regionali in termini di quota dei consumi finali lordi di energia da fonti rinnovabili, a livello complessivo e con riferimento ai settori elettrico, termico e dei trasporti".

Ricordiamo che per quanto riguarda l'obiettivo complessivo  l’Italia ha raggiunto nel 2014 la quota del 17,1% di consumi finali lordi complessivi di energia coperta da fonti rinnovabili, superando dunque il target assegnato al nostro paese dalla direttiva 2009/28/CE per il 2020 del 17%.

Nel 2017 la percentuale di consumi finali lordi complessivi coperta da FER è stata del 18,3%, il valore più alto di sempre, in crescita significativa rispetto al 17,4% del 2016 e al 17,5 del 2015. Crescita lagata sia alla diminuzione dei consumi energetici complessivi (oltre 600 ktep in meno); sia all'aumento dei consumi di biomassa solida per riscaldamento, l'inverno 2017 infatti ha avuto temperature piuttosto basse e alla maggior produzione elettrica da fonte solare ed eolica.

Nel settore dei trasporti in Italia nel 2017 la quota dei Consumi finali lordi di energia coperta da FER è del 6,5%, in calo rispetto al dato del 2016 del 7,2%, siamo ancora distanti dall'obiettivo del 10% fissato dalla direttiva europea.

Gli obiettivi regionali – Burden sharing

Il Decreto 15 marzo 2012 - Burden Sharing, ha definito obiettivi per le singole regioni e province per il raggiungimento dell'obiettivo nazionale sulle FER, dato rapporto tra Consumi finali lordi di energia da rinnovabili e Consumi finali lordi complessivi di energia. E' inoltre associata una traiettoria indicativa, in cui sono individuati obiettivi intermedi relativi agli anni 2012, 2014, 2016 e 2018.

I Consumi Finali Lordi da FER rilevati nel 2017 mostrano valori quasi sempre superiori alle previsioni del D.M. burden sharing per il 2016, tranne in Liguria e Sicilia. Veneto e Provincia autonoma di Bolzano hanno praticamente raddoppiato gli obiettivi fissati al 2020. Tutte le regioni, a parte Liguria, Lazio e Sicilia, hanno raggiunto il target previsto al 2018 e 14 hanno superato quello del 2020.

Al contrario il Rapporto evidenzia che nel 2017 i consumi finali lordi complessivi risultano significativamente più bassi (del 9% circa) ai valori previsti dal D.M. burden sharing per il 2018, sia a livello nazionale sia nella maggior parte delle regioni. Ciò a causa da una parte della crescita delle rinnovabili in tutte le regioni e dall'altra della progressiva contrazione dei consumi energetici complessivi, dovuta principalmente alla congiuntura economica e al miglioramento delle politiche di efficienza energetica.

In molte regioni nel 2017 la quota dei consumi finali lordi di energia coperta da fonti rinnovabili ha superato previsioni del decreto burden sharing relative al 2016 e al 2018, superando spesso anche il target fissato al 2020. Il dato nazionale del 17,4% va oltre la previsione per il 2020 del 14,3%.

Fonte: http://www.greenreport.it

Nel suo discorso programmatico pronunciato di fronte al Parlamento europeo, la nuova presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha parlato di clima e di politiche energetiche

Evoluzione demografica, globalizzazione dell’economia, digitalizzazione galoppante del m nostro ambiente di lavoro e, ben inteso, cambiamento climatico. Nessuna di queste grandi trasformazioni è una novità, la scienza le prediceva da molto tempo. Quel che è nuovo è che oggi, come cittadine e cittadini dell’Europa, quale che sia il nostro Paese di residenza, constatiamo i loro effetti e li viviamo concretamente.

Che sia in Finlandia, dove i cerealicoltori sono colpiti dalla siccità, o in Francia che ha subito un’ondata di caldo mortale, risentiamo tutta la realtà del cambiamento climatico (…) La nostra sfida più pressante è la protezione del pianeta. E’ la più grande responsabilità e la più grande chance che abbiamo oggi. Voglio che l’Europa diventi il primo continente carbon neutral entro il 2050. Per questo dobbiamo prendere insieme delle misure audaci. Il nostro attuale obiettivo di riduzione delle emissioni del 40% entro il 2030 non è sufficiente.

Dobbiamo andare oltre. Dobbiamo dimostrarci più ambiziosi. Si impone un approccio in due tappe per ridurre le emissioni di CO2 del 50%, forse del 55%, entro il 2030. L’Ue sarà in prima linea nei negoziati internazionali per accrescere il grado di ambizione delle altre grandi economie entro il 2021. Perché, per produrre un impatto reale, dobbiamo non solo essere ambiziosi al nostro interno – come facciamo – ma bisogna che il mondo avanzi con lo stesso passo.

Per riuscirci, proporrò un “green Deal per l’Europa” nei primi 100 giorni del mio mandato. Proporrò la prima legge europea in assoluto sul clima che farà dell’obiettivo del 2050 un obbligo legale.

Queste nuove ambizioni necessiteranno di investimenti considerevoli. I fondi pubblici non saranno sufficienti. Proporrò un Piano di investimenti per un’Europa sostenibile e convertirò una parte della Banca europea di investimenti in una Banca per il clima. Questo permetterà di mobilitare mille miliardi di euro di investimenti nel corso del prossimo decennio.

Ne dovranno risultare dei cambiamenti. Ciascuno di noi, ogni settore, sarà chiamato a contribuire, dall’aviazione al trasporto marittimo, senza dimenticare il nostro modo di viaggiare e il nostro stile di vita. Le emissioni dovranno avere un prezzo che permetta di indurre un cambiamento di comportamento. A completamento di questi lavori, e per garantire alle nostre imprese condizioni di concorrenza eque, istituirò una carbon tax alle frontiere, al fine di evitare le fughe di carbonio.

Ma quel che è buono per il pianeta deve esserlo anche per le popolazioni e le regioni. Io sono veramente cosciente dell’importanza dei fondi di coesione. Ma dobbiamo fare di più. Dobbiamo assicurare una transizione giusta per tutti. Il punto di partenza non è lo stesso per tutte le regioni ma la nostra destinazione è identica. Così, proporrò un “Fondo per una transizione giusta” per aiutare le regioni che hanno più difficoltà.

Fonte: http://www.greenreport.it

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