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Ci sono 1,2 miliardi di euro di tecnologia italiana nella centrale nucleare del futuro. Un impianto per generare energia basato sulla fusione termonucleare.

La fusione termonucleare è la reazione naturale che alimenta il sole e tutte le stelle: un processo pulito che non genera scorie. Si tratta di una frontiera tecnologica su cui molti paesi – tra cui l’Italia con Enea e i suoi partner – concentrano la loro ricerca da anni e che si è concretizzata nel 2007 in un progetto internazionale da 20 miliardi di dollari battezzato Iter (International Thermonuclear Experimental Reactor). La settimana scorsa è stato inaugurato in Francia l’edificio destinato ad accogliere il reattore sperimentale. E nel 2025 i partecipanti – Cina, Giappone, India, Corea del Sud, Russia, Usa, Ue e Svizzera – attiveranno a Cadarache la prima centrale a fusione termonucleare al mondo, con dimensioni paragonabili a quelle di una centrale elettrica convenzionale. Affiancata alle fonti rinnovabili, la fusione termonucleare potrebbe significativamente contribuire alla lotta contro i cambiamenti climatici. Anche se bisognerà attendere il 2035, quando dopo 10 anni di test il progetto si chiuderà e potranno partire le centrali commerciali.

La fusione nucleare è considerata altamente efficiente e pulita perché la sua fonte di partenza è l’acqua e non genera scorie. Ma rappresenta una vera sfida scientifica e ingegneristica, coinvolgendo campi come la superconduttività, la criogenia e il vuoto spinto. L’Italia sta dando un contributo fondamentale: abbiamo superato la soglia degli 1,2 miliardi di euro di contratti acquisiti per la realizzazione del progetto, sottolinea la rivista Enea Energia Ambiente e Innovazione. Considerando solo le componenti ad alto contenuto tecnologico, le imprese italiane hanno fornito materiali per il 60% del valore dei bandi di Fusion for Energy (F4E), l’Agenzia dell’Unione europea che gestisce il contributo Ue alla costruzione di Iter, sottolinea Aldo Pizzuto, responsabile dipartimento Fusione e Tecnologie per la sicurezza nucleare di Enea e coordinatore del Progetto DTT. Il dipartimento e i Centri di Ricerca di Frascati e del Brasimone fanno di Enea il punto di riferimento italiano nel progetto.

Iter è in pratica un reattore deuterio-trizio (due isotopi dell’idrogeno) dove la reazione nucleare avviene grazie a un plasma (gas ionizzato che fa da combustibile) confinato in una macchina chiamata Tokamak dove si crea un potentissimo campo magnetico. Lo scopo principale di Iter è dimostrare la fattibilità scientifica e tecnologica della fusione come fonte di energia, raggiungendo una reazione di fusione stabile. La prima reazione (ignizione del primo plasma) è prevista nel 2025 e la durata di Iter sarà di dieci anni. Gli scienziati di Enea sono stati tra i primi a realizzare impianti per lo studio dei plasmi a confinamento magnetico e macchine per la fusione come il Frascati Tokamak e il Frascati Tokamak Upgrade. Nell’ambito del progetto Iter, il centro di ricerca di Enea a Frascati è stato scelto per ospitare il DTT o Divertor Tokamak Test facility finanziato con circa 500 milioni di euro di fondi privati e pubblici, tra cui 250 milioni di euro dalla Bei. Si tratta di un cilindro ipertecnologico alto 10 metri con raggio di 5 metri basato su tecnologie made in Italy e ideato da Enea in collaborazione con Cnr, Istituto nazionale di fisica nucleare, Consorzio Rfx, Consorzio di Ricerca per l’Energia, l’Automazione e le Tecnologie dell’Elettromagnetismo e diverse università. DTT dovrà testare il funzionamento di Iter: vi sarà confinato plasma portato a 100 milioni di gradi centigradi con un’intensità di corrente di 6 milioni di Ampere e campo magnetico di 60mila Gauss circondato da una rete di oltre 40 km di cavi superconduttori che si troverà a -269 gradi.

La fusione nucleare è la reazione naturale che alimenta il sole e tutte le stelle, ma non è banale da ottenere sul pianeta Terra. Occorre portare gli ioni a temperature gigantesche e far prevalere le forze di attrazione nucleare rispetto a quelle di repulsione elettrica. Per questo si usano campi magnetici giganteschi o, spiega Pizzuto, la tecnica del “confinamento magnetico”: un contenitore con magneti superconduttori più temperature elevatissime che permettono di rompere la barriera elettrica, oltrepassata la quale le particelle si attraggono e si uniscono producendo energia. DTT (mettendo a frutto anche brevetti Enea) testerà questa tecnica mentre cercherà una soluzione alle questioni fondamentali che restano aperte: incanalare l’energia prodotta in modo efficiente (oggi sono necessari enormi spazi), mantenere la stabilità del sistema, abbassare i costi dell’intero processo di generazione per renderlo competitivo con le altre fonti e ottenere la stessa enorme efficienza in centrali di taglio piccolo. Per questo l’Italia continua a lavorare sui superconduttori più performanti che creano campi magnetici maggiori in volumi più piccoli.

Ma sulla percorribilità pratica del sistema i partner di Iter sono “molto fiduciosi”, afferma Pizzuto: l’elettricità da fusione termonucleare si farà. Le promesse sono entusiasmanti: la reazione è pulita perché non brucia combustibili fossili ed è sicura, non solo perché priva di scorie ma perché nel Tokamak, se i parametri vanno fuori range, il processo si spegne. Affiancata alle fonti rinnovabili, la fusione termonucleare potrebbe significativamente contribuire alla lotta contro i cambiamenti climatici. Dopo il 2035.

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it

Come la pianta, seguono i raggi: si inclinano e si contraggono in modo da assorbire meglio la luce e sono quattro volte più efficaci rispetto ai pannelli fotovoltaici piani

Hanno lo stesso talento dei girasoli, soltanto che sono "mini" e a crearli è stato l'uomo. Prendendo spunto dalla capacità di orientarsi delle piante secondo la luce solare,i ricercatori dell’Università della California di Los Angeles e dell’Università dell’Arizona hanno creato dei minuscoli girasoli tecnologici dal grandissimo potenziale. Chiamati SunBot (sunflower-like biomimetic omnidirectional tracker), sono in grado di spostarsi a seconda della luce e assorbire - sfruttando una migliore angolazione - energia solare da poter riutilizzare come fossero dei pannelli fotovoltaici, ma con il massimo dell'efficienza. La ricerca su questa nuova tecnologia è stata di recente pubblicata su Nature Nanotechnology.

In sostanza si tratta di "gambi" dalle dimensioni millimetriche che si inclinano e seguono la fonte luminosa a seconda della direzione: grazie alla nanotecnologia gli ingegneri hanno sviluppato un sistema che combina più meccanismi ed è in grado di "intrappolare" l'energia solare se combinata con processi già noti.

L'idea alla base del progetto era appunto quella di sfruttare i comportamenti dei girasoli noti come eliotropismo, la tendenza della pianta a girare il bocciolo verso il sole prima della fioritura e il fototropismo, ovvero la risposta mediante accrescimento per distensione cellulare ad uno stimolo di luce indirizzata. Se un pannello solare fosse ad esempio in grado di autorientarsi verso il sole a seconda dell'inclinazione della luce del momento e fosse sempre perpendicolare ai raggi sarebbe molto più funzionale in termini di energia.

Quando la luce riflette dall'alto e impatta in maniera diretta su una superficie viene infatti assorbita molto meglio, al contrario di quando l'assorbimento è obliquo. Il team ha così ideato alcuni polimeri speciali e meccanismi capaci, grazie a un mix di idrogel a base di nanoparticelle d'oro, polimeri vari, coloranti e sistemi cristallini, di muoversi e rispondere alla luce o al calore.

I ricercatori, guidati dal professor Ximin He, hanno messo insieme due diverse sostanze, una che assorbe la luce trasformandola in calore e una che in risposta al calore si contrae. Questi piccoli gambi o cilindri hanno dunque sia la capacità di rispondere alla luce che quella di movimento: la parte del gambo che viene illuminata si scalda e si contrae nella direzione del raggio solare e una volta che avviene l'allineamento con il raggio, la parte che resta in ombra di fatto si raffredda e interrompe il movimento. Dalle prime valutazioni gli scienziati sostengono che i SunBot, rispetto ad esempio a dei pannelli fotovoltaici piani o statici, hanno la capacità di raccogliere l'energia quattro volte meglio.

In futuro si potrebbero ipotizzare veri e propri prati fatti di girasoli artificiali e potrebbero essere una soluzione davvero efficace, in termini energetici, per catturare energia in movimento. "In modo automatico e istantaneo un SunBot può rivelare e seguire la luce incidente nello spazio tridimensionale in un vasto range di temperature ambientali con elevata accuratezza e velocità di risposta, senza bisogno di fonti di energia addizionali o dell’intervento umano", spiegano gli autori. I finti girasoli potrebbero così trovare applicazione in diversi campi, da quelli delle energie rinnovabili alla robotica, ma anche "nell'aeronautica, la chirurgia, i biocarburanti, telescopi, radar, idrofoni" chiosano i ricercatori.

Fonte: https://www.repubblica.it

Pubblicato da IEA - International Energy Agency - il World Energy Outlook 2019 che mette in evidenza le profonde disparità nel sistema energetico globale, le crescenti tensioni e incertezze geopolitiche

E' ancora troppo vasto il divario tra le quantità sempre maggiori di emissioni di gas serra prodotte e l'insufficienza delle politiche pianificate per contenere tali emissioni, in linea con gli obiettivi climatici internazionali fissati dalla COP di Parigi.

Il World Energy Outlook 2019 pubblicato da IEA analizza queste disparità, le incertezze a livello geopolitico e spiega l'impatto delle decisioni odierne sui sistemi energetici di domani. Il Rapporto propone un percorso che permetterebbe di raggiungere gli obiettivi climatici e di qualità dell'aria e l'accesso all'energia affidabile per tutti, considerando che ci sono ancora 850 milioni di persone che non hanno questa possibilità e la crescita della popolazione a livello globale.

Tutto naturalmente dipende dalle decisioni dei Governi: sono infatti molto diversi i possibili scenari WEO per i prossimi decenni, a seconda delle politiche, degli investimenti, delle tecnologie.

Fabbisogno mondiale di energia primaria ed emissioni di CO2, i possibili scenari

Lo Scenario delle politiche attuali fornisce un quadro di riferimento di come si evolverebbero i sistemi energetici globali nel caso in cui i governi non modificassero le politiche esistenti. In questo scenario, la domanda di energia aumenterebbe dell'1,3% all'anno fino al 2040, con conseguenti tensioni in tutti gli aspetti dei mercati energetici e un continuo e forte aumento delle emissioni legate all'energia.

Lo Stated Policies Scenario considera in aggiunta alle misure esistenti solo le iniziative politiche già annunciate, rispecchiando dunque i piani politici odierni e non come questi potrebbero cambiare. Il futuro che emerge è tutt'altro che roseo: si parla di un mondo nel 2040 in cui centinaia di milioni di persone non avrebbero ancora accesso all'elettricità, in cui le morti premature dovute all'inquinamento rimarrebbero intorno agli elevati livelli odierni e in cui le emissioni di CO2 causerebbero gravi impatti sui cambiamenti climatici.

In questo scenario la domanda di energia aumenterebbe dell'1% all'anno fino al 2040. Le fonti a basse emissioni di carbonio, guidate dal solare fotovoltaico, coprirebbero più della metà di questa crescita e il gas naturale rappresenterebbe un altro terzo. La domanda di petrolio calerebbe negli anni 2030 e l'uso del carbone diminuirebbe. Il settore energetico, elettricità in primis, subirebbe rapide trasformazioni. Alcuni paesi, in particolare quelli con aspirazioni "net zero", riuscirebbero a trasformare completamente i sistemi energetici.

Tuttavia, lo slancio dell'energia pulita non sarebbe sufficiente a compensare gli effetti dell'economia globale in espansione e di una popolazione in crescita. L'aumento delle emissioni rallenterebbe ma non abbastanza da raggiungere gli obiettivi.

Lo Scenario dello sviluppo sostenibile indica ciò che si dovrebbe fare e come per raggiungere pienamente gli obiettivi climatici e i target energetici che i responsabili politici di tutto il mondo si sono posti.

Il raggiungimento di questo scenario - un percorso pienamente in linea con l'obiettivo dell'accordo di Parigi di mantenere l'aumento delle temperature globali ben al di sotto dei 2°C e di perseguire gli sforzi per limitarlo a 1,5°C - richiede cambiamenti rapidi e diffusi in tutti gli ambiti del sistema energetico. A partire dai tagli drastici delle emissioni grazie alle rinnovabili e allo sviluppo di tecnologie efficienti.

"Non esiste un'unica soluzione per trasformare i sistemi energetici globali, ha sottolineato Fatih Birol, direttore esecutivo dell'AIE, si devono implementare diverse tecnologie e fonti energetiche in tutti i settori dell'economia. I Governi hanno la responsabilità di agire in fretta e la possibilità di cambiare il futuro".

La sicurezza energetica

Oltre alla diminuzione delle emissioni un altro tema fondamentale per i governi di tutto il mondo è quello della sicurezza energetica. Ai rischi tradizionali se ne aggiungono di nuovi come la sicurezza informatica e le condizioni meteorologiche estreme che richiedono una vigilanza costante. Nel frattempo, la continua trasformazione del settore elettrico richiede che i responsabili politici si muovano rapidamente per tenere il passo con i cambiamenti tecnologici e la crescente necessità di un funzionamento flessibile dei sistemi energetici.

Qualunque sia il percorso seguito dal sistema energetico, il mondo dipende ancora fortemente dall'approvvigionamento di petrolio dal Medio Oriente. La regione rimane di gran lunga il maggiore fornitore netto di petrolio ai mercati mondiali, nonché un importante esportatore di GNL.

Secondo le stime degli analisti IEA, quasi un quinto della crescita del consumo energetico globale nel 2018 è stata legata alle estati sempre più calde che hanno fatto crescere la domanda di raffreddamento e alle ondate di freddo che hanno portato a un aumento del fabbisogno di riscaldamento.

L'Efficienza energetica

Si analizza poi il tema dell'efficienza energetica, i miglioramenti in questo campo stanno rallentando: il tasso dell'1,2% nel 2018 è circa la metà della media registrata dal 2010 e rimane ben al di sotto del 3% che sarebbe necessario per raggiungere gli obiettivi dellocenario dello Sviluppo Sostenibile.

L'elettricità è una delle poche fonti di energia che vedrà crescere il consumo nei prossimi due decenni nello scenario di sviluppo sostenibile. La quota di consumo finale di energia elettrica da rinnovabili supera quella del petrolio, oggi leader, entro il 2040. L'eolico e il solare fotovoltaico forniscono quasi tutto l'aumento della produzione di energia elettrica, grazie alla riduzione dei costi delle energie rinnovabili e ai progressi delle tecnologie digitali che aprono enormi opportunità di transizione energetica.

E' necessario che i Governi oltre a spingere sulle rinnovabili, trasformino le centrali a carbone esistenti in impianti meno inquinanti dotandoli per esempio di sistemi di cattura, utilizzo e stoccaggio del carbonio o di attrezzature per la co-combustione della biomassa.

Fonte: https://www.infobuildenergia.it

Come è cambiato il mercato del ciclo e motociclo e quali sono le necessità del settore

Si sta svolgendo in questi giorni la 77esima edizione dell’Esposizione mondiale ciclo e motociclo EICMA che ha come tema “Moto Rivoluzionario” e il Presidente di EICMA, Andrea Dall’Orto, è convinto che «La mobilità elettrica è il futuro».

Infatti molte tra le 1.800 aziende presenti (un record) a mostrano un’attenzione crescente per l’innovazione e della tecnologia nel mercato delle due ruote, che è sempre più elettrico. Un comparto che cresce senza sosta, perché, come sottolinea TÜV Italia, «La mobilità elettrica è una scelta moderna e sostenibile; rispetta maggiormente l’ambiente con conseguente minore incidenza dei costi sociali, sanitari ed economici».

Dall’Orto evidenzia che «Lo scorso anno sono state immatricolate 47 mila moto elettriche, che rappresentano il 3,5% del totale delle immatricolazioni. Oltre a evidenti numeri in crescita nelle vendite, la scelta di questa soluzione di mobilità trova un’applicazione più concreta e sostenuta, soprattutto nei contesti urbani, grazie allo sviluppo di opportunità di scooter sharing. E’ possibile vedere questo trend positivo della mobilità elettrica su due ruote non solo dall’ampia offerta di nuovi modelli di moto, scooter, ciclomotori e motocicli elettrici proposti dalle note case produttrici, ma anche dall’affacciarsi sul mercato di nuovi produttori. La mobilità elettrica non deve più essere considerata un fenomeno, ma piuttosto una realtà che riscuote sempre più consensi e che per le sue caratteristiche intrinseche e lo scarso impatto ambientale coinvolge più parti interessate: autorità internazionali, nazionali e locali, produttori, energy provider, enti regolatori come TÜV Italia e, ovviamente, i consumatori, in particolare quelli più legati ad uno stile di vita contemporaneo e attenti alla sostenibilità, un cluster che cresce e che va affermandosi in tutto il mondo».

Secondo gli ultimi dati dell’European Association of Motorcycle Manufacturers «I dati, riferiti al primo semestre del 2019, rilevano come le vendite delle due ruote crescono rispetto allo stesso periodo del 2018, raggiungendo 766.328 unità (+ 10%). Numeri positivi anche per le elettriche: tra scooter, moto e quadricicli, le vendite del primo semestre 2019 superano quelle dell’anno scorso del 70%, facendo registrare un totale di 35.810 immatricolazioni. In questa categoria il ruolo di leader delle vendite va alla Francia con 8.723 unità (+60,6%), seguita da Belgio (8.087, +111%), Paesi Bassi (6.321, +62,1%), Spagna (4.052, +35,8%) e Italia con 2.426 elettriche vendute (+86,2%)».

Dall’Orto è convinto che «La positività nell’interesse verso questo settore deve necessariamente essere sostenuto da interventi a livello infrastrutturale e legislativo. Alcune decisioni sono già state prese, come gli ecobonus, ma è necessario che si continui a percorrere questa strada».

Pietro Vergani, business unit manager per i prodotti di consumo di TÜV Italia, aggiunge: «I recenti aggiornamenti legislativi Euro4 ed i prossimi Euro5, questi ultimi previsti a partire da gennaio 2020 per le omologazioni dei nuovi modelli, stanno prendendo in forte considerazione la mobilità elettrica. La mobilità elettrica è destinata a crescere, con previsioni di incremento importanti e questa tendenza è spinta da una serie di fattori strategici come la necessità di diminuire l’inquinamento atmosferico ed acustico così come la congestione delle strade, soprattutto di quelle urbane, e con le autorità nazionali e locali che iniziano a incoraggiare in modo significativo una mobilità green anche per moto e bici elettriche, introducendo incentivi, servizi di bike sharing; parcheggi dedicati e stazioni di ricarica. A questi fattori si aggiungono cultura e consapevolezza da parte dei cittadini che ognuno deve fare la propria parte, tendenze che portano ad un progressivo cambiamento delle abitudini riguardo alla mobilità, indirizzandola verso quella più sostenibile».

TÜV Italia conclude però evidenziando i fattori critici per lo sviluppo delle due ruote elettriche, «rappresentati, in primis, dalla necessità di disporre di infrastrutture di ricarica diffuse capillarmente su tutto il territorio, la cui mancanza rappresenta una barriera anche psicologica all’acquisto dei veicoli elettrici. A questo si aggiunge la necessità dello sviluppo di una smart mobility che affianchi, oltre alla necessità di energia, la necessità di informazioni sulla sua reperibilità. In ultimo, un’altra criticità importante è rappresentata dal costo di acquisto dei veicoli elettrici rispetto a quelli a combustione interna, dove una politica di incentivi e di tassazione agevolata hanno un impatto importante, rappresentando anche un importante volano per la crescita dell’industria del settore».

Fonte: http://www.greenreport.it

La piattaforma permette di effettuare simulazioni dettagliate sul dimensionamento dell’impianto fv, costo dell’installazione e tempo di ritorno della spesa

È attivo il nuovo portale GSE sull’autoconsumo fotovoltaico (https://www.autoconsumo.gse.it/). Strumento nato per supportare la nuova generazione di prosumer – ossia consumatori che vestono anche i panni di produttori energetici – la piattaforma fa oggi il suo debutto dopo una approfondita fase di test. Prima di arrivare in mano ai cittadini, infatti, il servizio è stato valutato dalle principali Associazioni di settore, che hanno potuto indagarne efficacia ed affidabilità. E, soprattutto, sottolinearne l’utilità verso l’obiettivo principale, ossia favorire la diffusione dell’autoconsumo fotovoltaico.

Il termine indica semplicemente la possibilità di consumare l’elettricità nello stesso sito in cui viene prodotta senza dunque venderla alla rete venderla alla rete. Una soluzione che, nonostante i vantaggi ambientali ed economici connessi, trova ancora poco spazio in Italia. Per la precisione, nell’ambito della generazione distribuita l’incidenza dell’autoconsumo sul totale della produzione fotovoltaica è di poco superiore al 22 per cento (dato del 2018), sebbene l’81 per cento dei circa degli 820mila impianti installati in Italia afferiscano al settore domestico. E il dato forse più incredibile è che la quota maggiore di prosumer solari si trova ancora oggi nelle regioni del Nord Italia e in particolar modo in Lombardia e Veneto (Leggi anche Fotovoltaico in Italia: il mercato nazionale tra presente e futuro)

Come funziona la nuova piattaforma sull’autoconsumo fotovoltaico?

In questo contesto si inserisce la nuova piattaforma, strumento disegnato appositamente per mostrare a settore privato e pubblico i vantaggi di questa scelta energetica. Perché si tratta di un’iniziativa importante? Perché, come spiega Roberto Moneta, a.d. del GSE, senza il coinvolgimento attivo di cittadini, mondo industriale e PA ed un radicale cambio di mentalità e cultura “non si potranno mai raggiungere gli obiettivi di sostenibilità che l’Europa e l’Italia si sono posti al 2030”. La stessa Commissione Europea ha inserito il ruolo dei prosumer o energy citizens tra gli elementi chiave della nuova transizione energetica, chiedendo ai Paesi membri strumenti e misure per favorirli e e supportarli. In questo senso il portale nasce per essere “uno strumento a disposizione di tutti coloro che vogliano sentirsi parte integrante del cammino verso il Green Deal” nazionale e comunitario. Il servizio mette a disposizione una serie di informazioni e dati necessari a quanti intentando dotare il proprio immobile di moduli fotovoltaici. Il funzionamento è estremamente semplice: basta inserire l’indirizzo dell’edificio, i consumi elettrici annuali e la superficie del tetto (dove saranno posizionati i pannelli) per ottenere una simulazione dettagliata sul dimensionamento dell’impianto, sui costi, sui tempi di ritorno dell’investimento e sulle soluzioni finanziarie disponibili (prestito o noleggio), agevolazioni fiscali comprese.

L’autoconsumo fotovoltaico, infatti, permette di accedere ad alcuni a sconti ed ecobonus. Nel dettaglio, per i privati è possibile detrarre dall’Irpef il 50 per cento dei costi di realizzazione, misura che si applica anche agli impianti fv connessi a sistemi di accumulo. Per le imprese, invece, è previsto il superammortamento del 130 per cento del valore dell’investimento. In mancanza di un sistema di accumulo, l’energia prodotta può essere valorizzata attraverso il cosiddetto Scambio sul Posto, una particolare forma di autoconsumo che permette agli permette agli utenti di compensare l’elettricità consumata proveniente dalla rete con quella prodotta e a sua volta immessa in rete perché non utile in quel determinato momento.

Il Portale accompagna gli utenti passo passo con un’apposita guida che elenca anche i vari passaggi burocratici, aiutando nella compilazione del modello unico per lo snellimento delle pratiche. Inoltre il servizio permette di visualizzare l’esistenza, nelle vicinanze, di installazioni simili ed è in grado di analizzare e mappare le zone occupate da edifici commerciali o industriali di grandi dimensioni. Un piccolo Focus è riservato alle istruzioni per consultare la bolletta elettrica. “Sulla bolletta – spiega infatti il Gestore – puoi trovare la maggior parte delle informazioni che ti occorrono per scegliere la taglia dell’impianto fotovoltaico più adatta alle tue esigenze”, a partire dalla tipologia di utenza e dal consumo nelle diverse fasce orarie. Non mancano ovviamente gli esempi virtuosi: sul portale una cartina mostra alcuni casi reali di impianti solari realizzati in Italia significativi in termini di autoconsumo e integrazione con il territorio. Le diverse installazioni sono raggruppate in base al settore e/o attività produttiva del sito. Leggi anche Accumulo rinnovabili, in Italia oltre 18mila impianti

Fonte: http://www.rinnovabili.it

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