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Il sistema, sviluppato dall’Università tecnica di Graz, utilizza impianti idroelettrici a pompaggio sotterranei come mezzo per immagazzinare elettricità e calore

L’idroelettrico a pompaggio si evolve inglobando peculiarità e vantaggi dello storage termico. Succede a Graz, in Austria, dove un gruppo di ingegneri sta testando un nuovo tipo di accumulo ibrido. Il sistema è un mix di tecnologie vecchie e nuove ed è in grado di immagazzinare e fornire, a seconda delle necessità, elettricità, calore o raffrescamento. Dietro l’invenzione c’è lo scienziato Franz Georg Pikl, con un dottorato di ricerca presso l’Istituto di ingegneria idraulica e gestione delle risorse idriche alla Graz University of Technology. Pilk e il suo team sono partiti da una tecnologia di energy storage ben nota quale l’idroelettrico a ciclo chiuso. Questo tipo di impianto si basa sulla realizzazione di due bacini idrici collegati fra loro ma a diverse altitudini: quando è necessario immagazzinare elettricità, questa stessa viene sfruttata per pompare acqua dal bacino inferiore a quello superiore; quando invece è necessario fornirla, l’acqua torna indietro azionando lungo il percorso turbine idroelettriche che trasformano l’energia cinetica in energia elettrica.

A differenza delle centrali classiche che sfruttano i dislivelli presenti in natura, Pikl ha implementato il principio dell’idroelettrico a pompaggio completamente sottoterra. L’idea è di impiegare tunnel e bacini sottoterranei per ricreare la differenza di altezza necessaria, senza essere legati alla topografia del luogo.

Ma a rendere speciale il nuovo sistema di accumulo ibrido è la possibilità di usare acqua calda nell’impianto, sfruttando scambiatori di calore installati nei serbatoi sotterranei. L’acqua verrebbe immagazzinata nel bacino superiore dopo averla riscaldata fino a 90 ° C sfruttando energia rinnovabile; al momento del bisogno l’energia termica verrebbe trasmessa ai consumatori tramite teleriscaldamento. In maniera non troppo dissimile, l’impianto potrebbe integrare strutture di teleraffrescamento.

“La combinazione di questi sistemi – spiega Pilk – con fattori di efficienza di circa l’80% per l’elettricità e lo stoccaggio di calore, comporta un aumento significativo dell’energia totale immagazzinata rispetto all’implementazione separata, mantenendo il medesimo consumo di risorse”.

Fonte: http://www.rinnovabili.it

Le aree ombreggiate sono il 328% più efficienti in termini di acqua e mantengono un'umidità del suolo più elevata in estate

Secondo lo studio “Remarkable agrivoltaic influence on soil moisture, micrometeorology and water-use efficiency”, pubblicato su PLOS One da Elnaz Hassanpour Adeh , John S. Selker e Chad W. Higgins del Department of Biological and Ecological Engineering, Oregon State University (Osu), «I pannelli solari potrebbero aumentare la produttività sui pascoli che non sono irrigati e nemmeno stressati».

Il nuovo studio ha rilevato che le erbe e le piante prosperano all’ombra sotto i pannelli solari grazie a un significativo cambiamento di umidità. I risultati sostengono l’agrovoltaico: l’utilizzo dello stesso terreno sia per i pannelli solari che per l’agricoltura. L’idea è di coltivare cibo e produrre energia pulita allo stesso tempo».

Come spiegano all’Osu, «Test del concetto di agrovoltaico sono in corso in diversi siti nel mondo. I ricercatori che stanno dietro questi esperimenti su larga scala stanno testando se le colture possono crescere altrettanto prolificamente all’ombra dei pannelli solari come se fossero in pieno sole, e stanno scoprendo quale sia la migliore inclinazione e disposizione dei pannelli solari».

Come succede spesso, il team dell’Osu è arrivato per caso a questi risultati: camminando davanti a uno degli impianti fotovoltaici del campus universitario, Higgins si è accorto che l’erba più verde cresceva all’ombra della fila di pannelli, quindi il suo team ha installato strumenti per misurare la temperatura dell’aria, l’umidità relativa, la velocità del vento e l’umidità del suolo nelle aree sotto i pannelli e nelle zone esposte alla luce solare diretta. Misurazioni che sono state condotte tra maggio e agosto 2015 e alla fine è stata anche pesato la biomassa fuori-terra nelle diverse aree.

I ricercatori statunitensi hanno così scoperto che «Le aree sotto i pannelli solari avevano un microclima diverso rispetto alle aree esposte. Le aree ombreggiate erano il 328% più efficienti in termini di acqua e mantenevano un’umidità del suolo più elevata durante il caldo estivo». Questo porta a raddoppiare l’erba sotto le file di pannelli solari rispetto alle aree non ombreggiate e le piante hanno anche un maggior valore nutritivo. A fine stagione, gli scienziati dell’Osu hanno anche riscontrato un aumento del 90% della massa vegetale nelle aree sotto pannelli fotovoltaici.

Higgins spiega che «Le piante in pieno sole usano l’acqua il più rapidamente possibile e poi muoiono, mentre quelle in ombra sono meno stressate e usano l’acqua lentamente».

I ricercatori concludono: «Non tutte le colture saranno adatte per la gestione solare, e l’economia della gestione solare attiva con pannelli fotovoltaici ha bisogno di ulteriori studi. Ma i pascoli semi-aridi con inverni umidi possono essere candidati ideali per sistemi agrivoltaici, supportati dai notevoli guadagni di produttività».

- Le tecnologie a supporto dell'agrivoltaico

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Fonte: http://www.greenreport.it

In alcune parti del mondo l’energia solare è già più conveniente del carbone e, in meno di un decennio, è probabile che sia l’opzione a più basso costo in tutto il mondo.

Come scrive Bloomberg, alcuni Paesi, come Cile e Emirati Arabi Uniti, hanno generato energia elettrica dal sole per meno di 3 centesimi a kilowatt-ora, la metà del costo medio globale delle centrali a carbone. Arabia Saudita, Giordania e Messico stanno lanciando aste e gare d’appalto, con l’obiettivo di abbattere i prezzi.

C’è da dire comunque che dal 2009 i prezzi del solare sono scesi del 62%, spinto da una produzione a livelli record. Se il trend continua ad esser questo, entro il 2025, l’energia solare si rivelerà più conveniente per la produzione di elettricità rispetto al carbone, secondo Bloomberg New Energy Finance.

Il calo dei prezzi “sta diventando normale nella maggior parte dei mercati” ha dichiarato Adnan Amin, Direttore Generale International Renewable Energy Agency, un gruppo intergovernativo di Abu Dhabi. “Ogni volta che raddoppia la capacità di produzione, si riduce il prezzo del 20%”.

Convinto del crollo del prezzo del solare è anche Jenny Chase, capo degli analisti di settore per New Energy Finance, secondo cui, in media, il costo dell’energia solare installata sarà 73 centesimi a watt entro il 2025 rispetto agli 1,14 dollari di oggi. Secondo MJ Shiao, analista di GTM Research oggi, il costo è di 1 dollaro a watt e può scendere fino a 75 centesimi nel 2021.

Anche le previsioni dell’U.S. Energy Department’s National Renewable Energy Lab mostrano che in futuro prossimo, in quasi tutto il mondo, il solare sarà più conveniente del carbone: secondo gli esperti, i costi attuali di circa 1,20 dollari watt, scendano ad 1 dollaro entro il 2020.Secondo l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, ci sarà da qui al 2015 un ulteriore calo dei costi del 43%, portando all’84% il calo totale dei prezzi dal 2009 ad oggi.

Se è vero che il trend è questo, è anche vero che la velocità con cui il prezzo del solare scenderà non sarà omogenea e varierà da Paese a Paese. Nei paesi con grandi riserve di carbone nazionale, come l’India e la Cina, probabilmente ci vorrà più tempo perchè il solari risulti più conveniente del carbone. La Cina, il più grande mercato dell’energia solare, vedrà i costi della tecnologia scendere al di sotto di quelli del carbone entro il 2030, secondo il New Energy Finance.

Fonte: https://energiaoltre.it

Un emendamento del M5s propone incentivi fino al 30% con un massimale di tremila euro per chi installerà impianti destinati alle utenze domestiche

Ci sono anche misure di incentivazione per l’acquisto e l’installazione di sistemi di accumulo di energia elettrica prodotta da impianti fotovoltaici destinati alle utenze domestiche tra gli emendamenti alla manovra 2019. Lo hanno presentato i deputati pentastellati, prima firmataria Teresa Manzo e a seguire Faro, Adelizzi, Buompane, D’Incà, Donno, Flati, Gubitosa, Lorenzoni, Lovecchio, Misiti, Sodano, Trizzino Zennaro, nella forma di un articolo 19 bis.

- Cosa dice l'emendamento

“A decorrere dall’anno 2019, al fine di favorire l’autoconsumo di energia rinnovabile, è riconosciuto un contributo a fronte dell’acquisto e dell’installazione di sistemi di accumulo di energia elettrica da impianti fotovoltaici. Il contributo è erogato in favore dei soggetti proprietari oppure titolari di un diritto reale di godimento su immobili o terreni su cui è installato un impianto fotovoltaico destinato ad utenze domestiche”, si legge nella proposta di modifica.

- I limiti di spesa

“Il contributo è riconosciuto a fronte di spese regolarmente documentate e sostenute a decorrere dal 1 luglio 2018 e fino al 30 giugno 2021 e non è cumulabile con altri benefici economici statali” ed è pari “al 30 per cento delle spese sostenute fino a un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 3000 euro per intervento”. Inoltre il limite massimo di spesa per il triennio è fissato in 30 milioni di euro.

- Un decreto del Ministero dell'Ambiente e del MEF per le linee guida

Sarà un decreto del ministro dell’Ambiente di concerto con il titolare dell’Economia a emanare le linee guida riguardanti i soggetti beneficiari, le spese ammissibili, le modalità di richiesta, concessione ed erogazione del contributo e la rendicontazione il monitoraggio delle spese.

Fonte: https://energiaoltre.it

Il Parlamento europeo ha approvato i nuovi obiettivi vincolanti per le rinnovabili e per l'efficienza energetica. Prende vita il pacchetto che prevede "energia pulita per tutti gli europei".

Martedì scorso il Parlamento europeo ha approvato i nuovi obiettivi dell’Ue per aumentare l’impiego delle energie rinnovabili in Europa e migliorare l’efficienza energetica. Secondo le nuove regole concordate dal Parlamento e dai governi nazionali, i nuovi obiettivi prevedono che il 32% del consumo energetico lordo dovrà provenire da fonti rinnovabili entro il 2030, sole, vento e idroelettrico in testa, mentre l’efficienza energetica dovrà essere migliorata del 32,5%, sempre entro il 2030. Non solo, nel pacchetto di misure è previsto anche un aumento della quota di biocarburanti di seconda generazione impiegati nel settore dei trasporti, che dovrà salire al 14%.

Secondo Maroš Šefčovič, vice presidente responsabile per l’Unione energetica: “Con il voto di oggi, sblocchiamo il vero potenziale della transizione energetica pulita dell’Europa, che ci aiuterà a raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi“. Una transizione verso le rinnovabili in Europa che dovrebbe tradursi “in più posti di lavoro, minori costi energetici per i consumatori e meno importazioni di energia”, da parte dell’Unione europea.

- Rinnovabili in Europa al 32% per raggiungere gli obiettivi climatici

Il nuovo quadro normativo è stato approvato dopo che lo scorso 30 novembre 2016, la Commissione europea aveva presentato un nuovo pacchetto di misure che puntava a rivedere gli obiettivi 20-20-20 e alzare quindi l’asticella. Il pacchetto chiamato “Clean energy for all europeans” puntava ad avere un settore energetico più stabile, più competitivo e più sostenibile. Proposte che dovrebbero portare alla crezione di 900mila posti di lavoro e all’aumento di un punto percentuale di Pil nei prossimi dieci anni.

“Quattro delle otto proposte del pacchetto Energia pulita per tutti gli europei sono state ora pienamente approvate, un segnale per dire che siamo sulla strada giusta e che realizzeremo il nostro impegno”, ha detto il commissario per l’Azione e l’energia per il clima Miguel Arias Cañete. Una volta attuate, queste politiche dovrebbero porterare a riduzioni delle emissioni europee di circa il 45% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990, invece del 40 per cento precedentemente previsto.

Non tutti sono d’accordo però. Secondo lo studio “Net zero by 2050, from whether to now“, redatto dall’European climate foundation, si scopre che per essere sulla traiettoria verso la totale decarbonizzazione entro il 2050, le emissioni di gas serra dovrebbero essere ridotte del 55-65 per cento rispetto ai livelli del 1990 già entro il 2030. Valore decisamente più elevato di quanto proposto dall’Europa. Nel rapporto si legge infatti che, con questi obettivi, si arriverebbe alla decarbonizzazione con ben 20 anni di ritardo.

- Tagli alla bolletta e diritto all’autoconsumo di rinnovabili per i cittadini

Ma sono anche altri i punti importanti contenuti nel nuovo quadro normativo: in base alla legislazione, gli Stati membri dovranno garantire che i cittadini abbiano il diritto di produrre energia rinnovabile per il proprio consumo, di immagazzinarla e di vendere la produzione in eccesso. Cosa che cambierà decisamente il panorama energetico italiano.

Fonte: https://www.lifegate.it

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