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Il libro di Filippo Solibello "Spam. Stop plastica in mare" racconta le storie di chi fa qualcosa per eliminare i polimeri dagli oceani

Sulla copertina del libro c’è la foto che ha smosso le coscienze più di mille convegni sull’ambiente: il “cavalluccio parlante”, che si tira dietro un cotton fioc, ormai un'immagine-slogan che ha fatto il giro del mondo. È servita a dare il via ad una consapevolezza più concreta, come un grido d’aiuto degli oceani soffocati dalla plastica. «Io l’ho ascoltato e seguito. Così è nato il mio viaggio di un mese in Italia e all’estero per capire davvero il problema dei polimeri in mare » spiega Filippo Solibello, conduttore radiofonico di Radio2 e autore della campagna green “Mi illumino di meno”. Ha appena pubblicato il suo nuovo libro SPAM - Stop plastica a mare.

È uno dei primi volumi, in Italia, che con storie e interviste, da pescatori sino a scienziati, affronta di petto il tema dell’inquinamento cercando di dettare “30 piccoli gesti per salvare il mondo dalla plastica”. Il cavalluccio lo ha portato ad esempio tra Casal di Principe e Castel Volturno, dove ha incontrato due giovani, Massimiliano Novello e Gennaro Del Prete, i cui padri sono stati uccisi dalla camorra. Il padre di Del Prete era presidente del Sindacato nazionale autonomo ambulanti e fu ammazzato perché denunciò il racket dei sacchetti di plastica abusivi, che i criminali imponevano di comprare ai commercianti. I due ragazzi, per onorare la memoria dei padri, hanno ideato la Cooperativa 21 che oggi commercializza e distribuisce buste biodegradabili e compostabili proprio in quel territorio. «È una storia di coraggio e di amore per la natura. Che ci racconta però come ancora oggi in Italia 4 sacchetti su 10 siano illegali. I danni che portano all’ambiente sono enormi, senza contare quelli legati all’evasione fiscale». Da questa storia Solibello prende spunto per raccontare ai lettori «come riconoscere un sacchetto di plastica abusivo da uno biodegradabile, con piccole attenzioni».

Spostandosi poco più in là, sulla costa, l’autore incontra i pescatori del Tirreno costretti ogni giorno a tirar su migliaia di pezzi di plastica dalle reti: materiali che dovranno, finché non passerà la legge Salvamare, ributtare in mare. «Rifiuti che trasformati in microplastiche vengono ingeriti dagli animali marini. Ci sono tracce di plastica nel 25% delle tartarughe. Lo trovo allucinante» racconta. Fra i comandamenti che lo scrittore annota c’è la necessità, per arginare l’inquinamento, di «conoscere, informarsi, capire. Ci sono le regole base, come riciclare, recuperare, non gettare i rifiuti in mare, consumare meno, investire nella ricerca».

Racconta come attraverso il lavoro dell’Università di Siena si stia scoprendo sempre di più su presenza ed effetti delle microplastiche in mare. Nel libro la docente Maria Cristina Fossi spiega che su queste “si attaccano sostanze inquinanti che vengono trasportate ed entrano nei tessuti muscolari dei pesci. Tessuti che poi noi mangiamo”.

Ci sono poi le storie di giovani scienziati che studiano alternative allo spreco di plastica e quelle di ragazzi italiani, come i liguri della startup PCUP, che hanno inventato un bicchiere “intelligente” di silicone, pieghevole e tascabile, dotato di microchip per poter perfino pagare automaticamente tramite app. «Idee con cui eviti la dispersione di migliaia di bicchieri: pensate anche solo ai concerti...» dice Solibello. Oppure quella, olandese, dei pescatori di plastica, gente che si è messa a recuperare i detriti polimerici dai fiumi e ci ha realizzato una piccola flotta.

Decine di spunti per aiutare a sviluppare una coscienza sul problema, ma anche confronti diretti con chi la plastica la produce, distribuisce o commercia, dai supermercati sino alle multinazionali. Oppure il punto di vista dell’Italia «all’avanguardia nella lotta alla plastica, per esempio con il divieto sui cotton fioc», spiegata direttamente dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa. «Dopo tanti incontri – chiosa l’autore – ciò che mi ha stupito di più è la visione comune, dagli ambientalisti sino alle istituzioni, nel cercare di fermare l’inquinamento. C’è sinergia, ma per riuscirci è tempo che tutti ascoltino il cavalluccio parlante»

Fonte: http://www.repubblica.it

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha chiesto un'azione urgente per il clima, mentre l'agenzia meteorologica dell'ONU conferma il record di riscaldamento globale

Dopo l'allarme lanciato dal rapporto dell’IPCC - Intergovernmental Panel on Climate Change, che ha evidenziato che restano solo 12 anni per salvare il Pianeta e dimezzare le emissioni di CO2, sono stati pubblicati nuovi dati dall'Organizzazione Meteorologica Mondiale delle Nazioni Unite (WMO), che segnalano che gli ultimi quattro anni sono stati ufficialmente i "più caldi del mondo". Sulla scia di questi Studi il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha chiesto un'azione urgente per il clima e una maggiore ambizione, in vista del summit climatico di settembre.

Ricordiamo che il rapporto dell'IPCC sottolineava l'obbligo di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C, obbligo che richiederà "transizioni rapide e di vasta portata su energia, industria, edifici, trasporti e città" e che le emissioni globali nette di anidride carbonica, attribuibili all'attività umana, dovrebbero diminuire di circa il 45% rispetto ai livelli del 2010 entro il 2030, raggiungendo lo 'zero netto' intorno al 2050.

L'analisi relativa alle temperature del quadriennio 2015/2018, basata sul monitoraggio effettuato da cinque importanti organizzazioni internazionali, mostra che la temperatura superficiale media globale nel 2018 è stata di circa 1° Celsius al di sopra del livello medio del periodo preindustriale (1850-1900). Il 2016, influenzato dall'evento El-Niño, rimane l'anno più caldo mai registrato. Il 2019 sembra essere cominciato coerentemente con la tendenza degli ultimi 4 anni: l'Australia ha avuto un gennaio con caldo record e ondate di calore senza precedenti, in Tasmania il secco è stato tale che ha causato molti incendi distruttivi.

Il caldo estremo nell'emisfero australe ha contrastato con il freddo estremo in alcune parti del Nord America a gennaio.

"Il freddo negli Stati Uniti orientali non smentisce certamente il cambiamento climatico", ha detto il segretario generale WMO Petteri Taalas. "L'Artico si sta riscaldando il doppio della media globale. Gran parte dei ghiacci della regione si è sciolta. Questi cambiamenti stanno influenzando i modelli meteorologici al di fuori dell'Artico nell'emisfero settentrionale. Una parte delle anomalie del freddo alle latitudini più basse potrebbe essere collegata ai drammatici cambiamenti nell'Artico.

"L'andamento della temperatura a lungo termine è molto più importante della classificazione dei singoli anni, e questa tendenza è in aumento", ha sottolineato Taalas. "I 20 anni più caldi di sempre si sono concentrati negli ultimi 22 anni. Il grado di riscaldamento degli ultimi quattro anni è stato eccezionale, sia sulla terraferma che nell'oceano". Le temperature, ha continuato Taalas, sono solo una parte del problema, le condizioni metereologiche estreme hanno infatti colpito molti paesi e milioni di persone, con ripercussioni devastanti per le economie e gli ecosistemi nel 2018. Si conferma dunque che la priorità per tutti i Governi sia l'attuazione di strategie per la riduzione delle emissioni di gas serra e l'introduzione di misure di adattamento ai cambiamenti climatici.

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha dichiarato che, "per realizzare queste trasformazioni, dobbiamo aumentare significativamente il livello globale di azione e ambizione per il clima". Proprio per questo ha convocato il 23 settembre di quest'anno un vertice sul clima, incentrato su nove aree chiave che riguardano transizione verso fonti energetiche alternative in ambito civile e industriale, lo sviluppo di soluzioni per la salvaguardia di oceani e foreste, i possibili finanziamenti, gli investimenti sulle infrastrutture e un'attenzione particolare ai fattori sociali e politici.

L'obiettivo del segretario Generale è che dal vertice possano emergere forti segnali politici per garantire il raggiungimento degli obiettivi dell'accordo di Parigi del 2015, in cui i paesi si sono impegnati collettivamente a limitare il riscaldamento globale a 1,5°C al di sopra dei livelli preindustriali.

 

Fonte: https://www.infobuildenergia.it/

Nel 2018 le energie rinnovabili hanno raggiunto il 32,3% della produzione di elettricità riducendo del 5% le emissioni di CO2 nel settore energetico dell'Unione

La transizione dell'Europa dal carbone alle energie rinnovabili sta accelerando: la quota di elettricità da fonti rinnovabili nell'Unione europea è aumentata di oltre il 2% nel 2018 rispetto all’anno precedente e ha raggiunto il 32,3%. I nuovi impianti eolici, fotovoltaici e a biomassa hanno sostituito il carbone fossile - soprattutto in Germania, Regno Unito e Francia - e l'aumento a livelli normali di produzione idroelettrica ha ridotto la produzione di gas.

Di conseguenza, la produzione totale di carbone nell'UE è diminuita del 6% nel 2018 ed è stata inferiore del 30% rispetto alla produzione del 2012. Questo calo continuerà nei prossimi anni perché tre quarti della produzione di carbon fossile nell'UE si trova in paesi che prevedono la sua eliminazione graduale, per esempio in Spagna e Germania.

Questo il risultato principale che i think tank Agora Energiewende (Germania) e Sandbag (Regno Unito) hanno presentato nello studio "The European Power Sector in 2018", con la valutazione annuale del sistema elettrico dell'UE. Dave Jones, autore dello studio e analista di Sandbag commentando i dati ha sottolineato: "L'Europa sta dimostrando che sostituire la produzione di carbone con le energie rinnovabili è il modo più rapido per ridurre le emissioni. In soli sei anni, tra il 2012 e il 2018, le emissioni annue di CO2 delle centrali a carbone in Europa sono diminuite di 250 milioni di tonnellate senza aumentare le emissioni derivanti dalla produzione di energia elettrica a gas naturale”.

Fotovoltaico in crescita

Nel 2018, l'energia solare ha rappresntato solo il 4% del mix elettrico dell'UE, anche se in alcuni paesi è stata superiore: in Italia, intorno al 9%, in Grecia, poco meno dell'8% e in Germania, circa il 7%.

Ma le nuove installazioni di fotovoltaico, con un totale di quasi 10 gigawatt sono aumentate di più del 60% e le stime dicono che potrebbero triplicare a 30 gigawatt entro il 2022, dato che i prezzi dei moduli sono diminuiti del 29% nel 2018. Nonostante questa importante crescita l'UE detiene una quota inferiore al 10% del mercato mondiale del fotovoltaico, che lo scorso anno ha raggiunto i 109 gigawatt. Nell'Europa settentrionale, la generazione solare ha raggiunto livelli record grazie all'estate molto calda e secca del 2018.

I costi di produzione dell’energia solare e di quella eolica sono oggi più economici di quella proveniente da centrali fossili. Il prezzo del carbone nel 2018 è aumentato del 15%, il gas del 30% e il prezzo di CO₂ del 170%, di conseguenza i prezzi all'ingrosso dell'elettricità sono saliti a 45-60 euro per Megawattora in tutta Europa

L'analisi di Sandbag e Agora Energiewende evidenzia che per rispettare l'obiettivo dell'UE per il 2030 di coprire il 32% della domanda di energia con le rinnovabili, queste devono aumentare notevolmente: la quota di energie rinnovabili nel settore elettrico dovrà salire al 57% entro il 2030.

 

Fonte: https://www.infobuildenergia.it

Il GSE pubblica il rapporto “Energia da fonti rinnovabili in Italia”

Cresce il contributo delle fonti rinnovabili al sistema energetico italiano. A confermarlo è oggi il Gestore dei servizi energetici GSE che aggiornati i dati ufficiali pubblicando il suo Rapporto Energia da fonti rinnovabili in Italia – 2017. Nell’anno in questione, si legge nel documento, i consumi finali lordi di energia FER in Italia, ammontavano complessivamente a 22 Mtep. Il dato è in aumento di circa 920 ktep rispetto al 2016, un più 4,4% nel grafico della domanda dovuto essenzialmente a tre fattori: le agroenergie, l’eolico e il fotovoltaico. Il clima più rigido che ha caratterizzato il 2017 ha portato, infatti, ad aumentare l’uso delle biomasse solide (+8%) ai fini del riscaldamento. Nel contempo le condizioni climatiche hanno favorito la produzione elettrica da moduli fotovoltaici (+10%) e da turbine eoliche (+4%, dato normalizzato).

Nel complesso quei 22 Mtep hanno coperto il 18,3% dei consumi energetici in Italia, conquistando quasi un intero punto percentuale di crescita rispetto al 2016 (17,4%).

Sul fronte elettrico la produzione lorda complessiva da fonti rinnovabili ha raggiunto il 35% del mix. Per il fotovoltaico si è trattato addirittura di un anno record grazie alla generazione di 24,4 TWh (+10,3% rispetto al 2016) mentre le condizioni siccitose hanno fatto arretrare l’idroelettrico determinando una riduzione complessiva su produzione effettiva di elettricità verde.

Nel dettaglio, i 787.000 impianti in esercizio sul territorio nazionale, per una potenza installata di oltre 53 GW, hanno generato 104 TWh di energia rinnovabile.

Concentrando la lente sul settore termico, invece, circa il 20% dei consumi energetici del 2017 è stato coperto da fonti rinnovabili, con la biomassa solida (utilizzata soprattutto nel settore domestico in forma di legna da ardere e pellet) che da sola ha coperto il 67% dei consumi verdi, cui segue il contributo fornito dalle pompe di calore (24%).

Per quanto riguarda infine i trasporti, nel 2017 sono stati immessi in consumo circa 1,2 milioni di tonnellate di biocarburanti, in larghissima parte costituiti da biodiesel. La quota dei consumi totali coperta dalle rinnovabili, calcolata secondo i criteri previsti a livello comunitario, risulta pari al 6,5%, a fronte di un obiettivo nazionale al 2020 pari al 10%.

 

Fonte: http://www.rinnovabili.it/

I ricercatori svedesi hanno trovato un fluido a basso impatto ambientale in grado di conservare l’energia prodotta dai sistemi solari con molta più efficienza rispetto alle batterie.

In Svezia un team di ricercatori della Chalmers University of Technology ha sviluppato un fluido speciale, chiamato “combustibile termico solare”, che può immagazzinare l’energia proveniente dal sole per quasi 20 anni. “Un combustibile termico solare è come una batteria ricaricabile, ma invece dell’elettricità possiamo immagazzinare la luce del sole per ottenere calore da utilizzare su richiesta” ha commentato Jeffrey Grossman, un ingegnere del Massachussets Institute of Technology specializzato sullo sviluppo di questi materiali. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Royal Society of Chemistry.

I fluidi solari termici, come quello scoperto dai ricercatori svedesi, hanno il vantaggio di essere riutilizzati e a basso impatto ambientale il loro impiego non genera emissione di CO2 o di altri gas serra.

Che cosa è il combustibile termico solare

La molecola norbornadiene di cui è composto il fluido è formata da carbonio, idrogeno e azoto e quando questa viene colpita dalla luce del sole i legami tra gli atomi vengono riarrangiati e la molecola si trasforma in una nuova molecola con più energia, un isomero chiamato quadriciclano.

L’energia solare viene così intrappolata tra i forti legami chimici dell’isomero e rimane anche quando il fluido si è raffreddato.

“L’energia in questo isomero può essere immagazzinata per un massimo di 18 anni. Nel momento in cui si ha la necessità di utilizzare l’energia stoccata facendo passare il fluido attraverso un catalizzatore otteniamo un aumento di calore che è maggiore di quanto abbiamo sperato potesse accadere” sostiene Kasper Moth-Poulsen ricercatore specializzato sui nanomateriali e membro del gruppo che ha lavorato allo studio presso la Chalmers University.

I ricercatori sostengono che il fluido ha la capacità di immagazzinare 250 wattora di energia per chilogrammo, giusto per avere un’idea circa il doppio della capacità di stoccaggio delle batterie del sistema Powerwall di Tesla, ma i margini di miglioramento sono ancora elevati.

Come funziona il sistema di stoccaggio dell’energia

Il sistema è costituito da un riflettore concavo con un tubo al centro che concentra i raggi solari e funziona in modo circolare. Il fluido viene pompato attraverso dei tubi trasparenti e viene riscaldato dalla luce del sole, trasformando la molecola di norbornadiene nel suo isomero quadriciclano capace di intrappolare il calore. Il fluido viene poi stoccato a temperatura ambiente ottenendo una minima perdita di energia. Quando si ha la necessità di utilizzare l’energia, il fluido viene fatto passare attraverso un catalizzatore a base di cobalto che trasforma le molecole facendole tornare di nuovo alla loro forma originale innalzando la temperatura del fluido di circa 63 °C. Una volta utilizzato, il fluido può ritornare in circolo nell’impianto solare per essere riscaldato ed utilizzato decine e decine di volte, almeno 125 volte senza che la molecola venga danneggiata.

Il calore generato può poi essere utilizzato ad esempio nei sistemi di riscaldamento domestico, produzione di acqua calda e molto altro ancora, prima di tornare nuovamente sul tetto.

Secondo i ricercatori i risultati sono un primo passo perché in base ai calcoli si potrebbe ottenere un fluido con una temperatura di 110 gradi Celsius e oltre. La commercializzazione tuttavia richiederà ancora alcuni anni ma i ricercatori confidano che il sistema possa trovare già ora l’interesse degli investitori.

Fonte: https://www.lifegate.it/

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