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In occasione del Summit SolarPower , il direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale per l’energia ha anticipato alcuni dati del prossimo ‘World Energy Outlook 2020’

“I nostri numeri dimostrano che se l’Europa riuscirà a perseguire l’obiettivo delle zero emissioni nette, entro cinque anni il fotovoltaico rappresenterà la fonte numero uno per capacità elettrica, superando tutte le altre”. A dipingere un roseo futuro per il solare europeo è oggi Fatih Birol, il direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia IEA. Parlando dal SolarPower Summit, Birol ha anticipato alcuni dati del prossimo ‘World Energy Outlook 2020’, il report che annualmente analizza i trend su domanda e offerta di energia e cosa essi significhino per il futuro della sicurezza energetica, della protezione ambientale e dello sviluppo economico.

Come spiegato dalla stessa IEA, le circostanze eccezionali di questo 2020 hanno richiesto un approccio eccezionale alla preparazione dell’Outlook. I consueti orizzonti di modellizzazione a lungo termine sono stati mantenuti, ma il focus del report – che sarà pubblicato il 13 ottobre – è fisso sui prossimi 10 anni. Il documento esplorerà in dettaglio gli impatti della pandemia di Covid-19 sul settore energetico, e le azioni a breve termine che potrebbero accelerare le transizioni verso l’energia pulita. E prenderà di mira le principali incertezze che il comparto dovrà affrontare, mappando le scelte a favore di una ripresa sostenibile.

“L’energia pulita deve essere al centro della ripartenza economica globale, poiché offre una soluzione alle crisi finanziarie e climatiche”, ha dichiarato Birol. “Il fotovoltaico è stato essenziale per offrire resilienza durante la pandemia e, con il quadro del nuovo Green Deal europeo, l’Europa può guidare il mondo nella fornitura di tecnologia solare e rinnovabile”.

Una posizione pienamente condivisa anche da Aristotelis Chantavas, Presidente di SolarPower Europe, l’associazione che rappresenta i produttori fotovoltaici europei, ospite dell’evento. “Sebbene il 2020 sia stato un anno impegnativo per il mondo, possiamo già guardare avanti a quello che è l’inizio di un vero decennio solare, come confermato dagli ultimi dati IEA”, ha affermato Chantavas. “Guardando indietro, al 2019, il fotovoltaico ha aggiunto la più alta quota di nuova capacità nell’UE rispetto a qualsiasi altra tecnologia energetica, raddoppiando a 16,7 GW”. Per potenziare ulteriormente il settore, tuttavia, vi sono ancora dei nodi da sciogliere.

Dall’analisi dei piani nazionali su energia e clima (PNIEC) degli Stati membri – aggiunge Chantavas – è emersa la necessità di misure di semplificazione che rimuovano limitazioni e colli di bottiglia al fotovoltaico europeo. Attualmente i PNIEC promettono nel complesso 209 GW di capacità solare aggiuntiva entro il 2030, ovvero 19 nuovi GW all’anno. Ciò contribuirà a superare l’obiettivo rinnovabili per il 2030, raggiungendo il 33,1 – 33,7% di green energy nei consumi di fine decennio. I Paesi, però, possono e devono fare di più. Secondo la valutazione di SolarPower Europe, il mercato potrebbe puntare a 24 nuovi GW fotovoltaici installati ogni anni. A patto ovviamente di rimuovere oggi gli ostacoli più ingombranti.

“L’eliminazione delle barriere normative – , ha aggiunto Raffaele Rossi, Policy Analyst presso SolarPower Europe – stimolerà il mercato fotovoltaico europeo e sbloccherà mezzo milione di posti di lavoro entro il 2030, la maggior parte dei quali segmento ad alta intensità di manodopera del solare sul tetto, e potrebbe innescare nuove attività di produzione lungo l’intera catena del valore”.

Fonte: https://www.rinnovabili.it

Il nuovo rapporto di Legambiente, 'Mal'Aria', esamina i livelli di polveri sottili su un periodo di 5 anni e contiene un focus sulle auto, che suggerisce che a nel capoluogo lombardo i veicoli a diesel emettano più di quanto previsto dalle norme

L’85% delle città italiane non rispetta gli standard sulla qualità dell’aria: le più inquinate sono Torino, Roma, Palermo, Milano e Como, che tra il 2014 e 2018 non hanno mai rispettato nemmeno per uno solo dei parametri previsti dall’Oms. La più virtuosa invece è Sassari: la ‘pagella’ è contenuta dal nuovo rapporto di Legambiente ‘Mal’aria’ che analizza l’inquinamento lungo un periodo di cinque anni.

Il rapporto – presentato alla vigilia dell’entrata in vigore delle misure antismog sulla base dell’accordo per le zone del bacino padano – esamina i livelli di inquinamento di 97 città italiane, confrontando le concentrazioni medie annue delle polveri sottili (Pm10 e Pm2,5) e del biossido di azoto (NO2). “Solo il 15% delle città ha raggiunto nei cinque anni un voto sufficiente – viene spiegato – Sassari (voto 9), Macerata (voto 8), Enna, Campobasso, Catanzaro, Grosseto, Nuoro, Verbania e Viterbo (voto 7), L’Aquila, Aosta, Belluno, Bolzano, Gorizia e Trapani (voto 6)”.

“Per tutelare la salute delle persone – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – bisogna avere coraggio e coerenza, definendo le priorità da affrontare e finanziare. Le città sono al centro di questa sfida. Serve una politica diversa che non pensi solo ai blocchi del traffico e alle deboli e sporadiche misure anti-smog. Il governo italiano, grazie al Recovery fund, ha un’occasione irripetibile per modernizzare davvero il Paese, scegliendo la strada della lotta alla crisi climatica“. Gli strumenti da incentivare, secondo Zampetti, sono l’utilizzo dei mezzi pubblici, la rete dello sharing mobility e le piste ciclabili e pedonali.

Milano “Diesel fuorilegge” – In fondo alla classifica c’è anche Milano, con un punteggio pari a zero: in cinque anni non ha rispettato nemmeno uno dei parametri previsti. Non solo: il rapporto contiene anche un focus sulle auto che suggerisce che i veicoli a diesel emettano più di quanto previsto dalle norme. Se tutti rispettassero le norme, spiega il rapporto “l’inquinamento da biossido di azoto, come media annuale, rientrerebbe nei limiti di qualità dell’aria europei. Invece il mancato rispetto ha portato alla stima di 568 decessi in più per la sola città di Milano, a causa dell’esposizione ‘fuorilegge'” per un solo anno”. Il focus cita lo studio condotto da un consorzio italiano che comprende consulenti (Arianet, modellistica), medici ed epidemiologi (Isde Italia, Medici per l’Ambiente), Legambiente, e la piattaforma MobileReporter.

Il focus – viene spiegato – è dedicato alle auto come fonte principale di inquinamento in città e ricorda che “le emissioni fuorilegge delle auto diesel continuano a causare un aumento della mortalità”. Lo studio citato – spiega Legambiente – “stima per la prima volta in assoluto la quota di inquinamento a Milano imputabile alle emissioni delle auto diesel che superano nell’uso reale i limiti fissati nelle prove di laboratorio alla commercializzazione”. Secondo Legambiente quindi si dovrebbero “bloccare tutti i veicoli diesel troppo inquinanti, persino gli Euro 6C venduti fino ad agosto 2019″. Lo studio rientra nell’ambito della “più ampia iniziativa transfrontaliera sull’inquinamento del traffico urbano ‘Clean air for health’, progetto lanciato dall’Associazione europea sulla salute pubblica (Epha)”, e coinvolge partner in diversi Stati membri Ue.

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it

Secondo le più recenti analisi con gli interventi coperti dalla nuova detrazione è possibile abbattere il fabbisogno energetico nei condomini del 43%, tagliando del 35% le emissioni

Il Superbonus 110% integrerà da quest’anno in modo significativo l’Ecobonus e il Sismabonus, le principali detrazioni Irpef per la casa. Strumenti importanti non solo per sostenere il settore edilizio ma anche per rinnovare un parco immobiliare ancora carente sotto il profilo energetico. Ma qual è il loro impatto in termini di risparmio ottenibile?

A rispondere è oggi l’analisi dell’Ufficio Studi Gabetti, insieme a Gabetti Lab, che attraverso lo studio di 59 condomini (1.277 unità abitative) che hanno contrattualizzato interventi di riqualificazione energetica, ha cercato di quantificare il relativo risparmio dal punto di vista energetico, economico e anche emissivo.

Risparmio energetico medio per unità abitativa

I dati di risparmio energetico medio per unità abitativa così come quelli inerenti la riduzione della CO2 sono stati ricavati da un’indagine, basata su un campione di 463 unità immobiliari – per un totale di 17 condomini – in cui erano già stati eseguiti lavori di riqualificazione. Nel dettaglio lo studio ha analizzato i documenti di progetto allegati nella domanda di richiesta per l’ottenimento della detrazione Iref.

Per il campione, si è passati da un fabbisogno energetico medio iniziale di 122,8 KWh/mq/anno, ad uno finale di 66,76 KWh/mq/anno, con un taglio medio del 43%. Un secondo dato significativo è la percentuale di risparmio energetico medio e il salto di classe energetica medio per queste 463. Grazie all’analisi dell’Attestato di prestazione energetica (APE) si è riusciti infatti a calcolare che il salto di classe medio è di 2,6 punti, mentre la percentuale di risparmio energetico medio è del 34%. Con una riduzione media delle emissioni di CO2 pari al 35%.

Risparmio economico generato

Un altro aspetto su cui lo studiosi è focalizzato è quello economico. L’analisi ha considerato in questo caso un campione di 59 condomini (per un totale di quasi 1.300 unità abitative) che hanno contrattualizzato l’esecuzione di interventi per l’efficientamento energetico in Ecobonus/Sismabonus, prevedendo la cessione del credito fiscale; di questi, 17 hanno poi manifestato l’intenzione di passare al Superbonus 110%.

Considerando tutto il campione, l’importo totale dei lavori è pari a 42,6 milioni di euro: il 95% (pari a 40,5 milioni) ha riguardato gli interventi di isolamento termico delle superfici opache verticali, orizzontali e inclinate (cappotto termico); il 5% (pari a 2,1 milioni) sono stati interventi di sostituzione degli impianti di climatizzazione invernali (generatori di calore). Agli interventi di riqualificazione, le unità immobiliari del campione hanno abbinato interventi di ristrutturazione edilizia non legati all’efficientamento energetico per un ammontare di 1,9 milioni (4% del costo totale). Dunque, considerato anche il costo della ristrutturazione edilizia, il costo totale generato dal campione è di 44,5 milioni di euro.

In questo caso, attraverso l’Eco/Sismabonus (65%/85%) tradizionale e il Bonus Ristrutturazione per la quota residua (50%), il credito di imposta cedibile è del 71%, mentre rimane per il 29% a carico del condominio. Tradotto in termini numerici significa che il campione ha ceduto una cifra pari a 31,8 milioni di euro, mentre ha effettivamente pagato un residuo pari a 12,7 milioni.

Partendo dai valori economici relativi al costo totale dell’intervento, al credito d’imposta cedibile e al residuo a carico del condominio, è stata fatta un simulazione applicando i parametri economici previsti dal Superbonus 110% su 17 condomini. Al costo totale degli interventi in Ecobonus per ognuno dei 17 immobili è stato aggiunto un 25% in più: “è una percentuale stimata rappresentativa del numero di interventi aggiuntivi (building automation, pannelli fotovoltaici, colonnine per la ricarica elettrica, etc…) che il Superbonus consente di fare rispetto all’Ecobonus”. Oltre a questo, per gli interventi che riguardano l’involucro edilizio e la sostituzione del generatore di calore, l’aliquota del 65% è stata sostituita con un’aliquota al 110%, mentre è stato confermato al 50% lo sconto fiscale della ristrutturazione edilizia.

Dalle stime effettuate emerge che la percentuale a carico del condominio scenderebbe al 6%: su un totale di importo lavori pari a 15,5 milioni di euro, il residuo a carico del condominio andrebbe a ridursi del 71%, da 3,6 milioni a 1,04 milioni.

Fonte: https://www.rinnovabili.it

Il nuovo record prestazionale sarà sfruttato all’interno del progetto tedesco “H2OPV”. L’obiettivo? Realizzare moduli fotovoltaici sottili da integrare in una pellicola di tessuto galleggiante con cui coprire i serbatoi d’acqua.

La ricerca tedesca nel campo del fotovoltaico organico continua a sfornare record. Se solo solo qualche giorno si celebrava la straordinaria efficienza raggiunta dall’Università Friedrich-Alexander con moduli di 26 e 204 centimetri quadrati, oggi è il turno del Fraunhofer ISE. L’istituto, in collaborazione con il Freiburg Materials Research Center FMF, ha realizzato nuove celle solari organiche trasparenti dotate di un’efficienza del 14,9%. Di per sé il numero potrebbe non risultare così sorprendente. A renderlo speciale, consacrandolo come un nuovo primato mondiale è l’area attiva della cella a cui fa riferimento: un centimetro quadrato.

Perché è così importante? Perché come spiegano i ricercatori del Fraunhofer ISE, una delle sfide maggiori con la tecnologia fotovoltaica (non solo quella organica) è trasferire i valori di conversione della luce in elettricità che si ottengono su piccolissime celle di laboratorio ad aree più grandi.

Il nuovo record è frutto di un lavoro lungo anni e si inserisce all’interno di un progetto ambizioso: realizzare moduli fotovoltaici sottili da integrare in una pellicola di tessuto galleggiante con cui coprire i serbatoi d’acqua. L’iniziativa è stata battezzata con il nome di H2OPV e ha da subito trovato l’appoggio del Ministero Federale Tedesco dell’Economia e dell’Energia. I partner del progetto stanno lavorando contemporaneamente su diversi focus : dalla formulazione di nuovi semiconduttori organici all’ottimizzazione di processi di stampa per la produzione delle pellicole, fino ai test delle strutture galleggianti.

Nuovi materiali per le celle solari organiche trasparenti

Uno dei primi problemi da risolvere riguarda naturalmente la durata delle celle solari e la loro efficienza, fattori oggi ancora non paragonabili a quelli della tecnologia in silicio. Ma la velocità con cui tali prodotti vengono sviluppati oggi è elevata. L’obiettivo del team è mettere a punto semiconduttori organici che riescano a vantare una alta resa e durare almeno un decennio.

“Le celle solari organiche – spiega un nota stampa del Fraunhofer ISE – possono essere prodotte senza l’uso di metalli pesanti e altri elementi critici, sono leggere, meccanicamente flessibili, possono essere integrate molto bene e hanno un aspetto omogeneo anche con un design semitrasparente. Selezionando semiconduttori organici che assorbono solo la luce infrarossa, è possibile inoltre sviluppare celle trasparenti per finestre, pellicole di copertura agricola o vetri per serre”.

A differenza del fotovoltaico tradizionale, in quello organico lo strato che assorbe la luce non è costituito da un unico materiale, ma da una miscela di materiali donatori – accettori. Dopo la cattura dei fotoni, avviene molto rapidamente un trasferimento del portatore di carica all’interfaccia tra i due materiali, solitamente polimeri coniugati (donatore) e fullereni derivati (accettore). Questo passaggio è stato per lungo tempo caratterizzato da perdite di energia, che riducevano la tensione della cella. Inoltre, i fullereni assorbono pochissima luce solare, motivo per cui l’elettricità è generata principalmente dal componente donatore. Senza contare che i semiconduttori organici di solito assorbono solo in un certo intervallo di lunghezze d’onda.

La ricerca di settore sta sviluppando nuovi materiali che possano superare questi problemi. Oggi, ad esempio, come accettori vengono testate molecole molto più simili ai materiali donatori e le cui proprietà ottiche ed elettriche possono essere modificate intervenendo sulla struttura chimica. Tuttavia i buoni risultati si erano ottenuti finora su aree molto piccole, nell’ordine di pochi millimetri quadrati. Il team tedesco è riuscito a replicarli su una superficie di 1,1 cm2.

“Siamo rimasti molto soddisfatti dei risultati, poiché non abbiamo subito perdite”, afferma il Dr. Birger Zimmermann, team leader per la tecnologia di produzione per celle solari organiche presso Fraunhofer ISE. “Questo è un passo importante nella giusta direzione”, aggiunge il Dr. Uli Würfel, capo del dipartimento Fotovoltaico organico e perovskite del Fraunhofer ISE “e abbiamo anche alcune idee su come aumentare ulteriormente l’efficienza. Quindi le prossime settimane e mesi saranno molto eccitanti”.

Fonte: https://www.rinnovabili.it

L’ENEA ha sviluppato una tecnologia in grado di incrementare fin dell’1% la resa delle celle solari. La soluzione è parte di un ampio progetto finalizzato a creare a una linea di produzione italiano/europea di pannelli solari ad alta efficienza

Si chiama AMPERE ed è il progetto europeo da 26 milioni di euro nato per riportare nel Vecchio Continente la produzione fotovoltaica innovativa. L’iniziativa è stata lanciata a maggio 2017, grazie anche anche al supporto dei fondi di Horizon 2020, e oggi riunisce le competenze di 14 partner provenienti da Francia, Germania, Ungheria, Italia, Norvegia, Svizzera, Regno Unito. Fra questi vi è anche l’ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, che oggi fa sapere di aver contribuito alla creazione di celle fotovoltaiche superefficienti. Nel dettaglio, i ricercatori italiani hanno messo a punto una tecnologia in grado di aumentare dell’1%, in valore assoluto, l’efficienza delle celle ad etero-giunzione di silicio amorfo e cristallino (Hetero Junction Technology – HJT).Nel 2017, il progetto Ampere, coordinato da Enel Green Power, si è dato un preciso obiettivo: implementare una linea pilota completamente automatizzata di moduli fotovoltaici bifacciali che fosse sostenibile dal punto di vista tecnico, economico ed ambientale. E di farlo in Italia. Partire, quindi, dalla preparazione dei wafer di silicio fino ad arrivare all’installazione dei pannelli.

In questo contesto, uno dei passaggi clou, è stata la realizzazione di celle fotovoltaiche superefficienti. Grazie anche alla sostituzione dei tradizionali strati di silicio amorfo con ossidi conduttivi operata dall’ENEA, oggi le unità vantano un’efficienza di conversione della luce in elettricità del 23,5 per cento; 1,5 punti percentuali in più rispetto a quelle attualmente in commercio. E se l’incremento sembra piccolo, va ricordato che a livello industriale ogni ‘punto’ di efficienza guadagnato corrisponde ad una riduzione del 6 per cento dei costi produttivi.

“Nel settore fotovoltaico – spiega Massimo Izzi del Laboratorio Tecnologie Fotovoltaiche e Fonti Rinnovabili dell’ENEA – la sfida prioritaria è riuscire ad aumentare l’efficienza energetica, rendendo le strutture in grado di sfruttare al meglio l’energia del sole e di ridurre il più possibile la dispersione. Per questo stiamo lavorando a materiali e soluzioni sempre più affidabili e sostenibili”. “Punto di forza degli ossidi conduttivi – aggiunge -Izzi – è la maggiore trasparenza che consente di ‘catturare’ più luce e di massimizzare i parametri di conversione fotovoltaica della cella ad eterogiunzione”.

Questa innovazione ha permesso di fare un ulteriore passo avanti al progetto. A livello operativo, l’obiettivo è produrre pannelli solari bifacciali in quella che sarà la prima gigafactory fotovoltaica italiana. “Il progetto – ha aggiunto Giorgio Graditi, direttore del Dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili ENEA – si propone di ricreare una filiera industriale competitiva, che vada dalle materie prime al dispositivo finale, nel settore del fotovoltaico europeo e in particolar modo per quello italiano, facendo leva sulla forte capacità di innovazione tecnologica di cui possiamo disporre a livello di ricerca e di imprese”.

Fonte: https://www.rinnovabili.it

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