News & Eventi

È attivo dal 7 dicembre il nuovo servizio di Alerting del Gse volto a monitorare il livello di performance degli impianti fotovoltaici di potenza inferiore a 800 kW, incentivati in Conto Energia.

Grazie al servizio, spiega una nota del Gse, è possibile individuare gli impianti poco performanti rispetto al cluster di appartenenza, stimolando i soggetti titolari degli stessi a intraprendere azioni mirate di verifica e manutenzione in modo da incrementare il rendimento delle installazioni.

Il Gse, termina la nota, avvierà con cadenza semestrale ulteriori azioni di monitoraggio per favorire il miglioramento delle performance dei singoli impianti, contribuendo a incrementare la produzione di energia rinnovabile a livello nazionale.

Scopri di più sul sito del GSE: https://www.gse.it/servizi-per-te/servizi-digitali-integrati/alerting-sulla-performance-degli-impianti

 

Fonte: https://www.qualenergia.it/

Dopo più di 7 ore di discussioni, i leader europei hanno approvato il nuovo obiettivo di taglio delle emissioni. I Ventisette si impegnano a ridurle del 55% entro il 2030, alzando la soglia precedente che era fissata al 40%.

I capi di Stato e di governo riuniti al Consiglio europeo sono riusciti a trovare almeno un consenso minimo sull’obiettivo principale, ma non hanno preso nessuna decisione su altri dettagli fondamentali per la futura Legge sul clima.

“Gran modo per celebrare il primo anniversario del nostro Green Deal europeo!”, ha twittato stamattina la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Il Consiglio europeo ha approvato la cifra suggerita dall’esecutivo UE lo scorso settembre. Questa soglia è stata poi discussa dall’europarlamento, dove tra non poche difficoltà i deputati erano riusciti a votare un obiettivo più ambizioso e avevano chiesto che la riduzione fosse di almeno il 60%. Richiesta che è rimasta lettera morta.

Soddisfatto anche il ministro agli Affari Europei Enzo Amendola. “Notte insonne di lavoro, ma altro risultato importantissimo ottenuto. Abbiamo raggiunto l’accordo per la riduzione delle emissioni gas serra del 55% entro il 2030, un altro passo decisivo verso la neutralità climatica nel 2050”, scrive su Twitter.

Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, rivendica per l’Europa il ruolo di “leader nella lotta al cambiamento climatico”, mentre il presidente francese Emmanuel Macron prova a riallacciare questo momento con l’accordo di Parigi del 2015 e sprona i colleghi: “facciamo di tutto per avere successo. Adesso. Tutti insieme. Perché non esiste un piano B!”.

Toni trionfalistici a parte, la realtà dell’accordo è scarna e il suo impianto traballante. L’intesa è arrivata poche ore dopo che si è sbloccata la partita sul budget europeo. I due dossier erano collegati perché molti paesi dell’est Europa, Polonia e Repubblica Ceca soprattutto, hanno provato a strappare condizioni migliori. Infatti, le loro economie sono basate sul carbone molto più di quelle dei paesi occidentali. Quindi hanno cercato di strappare esenzioni e di inserire distinguo nel comunicato finale del summit.

Alla fine la soluzione, come si presagiva già nei giorni scorsi, è stata quella di salvare la faccia (annunciando l’ok sull’obiettivo generale di taglio delle emissioni) e di rinviare la discussione sui dettagli all’anno prossimo. Dettagli che fanno la differenza: si tratta di decidere come i paesi europei possono raggiungere il target, quali esenzioni sono previste, quante sovvenzioni arriveranno da Bruxelles e in cambio di quali garanzie.

Fonte: https://www.rinnovabili.it

È quanto emerge dal report ‘Renewables 2020’ dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA): i nuovi impianti fotovoltaici in Italia hanno aggiunto 0,8 GW di capacità nel 2020

L’energia solare nazionale sfida la crisi. Nonostante il difficile momento a livello economico e sanitario e i deludenti risultati delle aste, la crescita degli impianti fotovoltaici in Italia non si è fermata. Al contrario, le installazioni sono aumentate del 12% rispetto al 2019 (dati dei primi sei mesi). E per la fine del 2020, il Belpaese dovrebbe chiudere i conti con 0,8 GW di nuova capacità aggiunta. I numeri appartengono al rapporto della IEA (International Energy Agency), riportati in questi giorni in luce dall’Enea.

L’agenzia nazionale, infatti, oltre ad aver contributo alla parte italiana, ha partecipato alla peer review della pubblicazione IEA. E oggi spiega perché quel più sul grafico degli impianti fotovoltaici in Italia. “Dopo una fase di stallo dal 2012, nel nostro Paese la crescita del fotovoltaico sta accelerando la sua corsa grazie ai nuovi obiettivi fissati nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima”, afferma Simona De Iuliis, del Dipartimento ENEA Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili.

Allo stato attuale il PNIEC prevede un obiettivo di 52 GW solari installati entro il 2030; quasi 2,5 volte la capacità che risultava attiva nel 2019 (circa 20,9 GW). Obiettivi stimolanti per il settore aiutato sul fronte residenziale e commerciale anche dai nuovi incentivi. Secondo il report, sotto la spinta del nuovo super bonus 110% e dei contributi all’autoconsumo, condiviso e di comunità, la generazione solare distribuita continuerà a crescere nei prossimi due anni. “Oltre il 2022, le aggiunte FV italiane dovrebbero espandersi in modo sostanziale”. Nel periodo 2023-2025 si prevede che in Italia la capacità media annuale aggiuntiva sia pari a circa 4,6 GW.

Fonte: https://www.rinnovabili.it

Firmato il Protocollo d’intesa tra Elettricità Futura e Confagricoltura per promuovere uno sviluppo equilibrato e sostenibile degli impianti energetici nei contesti agricoli.

Insieme per definire modelli che valorizzino le sinergie tra fonti rinnovabili ed agricoltura. Questo l’obiettivo della protocollo d’intesa firmato ieri da Elettricità Futura e Confagricoltura. La due associazioni, rappresentati rispettivamente del mondo energetico e di quello agricolo, hanno deciso collaborare all’interno della transizione ecologica nazionale. E redigere le linee d’azione con cui far incontrare i rispettivi settori.

Lo sviluppo delle fonti rinnovabili in agricoltura rappresenta da sempre un tema delicato. Senza precisi paletti e linee guida condivise, si teme possa prendere piede un modello di business con un approccio industriale alla risorsa suolo. Come spiegato da un recente report di Legambiente, questo approccio mira a massimizzare la produzione ‘monocolturale’ di energia, consumando terreno; e rischiando di impoverire la produzione dei campi, soprattutto in quei territori più soggetti al pericolo di speculazioni.

Eppure esiste una via equilibrata e sostenibile per le rinnovabili in agricoltura. Una via che il protocollo definirà nel concreto, a partire dalle misure di efficientamento energetico delle aziende. Come? Attraverso, ad esempio, coperture solari di edifici rurali e magazzini. Il testo siglato rimarca anche la promozione dell’agrovoltaico, installazioni integrate che permettano di continuare le colture o l’allevamento. Elettricità Futura e Confagricoltura definiranno anche una linea d’azione per gli impianti solari a terra su aree agricole incolte, marginali o non idonee alla coltivazione. E promuoveranno di azioni informative e divulgative volte a favorire lo sviluppo delle gran energy nazionali. Senza dimenticare anche il ruolo delle agroenergie per la produzione di biogas e biometano.

“L’ulteriore crescita delle agroenergie e lo sviluppo di nuovi modelli di produzione e consumo – spiega Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura – rappresentano elementi centrali per la sostenibilità delle produzioni agricole e un importante elemento di competitività per le nostre aziende“.

“Gli obiettivi di decarbonizzazione del Green Deal al 2030 – aggiunge Agostino Re Rebaudengo, presidente di Elettricità Futura – si possono raggiungere solo attraverso un dialogo costruttivo e senza pregiudizi tra tutti i soggetti coinvolti, sia dal lato delle imprese, sia dal lato delle istituzioni. Il Protocollo firmato oggi rappresenta per Elettricità Futura un primo fondamentale tassello in questa direzione e dimostra come il mondo imprenditoriale nel suo complesso sia pronto a raccogliere la sfida della transizione energetica”. I prossimi passi? Un Comitato di Coordinamento preparerà un piano annuale di attività, che preveda la redazione di proposte concrete e il lancio di iniziative di sensibilizzazione sui benefici e sulle potenzialità di recupero.

Fonte: https://www.rinnovabili.it

La prima centrale solare Uk nello spazio potrebbe vedere la luce nel 2050

Realizzare maxi centrali solari nello spazio in grado di produrre in energia pulita 24 ore su 24 per poi inviarla sulla Terra. È dalla fine degli anni 60 che, complice le fantascientifiche idee di Isaac Asimov, il mondo guarda a questo traguardo tecnologico. Ma ad oltre 50 anni dalla prima abbozzata proposta, tradurre tale concetto in realtà è ancora impossibile. Non mancano tuttavia promesse e progetti dedicati al fotovoltaico orbitale. E dopo gli annunci di Giappone e Cina, anche il Regno Unito si unisce alla partita dei sostenitori. Il governo britannico ha commissionato in questi giorni una nuova ricerca sulle centrali solari nello spazio o space-based solar power (SBSP). L’obiettivo? Capire se la tecnologia possa offrire una fonte di energia resiliente, sicura e sostenibile per il Paese.

Per poter trasformare l’idea in realtà è necessario non solo realizzare grandi saltelli fotovoltaici da lanciare in orbita; gli impianti devono anche essere dotati di sistemi per convertire l’energia solare raccolta in onde radio ad alta frequenza da trasmettere in sicurezza ai ricevitori a terra collegati alla rete elettrica. Lo studio, condotto da Frazer-Nash Consultancy, prenderà in considerazione l’ingegneria e l’economia di una tale struttura, la capacità di fornire energia a prezzi accessibili per i consumatori e la tecnologia e il know-hoc necessari alla costruzione. Uno dei maggiori problemi da superare è il montaggio degli enormi satelliti in orbita, impresa che non è mai stata tentata prima su questa scala.

“Il Sole non tramonta mai nello spazio, quindi un sistema fotovoltaico spaziale potrebbe fornire energia rinnovabile a qualsiasi parte del pianeta, giorno o notte, pioggia o sole. È un’idea che esiste da decenni, ma che si è sempre stata lontana”, ha commentato Graham Turnock, amministratore delegato dell’Agenzia spaziale britannica. “Il Regno Unito sta aumentando il suo status di attore globale nello spazio e abbiamo piani audaci per il lancio di piccoli satelliti nei prossimi anni. I sistemi SBSP potrebbero essere un’altra freccia per il nostro arco e questo studio ci aiuterà a stabilire se è giusto per il Paese”.

Il gruppo di ricerca studierà i principali progetti internazionali di satelliti solari, preparando un piano ingegneristico; il piano servirà ad implementare la prima centrale solare nello spazio operativa entro il 2050. Martin Soltau, Space Business Manager presso Frazer-Nash ha aggiunto: “Confronteremo gli SBSP con altre forme di energia rinnovabile, per vedere come possa contribuire ad un futuro mix di tecnologie energetiche pulite. Abbiamo anche lavorato con Oxford Economics, che ha una significativa esperienza nel settore spaziale e che fornirà ulteriori informazioni sulla valutazione economica del sistema e sui vantaggi per l’economia del Regno Unito”.

Fonte: https://www.rinnovabili.it

Cerca