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La startup APB ha realizzato una nuova cella elettrochimica abbattendo il 90% dei costi di produzione in serie e garantendo altissimi livelli di sicurezze sicurezza

La tecnologia d’accumulo a ioni di litio ha da oggi un nuovo rivale che promette costi di produzione incredibilmente bassi. Parliamo della batteria polimerica creata da Hideaki Horie, uno dei ricercatori di punta della Nissan Motor. Lo scienziato ha lasciato il gruppo automobilistico per fondare la sua startup, la APB Corp, con cui è pronto a rivoluzionare il mondo dell’energy storage. “Il problema con la produzione di batterie al litio è che è come quella dei semiconduttori”, ha spiegato Horie a Bloomberg. “Il nostro obiettivo è renderla più simile alla produzione di acciaio”.

La nuova società giapponese intende rendere il più semplice possibile un processo – quello di realizzazione delle celle – che attualmente richiede una lunga lista di passaggi critici e delicati; passaggi che a loro volta richiedono tecnologie di precisione e di sicurezza. Il tutto si traduce in miliardi di dollari spesi per una singola fabbrica. L’installazione può essere così costosa che solo poche realtà industriali si sono ritagliate un posto nella produzione di celle elettrochimiche.

Horie offre un nuovo metodo con cui quest’anno intende equipaggiare un impianto di produzione di massa. La sua batteria polimerica o “All-Polymers Battery”, dice addio ad elettrodi metallici ed elettroliti liquidi. Al loro posto, fogli con una struttura al 100% in resina, che possono essere facilmente impilati per aumentarne la capacità. La scelta dei materiali garantisca anche un’altissima sicurezza rispetto alla tradizionale tecnologia a ioni di litio, in quanto la resina non rischia di prendere fuoco.

Questo nuovo approccio semplifica e velocizza significativamente la produzione, rendendolo “facile come imburrare una fetta di pane”. La batteria polimerica avrà un design bipolare, un tipo di architettura che permette di impilare (e collegare) le celle direttamente una sopra l’altra, senza separazione. Il beneficio? La corrente scorre su tutta la superficie della batteria e la resistenza elettrica diminuisce, riducendo costi e aumentando la capacità.

Ma la tecnologia della batteria polimerica non è priva di difetti. I polimeri non sono conduttivi come il metallo e ciò potrebbe avere un effetto importante sulla potenza. Non solo. Il design bipolare rende impossibile monitorare specifiche celle, dal momento che sono strettamente impacchettate.

Nonostante alcuni aspettino non convincano fino in fondo, la startup ha ricevuto il sostegno di un gruppo di aziende tra cui la Yokogawa Electric e il produttore di fibre di carbonio Teijin. Ovviamente l’obiettivo di APB non sarà quello di competere con i giganti dell’energy storage in campo automobilistico, la cui gara oggi sarebbe persa in partenza. L’obiettivo è piuttosto di realizzare batterie per edifici e centrali elettriche.

Fonte: https://www.rinnovabili.it

Un nuovo modello matematico sviluppato dall’Università di Uppsala potrà essere implementato per promuovere un uso più efficiente dell’elettricità prodotta grazie all’energia solare.

Un gruppo di ricerca dell’Università di Uppsala è riuscito a sviluppare un nuovo modello matematico che permette di prevedere con maggior precisione le variazioni dell’irraggiamento nella produzione di energia solare, aiutando così a promuovere un uso più efficace ed efficiente di questa fonte rinnovabile.

La generazione di energia solare da un sistema fotovoltaico, infatti, oscilla di minuto in minuto e rende difficile per i produttori prevedere la quantità di radiazioni in grado di raggiungere i pannelli. Tuttavia, il modello matematico Markov chain blend (MCM) dei ricercatori svedesi riesce a prevedere le variazioni temporali nell’intensità della luce solare, suddividendo l’irraggiamento in livelli (dalla minore quantità di calore alla maggiore).

Joakim Munkhammar, a capo del progetto di ricerca promosso dal Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’Università di Uppsala, spiega che l’MCM “serve a prevedere cosa accadrà nel prossimo minuto, ora o giorno […] ha un design semplice, è facile da installare e da usare e fornisce previsioni di irraggiamento solare sorprendentemente accurate”.

Il modello matematico, infatti, riesce a prevedere le variazioni dell’irraggiamento attraverso un calcolo delle probabilità configurato per l’apprendimento automatico, che si basa su dati provenienti da quattro diverse fonti: le misurazioni terrestri, le immagini catturate dalle sky-camera, le immagini satellitari e i risultati numerici di previsione meteorologica.

Il confronto dell’MCM con altri modelli di previsione statistica sull’energia solare è stato realizzato dall’Università di Uppsala in collaborazione con altri centri di ricerca. Grazie ai test, si è scoperto che le previsioni più affidabili sono quelle ottenute proprio dall’MCM, soprattutto per quanto riguarda le variazioni registrabili in periodi di tempo molto ravvicinati tra loro. In questo modo, il modello svedese ha confermato la sua utilità per i produttori di energia solare.

Secondo Munkhammar, il modello “rappresenta una rara opportunità […] di sviluppare algoritmi trasparenti e riproducibili in grado di apportare contributi incrementali nel campo dell’energia solare”. Saranno tuttavia necessari altri test per vedere se il modello funziona con sistemi fisici reali, come quelli per la conservazione dell’energia. “Cercheremo di aumentare il rapporto costi-efficacia dei sistemi di archiviazione”, conclude Munkhammar, “regolando la carica in base a previsioni sulla generazione locale di energia solare”.

Fonte: https://www.rinnovabili.it

Pubblicato dalla Commissione un invito a presentare proposte, nell’ambito del Fondo per l’innovazione, uno dei più grandi programmi di finanziamento al mondo per lo sviluppo di tecnologie innovative a basse emissioni di carbonio.

La Commissione ha lanciato un primo invito a presentare proposte nell’ambito del Fondo per l’innovazione, uno dei più grandi programmi al mondo per lo sviluppo di tecnologie innovative a basse emissioni di carbonio, finanziato con i proventi della vendita all’asta del sistema di scambio delle quote di emissione dell’UE. Obiettivo dell’iniziativa è far ripartire l’economia dell’UE, sostenere la ripresa verde per arrivare alla neutralità climatica nel 2050.

Il Fondo per l’innovazione finanzierà tecnologie innovative per le energie rinnovabili, le industrie ad alta intensità energetica, l’immagazzinamento e la cattura dell’energia, l’uso e lo stoccaggio del carbonio. Fornirà un impulso alla ripresa verde creando posti di lavoro a livello locale, aprendo la strada alla neutralità climatica e rafforzando la leadership tecnologica europea su scala globale.

E’ soddisfatto il vicepresidente esecutivo Frans Timmermans che ha sottolineato: “Questo invito a presentare proposte arriva proprio al momento giusto. L’UE investirà 1 miliardo di euro in progetti promettenti e pronti per il mercato, come l’idrogeno pulito o altre soluzioni a basse emissioni di carbonio per le industrie ad alta intensità energetica come l’acciaio, il cemento e i prodotti chimici. Sosterremo anche l’immagazzinamento dell’energia, le soluzioni per la cattura e stoccaggio del carbonio”.

Per il periodo 2020-2030, il Fondo per l’innovazione stanzierà circa 10 miliardi di euro provenienti dalla vendita all’asta delle quote nell’ambito del sistema di scambio di quote di emissioni dell’UE, oltre alle entrate non erogate del programma NER 300, il predecessore del Fondo per l’innovazione.

Il primo bando prevede un finanziamento di 1 miliardo di euro a sostegno delle nuove tecnologie per lo sviluppo e la commercializzazione su larga scala di progetti per le tecnologie pulite. Per le tecnologie promettenti che non sono ancora pronte per il mercato, è previsto un budget separato di 8 milioni di euro per l’assistenza al loro sviluppo.

Il bando è aperto a progetti di tutti gli Stati membri dell’UE, Islanda e Norvegia. I fondi possono essere utilizzati insieme ad altre iniziative di finanziamento pubblico, o altri aiuti di Stato. I progetti saranno valutati in base al loro potenziale di innovazione, alla capacità di evitare l’emissione di gas serra, alla maturità finanziaria e tecnica, all’efficienza dei costi e alla possibile commercializzazione su larga scala.

Il termine ultimo per la presentazione delle domande è il 29 ottobre 2020. Le domande vanno presentate tramite il portale dei finanziamenti e delle gare d’appalto dell’UE, dove sono disponibili maggiori dettagli sulla procedura generale.

Il Fondo per l’innovazione sarà attuato dall’Agenzia esecutiva per le reti e l’innovazione (INEA), mentre la Banca europea per gli investimenti fornirà assistenza allo sviluppo di progetti promettenti che non sono pronti per una piena applicazione

Fonte: https://www.infobuildenergia.it

Pubblicato il nuovo rapporto statistico GSE, dal quale emerge che i biocarburanti sono al 3%, quasi esclusivamente biodiesel

Nel 2018 la quota di fonti rinnovabili biodiesel.jpgnei trasporti si è attestata al 7,7%, a fronte del 10% che deve essere raggiunto entro il 2020. Lo evidenzia la nuova edizione del rapporto Energia nel settore Trasporti, nel quale il GSE, sulla base di dati statistici e di monitoraggio ufficiali e armonizzati a livello europeo, ricostruisce le diverse componenti dei consumi energetici nel settore dei trasporti in Italia e le dinamiche che hanno caratterizzato gli anni più recenti.

Nel 2018, in Italia, i consumi di energia nel settore dei trasporti ammontano a 39,4 Mtep, un valore pari a oltre un terzo dei consumi energetici complessivi del Paese. La maggior parte dei consumi finali complessivi del settore è relativa ai prodotti petroliferi (92% del totale), e in particolare al diesel (55%); assai più modesto il peso delle altre fonti – biocarburanti, elettricità, gas – tutte attestate intorno al 3%. Tra le modalità di trasporto, invece, i consumi maggiori sono associati alla strada (83% del totale), seguita dall'aviazione (poco meno del 12%).

Il capitolo conclusivo è dedicato alla presentazione dei dati sui biocarburanti immessi in consumo in Italia nel 2019, articolati per materie prime e Paesi di produzione; nel corso dell'anno, in particolare, sono stati consumati poco meno di 1,5 milioni di tonnellate di biocarburanti, costituiti quasi esclusivamente da biodiesel (95%), in aumento rispetto all'anno precedente (+5%).

Il documento è disponibile nella sezione Statistiche del sito GSE.

Fonte: https://www.e-gazette.it

È stata inaugurata lo scorso venerdì l’Italian Battery Alliance (Alleanza Italiana Batterie), la piattaforma tecnologia dedicata all’energy storage promossa dal Ministero dello Sviluppo economico

L’obiettivo principale è essenzialmente fare squadra. L’Alleanza Italiana Batterie creerà, infatti, un’unica voce nazionale sull’accumulo chimico, accentrando competenze e know how di imprese e scienziati. “Questa iniziativa ha una valenza particolarmente strategica”, spiega il Ministro Stefano Patuanelli. La nuova alleanza avrà un compito impegnativo: replicare entro i confini nazionali quell’accordo tra mondo della ricerca e industria, lanciato a livello comunitario dalla European Battery Alliance.

“Rafforzerà la nascente value chain italiana – afferma il Ministro – creerà le condizioni per lo sviluppo di una industria competitiva delle batterie e accoglierà le sollecitazioni degli stakeholder, imprese, centri di ricerca, associazioni imprenditoriali in un settore di primo piano a livello di politica industriale ed energetica”. Ma soprattutto permetterà di partecipare ai tavoli europei “in maniera più coesa e coordinata”.
Primi fermenti sull’accumulo elettrochimico in Europa

Il valore del mercato delle batterie prodotte in Europa potrebbe raggiungere i 250 miliardi di euro entro la metà del 2020. E al di là dell’impulso allo sviluppo “collaborativo” impartito da Bruxelles all’intero Blocco, alcuni Stati Membri si sono già mossi nei confini nazionali per strutturare il rapporto tra R&S e industria. In primis, la Germania, il cui governo ha creato un fondo da 1 miliardo di euro per sostenere ricerca e sviluppo nel campo dell’accumulo; le risorse stanno alimentando una serie di programmi di R&I lungo l’intera catena del valore delle batterie (celle, materiali, processi, tecnologie), per favorire il trasferimento ad applicazioni industriali. Stesso percorso per Francia e Slovacchia con le rispettive piattaforme di collaborazione tecnologica, l’Alliance Nationale de Coordination de la Recherche pour l’Energie, e la Slovak Battery Alliance.

Con la nuova Alleanza Italiana batterie, anche il Belpaese si inserisce formalmente in questi primi fermenti europei sull’energy storage. L’iniziativa sarà coordinata dall’ENEA, già guida del gruppo di lavoro nazionale sulle batterie nell’ambito del SET Plan, come sottolinea il presidente dell’Agenzia, Federico Testa. “L’ENEA ha presidiato sin dall’inizio le iniziative europee sulle tecnologie di accumulo, favorendo il più ampio coinvolgimento degli stakeholder italiani e partecipando ai tavoli europei con ruoli di rilievo nella governance e nel management. Vogliamo contribuire allo sviluppo di un’industria nazionale ed europea in grado di assicurare i volumi necessari alla mobilità elettrica e alle esigenze di accumulo stazionario a supporto della rete elettrica, ovviando all’attuale situazione di dipendenza dai Paesi Asiatici”.

La Piattaforma Italiana Batterie lavorerà per creare le condizioni di sistema affinché la partecipazione delle realtà italiane ai futuri programmi internazionali e comunitari sia più ampia. Per questo motivo dovrà:

- individuare le potenzialità di rafforzamento della catena del valore;
- definire le priorità nazionali di R&I di breve e lungo periodo in una roadmap tecnologica;
- mettere a sistema le agende di R&I di ricerca e industria a livello nazionale;
- favorire l’allineamento dei programmi/iniziative di finanziamento pubblico ai diversi livelli nazionale/regionale, anche in vista della nuova programmazione dei fondi strutturali e promuovere lo sviluppo tecnologico e l’iniziativa industriale.

Fonte: https://www.rinnovabili.it/

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