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La nuova Europa ha come sfida "esistenziale" l'ambiente e la protezione del Pianeta pensando prima di tutto alla lotta ai cambiamenti climatici.

È questo il pensiero fondante la Ue targata Ursula von der Leyen che già aveva dato un impulso deciso verso lo sviluppo sostenibile nei mesi precedenti. Ed è con questa base di propositi verdi che Lady Ursula ha ottenuto il via libera a larghissima maggioranza da parte del Parlamento europeo alla sua nuova commissione, che il primo dicembre si è finalmente insediato a Palazzo Berlaymont.

La nuova Commissione - promossa con 461 si, 157 contrari e 89 astenuti - porta a casa un ottimo risultato, facendo meglio di quella precedente Juncker: nel 2014 quell'esecutivo ebbe 423 voti a favore, 209 contrari e 67 astenuti (su 751 eurodeputati).

E' iniziato il nuovo corso dell'Europa

L'obiettivo è puntare sull'ambiente e la protezione del clima, definite “questioni esistenziali” per l'Europa e per tutto il mondo. La citazione dell’emergenza acqua a Venezia non è una caso: l’invito è quello di “non perdere neanche un secondo”. Ora, alle parole dovranno seguire i fatti; nei prossimi cento giorni dovrà essere messo a punto un pacchetto di misure dedicato al Green new deal.

Nella squadra composta da 27 commissari, c’è Paolo Gentiloni su cui von der Leyen nutre grandi aspettative: "Ogni Stato membro dell'Ue si è impegnato per gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Onu. Paolo Gentiloni gestirà il raggiungimento degli obiettivi. Ne è convinto e io credo in lui".

Cosa ricambiata dal nostro commissario: "La priorità assoluta sarà la crescita. C’è molto da cambiare e da fare per rilanciarla in Europa, per renderla più sostenibile sul piano ambientale e sul piano sociale"; un discorso che regge anche quando entra in campo il tema della flessibilità dal momento che per Gentiloni "la flessibilità è necessaria, fa parte delle nostre regole ma certamente non è sufficiente. Una straordinaria priorità dei prossimi anni deve essere quella degli investimenti e di regole che facilitino gli investimenti, soprattutto in campo ambientale".

Il vicepresidente della commissione Ue Frans Timmermans ha spiegato che "l'Europa sarà verde" che l'Italia deve "svegliarsi", mettendo sul tavolo la promessa di una dichiarazione per la prossima Cop di Madrid in cui verrà illustrato quello che l’Europa farà per l’ambiente. "La Cop più importante è quella di Glasgow del 2020 - ha osservato Timmermans - voglio arrivarci con tutte le misure su ambiente e investimenti approvate. Se noi facciamo capire che stiamo diventando leader mondiali dell'economia verde, gli altri ci seguiranno”.

Per finanziare le politiche ambientali serviranno "3.000 miliardi" da qui al 2050, cifra che "non è esagerata. Rispetto ai tempi di Marx tra i fattori di produzione oltre a lavoro e capitale ci sono anche big data e ambiente da redistribuire, altrimenti lasceremo indietro troppe persone e vinceranno i sovranisti. Conto di finanziare la trasformazione verde dell'economia con risorse pubbliche nazionali ed europee, con fondi privati e della Bei. Nessuno ci chiede il costo umano e finanziario del non far nulla: probabilmente sarebbe molto più alto".

Che sia ormai una linea comune lo conferma anche la posizione di Christine Lagarde che - come viene spiegato dal Financial Times - guarda ai cambiamenti climatici come “parte di una revisione strategica dell'obiettivo della Bce, guidando la spinta globale a rendere l'ambiente una parte essenziale delle decisioni di politica monetaria". Il piano di Lagarde punta a rendere la lotta ai cambiamenti climatici "una missione prioritaria”.

Non tutti i commenti sono però positivi, Franziscka Achtemberg di Greenpeace Eu, che ha analizzato la bozza dell'European Green Deal presentato dalla Commissione europea, ha dichiarato che è un programma incerto e inefficace rispetto all'emergenza climatica che stiamo vivendo: "Le misure proposte sono deboli, parziali o del tutto assenti". Per rispondere in maniera efficace alla crisi ambientale è necessario agire rapidamente e con provvedimenti concreti: "smettere di usare gas, carbone o petrolio per produrre energia o per i trasporti; sostenere le comunità che investono in fonti rinnovabili; investire in treni e trasporti pubblici, invece di erogare sussidi alle fonti fossili".

Fonte: http://www.e-gazette.it

Quarto sciopero globale per il clima. Richiesta a tutte le Università la facoltà di sospendere la didattica in quella giornata. Azioni si sono già svolte alle sedi di Amazon Italia e di Eni

I ragazzi del Fridays for Future sono tornati in strada il 29 novembre in tutta Italia, in occasione del quarto sciopero globale per il clima. Cortei e manifestazioni sono previsti in numerose città.

Protesta contro Amazon

Gli attivisti milanesi hanno intanto manifestato di fronte alla sede di Amazon Italia a Milano. Il messaggio era: “Tassate Amazon e usate i capitali per combattere il cambiamento climatico”. È questo il messaggio che gli attivisti milanesi di Fridays For Future hanno lanciato per denunciare il fatto che “dietro la possibilità di acquistare a prezzo ridotto, c’è lo sfruttamento dei diritti dei lavoratori e delle risorse del pianeta che, come sappiamo, non sono illimitate”.

In catene contro Eni

A Roma attivisti e attiviste di Fridays for Future si sono incatenati davanti a uno degli ingressi del Palazzo Eni, per protestare contro i piani di espansione della multinazionale nella ricerca e nello sfruttamento di petrolio e gas. L’azione di protesta pacifica vuole inoltre accendere i riflettori sulle vaste operazioni di greenwashing su cui il Cane a sei zampe punta per dare di sé un’immagine pulita.

Le università

"Gli studenti e le studentesse si stanno preparando a un'altra giornata di mobilitazione - ha detto Camilla Guarino, coordinatrice nazionale di Link Coordinamento Universitario - In moltissime università italiane stiamo organizzando una settimana di dibattiti e assemblee, momenti di socialità e notti bianche, per confrontarci assieme, discutere, incontrarci e diventare sempre di più in una battaglia che riguarda tutte e tutti, in una lotta che non può più aspettare". "Dobbiamo comprendere assieme come contrastare il grave problema dei cambiamenti climatici tramite l'Università e la Ricerca, con ciò che studiamo quotidianamente ogni giorno, per costruire un'università e una società del futuro per tutte e tutti. Sono previste iniziative già a Roma Tre, Sapienza, Cosenza, Padova, Firenze, Bologna, Bari e tante altre università. Stiamo chiedendo a tutte le università di sospendere la didattica in quella giornata e di rescindere gli accordi con le società e le aziende inquinanti - conclude Guarino - . C'è bisogno di tagliare immediatamente i sussidi ambientalmente dannosi per rifinanziare la ricerca e il suo apporto nella transizione ecologica. Vogliamo costruire un'Università del Futuro per il futuro del paese!".

Fonte: http://www.e-gazette.it

Ideato come tesi di laurea dallo studente inglese Bradley Brister e vincitore del secondo premio del James Dyson Award 2019

Progettato da Bradley Brister, studente inglese all’ultimo anno di Ingegneria del Design alla Brunel University di Londra, SunUp è uno “zaino solare” da 15 W in grado di caricare completamente una batteria da 4.000 mAh in circa 12 ore. L’idea nasce come progetto di tesi, ma le intenzioni di Brister sono quelle di sviluppare ulteriormente SunUp e di lanciarlo il prima possibile sul mercato.

“L’obiettivo del progetto era quello di affrontare i problemi relativi all’uso dell’energia solare mentre si è in viaggio con lo zaino in spalla“, ha spiegato Brister presentando il prototipo. “In linea generale, c’erano due opzioni disponibili: o i più comuni pannelli poli/monocristallini rigidi, decisamente più efficienti ma anche molto più fragili, oppure i pannelli in silicio amorfo completamente flessibili, più resistenti ma molto meno efficienti”.

Proprio perché nessuna delle due strade rispondeva alle esigenze di Brister, SunUp è stato realizzato sperimentando una terza opzione: una serie di piccoli pannelli policristallini di forma triangolare tra loro uniti da un flessibile sistema di cerniere conduttive. Rispettando i vincoli di leggerezza e flessibilità, tale soluzione non influisce sulla capacità dei singoli pannelli di catturare l’energia solare, aumentando di contro l’adattabilità dell’intera struttura.

In questo modo, SunUp può per esempio essere allacciato all’esterno dello zaino, oppure alla parte anteriore di un kayak. Inoltre, le singole sezioni possono essere facilmente sostituite in caso di rottura o danneggiamento. “Poiché i collegamenti tra ciascun modulo sono realizzati con cerniere conduttive interconnesse, non subentrano problemi come l’indurimento o la degradazione dei cavi. Creando un unico pannello da una serie di pannelli interconnessi e fra loro incernierati, si guadagna in flessibilità e, quindi, in liberà di movimento”.

Sviluppato in collaborazione con The North Face, azienda statunitense che produce abbigliamento, calzature e accessori per la montagna, lo zaino solare SunUp è stato annunciato come il secondo classificato al prestigioso James Dyson Award, preceduto dal progetto di Lucy Hughes MarinaTex. Brister ha in programma di sviluppare ulteriormente il prototipo, concentrandosi in particolare sulla progettazione di un sistema ancora più modulare e con una maggiore capacità di accumulo.

Fonte: http://www.rinnovabili.it

Forest Stewardship Council Italia, associazione per la gestione responsabile delle foreste, ha messo alla prova dei fatti le credenze più diffuse. Con qualche sorpresa

“I boschi italiani stanno sparendo”. “Dalle foreste si ricava solo carta e legno”. “I boschi sono di tutti”. Quante volte abbiamo letto affermazioni di questo tipo? In realtà, quanto sono vere e quanto ne sappiamo davvero, come cittadini, sulla situazione delle foreste italiane e quanto anche noi a volte siamo vittime di informazioni superficiali e imprecise che mistificano poi gli interventi necessari? FSC Italia, rappresentate per il nostro Paese della Ong internazionale che da 25 anni si occupa di promuovere la gestione forestale responsabile, ha messo alla prova le credenze più diffuse, sfatando dieci miti consolidati.

1.I boschi italiani stanno scomparendo
Falso: i boschi italiani sono in continua espansione. Dalla fine della prima guerra mondiale ad oggi, la superficie forestale italiana è triplicata. Se negli anni Venti erano censiti in Italia circa 4 milioni di ettari di boschi, oggi se ne contano più di 11 milioni. Solo nell’ultimo decennio la superficie forestale italiana è aumentata del 5,8%, pari a circa 77mila campi da calcio, (ri)prendendosi gli spazi abbandonati delle nostre colline e montagne (fonte: Crea).

2.Bosco significa solo legname
Falso: il legname è solo uno dei tanti servizi e prodotti forniti dai boschi. Alberi e piante ci offrono infatti protezione del suolo dall’erosione e dal dissesto idrogeologico, regolazione del ciclo dell’acqua, fissazione del carbonio, habitat per la biodiversità e infine spazi per attività sportive, educative, terapeutiche e ricreative. L’insieme di tutti questi prodotti e servizi prende il nome di servizi naturali o ecosistemici.

3.I boschi italiani sono tutti naturali
Falso: i boschi italiani sono il risultato dell’azione dell’uomo. L'88% di queste aree è al giorno d’oggi antropizzata e di origine semi-naturale. I paesaggi forestali italiani, infatti, sono stati modellati dall’uomo nel corso dei secoli e si ritrovano semplificati nella struttura e nella composizione di specie (fonte: Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi di Carbonio).

4.I boschi non vanno toccati
Falso: una buona gestione dei boschi permette di valorizzarne i prodotti e servizi senza comprometterne le funzionalità. Certo, i boschi non hanno bisogno dell’uomo, ma siamo invece noi ad avere bisogno dei boschi e la gestione attiva è l’unico strumento capace di mitigare gli effetti derivanti dai cambiamenti climatici, dall’instabilità idrogeologica, dagli incendi, dalla diffusione di patogeni e di specie invasive.

5.Chi pianta è buono, chi taglia è cattivo
Falso: tagliare un albero non è di per sé un crimine, se fatto secondo piani di gestione responsabile. Quando il taglio viene effettuato da operatori specializzati e secondo una pianificazione ben precisa, applichiamo un approccio di selvicoltura naturalistica, ossia un sistema dove gli alberi vengono tagliati in modo selettivo, mirando ad imitare le dinamiche naturali del bosco e favorendo la rinnovazione naturale delle specie.

6.Più legno e carta vuol dire meno boschi
Falso: il legno è il materiale di origine biologica, rinnovabile e riciclabile, più importante a disposizione dell’uomo sulla terra. Possiamo quindi usarlo in maniera sostenibile, ad esempio tagliando le piante, seguendo i ritmi naturali di rigenerazione del bosco. L’impiego del legno sostituisce poi l’uso di materiali derivanti da fonti fossili inquinanti come la plastica. Se certificato FSC®, garantisce infine la gestione responsabile della foresta di origine.

7.I boschi italiani sono di tutti
Falso: il 63% dei boschi italiani risulta di proprietà privata, individuale o familiare. Il restante 34% dei boschi è invece di proprietà pubblica, molto spesso di organi territoriali come i Comuni. Solo il 3% dei boschi italiani non ha proprietario o esso risulta sconosciuto (fonte: Agenzia europea per l’Ambiente).

8.Il fuoco è nemico dei boschi
Parzialmente falso: il fuoco è in realtà un elemento che ha un preciso ruolo negli ecosistemi forestali, in particolare quelli mediterranei. Tuttavia, gli incendi di origine naturale (ad esempio quelli causati dai fulmini) in Italia sono molto rari. Il vero nemico dei boschi è in realtà l’abbandono dei terreni e la negligenza dell’uomo che, sommati ai cambiamenti climatici, portano ad un aumento degli incendi e della loro capacità distruttiva.

9.Le nostre foreste non valgono nulla
Falso: il valore economico prodotto dalle foreste italiane è di 450 euro per ettaro all’anno, pari a 85 euro per cittadino. Dobbiamo tenere presente che il bosco protegge le nostre case dall’erosione del suolo e dalle alluvioni, ci assicura acqua pulita e produce l’ossigeno che respiriamo: tutto questo fa una bella differenza nel nostro portafoglio - e nella nostra vita (fonte: Rapporto The Economics of Ecosystems & Biodiversity).

Quindi va tutto bene?
Purtroppo no: la situazione italiana è lontana dal principio della gestione forestale sostenibile. I boschi ricoprono ormai circa il 40% del territorio italiano (Fonte: RAF Italia), ma ne utilizziamo solo una minima parte: questo abbandono è un’occasione mancata di sviluppo che ci porta ad essere tra i principali importatori di legname in Europa, oltre ad esporci a rischi sempre maggiori a causa del dissesto idrogeologico e degli incendi.

 

Fonte: http://www.e-gazette.it

A Matera l’incremento più elevato (+19,1%), a Trapani la diminuzione più consistente (-16,8%). I nuovi dati dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva

Ci sono oltre 230 euro di differenza tra quanto pagano i cittadini della regione più economica, il Trentino Alto Adige, (190€), e la più costosa, la Campania con 421 €. È quando delinea il quadro che emerge dalla rilevazione dell’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva, disponibile online, gratuitamente dietro registrazione, sul sito www.cittadinanzattiva.it.

Catania è il capoluogo di provincia più costoso (504 € e un aumento del 15,9% rispetto al 2018), Potenza il più economico (121 € con un decremento del 13,7% rispetto al 2018). Analizzando le tariffe dei 112 capoluoghi di provincia esaminati, sono state riscontrate variazioni in aumento in circa la metà, 51 capoluoghi; tariffe stabili in 27 capoluoghi e in diminuzione in 34.

A Matera l’incremento più elevato (+19,1%), a Trapani la diminuzione più consistente (-16,8%). A livello di aree geografiche, i rifiuti costano meno al Nord (in media 258 euro), segue il Centro (299 euro), infine il Sud, più costoso (351 euro). Più di due famiglie su tre (precisamente il 68,2%) ritengono di pagare troppo per la raccolta dei rifiuti: la percentuale sale all’83,4% in Sicilia, segue l’Umbria con l’80,2%, la Puglia con il 79,1%, la Campania con il 78,4%.

Solo il 60% delle amministrazioni comunali o delle aziende che gestiscono il servizio ha elaborato e reso disponibile la Carta dei servizi. Solo due su tre indicano il tipo di raccolta effettuata, la metà esplicita la frequenza con cui è effettuata. E al cittadino è ancor meno dato a sapere con che frequenza vengono igienizzati i cassonetti (lo indica appena il 47% delle Carte), pulite le strade (37%) o svuotati i cestini per strada (25%).

L’indagine sui costi sostenuti dai cittadini per lo smaltimento dei rifiuti in tutti i capoluoghi di provincia prende come riferimento nel 2019 una famiglia tipo composta da 3 persone ed una casa di proprietà di 100 metri quadri. Tutti i dati su tariffe, agevolazioni, qualità e tutela, per singolo capoluogo di provincia, sono disponibili sulla piattaforma interattiva INFORMAP al link www.cittadinanzattiva.it/informap. Da oggi online le informazioni sul servizio di gestione dei rifiuti, a seguire sugli altri servizi pubblici locali: trasporti, acqua.

“In tema di smaltimento dei rifiuti continuano a registrarsi in molte aree del Paese ritardi ed inefficienze e la transizione verso un’economia circolare, prevista dalla strategia 2020, sembra essere ancora lontana”, dichiara Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva. “Continuiamo a registrare una modalità di calcolo dei costi che non tiene conto dei rifiuti realmente prodotti e quindi non incentiva il cittadino a cambiare i propri comportamenti, perdendo così un’occasione per costruire percorsi innovativi basati sul coinvolgimento di cittadini, aziende ed istituzioni in un circuito virtuoso. Molto marcate sono le differenze territoriali non solo in termini di costi del servizio ma anche di qualità e la rilevazione delle eventuali agevolazioni disponibili restituisce una fotografia molto variegata: vivere in una città anziché un’altra può voler dire disporre di un servizio gestione rifiuti costoso, insoddisfacente e con limitate agevolazioni a sostegno del pagamento della tariffa”.

 

Fonte: http://www.e-gazette.it

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