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Lo rivela il Gestore del Mercato elettrico. Eolico record, idrico in salita; la quota rinnovabili cresce di 5 punti

Sale per il secondo anno di seguito il prezzo di acquisto dell'elettricità in borsa. Nel 2018 il Pun sale a 61,31 euro/MWh, con una crescita del 13,6% sul 2017 - che già registrava un + 26% sull'anno precedente - portandosi sul valore più alto degli ultimi anni, ma rimanendo comunque in linea con la dinamica delle quotazioni sulle principali borse elettriche limitrofe.

La nuova crescita del prezzo - si legge nella newsletter del Gme - "si realizza in parallelo con l'ulteriore incremento dei costi di generazione, tra cui in particolare quello del gas, anch'esso ai massimi dal 2014, in un contesto in cui i volumi scambiati sul mercato continuano a salire, seppur moderatamente, confermando la progressiva crescita osservata negli ultimi anni". Rimane poi stabile sul massimo storico del 2017 la liquidità del Mercato del Giorno Prima (72,0%), con i volumi di borsa sui valori più alti dell'ultimo decennio.

Dopo quattro anni - certifica il Gme -, il prezzo medio di acquisto dell'energia nella borsa elettrica (PUN) torna a superare i 60 euro/MWh e, al secondo rialzo rispetto al minimo storico del 2016, si porta a 61,31 euro/MWh, in aumento di 7,36 euro/MWh sul 2017 (+13,6%). Il rialzo si realizza in particolare tra fine febbraio e ottobre (+13 euro/MWh circa), toccando il suo picco a settembre (+28 euro/MWh sul 2017), e risulta strettamente correlato all'analoga dinamica registrata dalle quotazioni del gas e ad un livello di acquisti nazionali che nei mesi, con poche eccezioni in estate, si colloca ai massimi dell'ultimo quinquennio.

L'effetto rialzista giocato sul prezzo da tali fattori risulta, peraltro, in parte mitigato dall'elevato livello raggiunto dalle vendite rinnovabili, di poco inferiori al valore record del 2014 per l'idrico e ai massimi di sempre per l'eolico. I volumi negoziati in borsa toccano il valore più alto dal 2009, a 212,9 TWh (+1,0%). In virtù di tali dinamiche la liquidità del mercato si attesta al 72,0%, inferiore di soli 0,2 punti percentuali al massimo storico registrato nel 2017. In termini di fonti, la stabilità delle vendite nazionali riflette le opposte dinamiche rilevate, con poche eccezioni, in tutti i mesi dell'anno, sugli impianti a fonte tradizionale, in calo nel 2018 a 149,6 TWh (-8,0%), e su quelli a fonte rinnovabile, in crescita a 95,5 TWh (+ 14,4%) e inferiori solo al massimo storico del 2014. Nel dettaglio, le vendite a gas, dopo tre rialzi consecutivi, tornano in diminuzione in tutte le zone con la sola eccezione della Sardegna, risultando tuttavia inferiori negli ultimi sei anni solo al massimo del 2017 (-5,8%). Ancora più intensa la flessione delle vendite a carbone (-18,4%), scese al minimo storico, così come le altre fonti tradizionali (-9,8%). A trainare la crescita delle fonti rinnovabili, invece, il generalizzato incremento zonale delle vendite degli impianti idroelettrici, solo poco più basse del massimo del 2014 (oltre 5.600 MWh, +30,1% sul 2017) con livelli record raggiunti nei mesi di maggio e giugno, e quelle degli impianti eolici che si portano sul livello più alto di sempre (quasi 1.900 MWh, +15,6%). In riduzione, invece, il solare (-5,9%) sia a livello zonale che mensile, più evidente proprio nei mesi estivi di maggiore irraggiamento. Nel complesso, dunque, la quota delle vendite da impianti a fonti rinnovabili guadagna quasi 5 punti percentuali, salendo al 38,6%, con l'idrico al 20,0% e l'eolico a quasi il 7%, mentre le quote del gas e del carbone scendono rispettivamente al 45,6% (-2,7 punti percentuali) ed al 7,1% (minimo storico, -1,6 punti percentuali).

 

Fonte: http://www.e-gazette.it

Messo in moto uno strumento di democrazia partecipativa per rivolgersi alla Commissione europea: obiettivo 1 milione di firme in 7 Stati membri

Non è possibile progredire con successo verso un modello di sviluppo più sostenibile senza che la transizione ecologica si affianchi a misure di stampo sociale, necessarie per sanare la piaga delle crescenti disuguaglianze economiche che avvelenano le nostre comunità: la rivolta dei gilet gialli francesi, innescata da un annunciato – ma ambientalmente giusto – aumento del costo dei carburanti, ne è solo l’ultima testimonianza. Per questo è particolarmente significativo che il comitato “StopGlobalWarming.EU” abbia appena lanciato un’iniziativa dei cittadini europei incrociando la missione sociale con quella ambientale.

Presieduto dall’economista Alberto Majocchi, il comitato ha appena pubblicato il testo definitivo dell’iniziativa – uno strumento di democrazia partecipativa che consente ai cittadini di proporre modifiche legislative concrete alla Commissione Ue, raccogliendo almeno 1 milione di firme in 7 Paesi Ue – proponendo di fissare in Europa una carbon tax da «un prezzo minimo sulle emissioni di CO2, a partire da 40€ per tonnellata di CO2 a partire dal 2020, per arrivare a 100€ entro il 2030». Il gettito di questa carbon tax andrebbe a finanziare «politiche europee per il risparmio energetico e per l’uso di fonti rinnovabili e permetteranno di ridurre la tassazione dei redditi più bassi».

La prima versione dell’iniziativa, sotto forma di petizione, era stata già sottoscritta da Elena Grandi, Matteo Badiali, Angelo Bonelli, Luana Zanella e Marco Affronte (Verdi), Silvja Manzi (Radicali italiani), Rossella Muroni (deputata), Beatrice Brignone e Annalisa Corrado (Possibile), Marco Furfaro (Futura), Carmine Maturo (Green Italia). Adesso Marco Cappato (candidato alla Segreteria di Più Europa), Monica Frassoni (co-Presidente dei Verdi Europei), Federico Pizzarotti (Presidente di Italia in Comune), Andrea Venzon (Presidente di Volt) rilanciano: «Gli scienziati delle Nazioni Unite hanno spiegato che la qualità della vita, della salute e il benessere dei cittadini sono in grave pericolo a causa del riscaldamento globale e che ormai restano pochi anni per intervenire. Abbiamo preso questa iniziativa – partendo dall’Italia, ma utilizzando uno strumento di partecipazione civica europea – perché sarebbe inutile un’azione soltanto nazionale. In Europa contiamo inizialmente sul sostegno dei Verdi Europei, ma contiamo di coinvolgere anche altre famiglie politiche. Per quanto riguarda l’Italia, auspichiamo che la mobilitazione delle prossime settimane possa anche determinare l’aggregazione di personalità, partiti e movimenti che mettano al centro la questione ecologica e il ruolo fondamentale della Ue già in occasione delle prossime elezioni europee».

 

Fonte: http://www.greenreport.it/

La sfida a postare foto vecchie sui social con l'hashtag 10 year challenge è apparsa vincente, ma se la si applica alla Terra la partita sembra persa.

La 10 year challenge è scoppiata su tutti i social media, da Facebook a Twitter passando per Instagram, in questi giorni. Non si contano i post di personaggi famosi e semplici utenti impegnati nella sfida, che consiste nel postare due foto in parallelo di sé, a distanza di dieci anni. L’hashtag #10yearchallenge è ormai talmente diffuso da essere diventato un meme e così in molti hanno deciso di spostare l’attenzione sull’ambiente sfruttando il contesto virale su internet.Wwf e Greenpeace sono in pole position per la diffusione delle immagini che dimostrano gli effetti del clima che cambia. Ma in tanti, noti e meno noti, hanno accettato la sfida e si sono appassionati alla causa postando immagini riguardanti i problemi della plastica negli oceani, del riscaldamento globale e dei rischi per gli animali.

Cosa è cambiato nel mondo in questi dieci anni? Molte cose. E, purtroppo, non in meglio.

Là dove si estendevano lingue di ghiaccio ora ci sono prati verdi. Oppure la stessa formazione corallina da vitale e colorata che era ora sembra uno scheletro sbiadito. L’Amazzonia lascia spazio alle costruzioni. Il deserto avanza. L’intento è chiaro: usare le fotografie della Terra per aumentare la consapevolezza delle persone sugli effetti del cambiamento climatico, anche a breve termine.

"Questa #10yearschallenge mostra che l'uomo ha distrutto tantissima natura, ma che siamo ancora in tempo per vincere la sfida contro l'estinzione", avverte il Wwf. A farne le spese sono fauna e flora, Oceani e circoli polari. I cambiamenti climatici stanno da tempo bussando alle porte di casa nostra.

Ecco alcune foto del prima e del dopo che lo dimostrano.

Deforestazione

Intere foreste abbattute per fare spazio a campi da coltivare o allevamenti, o alla ricerca di beni da esportare come il legno privato: questo è l’impatto che l’attività umana sta avendo in aree forestali.

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Riscaldamento globale

Qui, l’attenzione è spostata sullo scioglimento dei ghiacciai, con immagini che mostrano come alcune pratiche umane stiano influendo negativamente sull’ambiente.

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Barriera corallina

A distanza di dieci anni, quello che era un ecosistema marino colorato e pieno di vita è ormai morto e grigio: gli effetti di questa perdita sull’ambiente sono e saranno devastanti.

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Animali

Orsi polari che stanno perdendo il loro habitat ed elefanti cacciati per l’avorio sono i protagonisti animali della denuncia ambientale della #10yearschallenge.

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Il settore delle green energy ha attirato 332 miliardi di dollari, ma il dato è in calo sul 2017. “Colpa” del fotovoltaico meno costoso e del ritiro degli incentivi cinesi.

Per il quinto anno consecutivo gli investimenti mondiali in energia pulita hanno oltrepassato la quota di 300 miliardi di dollari. Una performance importante, quella del 2018, che prende però le distanze dal record assoluto segnato nel 2017. L’ultimo report di Bloomberg New Energy Finance mostra un calo dell’8% per il comparto, diretta conseguenza delle ultime evoluzioni del mercato solare globale. Se, infatti, il 2018 si è chiuso con dati in positivo per segmenti come l’eolico, i biocarburanti o i veicoli elettrici, il fotovoltaico ha decisamente tirato il freno. L’investimento complessivo in questo settore è sceso del 24% raggiungendo i 130,8 miliardi di dollari. Parte di questa riduzione è dovuta al forte calo dei costi di capitale: sulla base delle stime di BNEF il riferimento globale per il costo di installazione di un megawatt di capacità fotovoltaica è sceso del 12% nel 2018 quando i produttori hanno tagliato i prezzi di vendita a fronte di un eccesso di moduli sul mercato mondiale.

La sovrabbondanza d’offerta è stata aggravata dal brusco cambiamento nelle politiche cinesi a metà anno. Il governo della Repubblica popolare ha cercato di arginare gli alti costi legati al boom nazionale del solare di quel paese limitando l’accesso dei nuovi progetti agli incentivi feed-in-tariff. “Il 2018 è stato certamente un anno difficile per molti produttori di energia solare e per gli sviluppatori in Cina – spiega Jenny Chase, responsabile dell’analisi solare di BNEF – Tuttavia, stimiamo che le installazioni fotovoltaiche globali siano aumentate da 99 GW del 2017 a circa 109 GW nel 2018, e diversi paesi hanno approfittato della forte competitività tecnologica”.

Il freno del fotovoltaico ha fatto sì che fosse l’eolico a divenire il numero uno negli investimenti mondiali in energia pulita: oltre 125 miliardi di dollari su cui pesa molto la crescita del settore offshore (più 14% sul 2017) Commenta David Hostert, responsabile dell’analisi eolica: “Il bilancio delle attività in mare aperto è in ribaltamento. Paesi come il Regno Unito e la Germania hanno aperto la strada a questo settore e rimarranno importanti, ma la Cina sta diventando il più grande mercato eolico offshore e nuove località come Taiwan e la costa orientale degli Stati Uniti stanno attirando l’interesse degli sviluppatori”.

La classifica dei Paesi per quota di investimenti in energia pulita nel 2018

Cina con 100,1 miliardi di dollari, in calo del 32%

Stati Uniti con 64,2 miliardi di dollari, in crescita del 12%

Giappone a $ 27,2 miliardi, in calo del 16%

India a $ 11,1 miliardi, in calo del 21%

Germania a $ 10,5 miliardi, in calo del 32%

Regno Unito a $ 10,4 miliardi, in crescita dell’1%

Australia a $ 9,5 miliardi, in crescita del 6%

Spagna a 7,8 miliardi di dollari, una cifra 7 volte superiore

Paesi Bassi a $ 5,6 miliardi, in crescita del 60%

Svezia a $ 5,5 miliardi, in crescita del 37%

Francia a $ 5,3 miliardi, in crescita del 7%

Corea del Sud a $ 5 miliardi, in crescita del 74%

Sud Africa a $ 4,2 miliardi, una cifra 4o volte superiore

Messico a 3,8 miliardi di dollari, in calo del 38%

Vietnam a $ 3,3 miliardi, in aumento di 18.

Danimarca a $ 3,2 miliardi, una cifra 5 volte superiore

Belgio a $ 2,9 miliardi, una cifra 4 volte superiore

Italia a $ 2,8 miliardi, in crescita del 11%

Marocco a $ 2,8 miliardi, in crescita di 13 volte

Taiwan a $ 2,4 miliardi, in crescita del 134%

 

Fonte: http://www.rinnovabili.it/

Un nuovo studio di IRENA suggerisce che la diffusione delle FER cambierà la politica energetica per come la conosciamo, promuovendo maggiore sicurezza e indipendenza

La nuova era energetica ridisegnerà le relazioni tra Stati e Regioni disegnando “un nuovo mondo“. Ne è convinta la Global Commission on the Geopolitics of Energy Transformation di IRENA, che lo scorso venerdì ha presentato un report sull’influenza delle fonti rinnovabili a livello delle dinamiche geopolitiche.

Solare, eolico e altre risorse verdi, che attualmente rappresentano circa un quinto della produzione globale di energia, stanno crescendo più velocemente di qualsiasi altra fonte. Un processo che, secondo gli autori del documento, è destinato a cambiare profondamente la distribuzione globale del potere e i rapporti tra gli Stati, così come il rischio di conflitto e i fattori sociali, economici e ambientali dell’instabilità geopolitica.

“Questo rapporto rappresenta la prima analisi completa delle conseguenze geopolitiche della transizione energetica guidata dalle fonti rinnovabili e rappresenta una pietra miliare fondamentale per migliorare la nostra comprensione di questo problema”, ha affermato il presidente della Commissione Ólafur Ragnar Grímsson, ex presidente dell’Islanda. “La rivoluzione delle green energy rafforza la leadership globale della Cina, riduce l’influenza degli esportatori di combustibili fossili e porta l’indipendenza energetica nei paesi di tutto il mondo. Un affascinante futuro geopolitico è in serbo per paesi dell’Asia, dell’Africa, dell’Europa e delle Americhe”.

Il primo esempio citato è ovviamente quello della Cina, che in pochi anni ha assunto un ruolo da leader nella corsa alla green energy e alle tecnologie low carbon: oggi la Repubblica Popolare è il più grande produttore, esportatore e installatore di pannelli solari, turbine eoliche, batterie e veicoli elettrici del mondo. Secondo gli analisti il cambiamento porterà probabilmente la Cina a eclissare gli Stati Uniti, metterà a rischio gli Stati del Golfo dipendenti dal petrolio e aiuterà le nazioni africane a raggiungere l’indipendenza energetica. “È difficile prevedere quando, ma questo cambiamento sta avvenendo in modo completo e veloce”, ha aggiunto Grímsson.

- Perché le energie rinnovabili trasformeranno la geopolitica?

1) In primo luogo, le risorse energetiche rinnovabili sono disponibili, in una forma o nell’altra, nella maggior parte dei paesi, a differenza dei combustibili fossili concentrati in aree geografiche specifiche. Ciò riduce l’importanza degli attuali punti di strozzatura energetici, come la presenza di stretti canali su rotte marittime ampiamente utilizzate per l’approvvigionamento globale di petrolio.

2) In secondo luogo, la maggior parte delle rinnovabili assume la forma di flussi, mentre i combustibili fossili rappresentano delle scorte. Le scorte di energia possono essere immagazzinate, il che è utile, ma possono essere usate solo una volta. Al contrario, i flussi di energia non si esauriscono e sono più difficili da interrompere.

3) Altro elemento fondamentale, le fonti rinnovabili possono essere impiegate in quasi tutte le grandezze di scala e si prestano meglio a forme decentralizzate di produzione e consumo di energia.

4) Infine, le fonti di energia rinnovabile hanno costi marginali praticamente nulli, e alcune di esse, come il fotovoltaico e l’eolico, godono di una riduzione dei costi di quasi il 20% per ogni raddoppio di capacità. Questo aumenta la loro capacità di guidare il cambiamento, ma richiede soluzioni regolamentari per assicurare la stabilità e la redditività nel settore energetico.

 

Fonte: http://www.rinnovabili.it

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