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Il vantaggioso regime fiscale offerto ai proprietari di e-car continua a far crescere l’elettromobilità norvegese: delle circa 142 mila automobile immatricolate nel 2019 a livello nazionale, quasi la metà aveva la spina

Nuovo primato mondiale per l’elettromobilità della Norvegia. Gli ultimi dati sulle immatricolazioni 2019 mostrano come nel Paese il segmento delle auto elettriche stia continuando a consolidare la propria posizione. E se nel 2018 un’automobile nuova su tre, venduta nella nazione, aveva la spina, lo scorso anno la quota si è alzata sensibilmente: sotto la spinta della nuova Tesla Model 3 e forte di un ottimo sistema di leve fiscali, il comparto ha raggiunto il 42,2 per cento delle vendite annuali.

Nel dettaglio delle 142.381 auto vendute nel mercato norvegese durante il 2019, oltre 60mila erano completamente elettriche. Si tratta di un incremento del 30,9 per cento su base annuale, in un mercato complessivo che ha leggermente tirato il freno: le vendite di nuove autovetture sono, infatti, diminuite del 3,8 per cento in Norvegia rispetto al 2018.

I numeri appartengono alla Opplysningsrådet for Veitrafikken – OFV, gruppo d’interesse dedicato alla rete stradale. OFV rivela anche altri dati interessanti. Ad esempio, che per la prima volta da diversi anni, le vendite di auto a benzina sono diminuite più rapidamente di quelle diesel, rispettivamente del 31,4 e del 13,1 per cento. Il motivo, spiega Øyvind Solberg Thorsen, direttore del gruppo, “è in parte dovuto al fatto che molte delle auto a benzina sono piccole utilitarie e per queste ora ci sono molte alternative semi o full-electric. Le auto diesel tendono, invece, ad essere auto familiari più grandi, più potenti e spaziose”.

I trend fanno ben sperare anche per gli anni a venire

L’associazione degli importatori di automobili norvegesi ha dichiarato di prevedere che le auto elettriche raggiungeranno, entro la fine del 2020, una quota di mercato dal 55 al 60 per cento. A spingere ulteriormente il comparto saranno probabilmente i nuovi modelli, tra cui la Volkswagen ID.3, la Ford Mustang Mach-e, la Polestar 2 e la Peugeot e-208. “Oggi, nel 2020 e negli anni a venire, continua ad ampliarsi la gamma di automobili elettriche, con maggiore autonomia e dimensioni maggiori, e segmenti di prezzo convenienti”, ha aggiunto Thorsen.

Il paese, principale produttore di petrolio dell’Europa occidentale, sembra dunque sempre più deciso a confinare l’oro nero all’export. L’obiettivo nazionale è di assicurare entro il 2025 che tutte le nuove auto siano modelli a emissioni zero.

 

Fonte: http://www.rinnovabili.it

Con una potenza nominale di circa 210 W / m², la copertura fotovoltaica può fornire elettricità per un viaggio di dieci chilometri su un’auto elettrica di fascia media in una giornata di sole

Un tetto solare colorato per dare alle auto elettriche un pizzico di autonomia in più con un tocco di estetica. Questo l’obiettivo dietro al progetto condotto dall’Istituto Fraunhofer per i sistemi ad energia solare ISE. Il centro di ricerca tedesco ha realizzato un sistema perfettamente integrato nella carrozzeria, ad alta efficienza e personalizzabile. Per la realizzazione del nuovo tetto solare colorato, i ricercatori di Friburgo si sono affidati alla connessione a scandole: le celle solari in silicio monocristallino sono disposte sovrapposte e collegate tra loro attraverso un processo di incollaggio con un adesivo conduttivo. In questo modo si evitano aree inattive create dagli spazi fra le varie unità, offrendo un quadro generale omogeneo ed estetico. Il team che ha lavorato al progetto, è riuscito anche a diminuire le perdite di resistenza e ad eliminare l’ombreggiatura dovuta ai connettori delle celle sulla parte superiore delle stesse.

Un’altra caratteristica speciale del tettuccio è che le celle sono completamente nascoste da un rivestimento colorato in vetro Morpho-Color® e quindi praticamente invisibili. La perdita di resa dovuta a questo rivestimento è del sette per cento ma il modulo può contare su un 2 per cento di efficienza in più rispetto i pannelli solari convenzionali grazie alle migliorie di design apportate.

Il risultato? Il tetto solare colorato vanta una potenza di circa 210 W per metro quadrato ed è in grado di fornire elettricità per circa 10 km al giorno in una soleggiata giornata estiva. Ciò corrisponderebbe – spiegano gli scienziati – a una teorica estensione annuale del viaggio di circa il 10 per cento. Il calcolo si basa sulla radiazione solare a Friburgo in Brisgovia, un consumo dell’auto di 17 kWh per 100 km e un chilometraggio annuale di 15.000 km.

“Per realizzare un approvvigionamento energetico privo di CO2 in tutti i settori – spiega spiega il dott. Andreas Bett, direttore dell’Istituto di Fraunhofer ISE– dobbiamo promuovere vigorosamente l’espansione del fotovoltaico, anche oltre i tetti delle case e gli spazi aperti. In futuro, i moduli solari saranno integrati ancora di più nel nostro ambiente già costruito, ad esempio, nei veicoli”.

 

Fonte: http://www.rinnovabili.it

Gli scienziati dell’ITWM del Fraunhofer hanno sviluppato un innovativo sistema di gestione dell’energia che collega sistemi fotovoltaici, batterie, pompe di calore e auto elettriche per alimentare singole famiglie o interi quartieri con energia rinnovabile prodotta localmente

Nei Paesi Bassi le tradizionali case galleggianti si evolvono in chiave smart ed ecologica. Come? Grazie ad un innovativo sistema di gestione dei flussi energetici in grado fornire alle abitazioni un’affidabile e costante rifornimento a base di green energy locali, fotovoltaico in primis. Un vero e proprio cervello in grado regalare l’autonomia alle nuove comunità energetiche rinnovabili anche nei giorni bui e senza sovraccaricare la linea elettrica condivisa. A realizzarlo sono stati i partner del progetto “Grid Friends“, iniziativa di ricerca a cui ha preso parte anche l’Istituto tedesco per la matematica industriale ITWM del Fraunhofer. “Abbiamo modificato il nostro programma di gestione dell’energia per le singole case per realizzare un sistema per intere comunità energetiche”, spiega il responsabile del progetto Matthias Klein. “Controlla i sistemi fotovoltaici e le pompe di calore, e ricarica le batterie delle auto elettriche e domestiche, supportando in tal modo anche l’accoppiamento settoriale”.

La struttura del nuovo cervello, spiegano gli scienziati dell’ITWS, è modulare: ogni modulo può essere installato singolarmente ma una volta connesso agli altri, funziona come un unico hub di gestione. Il suo compito è di analizzare in maniera costante, secondo per secondo, la situazione in maniera da determinare la destinazione dell’energia. Il progetto è stato sperimentato in una piccola comunità di trenta case galleggiati ad Amsterdam, ognuna di loro dotata di pannelli solari, pompe di calore e batterie.

Il sistema reindirizza l’energia solare dei pannelli lì dove si trovano le esigenze della comunità o nei sistemi di accumulo, e passa alle batterie una volta tramontato il sole, operando casa per casa a secondo dei consumi in tempo reale.

Non solo. Il progetto ha dotato ogni modulo di intelligenza discreta e di un modello previsionale in grado di aumentare l’efficienza delle batterie. In primo luogo, determina in base ai dati meteo quanta energia i sistemi fotovoltaici dovrebbero produrre nelle ore a venire e la quantità di energia termica che probabilmente verrà consumata. Quindi applica i risultati di questi calcoli per regolare lo stoccaggio. Ad esempio, gli impianti fotovoltaici non sono in grado di funzionare alla massima capacità quando il cielo è nuvoloso: in queste condizioni il sistema di gestione attende che torni il bel tempo prima di iniziare a stoccare l’elettricità.

Questi moduli possono anche essere distribuiti individualmente e adattati alla specifica applicazione. “Esiste già una base installata in modo permanente da 60 a 70 dei nostri sistemi che vanno da abitazioni private e mense a intere aziende e un impianto di trattamento delle acque reflue”, aggiunge Klein. “Mentre il sistema di Amsterdam sposta le uscite di potenza di picco fino a 250 chilowatt, molte delle versioni in funzione già controllano 150 chilowatt”.

 

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Sviluppato un elettrolita solido a base di polimeri che può auto-guarire dopo un danno e che può anche essere riciclato senza l’uso di prodotti chimici aggressivi o alte temperature

Batterie al litio, prima tecnologia di accumulo al mondo ma ancora in lotta con problemi importanti. Uno di questi è il rischio di sviluppare cortocircuiti elettrici interni che possono provocare esplosioni e incendi. Ma oggi un team di ingegneri dell’Università dell’Illinois spera di aver trovato la soluzione definitiva: un nuovo elettrolita solido che potrebbe non solo migliorare la sicurezza della tecnologia a ioni di litio ma anche rendere questi dispositivi autorigeneranti.

Come spiegano gli stessi ricercatori, quando le batterie al litio attraversano più cicli di carica e scarica, sviluppano minuscole strutture ramificate di litio solido chiamate dendriti; queste hanno la capacità di ridurre la durata della batteria, provocare hotspot e cortocircuiti elettrici e talvolta diventano abbastanza grandi da perforare le parti interne causando reazioni chimiche esplosive tra gli elettrodi e i liquidi elettrolitici. Ecco perché ormai da diversi anni la ricerca di settore sta cercando di sostituire gli elettroliti liquidi con materiali solidi come ceramiche o polimeri. Tuttavia, molti di queste nuove alternative sono elementi rigidi e fragili che determinano uno scarso contatto con gli elettrodi e conduttività ridotta.

“I polimeri solidi a conduzione ionica sono un’opzione per lo sviluppo di elettroliti non liquidi“, ha spiegato Brian Jing, ricercatore e coautore dello studio pubblicato sul Journal of American Chemical Society. “Ma le condizioni di temperatura elevata all’interno di una batteria possono sciogliere la maggior parte dei polimeri, causando nuovamente dendriti e guasti”. Per affrontare questo problema, i ricercatori hanno sviluppato un elettrolita polimerico reticolato in cui il punto di collegamento incrociato può subire reazioni di scambio e scambiare i filamenti di polimero. Contrariamente ai polimeri lineari, queste reti diventano più rigide con il riscaldamento. Inoltre, possono essere facilmente scomposti e risolidificati in una struttura reticolare dopo un eventuale danno, ripristinano la conducibilità.

“Questo nuovo polimero mostra anche la straordinaria proprietà: sia la conduttività che la rigidità aumentano con il riscaldamento, effetto che non si vede negli elettroliti polimerici convenzionali”, ha sottolineato Jing.

“La maggior parte dei polimeri richiedono acidi forti e temperature elevate per essere abbattuti”, ha dichiarato il professore di scienza e ingegneria dei materiali Christopher Evans. “Il nostro materiale si dissolve in acqua a temperatura ambiente, rendendo il processo molto efficiente dal punto di vista energetico ed ecologico”.

 

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Testato un nuovo approccio in grado di ridurre lo stress dei cicli di carica nei dispositivi litio-zolfo. Un miglioramento che potrebbe portare ad una vera rivoluzione nell’energy storage

Oltre alla tecnologia a ioni di litio c’è tutto un mondo di innovazioni e architetture cellulari pronte a far progredire il settore dell’accumulo. Una di queste è rappresentata dalla batteria litio zolfo (Li-S). Si tratta di un tipo di dispositivo ricaricabile noto per la sua elevata energia specifica. Attualmente i migliori prototipi Li-S offrono energie specifiche dell’ordine di 500 Wh/kg , dato notevolmente più elevato rispetto a quello delle batterie a ioni di litio oggi sul mercato (che si trovano invece nell’intervallo 150–250 Wh / kg).

La chimica di questi dispositivi possiede tuttavia un grande limite: le prestazioni energetiche si attenuano rapidamente quando l’elettrodo di zolfo viene caricato ai livelli richiesti a causa della sostanziale variazione di volume di litio e perdita del materiale attivo dal catodo. La conseguenza diretta è un ciclo di vita molto ridotto.

Gli scienziati della Monash University, in Australia, sono convinti, però, d’aver trovato la strada giusta per commercializzare la più efficiente batteria litio zolfo mai realizzata, in grado di sovraperformare di oltre quattro volte le prestazioni degli attuali leader di mercato.

Mahdokht Shaibani del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale dell’ateneo, ha guidato un gruppo di lavoro internazionale che ha sviluppato una batteria Li-S ad altissima capacità con alte prestazioni e basso impatto mondiale. Nel dettaglio gli scienziati hanno utilizzato gli stessi materiali delle normali batterie agli ioni di litio riconfigurando tuttavia il design dei catodi di zolfo in modo da poter sopportare carichi di stress più elevati senza un calo della capacità o delle prestazioni complessive.

Ispirato da un’esclusiva architettura a ponte registrata per la prima volta nella lavorazione di polveri detergenti negli anni ’70, il team ha progettato un metodo che creava legami tra particelle che compensassero lo stress e offrissero un livello di stabilità finora sconosciuto. Il dispositivo si è dimostrato stabile per 200 cicli di carica-scarica, con un’efficienza coulombica superiore al 99%. I risultati della ricerca sono stati pubblicati in questi giorni sulla rivista Science Advances (testo in inglese), dopo che il team ha ottenuto il brevetto per il proprio processo di fabbricazione.

Per Mainak Majumder, co-autore della ricerca, lo sviluppo raggiunto dal gruppo rappresenta un importante passo avanti per l’industria australiana dell’energy storage e, in futuro, per la telefonia, i veicoli elettrici, i computer e le reti solari. “La fabbricazione e l’implementazione delle batterie Li-S nelle automobili e nelle reti permetteranno di ottenere una parte più significativa di quei 213 miliardi di dollari in cui è stimata la catena del valore del litio australiano e rivoluzioneranno il mercato automobilistico”. “Questo approccio – ha aggiunto Matthew Hill – non solo favorisce metriche ad alte prestazioni e lunga durata, ma è anche semplice ed estremamente economico da produrre, utilizzando processi a base acquosa, e può portare a riduzioni significative dei rifiuti”.

 

Fonte: http://www.rinnovabili.it

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