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Le api sono fondamentali per la nostra sopravvivenza eppure, a causa dell’impatto umano, rischiano di scomparire.

Da oltre trenta milioni di anni le api svolgono un servizio ecosistemico essenziale aiutando i fiori a espandere il proprio areale e a riprodursi. Oltre che alla sopravvivenza di molte specie vegetali, questi incredibili insetti sono necessari per la sopravvivenza della nostra specie, contribuendo in maniera decisiva alla sicurezza alimentare globale. Oltre due terzi delle colture utilizzate per la nutrizione umana sono infatti impollinati dalle api, le quali svolgerebbero inoltre un ruolo attivo nel mantenimento della biodiversità e nel ripristino delle aree prossime alla desertificazione. Le api, considerate oggi dei super-organismi, potrebbero perfino aiutarci nella comprensione del nostro cervello.

Una giornata per le api

I motivi per proteggere queste piccole e laboriose creature (anche se ovviamente la conservazione della natura dovrebbe prescindere da ragionamenti utilitaristici) sono dunque molteplici. Per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza delle api e chiedere azioni concrete per la loro tutela, si celebra il 20 maggio la Giornata mondiale delle api. La giornata è stata istituita dalle Nazioni Unite il 20 dicembre del 2017 ed è stata festeggiata per la prima volta il 20 maggio 2018.

Perché il 20 maggio

La scelta della data in cui si celebra la Giornata mondiale delle api non è casuale. Mentre nell’emisfero boreale maggio è il mese centrale per l’impollinazione, nell’emisfero australe corrisponde alla produzione del miele e poi della lavorazione dei suoi derivati. Inoltre uno dei primi pionieri della moderna apicultura, lo sloveno Anton Janša (1734–1773), è nato proprio il 20 Maggio.

Api in pericolo

In appena trenta anni, dal 1980 al 2010, la popolazione mondiale di api e vespe si è ridotta del 36 per cento. Le api sono minacciate soprattutto dai prodotti chimici utilizzati in agricoltura, come pesticidi e insetticidi. In particolare il pericolo principale è rappresentato da una famiglia di insetticidi, i neonicotinoidi che riducono olfatto, memoria e senso dell’orientamento delle api. Per combattere questo pericolo nel 2013 l’Unione europea ha vietato l’uso di tre pesticidi particolarmente nocivi, ma le misure adottate sono ancora insufficienti. Altri pericoli sono l’indebolimento del loro sistema immunitario, i cambiamenti climatici, la perdita di habitat e l’aumento delle monocolture che determinano mancanza di risorse mellifere.

Alla scoperta delle api

In occasione della Giornata mondiale sono state organizzate numerose iniziative per approfondire la conoscenza di questi animali. In Slovenia, che ha perfino coniato una moneta da due euro raffigurante un alveare, sarà possibile partecipare a conferenze, visite guidate e laboratori per grandi e piccini. Anche in Italia sono stati organizzati numerosi eventi come la degustazione di mieli e attività ludiche e didattiche. Il parco dell’Aveto, in Liguria, ha organizzato una visita all’apiario didattico di Corerallo, mentre all’oasi del Bosco di S. Silvestro di Caserta sono previsti incontri con gli apicoltori, degustazioni e laboratori.

Fonte: https://www.lifegate.it

Le forti disuguaglianze territoriali rendono difficile il percorso dell’Italia verso lo sviluppo sostenibile: un'analisi territorio per territorio

Partiamo da un dato di fatto: l’Italia nel suo complesso «è indietro nel percorso di transizione verso lo sviluppo sostenibile». A ribadirlo è oggi il portavoce dell’ASviS (l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile). L’evoluzione dei territori italiani rispetto al raggiungimento dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, sottoscritta il 25 settembre 2015 da 193 Paesi compreso il nostro, è tutt’altro che omogenea: alcune regioni in questi anni hanno traguardato risultati importanti, altre sono rimaste sensibilmente più indietro rispetto alla media. E proprio le forti disuguaglianze territoriali rendono oggi ancora più difficile il percorso dell’Italia verso lo sviluppo sostenibile, come mostrano chiaramente gli indicatori aggiornati oggi (al 2017) all’ASviS.

«Che nessuno venga lasciato indietro è il motto dell’Agenda 2030. Per questo l’ASviS monitora il percorso del Paese verso la sostenibilità guardando anche alle disuguaglianze territoriali. Misurare l’andamento dei diversi territori rispetto a tutte le dimensioni della sostenibilità consente ai decisori di disegnare in modo efficace le proprie Strategie regionali di sviluppo sostenibile e ai cittadini di valutare i risultati raggiunti. L’Italia è indietro nel percorso di transizione verso lo sviluppo sostenibile e poiché molte politiche sono di competenza delle Regioni e delle Province autonome spetta anche a loro adottare i provvedimenti necessari per accelerare questo processo».

Per ogni regione e provincia autonoma l’ASviS presenta 14 indici compositi, che sintetizzano l’andamento rispetto all’Italia e all’area geografica di appartenenza sulla base di oltre 80 indicatori statistici elementari resi disponibili dal Sistema statistico nazionale. A sua volta la metodologia utilizzata per il calcolo degli indici compositi si basa sulla scelta di un valore di riferimento – quello dell’Italia al 2010 – e su una standardizzazione degli indicatori elementari in un intervallo definito dai valori minimi e massimi di ciascun indicatore per tutte le unità considerate e per l’intero intervallo di tempo. Tutti gli indici compositi territoriali sono stati calcolati ponendo il valore dell’Italia al 2010 pari a 100, cosa che consente di confrontare le dinamiche temporali degli indicatori relativi ai diversi Goal all’interno della stessa regione o provincia autonoma, ma non i valori assoluti dei diversi indicatori.

L’impegno dell’ASviS per il monitoraggio della condizione dei diversi territori italiani rispetto all’Agenda 2030 fa parte di un progetto più ampio volto ad accompagnare regioni e province autonome nell’elaborazione di nuove progettualità in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile: «La collaborazione già instaurata con alcune Amministrazioni regionali dimostra i vantaggi del coinvolgimento della società civile nei processi di valutazione e di programmazione, anche in vista dell’adozione dell’Agenda 2030 come quadro di riferimento del bilancio europeo per il periodo 2021-2027. Le regioni che avranno già orientato le proprie politiche allo sviluppo sostenibile saranno maggiormente in grado di proporre progetti finanziabili dai fondi comunitari», conclude il presidente dell’ASviS, Pierluigi Stefanini.

Di seguito i principali risultati dell’analisi ASviS, regione per regione

BASILICATA

La Basilicata mostra tra il 2010 e il 2017 un miglioramento negli ambiti relativi ai Goal 1 (Sconfiggere la povertà), 2 (Sconfiggere la fame), 4 (Istruzione di qualità), 7 (Energia pulita ed accessibile), 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture) e 12 (Consumo e produzione). Nello stesso periodo viene rilevato un deciso peggioramento per il Goal 6 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari). Il Goal 3 (Salute e benessere) registra un andamento costante per tutto il periodo analizzato.

ABRUZZO

L’Abruzzo mostra un deciso miglioramento tra il 2010 e il 2017 per i Goal 2 (Sconfiggere la fame), 4 (Istruzione di qualità), 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture) e 12 (Consumo e produzione), mentre appare evidente il peggioramento per quanto riguarda i Goal 1 (Sconfiggere la povertà), 7 (Energia pulita ed accessibile) e 8 (Lavoro dignitoso e crescita economica). Il Goal 3 (Salute e benessere) mostra un andamento costante nel periodo osservato.

PIEMONTE

Rispetto alla situazione dell’Italia nel 2010 il Piemonte migliora sensibilmente nei Goal 4 (Istruzione di qualità), 5 (Parità di genere), 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture), 12 (Consumo e produzione responsabili). La regione mostra un complessivo peggioramento per i Goal 7 (Energia pulita ed accessibile), 15 (Vita sulla terra). Rispetto al Goal 11 (Città e comunità sostenibili) si evidenzia un andamento stabile per tutto il periodo considerato.

VALLE D’AOSTA

Tra il 2010 e il 2017 la Valle d’Aosta mostra un deciso miglioramento per i Goal 4 (Istruzione di qualità), 6 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari), 7 (Energia pulita e accessibile), 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture), 12 (Consumo e produzione). Gli Obiettivi per i quali si nota un peggioramento sono il 3 (Salute e benessere) e 16 (Pace, giustizia e istituzioni forti). Il Goal 11 (Città e comunità sostenibili) mostra un andamento costante, in linea con la media nazionale.

LIGURIA

La Liguria presenta un considerevole miglioramento per i Goal 2 (Sconfiggere la fame), 4 (Istruzione di qualità), 5 (Parità di genere), 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture) e 12 (Consumo e produzione responsabili). Rispetto alla situazione dell’Italia, nel 2010 registra un lieve peggioramento per il Goal 1 (Povertà), mentre i Goal 6 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari), 11 (Città e comunità sostenibili) e 16 (Pace giustizia e istituzioni solide) presentano un andamento nel tempo sostanzialmente stabile.

LOMBARDIA

Gli indici compositi mostrano nel periodo di riferimento un miglioramento per le dimensioni legate ai Goal 4 (Istruzione di qualità), 5 (Parità di genere) e 9 (imprese, innovazione e infrastrutture). Rispetto alla situazione dell’Italia nel 2010, la Lombardia peggiora per il Goal 8 (Lavoro dignitoso e crescita economica). Mostrano un andamento costante i Goal 2 (Sconfiggere la fame), 3 (Salute e benessere), Goal 6 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari) e 11 (Città e comunità sostenibili).

BOLZANO/BOZEN

La Provincia autonoma di Bolzano/Bozen migliora in molti settori, in particolare per quanto riguarda i Goal 1 (Sconfiggere la Povertà), 2 (Sconfiggere la fame), 4 (Istruzione di qualità) e 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture). In peggioramento è il Goal 15 (Vita sulla terra). Non si rivelano significativi cambiamenti per i Goal 3 (Salute e benessere), 6 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari) e 11 (Città e comunità sostenibili).

TRENTO

La Provincia Autonoma di Trento mostra miglioramenti nel periodo tra il 2010 e il 2017 per quanto riguarda gli Obiettivi 4 (Istruzione di qualità), 5 (Parità di Genere), 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture) e 12 (Consumo e produzione responsabili). Un peggioramento nel tempo viene rilevato per il Goal 16 (Pace giustizia e istituzioni solide). I Goal 3 (Salute e benessere), 6 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari) e 11 (Città e comunità sostenibili) presentano un andamento costante per tutto il periodo osservato.

VENETO

Il Veneto presenta un considerevole miglioramento per i Goal 1 (Sconfiggere la povertà), 4 (Istruzione di qualità), 5 (Parità di Genere), 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture) e 10 (Ridurre le diseguaglianze). L’unico Obiettivo che mostra un marcato peggioramento è il 16 (Pace giustizia e istituzioni solide). I Goal 3 (Salute e benessere) e 7 (Energia pulita e accessibile) non evidenziano particolari variazioni nel periodo analizzato.

FRIULI-VENEZIA GIULIA

Gli indici compositi calcolati per il Friuli-Venezia Giulia mostrano un miglioramento per i Goal 1 (Sconfiggere la Povertà), 2 (Sconfiggere la fame), 3 (Salute e benessere), 4 (Istruzione di qualità), 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture), 10 (Ridurre le diseguaglianze) e 12 (Consumo e produzione responsabili). Rispetto alla situazione dell’Italia nel 2010, si evidenzia un peggioramento per i Goal 8 (Lavoro dignitoso e crescita economica), 16 (Pace giustizia e istituzioni solide). Il Goal 6 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari) ha un andamento costante per tutto l’arco di tempo preso in considerazione.

EMILIA-ROMAGNA

L’Emilia-Romagna registra un considerevole incremento per i Goal 1 (Sconfiggere la Povertà), 4 (Istruzione di qualità), 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture) e 12 (Consumo e produzione responsabili). Gli Obiettivi che presentano un peggioramento nell’arco di tempo analizzato sono il 15 (Vita sulla terra) e il 16 (Pace giustizia e istituzioni solide). Per i Goal 3 (Salute e benessere) e 6 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari) si evidenzia una situazione stabile.

TOSCANA

Dal 2010 al 2017 la Toscana presenta un miglioramento per i Goal 1 (Sconfiggere la Povertà), 2 (Sconfiggere la fame), 4 (Istruzione di qualità), 5 (Parità di Genere), 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture) e 12 (Consumo e produzione responsabili). Rispetto alla situazione dell’Italia nel 2010, la regione mostra un complessivo peggioramento per i Goal 6 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari), 8 (Lavoro dignitoso e crescita economica) e 16 (Pace giustizia e istituzioni solide).

UMBRIA

L’Umbria mostra un considerevole miglioramento per i Goal 2 (Sconfiggere la fame), 3 (Salute e benessere), 4 (Istruzione di qualità), 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture), 10 (Ridurre le diseguaglianze) e 12 (Consumo e produzione responsabili). Peggiorano gli indicatori relativi agli Obiettivi 5 (Parità di genere) e 6 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari).

MARCHE

Le Marche registrano un miglioramento per i Goal 1 (Sconfiggere la povertà), 2 (Sconfiggere la fame), 4 (Istruzione di qualità), 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture), 10 (Ridurre le diseguaglianze) e 12 (Consumo e produzione responsabili). Dal 2010 al 2017 la regione presenta un peggioramento per gli Obiettivi 3 (Salute e benessere), Goal 6 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari), 15 (Vita sulla terra) e 16 (Pace giustizia e istituzioni solide).

LAZIO

Il Lazio mostra un aumento degli indicatori relativi ai Goal 2 (Sconfiggere la fame), 4 (Istruzione di qualità), 5 (Parità di genere), 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture) e 12 (Consumo e produzione responsabili). Gli Obiettivi che vedono peggiorare la situazione sono il 6 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari), l’8 (Lavoro dignitoso e crescita economica) e il 16 (Pace giustizia e istituzioni solide). Per il Goal 3 (Salute e il benessere) si nota un andamento costante per tutto l’arco di tempo preso in considerazione.

MOLISE

Il Molise presenta tra il 2010 e il 2017 un miglioramento per quanto riguarda gli Obiettivi 4 (Istruzione di qualità), 5 (Parità di genere), 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture) e 12 (Consumo e produzione). Per i Goal 6 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari) e 16 (Pace giustizia e istituzioni solide) si evidenziano significativi peggioramenti.

CAMPANIA

La Campania evidenzia un deciso miglioramento per quanto concerne i Goal 2 (Sconfiggere la fame), 4 (Istruzione di qualità), 5 (Parità di genere), 7 (Energia pulita ed accessibile), 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture) e 12 (Consumo e produzione). In peggioramento appaiono gli indicatori relativi ai Goal 11 (Città e comunità sostenibili) e 15 (Vita sulla terra). I Goal 3 (Salute e benessere) e 6 (Acqua pulita e servizi igienico/sanitari) non mostrano variazioni significative.

PUGLIA

La Puglia mostra un consistente miglioramento, tra il 2010 e il 2017, per i Goal 2 (Sconfiggere la fame), 4 (Istruzione di qualità), 5 (Parità di genere), 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture), 10 (Disuguaglianze) e 12 (Consumo e produzione), mentre peggiora la situazione relativa ai Goal 8 (Lavoro dignitoso e crescita economica) e 15 (Vita sulla terra). Il Goal 3 (Salute e benessere) evidenzia un andamento stabile nell’arco di tempo esaminato.

CALABRIA

La Calabria presenta un significativo miglioramento per i Goal 2 (Sconfiggere la fame), 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture), 12 (Consumo e produzione) e 16 (Pace giustizia e istituzioni solide), a fronte di un peggioramento degli indicatori relativi ai Goal 1 (Sconfiggere la povertà), 6 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari) e 8 (Lavoro dignitoso e crescita economica). Rispetto alla situazione del 2010 i Goal 3 (Salute e benessere) e 5 (Parità di genere) evidenziano un andamento costante.

SICILIA

Tra il 2010 e il 2017 la Sicilia mostra un deciso miglioramento per quanto concerne i Goal 2 (Sconfiggere la fame), 4 (Istruzione di qualità), 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture) e 12 (Consumo e produzione). Gli Obiettivi che invece sono peggiorati nel periodo di riferimento sono stati il numero 1 (Sconfiggere la povertà) e 6 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari). Il Goal 11 (Città e comunità sostenibili) non evidenzia particolari variazioni nel lasso di tempo esaminato.

SARDEGNA

La Sardegna presenta dei significativi miglioramenti per i Goal 2 (Sconfiggere la fame), 4 (Istruzione di qualità), 7 (Energia pulita ed accessibile), 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture) e 12 (Consumo e produzione). Di contro, per quanto riguarda gli Obiettivi 1 (Sconfiggere la povertà) e 6 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari) viene rilevato un peggioramento tra il 2010 e il 2017. Infine, si registra una situazione stabile per i Goal 3 (Salute e benessere) e 11 (Città e comunità sostenibili).

Fonte: http://www.greenreport.it/

Sono i dati di una ricerca svolta dal Ministero dell'Ambiente con 15 sedi Arpa. L'80% rifiuti arriva dai fiumi. E la microplastica è ovunque.

La plastica è il nemico numero uno dei mari e delle spiagge italiane ma attenzione, le abitudini scorrette non riguardano solo chi va per mare e chi vive lungo la costa, ma sono soprattutto le popolazioni lontane dal mare che inquinano attraverso i fiumi. Anche quelli piccoli.

E' questo che emerge da una ricerca del Ministero per l'Ambiente illustrata alla nona edizione di Slow Fish, la rassegna inaugurata giorno 9 Maggio al Porto Antico di Genova dal sottosegretario all'Ambiente Salvatore Micillo con il governatore Giovanni Toti, il sindaco Marco Bucci e il presidente di Slow Food Carlo Petrini. 

"Diversamente da quanto atteso, l'80% dei rifiuti censiti sulle spiagge arriva dai fiumi. Un dato che dovrebbe farci riflettere sul fatto che la cura dei mari comincia dai nostri comportamenti a terra" ha evidenziato il biologo Silvio Greco che guida il comitato scientifico di Slow Fish. Se ci sono 179.023 particelle di microplastiche disperse in media ogni chilometro quadrato, come hanno rilevato gli studi Ispra e di 15 Arpa costiere italiane, la colpa è in primo luogo dei fiumi. "Si tratta di un vero e proprio punto zero nello studio sullo stato di salute dei nostri mari - ha detto la referente per l' Ambiente marino del Ministero Irene Di Girolamo -. I dati riguardano il periodo 2015-2017 e, al termine del secondo ciclo di analisi, nel 2021, potremo fare un confronto e capire se le prime misure in atto hanno dato frutti e se la strada è quella giusta".

Tra le aree monitorate 64 spiagge, 289 stazioni di profondità, la superficie marina e 150 esemplari di tartarughe spiaggiate (il 68% aveva ingerito plastica). "Emerge un quadro significativo: con una media di 777 rifiuti ogni 100 metri di costa la plastica è il materiale più abbondante con una percentuale dell'80% - dice Silvio Greco -. Il tempo delle chiacchiere è finito, non possiamo più produrre 430 milioni di tonnellate di plastica all'anno". Tra i 10 e gli 800 metri di profondità la media degli oggetti per chilometro quadrato passa da 66 a 99: anche qui la plastica è il materiale predominante con il 77%, rappresentata da buste, involucri per alimenti e attrezzi da pesca.

Fonte: https://www.repubblica.it

Via libera alla sperimentazione della Smart road Gotland: un percorso di 1,6 km dotato di piastre a induzione sotto il mando stradale per garantire energia a bus, navette e camion elettrici

La Svezia costruirà il primo tratto autostradale dotato di ricarica elettrica a induzione integrata per alimentare autobus, navette e camion a zero emissioni mentre sono in movimento: il progetto è stato presentato a metà aprile dal Ministero dei trasporti svedese e sarà affidato al consorzio Smart road Gotland, per un costo complessivo di 12,5 milioni di euro.

La tratta sperimentale coprirà 1,6 km dei 4,1 km che separano la città di Visby dall’aeroporto dell’isola Gotland: l’autostrada verrà dotata di un sistema integrato di piastre a induzione, sviluppato dall’azienda israeliana Electron Wireless, posizionate a stretta distanza l’una dall’altra lungo l’intero percorso.

Passando sopra le piastre, i veicoli dotati di un apparato di carica a induzione (solo alcuni bus, navette e camion elettrici per il trasporto pesante sono stati ammessi alla sperimentazione) riceveranno l’energia elettrica necessaria e potranno persino ricaricare le proprie batterie. Quest’ultime potranno essere più piccole e meno ingombranti dal momento che non necessiteranno di stoccare grandi quantità di energia grazie all’approvvigionamento continuo dell’infrastruttura autostradale.

Il progetto Smart road Gotland è parte del piano del Governo svedese che punta allo sviluppo di circa 2 mila chilometri di “autostrade elettriche” e di tratte di ricarica dinamica per camion a zero emissioni, per un costo stimato di oltre 3 miliardi di euro.

“Crediamo che l’elettrificazione delle strade possa essere un importante contributo alla riduzione delle emissioni di CO2 del comparto dei trasporti pesanti – ha spiegato il responsabile ministeriale del progetto, Jan Pettersson – Testare nuove soluzioni tecniche per tratte elettrificate permetterà di programmare l’estensione del progetto su tutto il network di tratte di commercio pesante su ruota in Svezia”.

Fonte: http://www.rinnovabili.it

L'Unione europea ha raggiunto con un anticipo tremendo la data che sancisce il consumo di tutte le risorse naturali che la Terra è in grado di rigenerare in un anno.

Se ogni essere umano del pianeta avesse uno stile di vita paragonabile a quello del cittadino europeo medio il pianeta avrebbe esaurito tutte le sue risorse naturali il 10 maggio e ci occorrerebbero circa 2,8 mondi per soddisfare la nostra insaziabile fame. È evidente che, esistendo un solo pianeta Terra, questo tipo di consumo è assolutamente insostenibile e stiamo degradando gli ambienti naturali, e i servizi ecosistemici che ci offrono, a un ritmo più veloce di quanto non riescano a rigenerarsi. L’allarme è stato lanciato da Wwf e Global Footprint Network che hanno calcolato che il 10 maggio, a soli cinque mesi dall’inizio dell’anno, è l’Overshoot day 2019 per l’Europa.

L’impatto dell’Europa

Per sopravvivere la nostra specie non può fare a meno di alcuni servizi offerti da madre natura, come cibo, fibre, legname e la capacità delle foreste di assorbire CO2. Ci comportiamo come se queste risorse fossero infinite anche se sappiamo bene che non è così. Se la tendenza a sovrasfruttare tali risorse sembra accompagnare l’Homo sapiens fin dai suoi albori, è stata esponenzialmente esacerbata dall’avvento del consumismo e della crescita a tutti i costi. Secondo il rapporto pubblicato dalle due organizzazioni, l’Unione europea, nonostante ospiti solo il 7 per cento della popolazione mondiale, consuma quasi il 20 per cento della biocapacità della Terra. La nazione che per prima ha esaurito le risorse a disposizione è stata la più ricca d’Europa, il Lussemburgo.

Un’impronta insostenibile

“L’Ue e i suoi cittadini stanno attualmente utilizzando le risorse naturali ad un ritmo due volte più veloce di quanto gli ecosistemi europei possano rinnovarle”, si legge nel rapporto. L’impronta ecologica pro capite, cioè l’ammontare di risorse naturali consumate da ogni cittadino del Vecchio continente, è la più alta del pianeta insieme a quella degli Stati Uniti. Per i restanti sette mesi del 2019 dovremo dunque abusare del capitale naturale della Terra, provocando dunque più emissioni di quante gli ecosistemi siano in grado di assorbire, abbattendo più alberi di quanti ne crescano e pescando più pesci di quanti riescano a nascerne.

Cos’è l’Overshoot day

L’Overshoot day è il giorno che indica l’esaurimento ufficiale delle risorse rinnovabili che la Terra è in grado di rigenerare nell’arco di 365 giorni. L’umanità ha iniziato a consumare più di quanto la Terra producesse nei primi anni Settanta, da allora il giorno in cui viene superato il limite arriva sempre prima (nel 1975 era il 28 novembre), a causa della crescita della popolazione mondiale e dell’espansione dei consumi in tutto il mondo.

L’Overshoot day dell’Italia

Lo scorso anno l’Overshoot day globale è arrivato prima che mai, il primo agosto, mentre l’Italia consumò tutte le sue risorse quasi tre mesi prima, il 24 maggio. Quest’anno la situazione è perfino peggiorata e, secondo i calcoli del Global Footprint Network, che ha valutato l’impronta ecologica degli italiani, calcolando la domanda annuale e rapportandola a quella di tutta la popolazione mondiale, la fatidica data sarà il 15 maggio.

Spostare l’Overshoot day

Posticipare l’Overshoot day gestendo in maniera oculata le risorse rappresenta un’assoluta necessità per garantire una prosperità duratura ai cittadini d’Europa e del mondo. “L’Overshoot Day europeo costituisce un duro promemoria sul fatto che il consumo dell’Ue sta contribuendo al crollo ecologico e climatico del pianeta”, ha affermato Ester Asin, direttrice dell’ufficio per le politiche europee del Wwf. I mezzi e le conoscenze per ridurre lo sfacelo ambientale ci sono e sono ben chiari, occorre solo utilizzarli. Il Wwf, in occasione del Summit informale del Consiglio europeo in cui si discute del futuro dell’Europa svoltosi a Sibiu, in Romania, ha invitato i rappresentanti politici e i leader dell’Ue a intraprendere determinate azioni per ridurre l’impronta ecologica dell’Europa

  1. Passare a consumi e sistemi alimentari sostenibili
  2. Rendere l’Europa neutrale dal punto di vista climatico entro il 2040
  3. Ripristinare gli ambienti naturali
  4. Proteggere l’oceano
  5. Investire in un futuro sostenibile

Fonte: https://www.lifegate.it/

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